Terzo Horatius Fidelis

Vate di Mitra

Description:

Altezza: 1,70 m
Peso 80 Kg
Capelli e barba folti, fulvo-rossicci e ben curati.
Carnagione chiara, occhi grigi, intellinganti e bonari.

Bio:

Un seme nel terreno
è uno spreco per un barbaro,
ma un raccolto abbondante
per la fede di un contadino
Spargi i semi di Mitra nel mondo,
prenditi cura del suo raccolto
e brucia le erbacce che l’infestano.

Da “Consigli e preghiere per un Sacerdote di Mitra”.

Il XXII giorno del mese della rondine dell’anno del cavallo del 1372esimo anno dalla fondazione di Aquilonia nella gloria di Mitra nostro signore nasce Terzo Horatius Fidelis, terzo figlio di una famiglia di vasai piuttosto religiosa, viene subito introdotto al culto di Mitra.
Trascorre un’infanzia tranquilla, aiutando la famiglia. Si lega molto alla sorella Fulvia, talvolta girando con lei per il villaggio, dove nella zona periferica conoscono e diventano amici della vecchia Nekhbet, la levatrice, da cui è incuriosito in particolare per la sua conoscenza di qualche erba medica per la cura degli acciacchi più comuni.
Un giorno trova la casa della vecchia Nekhbet bruciata, ma nessuna traccia di lei. Chiede informazioni alla madre, che con uno strano cipiglio gli risponde che è tornata nelle terre natali a Stygia e la sua casa è bruciata per un incidente.
Il rammarico è presto dimenticato per la malattia che copisce d’improvviso la sorella. Passa l’intera notte al suo capezzale, pregando Mitra, la stanza illuminata solo dalla luna piena. Al mattino, sfinito per l’inutile veglia, arriva il sacerdote di Mitra che riesce a portare le cure necessarie e guarire la sorella. Colpito dalla guarigione, dal carisma e dalla gentilezza del sacerdote, decide di donare la sua vita al servizio del Dio Mitra.
Entra nella scuola della vicina città di Tarantia.
La sua fede nel Dio aumenta, assieme ad un certo astio contro i seguaci di Seth. Durante i suoi studi non lega mai troppo con i confratelli, per quanto si dimostri sempre disponibile ad aiutare quelli in difficoltà, considerandoli sempre più la sua famiglia.
Rimane però ingenuamente lontano dai reali fatti del mondo, attribuendo alcune sfumature alla volontà di Mitra, imparando oltre a riti e cure, qualche rudimento in combattimento corpo a corpo e con il bastone, volti più alla difesa personale che all’offesa.
Al termine dei suoi studi, divenuto “sacerdote” di Mitra, venne mandato nel paesino di Aquisterra.
Durante il tragitto si sofferma per un saluto alla sua famiglia d’origine, che non aveva più visto negli anni si studio, tranne saltuarie lettere. Più che un saluto somiglia ad un addio, anche piuttosto freddo, nonostante l’orgoglio delle madre Plautilla. In quell’occasione la sorella Fulvia gli regala un fazzoletto con il ricamo dell’effige del Dio Mitra, per ricordargli di essere come il sacerdote che l’aveva curata. Ringraziata la sorella e salutata la famiglia, il suo viaggio inizia. Ormai la sua famiglia era la chiesa e il suo futuro un mondo buio pronto a ricevere la luce di Mitra, nel quale si immagina come l’araldo che eradica il male e porta luce e speranza.
Il viaggio si rivela lungo e tedioso, con qualche intoppo, ma piuttosto tranquillo, nonostante i tempi.
Giunge ad Aquisterra circa 5 anni fa, i suoi sogni di gloria si smorzano fin troppo in fretta, ritrovandosi fin da subito a dover gestire situazioni molto più pratiche: trovarsi una sistemazione, prepare l’altare per i riti e prendersene cura, curare gli acciacchi dell’età della maggior parte degli abitanti ed oltre ai riti canonici o le feste, qualche rito come funerali o matrimoni.
Preso dai problemi di tutti i giorni, si dimentica in fretta della sua idea di girare per il mondo, limitandosi al suo piccolo ruolo di infondere maggior interesse per Mitra e cercando di fare il possibile per ottenere il massimo decoro possibile per le festività più importanti, cosa che non sempre gli riesce del tutto.
Dalla lettere di un sacerdote vicino, viene a sepere di quanto accaduto alla torre dei maghi e di come il Sommo Inquisitore sia riuscito con indomito coragtgio e guidato da Mitra, non solo a sfuggire alla trappola, ma anche a distruggere potenti maghi ormai soggiogati a Seth.
Tra i cittadini conosce anche Miranda, erborista del villaggio, che comincia a stimare per le sue doti erboristiche e la sua bontà d’animo e con cui si intrattiene per apprenderne l’arte, fino a 3 anni fa, quando fui giustiziata. Horatius venne interpellato tra i primi, descrivendo con una certa noncuranza Miranda per quello che era, ignaro delle reali intenzioni di Morn.
Fu infatti tenuto abbastanza all’oscuro del resto del processo, ma fu incredulo, quasi scioccato dalla sentenza.
Durante la notte, i pensieri e le domande continuano a girargli in testa, rendendogli impossibile il sonno:
- poteva Morn, uomo di Mitra, guidato dalla sua luce, condannare una donna come Miranda?
- poteva una donna come Miranda avergli insegnato arti di cui aveva lui stesso testato l’efficacia e di cui ha assistito al sollievo che portavano, averlo ingannato al solo scopo di raggirarlo e condurlo all’oscurità?
- c’era qualcosa che poteva guidarlo, nei tomi e nelle pergamene che aveva letto o nella sua fede?
Il poco sonno di quella notte fu tormentato e sognò perfino Nekhbet bruciare nella sua casa, contornata da inquisitori.
Il mattino arrivò fin troppo in fretta, trovandolo da poco addormentato con il fazzoletto della sorella Fulvia tra le mani e svegliato in malo modo dalla notizia di un incidente nella vicina miniera, alla quale si reca subito per portare soccorso. I primi raggi del mattino illuminano la sua strada, convincendolo che tutto ciò che può fare è andare avanti, aiutando i bisognosi e portando loro la luce di Mitra, pur trascinandosi dubbi a cui non riesce a dare completa risposta.
L’evento segna profondamente anche il villaggio, cosa di cui si accorge subito, diffondendo una tensione palpabile tra gli abitanti che diventano un po’ più schivi e freddi. Mormorii e movimenti furtivi accompagnano il suo ingresso nella locanda e tra gli oggetti nascosti talvolta si sente il tintinnio di pietre runiche o si intravedono figure dei tarocchi. La sera, nelle case, compaiono sempre più spesso lumi accessi durante tutta la notte, accompagnate da canti sommessi in prossimità di feste pagane. Decide così di non intervenire, ma di tenere sott’occhio la situazione. In fondo il culto di Mitra è rispettato, come le relative attività, seppur con un aria più timorosa e meno spontanea.


Dopo l’incidente di Miranda, la vita continua piuttosto tranquilla, finchè un giorno, Sez Kawan porta alla locanda un avventuriero in fin di vita, ritrovato svenuto nel suo campo.
Sarà l’inizio di una serie di avventure, assieme allo strampalato gruppo.

Sez, nonostante il suo carattere burbero da Gunderman, saprà in più occasioni mostrare l’onore che si cela dietro le sue azioni, talvolta avventate. Nonostante qualche battibecco, Terzo ha profondo rispetto e fiducia in Sez e cerca di mantenerlo sulla retta via, condividendo con lui il dolore per la sorte di Miranda, ex compagna di Sez.

Lo sventurato avvunteriero è Argante, uomo fiero dai tratti infantili e la mente semplice, ma dalle idee geniali, che riescono sempre a sorprendere Terzo.
Dopo la sua guarigione per opera di Terzo, è dimentico del suo passato, in cui si scopriranno alcuni personaggi, per lo più delinquenti che scoprono pesanti ombre. Terzo però preferisce valutare in base sulla propria esperienza e sulla fede in Mitra che Argante dimostra, cosa che rende fiero Terzo.

Olin Kane. Un curioso bardo che fin da subito fa emergere la sua innata capacità di mettersi nei guai per conto proprio, pur riuscendo bene o male ad uscirne, mentre Terzo, quasi quotidianamente, si occupa delle sue ferite. Nel gruppo è l’unico che rischia di fargli perdere le staffe e solo la fiducia che Olin gli dimostra, gli evita qualche bastonata.

Anatolius Iantumal, giovane ragazzo un po’ strano, che viene affidato alle sue cure dal Sommo Inquisitore, Angus Magus in persona, dopo essere stato graziato in un processo per stregoneria. Terzo farà del suo meglio, pur con qualche dubbio sull’efficacia dei suoi metodi. Anatolius, però, abbandonerà il gruppo per fermarsi a RavenRock, sotto le cure dell’Apotecario. Terzo, in cuor suo, ne è felice, pregando affinchè la saggezza dell’apotecario sappia guidare il giovane.

Il distacco di Anatolius, però, porta all’arrivo di un nuovo membro: una ragazzina stigiana, Nephertiti. Dimostra di sapere il fatto suo, anche se il continuo ostentare la sua bellezza ed il suo eccessivo lodare i vari membri del gruppo, spesso senza motivo lo infastidiscono.
Terzo è comunque molto cauto con lei. Da un lato le vorrebbe credere, dandole tutto il conforto possibile, ma l’incorenza tra le sue parole e le sue azioni, il continuo cambiamento delle sue parole e dei suoi intenti, il continuo confabulare nell’ombra con i membri del gruppo lo insospettisce parecchio. Si dichiara sacerdotessa di Ibis, divinità comunque benevola, i cui sacerdoti si sono già alleati in passato con i sacerdoti di Mitra per far fronte a Set, nemico comune, ma non davvero un sacerdote di Ibis userebbe veleno contro amici e nemici? Se davvero voleva aiutare il Sommo Inquisitore nelle paludi, perchè tanta resistenza quando finalmente sapevano dove l’avrebbero incontrato?
Terzo vorrebbe far luce sulla questione, facendosi anche aiutare dai suoi compagni, ma Sez dimostra un profondo pregiudizio e Terzo teme che non sia del tutto obiettivo sull’argomento, mentre Olin ed Argante si rivelano piuttosto inaffidabili sulla questione, per via del fascino che lei esercita su di loro, anche se Terzo si fida di loro e sa che la sua fiducia è ben riposta.

Oltre ai suoi compagni di avventura, Terzo, nel corso dei suo viaggi, riscopre un po’ il mondo che lo circonda.

Fa la conoscenza del Sommo Inquisitore in persona che in due occasioni distinte gli rivela lui stesso i primi due misteri di Mitra. Terzo ha sempre avuto una certa venerazione per la sua figura. Anche se Terzo non approva del tutto i metodi della Rota, sa che hanno le loro ragioni, sa che in fondo è Mitra che li guida e sa anche che comunque potrebbe fare ben poco. Si limita così a cercare di seguire la propria strada, servendo Mitra nei modi che gli sono più congeniali.

Arriva a conoscere anche lo sceriffo Cadmon, ora comandante della VII.
Inizialmente lo riteneva solo uno sceriffo un po’ troppo burbero, ma fin da subito si accorge che ciò è solo un velo che nasconde una grande nobiltà d’animo.

Conoscerà anche altra gente, come dei banditi che inizialmente volevano derubarli dei cavalli. Si offre così di aiutare un loro compagno, per evitare una lotta che vedeva il gruppo di Terzo in inferiorità numerica. Questo non solo gli permetterà di non perdere i cavalli ed evitare uno scontro, gli stessi banditi sanno essere generosi, donandogli delle offerte in lode a Mitra. Fatto che fa riflettere spesso Terzo su quanto la luce di Mitra possa illuminare chiunque.
Oppure come Morder il cimmero, a capo della XXI, in cui conosce anche Serpico, ex guida di Argante.
Nelle paludi conosce anche Zachero, un uomo che sa bene il fatto suo e gli sta anche molto simpatico, nonostante faccia pagare un po’ cari i suoi servigi, o la strega delle paludi, di cui sa solo che l’inquisitore ha cercato di redimerla, ma che comunque gli ha fatto salva la vita, nonostante essa sia fuggita.

Arriverà anche a confrontarsi con entità che vanno al di là della sua comprensione, non morti, occhi giganti, statue, lo stesso Doin, custode della soglia nord.

Nei suoi viaggi, inoltre, deve fin troppo spesso utilizzare le sue doti di guaritore e nell’ultimo periodo anche di sacerdote, come esorcista, in più occaisoni, come quando ha cercato di fare tutto il possibile per dei poveri fuggiaschi, di cui però riesce a salvarne solo uno, consegnando gli altri alla gloria di Mitra, per mano dello stesso Sez, che in quell’occasione dimostra tutto il suo onore.

Terzo Horatius Fidelis

Cronache di Hyboria Bard81 Tato