Cronache di Hyboria

Dai ragni alle serpi

Amigdala, prendi il mio bastone e tiene lontano da noi i piccoli ragni.
Nell’antro, la spaventata ragazza fa quello che può.
Uno degli impavidi del villaggio è caduto per sempre nel baratro, l’altro ha raggiunto il demone. Brianne e Radamante sono con lui.
“La luce di Mitra!” Qualcuno grida a Nefertiti di usarla. La luce risplende abbagliando i presenti, ma soprattuto il demone.
Sez Kawan, con la picca, riesce a staccare un pezzo di stalagtite che rovina addosso al demone. Tutta la ragnatela trema ed il demone viene ferito, ma nessuno dei due sembra accusare il colpo.
Terzo continua con i suoi esorcismi.
Nefertiti tenta di usare la balestra, ma la pietra glie lo impedisce.
Radamante riesci in pochi secondi a staccare una delle zampe del ragno, Brianne lo ferisce gravemente ad una delle facce.
Olin viene violentemente colpito dal demone, l’impatto rischia di squarciarlo e finisce primo di sensi, impigliato nella ragnatela. Il demone vuole accanirsi su di lui. Terzo richiama il suo nome, riuscendo a distrarre il demone e dando così il tmepo a Nefertiti di correre in suo aiuto, seguita da Amigdala.
Il demone si accanisce su di loro. Sono spacciati. Ma qualcosa blocca il colpo del ragno, come una forza misteriosa, forse il potere di Mitra racchiuso nella pietra, difende i suoi compagni. (Nefertiti casta Shield, n.d.a.)
D’improvviso tutto è buio, silenzio, dolore: una stregoneria del maledetto demone!
Terzo, nonostante il dolore, cerca la sua concentrazione. Tenta un esorcismo: solo la luce di Mitra può aiutarlo. E ci riesce. La gola è secca e la voce roca, ma riprende la capacità di parlare, le vista è annebbiata, ma c’è, urla di strazio riecheggiano nella stanza. Olin è riverso a terra, Nefertiti e Amigadala sono con lui, anche loro come Sez sono doloranti a terra.
Il baldo giovane del villaggio viene ucciso dal demone, che se ne ciba per recuperare un po’ di energie.
Terzo riesce nel suo esorcismo impedendo in parte la rigenerazione.
Radamante prende la pietra da Nefertiti e con estremo coraggio riesce a ficcarla in una delle bocche del ragno stesso.
Recupera Nefertiti, Amigdala ed Olin, ma mentre li sta portando in salvo, il demone lo colpisce, nonostante Brianne cerchi di difenderlo.
Sez si riprende e tutti vedono il demone emanare i fumi della sua malvagità. Il grosso corpo si accascia, ma da questo esce un piccolo ragno. Sez cerca prima di colpirlo con la picca, poi lo insegue con la spada ed una lanterna. Ma il buio si fa intenso. Non si sa quali pericoli si nascondano e desiste. Nel frattempo la ragnatela sta diventando eterea. Perde consistenza. Terzo va incontro a Radamante per aiutarlo. Brianna dice a tutti di raggiungere la sponda sicura, verso il tunnel in cui sono entrati, lasciando perdere la nuova forma del demone. Riescono quasi a raggiungere la sponda, quando la ragnatela cede. Radamante riesce a portare tutti i suoi dall’altra parte, Brianne raggiunge la roccia sicura, mentre Sez, cade nel vuoto. Cerca un appiglio, ma non lo trova…
(Sez: 666 Qui, il buon Mastah decide per una piccola pausa cicca, per riflettere il da farsi).
Anche Terzo non riesce a raggiungere la sponda opposta e cade nel vuoto.
Ma la sua fede è con lui, trovando miracolosamente un appiglio e la mano di Sez.
(primo tiro fallito, secondo 111, terzo tiro riuscito)
Brianne li aiuta a raggiungere la sicurezza della roccia.
Nefertiti è più morta che viva, Olin non è messo molto meglio. Sez è ferito gravemente e nemmeno Terzo è in buone condizioni. Chi sta peggio, però, è Radamante. Il demone ha lacerato a fondo le sue carni, colpendolo alla schiena ormai priva dell’armatura, distrutta nell’incontro precedete. Tutto ciò che possono fare è vederlo spirare, prima di prendersi cura dei feriti.
Uno sciame di ragni gli passa accanto, ignorandoli: pare che tutte le grotte si stiano svuotando.
Curati i feriti, decidono di proseguire con la loro missione, il villaggio ormai è salvo ed una volta a Belverus potranno inviare qualcuno.
Terzo prende il corpo del paladino, mentre Sez si occupa dei suoi averi. Olin, ripresosi, si fa carico di Nefertiti, ancora incoscente, ma stabile. Con un po’ di cure potrà cavarsela.
Percorrono il lungo tunnel, in fondo al quale la luce di Mitra li accoglie, quasi li abbaglia. Terzo fa sì che sia il volto di Radamante il primo ad esserne colpito.
Giunti fuori, Sez lascia cadere a terra, straiandosi sull’erba. Terzo posa il corpo del paladino, in modo che sia inondato dalla luce di Mitra.
Brianne si concentra sul da farsi. Il posto non è male, non dovrebbero esserci pericoli e decidono di accamparsi.
Manda Olin in avanscoperta, per capire dove si trovi il villaggio più vicino e come sia la zona.
Approfittando dell’assenza di Olin, Terzo le dice di aprire la lettera che aveva preparato nel caso in cui non fosse stato in grado di uscire dal tunnel, quella in cui parla della Camonna Tong.
Brianne è furibonda, pur mantenendo il controllo. Terzo si scusa per non averne parlato prima, erano nella città dei ragni e la priorità era superare il passaggio e comunque non avrebbero potuto farci nulla. Anche Sez si scusa e si riferisce all’episodio nella locanda, in cui mancò di rispetto al neo “cavaliere” e racconta tutto, compresa la storia della corona del Gunderland.
Intanto una staffetta li avvista. Avvicinatasi, Terzo perla nella lingua di Mitra e pur a stento riescono a parlarsi. Si presentano e gli mostrano il corpo di Radamante. La staffetta, d’apprima perplessa, decide di andare a recuperare aiuti.
Dopo un po’, giunge un piccolo drappello, composto da un signore distinto con la sua dama, entrambe di età avanzata, una giovane dama ed un gruppo di contadini, mentre fa la sua comparsa anche Olin.
Fatte le presentazioni, si tratta del “barone”(?) di Tyrsia(?) e della sua consorte, genitori di Radamante. Terzo si presenta e mostra loro il corpo dell’eroico figlio. Mentre sono con il defunto, Terzo si avvicina alla giovane donna. “Lady XYZ, promessa sposa di Radamante”. In silenzio e con solennità, Terzo si toglie la collana di sassi di scarso pregio, consegnatagli da Radamante e la porge alla dama. “Egli vi amava, vi attenderà nella luce di Mitra”. La ragazza prende la collana, la stringe al petto e copiose lacrime prendo il posto di vane parole.
Spiegano poi al padre quanto è accaduto. Durante il discorso salta fuori la storia della ferita. Sez glie la mostra. L’uomo è perplesso inizialmente. La ferita è certamente opera della spada del figlio, che ora giace lì morto, ma crede alle loro parole, vede sincerità negli occhi del gruppo ed ha potuto constatare del rispetto che è stato riservato alla salma del figlio. Li ospita quindi nella sua dimora e assicura Sez che potrà essere curato adeguatamente.
Attraversano una riserva di caccia, ben tenuta e curata, in cui persino l’erba nelle radure sembra essere tenuta ben falciata. Passano per il paesino, un piccolo gruppo di casupole di legno, non troppo diverso da Aquisterra, per arrivare al piccolo maniero. Tutto è molto ben curato e si nota la differenza tra la nobiltà ed il popolo, ma non esiste sfarzo. Le decorazioni sono semplici, fatte da artigiani locali che pur con tutta la cura non possiedono maestria particolare. Alle pareti dipindi di famiglia, anch’essi molto semplici. La cena viene servita. Carni pregiate, cervo, fagiani, sono però cucinate in modo piuttosto spartano, ripetto alle corti che avevano visto finora. Spiccano però i piatti. Porcellane pregiatissime, evidente frutto di abili mani che si discostano molto da tutto il resto dell’ambiente e di certo non frutto di artigiani locali. Incuriositi chiedono maggiori informazioni.
“Ce li donò Malco Sivero, quando venne a farci vista, 15 anni or sono.”

Terza parte: chiacchiere di corte.
NOTA: spero di aver messo tutto ed incastrato correttamente. Ho un dubbio ed una parte non ce l’ho presente, ma lascio agli altri eventuali correzioni.

Malco Siverio si rivela essere il personaggio più di spicco di tutta Nemedia.
In pochissimi anni ed in età relativamente giovane riesce a scalare la gerarchia e raggiungere le più alte cariche.
Poco prima che la cena sia servita, fanno la loro comparsa due personaggi. Il primo è un Caludiano, l’altro un uomo la cui età non nasconde la sua corporatura. Il primo è il sacerdote che rivela essere custode del modo di curare le ferite della lama del paladino, l’altro è il suo maetro d’armi. Sez non nasconde il suo interesse e gli piacerebbe imparare dall’uomo le sue tecniche. “Radamante era portato per l’attacco, ma spesso trascurava la sua difesa”. Le parole dell’uomo evocano l’immagine di Radamante, con Olin su una spalla e Nefertiti e Amigdala tra le braccia mentre viene mortalmente colpito dal demone.
Durante la cena, i discorsi passano a quanto accade in giro.
Il barone Von Kalsperg sta scendendo da nord con il suo esercito e le sue intenzioni non sono chiare. In modo preventivo stanno quindi raccogliendo soldati e milizia. Il gruppo sottolinea la possibilità di un malinteso e che potrebbe non trattarsi di un esercito, ma della semplice scorta personale del barone. In fondo anche Malco Sivero gira con una nutrita scorta. Chiedono così di potersi recare a Belverus assieme alla scorta. Vista l’attuale situazione il gruppo preferisce non correre rischi e dichiara l’intento di un incontro con il monarca stesso. Vengono a sapere che difficilmente potranno avere un incontro con il monarca, in quanto da tre anni a questa parte non si sia fatto molto vedere. In sua vece agisce spesso Malco Sivero, assieme al cancelliere.
Più tardi si accorgono che l’uomo anziano alla tavola, sta leggendo una strana pergamena, fatta di più fogli estremamente sottile. Terzo, incuriosito, nota che sono caratteri, scritti in modo un po’ strano, pur non riuscendo a leggerne il contenuto in Nemediano. “Strana pergamena, non ne ho mai viste di simili”. “La chiamiamo giornale è comune da queste parti”. Vengono così a sapere che tali “giornali” vengono stampati ogni giorno in gran quantità da un unica grande “stamperia” a Belverus e forniscono notizie fresche a tutta Nemedia. “Ci vorranno un sacco di amanuensi per un lavoro simile”: Terzo non comprende un tale sforzo.
Stampa a caratteri fissi. In pratica un enorme macchinario permette di creare una sorta di timbro con il testo. Gli amanuensi preparano il grosso timbro, ma poi questo è usato più e più volte in modo automatico. La qualità non è certo quella dei tomi curati da amanuensi, ma i caratteri sono comprensibili e si riesce a stampare una gran quantità di copie, diffondendo così il giornale un po’ ovunque. La scuola è obbligatoria, così che tutti sappiano leggere e scrivere ed i giornali non sono quindi limitati alla sola nobiltà. “E chi aiuta le famiglie se i bambini vengono mandati a scuola?” La domanda, in tono un po’ acido è di Sez, che non comprende bene tali meccanismi.
“Un paio d’ore al giorno per due giorni a settimana è il tempo che viene richiesto”. Inoltre, ogni lavoro, può essere svolto solo dopo opportuno apprendistato, che varia a seconda del lavoro stesso. Ogni lavoro è riunito in corporazioni a capo delle quali, secondo una gerarchia precisa, c’è Malco Sivero.
Durante il discorso, arriva una staffetta, che informa in barone in stretto Nemediano di notizie urgenti. Il
borene informa gli ospiti. La mia staffetta mi riferisce che il Barone Von Kalsperg del Gunderland… “è qui per riprendersi la sua corona”. E’ Brianne a finire la frase per il Barone.
Vengono così informati di un’altro fatto, riportato dal giornale, in cui venne catturata una spia di Nemedia che stava cercando di recuperare la corona. Sez spiega che lui stesso ha ucciso uno dei ladri della corona di ferro. La spia è stata poi giustiziata. Terzo è perplesso: “Non vedo motivo per giustiziare una spia, se il suo intento era solo quello di recuperare della refurtiva. A Nemedia poco dovrebbe importare della corona del Gunderland”.

Il conte prosegue “ed è pure brutta. Certo che Nemedia non sa che farsene. Ma pare che la spia abbia accusato Malco Sivero ed è quindi stato processato per spergiuro” [NOTA: in realtà ricordo solo che Silvero centrava qualcosa…]
Sez si assenta con Brianne, per valutare quanto rivelare loro. Il nome di Malco Sivero è sempre detto con sincera stima.
Acconsentono di rivelare quanto sanno.
Ritornati alla tavola, Sez racconta delle “gesta” di Sivero e di come i soldati nemediani non abbiano aiutato Aquilonia contro Stigia, ma abbia invaso Aquilonia stessa. La sala rimane muta. Nessuno dubita delle parole del gruppo quanto nessuno riesce a crederci. Ravenrock è contesa da tempo immemore, ma Nemedia non ha alcun interesse a muovere guerra contro Tarantia. Terzo sottolinea che a sud nessun contingente Nemediano è stato visto, cosa che può essere confermata anche da Re Milos di Argos. La cosa più curiosa è che nessuno sembra saperne nulla e gli unici che si stavano dirigendo a sud contro Stigia di cui sono a conoscenza era un picoclo gruppo di paladini.
A questo proposito, i locali li informano di quanto accaduto circa 25 giorni prima. Il loro sommo sacerdote(?), dopo un certo periodo di silenzio e tensione ha pubblicamente redarguito il monarca, chidendogli che cosa aspettasse a dare man forte ad Aquilonia contro Nemedia. Il monarca in tutta risposta ha redarguito il sommo sacerdote(?), dicendo che stava già predisponendosi, che la cosa richiede tempo, ma nella pratica raccogliendo in fretta e furia gli uomini, affidati al comando di Malco Siverio e che sono successivamente partiti. Lo stesso Malco Siverio in persona si occupa di informare Nemedia di quanto sta accadendo in battaglia, tramite cronache che sono poi riportate sul giornale.
“Immagino che questo abbia sollevato un vespaio o comunque ci siano state reazioni più o meno evidenti da parte non solo dei nobili, ma anche del clero e non solo della religione Mitraica canonica. So che qui a Nemedia c’è anche Caspia ed altri culti…” Terzo vuole approfondire la cosa.
Vengono così a sapere che il culto di Caspia ha perso parecchio prestigio, soprattutto dopo aver criticato apertamente il sistema Nemediano ed in particolare Malco Sivero.
Inoltre, tempo addietro, pare sia addirittura nato un culto, l’Alba dorata, nato dalla collaborazione di alcuni fanatici estremisti seguaci sia della chiesa Mitraica Canonica che di Caspia, che aveva l’intendo di minare la classe dirigente e la casata reale, accusandoli apertamente. Le loro azioni, però, non si limitavano ad accuse, molti furono gli assassini compiuti, ancor di più i tentativi anche contro lo stesso Malco Sivero. Vennero così fermati e perseguitati. Le due chiese ufficialmente presero le distanze da tali atti estremi. Pare però che durante gli interrogatori, sotto tortura, alcuni dei seguaci dell’Alba Dorata abbiano fatto dichiarazioni sconcertati: “Il serpente si annida nella casa nobiliare”. Per tali accuse furono lapidati nelle pubbliche piazze.
[Qui la parte sull’inquisizione mi è un po’ sfuggita. Inizilmente mi pare fosse un inquisizione legata a tale culto, non quella di Magnus…]

è un conte non un barone
gran patriarca non sommo sacerdote

Per quanto riguarda l’inquisizione:
il conte dopo aver spiegato le gesta degli estremismi di “Alba Dorata” spiega perché Nemedia non ha autorizzato l’inquisizione sul suo territorio.
A seguito di quegli eventi di fanatismo, la casata reale attraverso l’ambasciatore Sivero rifiutò di dare potere temporale e militare al clero in quella che veniva vista come un altra attività fanatica e persecutoria. In una nota S.A. Numedidas precisava che pur portando rispetto alla chiesa di Mitra, la visione di un gruppo armato di cacciatori di uomini con licenza di uccidere non si confaceva all’idea monarchica di Nemedia. Elogiava il nobile intento e garantiva appoggio ad Aquilonia nella caccia ai seguaci di Set, ma precisava che da sempre ciò veniva fatto a nemedia attraverso l’esercito regolare e senza bisogno di una “specifica armata con poteri che trascendano le leggi di stato”.
Pertanto riconosceva l’inquisizione in Aquilonia ed il diritto di passaggio che è garantito anche a sacerdoti e templari ma equiparò la rota all’ordine templare deprivandola nei territori di Nemedia del diritto di caccia.

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Pitti

Le ultime parole dette tra i denti prima del “silenzio radio” sono per Festus " bada a te, di mantenere il sangue freddo. Ricorda che non vogliamo un pitto, vogliamo Il pitto loro capo ".
Lo zatteriere da il meglio di se, è abile quel bastardo. Argante non sa nuotare, ricorda quando al marchese ha detto " si sono già stato in marina", ma ha paura e stringe i bordi della canoa. Non guarda i suoi compagni, la sua attenzione è tutta per il fiume.
Stanno superando la metà del fiume quando dalle tenebre.. uno scoglio s’avvicina.. come fa ad avvicinarsi uno sco.. barca.. barche ! Centinaia di barche cominciano a delinearsi nell’oscurità.
La stessa notte in cui i prodi si cimentavano in una operazione tattica i pitti hanno scelto di assaltare a sorpresa.
La canoa bossoniana sfila tra due canoe pitte che puntano nel verso opposto. Gli equipaggi di entrambe le bandiere hanno un bel da fare a guardarsi vicendevolmente, ma nessuno osa rompere il silenzio.
Approdano e lestamente scendono dal mezzo badando poco a scoprire la verità sulle capacità di deambulazione di Festus. Tutti nel drappello ricordano che, mentre raggiungevano la canoa per partire, i soldati erano sul sonnacchioso, nessuno sembrava aspettarsi.. un.. attacco a sorpresa.. .
Argante, afferrato al collo un basito zatteriere, sta per menagli un gran ceffone per risvegliarlo dallo shock e dirgli di avvertire i soldati quando… Prima la luce, Argante riesce a vedere la sua stessa ombra, poi il calore, che scalda il coppino. Si volta giusto il tempo per vedere una sfera luminosa dirigersi verso i pitti nel fiume e sfiammeggiare tra due canoe. Grida e trambuso dal versante bossoniano. Ottimo, un po’ di preavviso lo avranno.
Festus sta per avere una crisi mistica, Brian lo immobilizza, lo sguardo di Anatolius incontra Argante solo per una frazione di secondo prima che quest’ultimo scorga dei pitti poco lontano. Non c’è tempo per questo. Argante si fionda verso i pitti sfoderando la spada, quest’ultimi di rimando caricano anch’essi. Ottimo. Argante non è più un coglioncello alla prima leva. A qualche metro si ferma e scarta di lato, valuta il suo nemico e lo attende garantendosi del vantaggio. Inoltre offre campo ad Anatolius e alle sue diavolerie dato che i numeri sono contro, almeno 5 o 6 di quei bastardi.
Il nemico raggiunge Argante, è ancora da solo, avanti rispetto agli altri. L’adrenalina gira, Argante si fomenta ed attacca. Con un abile attacco ingannevole supera le difese del primo pitto e ne spacca il corpo con una poderosa spadata, mentre il suo nemico cade come un sacco di patate. Argante guarda minaccioso gli altri pitti. Come una furia viene sorpassato da Anatolius che con… un imponente spadone a due mani .. SPEMM annichilisce un altro nemico. Brian non è da meno e ne sdraia un altro. Ancora tre di quei bastardi, scappano verso il loro accampamento adesso i figli di puttana.
Mollata la spada ancora sanguinante Argante incocca una freccia bossoniana, marchiata nel nome e nella gloria di mitra. Non devono raggiungere l’accampamento ed avvertire gli altri, non ancora. Tira e come giusto che sia colpisce, il pitto rantola a terra. Anatolius, con una velocità fuori dal comune, schianta un altro fuggitivo. Un’altra freccia sibila e impatta, ma l’ultimo pitto è grosso, corre fregandosene della ferita.
Argante raggiunge Anatolius : " Maledizione giovane, siamo fottuti… anzi no!"
Si volta a cercare con lo sguardo Festus, ma si trova davanti.. Anatolius!
Si rivolta e Anatolius non c’è
Nuovamente e Anatolius è lì.
“Ma che..”
Scostato Anatolius incrocia lo sguardo con Brian
" Dai un arma a Festus"
La spada passa di mano
" Festus E’ IL TUO MOMENTO ! PER MITRA ! ALL’ATTACCOOOOOOO "
Argante e Festus corrono verso l’accampamento, corre veloce quello storpio. Dopo qualche metro Argante rallenta e butta a destra, dietro un masso. Prontamente raggiunto da Anatolius e Brian e dallo Zatteriere coi camuffamenti da pitto.
Festus corre solo ed ululante verso l’accampamento… dal qualche cominciano a sciamare pitti armati. Almeno trecento.
Quello che successe in quello spiacevole e cupo dramma non può essere riportato per intero, ma lo spettacolo in un certo modo fu avvincente e la suspence ci fu davvero.
Da dietro il masso i quattro osservano il branco di pitti riportare il gomitolo sangiunolento che è il cadavere di Festus verso il campo.
FINE SECONDA PARTE

Nel prossimo episodio : Il martirio non è indifferente a Mitra. Si scopre che anche Brian conosce un po’ di pitto e si assiste un particolare banchetto. Stavolta le palle di fuoco sono esplosive.

“Qualcosa mi dice che non rivedrò la mia spada”
Rimangono in silenzio, nascosti dietro il masso osservano lo scempio ognuno a fare i conti con la propria coscienza.
I Pitti sono rientrati, Argante :" maledizione allora ne sono rimasti, non sono tutti di la ". Dalla sponda bossoniana giungono rumori di battaglia. Brian suggerisce che non tutto è perduto, se si sono presi la briga di portarsi dietro il cadavere è sicuramente per un rito. “Se fanno un rito deve per forza presenziare il sacerdote, ottimo !” “Alla grande”.
Certo, potrebbero anche battersela lungo il fiume, tanto i pitti hanno oramai sfondato, ma non parlano nemmeno di questa eventualità. Come mai? Hanno sempre cercato vie di fuga sin ora. Festus forse non avrà toccato i loro cuori ma il suo gesto qualcosa ha sortito. Facciamo un passo indietro, lo stesso Anatolius senza pensarci ha scagliato una palla di fuoco per avvertire i bossoniani. Non è da lui svelarsi così per le sorti di persone di cui nulla gli frega… O forse stando con Argante sta sviluppando senso dell’onore? O voleva solo mostrare il suo potere?!
Ciò non toglie che ora solo una cosa i tre hanno in testa, uccidere il ciccione e non sprecare l’occasione procurata suo malgrado da Festus. Per onore? Delirio di onnipotenza? Per le parole “oggetti magici” buttate lì dal master nel presessione? Basta interrogativi, si passa all’azione.
Travestiti da pitti s’introducono nel villaggio, al limitare della folla assistono tra le tende al rituale predetto da Brian. Lo Stregone Nar è attorniato dai barbari mentre pronuncia parole dal suono terribile e si ciba del cuore del povero Festus. I prodi decidono di aspettare la fine della cerimonia, mentre io ciccione si ritira nella sua tenda, per colpirlo. Non hanno possibilità di tiro pulito da dove si trovano al momento, man ogni minuto passato lì è sempre più pericoloso. Mentre attendono Argante ripensa alle parole di Anatolius, sulla magia, sulle sue forme e sui suoi utilizzi. Certo si sente un po’ inquieto al suo fianco ma sembra che stiamo legando..“maledizione come sarebbe stato comodo sto giovane al cospetto.. dell’Occhio” pensa tra se e se.
La cerimonia termina, ma gli eventi prendono una piega inaspettata : Sacerdote & Co raggiungono la sponda del fiume, dove parecchie canoe attendono, e cominciano la traversata. Vaffanculo. Anatolius si concentra, Argante incocca, i pitti sono a circa 7 metri in piena corrente. La freccia è per lo zatteriere, la palla di fuoco fila dritta tra le scapole nude dell’obeso bastardo ed ESPLODE in un torrente di fiamme sugli altri componenti dell’equipaggio e sulla barca stessa, incendiandola.
È fatta, crepa bastardo fanfarone, questa è vera magia.
Cominciano a ghignare troppo presto, mentre le altre barche manovrano allarmate un muro d’acqua scaturisce dal fiume, si riversa sulla canoa in fiamme estinguendola.
Merda MMMMERDAAA
Il ciccione blatera nel suo orribile linguaggio, scricchiolii di ossa alle spalle dei prodi!! Zero distrazioni, la freccia s’infila tra i rotoli di grasso ed un’altra palla di fuoco gli esplode in faccia facendolo volare senza sensi giù dalla barca e ribaltando la stessa.
Il Tuono Nero comandò : non passa lo straniero !
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Lo abbiamo ucciso ! Sol Nar è morto !
Hanno un glorioso istante di giubilio prima di riprendere il contatto con la realtà : le canoe pitte, tre dozzine circa, sono a pochi metri dalla riva ovvero a pochi metri da loro. Sembrano incazzati.
“Dobbiamo battercela” comunica il lapalissiano Argante.
Nel cervello di Anatolius si avvicendano mille idee e strategie diverse, troppe pare poichè non ne segue nessuna azione. Ci pensa Brian a mantenere l’adrenalina in circolo cominciando a correre come una lepre verso la loro canoa, i due gli stanno alle calcagna come cani da caccia. Speriamo che lo zatteriere non ci abbia abbandonati!
Durante la corsa anche Frecciamarcata cerca di far lavorare il cervello. La canoa c’è ancora! lo zatteriere la sta già mettendo in acqua ! mentre vi saltano a bordo comunica agli altri la sua scellerata idea per fuggire : buttarsi nel fiume e farsi trascinare dalla corrente rimanendo sott’acqua. Pare che nessuno sappia nuotare, fine della discussione. Argante si butta sui remi.
La situazione è drammatica. Sono riusciti a seminari i loro primi inseguitori e i bossoniani hanno respinto l’attacco di terra, ma il Tuono Nero è ancora teatro di battaglia e le imbarcazioni pitte sono moltissime. Ne incrociano subito una e il misto imprecazioni/preghiere a Mitra di Argante attira l’attenzione d’una sassaiola, sì ste bestie tirano sassi.
E’ il mago che riesce a risolvere la situazione ( con un brillantissimo 1-1-1 ) evocando sulla sponda pitta una colossale divinità urlante ( non s’è capito se il Raven o la Scimmia, brutta in ogni caso ). Tramite il Dio della guerra impartisce con gesti eloquenti ai barbari di ritirarsi al loro accampamento.
E comincia a piovere fuoco, sottoforma di frecce ed enormi proiettili di ballista : dalla fortezza cercano di tirare sul mostro ed intanto massacrando pitti in piena confusione. Per lo zatteriere è troppo e si butta in acqua.
" Brian al timone! MITRA ! MITRA ! SIAMO AMICI ! NON A NOI ! NON TIRATE A NOI !"
Anatolius: " maledizione Argante taci, ci farai ammazzare"
" zitto idiota, dobbiamo farci riconoscere o siamo spacciati"
La riva bossoniana è un’unica lunga linea di morte a mezzo arco.
Sbarcano e lestamente si liberano dei camuffamenti pitti per non essere infilzati.
____

Vengono offerte loro coperte dai bossoniani sulla sponda, e scortati al forte. La battaglia è pressochè terminata, ad Argante preme ricongiungersi ai propri uomini, sopratutto dopo che Anatolius fa notare la presenza di soldati della Rota. Il famoso contingente che Magnus si è lasciato dietro per aiutare il marchese. Devono andarsene, e in fretta tanto per cambiare !
Ma ci sono doveri che non possono essere messi da parte, uno di questi è il rendere onore ai propri caduti. Incrociato Marius, e saputo della morte di 5 dei suoi, Argante lascia perdere il cavalierato e insieme ai soldati semplici da una mano a recuperare ed impilare cadaveri. E’ l’occasione per fare nuove conoscenze ed ampliare la sua morbosità, ma andiamo con ordine.
A sovraintendere la movimentazione dei corpi è un particolare Sacerdote di Mitra, un maronita scalzo. Scalzo perchè cammina a piedi nudi, maronita perchè dal di sotto del sacco di patate usato da lui come saio spunta un bel paio di maroni : probabile orchite. ( ok ok, il vero nome dell’ordine è Claudiani Scalzi ).
Da lui Argante si fa leggere la lettera recante il sigillo di Argos. E’ re Milos, notizie riservate. Cosa che si può rendere nota è invece lo scoperchiamento dell’altarino riguardante le monete d’oro pagate per il riscatto, giù a Kordova ( zingaria ). Argante era convinto di aver contrattato per 60 monete d’oro affidandosi ad Anatolius per la traduzione, ma ora sta scoprendo che le monete versate sono 150. Si dice che le bugie abbiano le gambe corte, che inciampino e che vengano scoperte, ma i raggiri di Anatolius hanno due belle gomme da strada ed un motore 750 Kawasaki 2tempi che li fa filare oltre l’orizzonte : quando in seguito Argante chiederà spiegazioni finiranno tutti in coro a maledire gli Zingariani e la loro viltà.
Ma torniamo al forte, dove prima di congedarsi il cavaliere porta l’estremo saluto ai suoi 5 caduti recidendo loro una ciocca di capelli. Una vocina dal profondo dell’Io di Argante, per tono e timbro come quella di Danny, suggerisce che legare i capelli alla frecce che andranno a colpire i nemici è un buon modo per onorare l’anima dei soldati. Idea firmata, avallata e controtimbrata.
I tre si riuniscono nel cortile, Argante ha dato ordine ai suoi di radunarsi e procurarsi provviste. Anatolius è in agitazione per via della rota, ma bisogna ancora comunicare col Maggiore. Il mago, che comincia a conoscere il suo pollo, si premura di inculcare nella testaccia di Sir Argante RanaDallaBoccaLarga che la discrezione è comunque la via da seguire, e di negare l’evidenza sino la morte. Hanno dato parecchio spettacolo al di la del fiume..
“Salve maggiore, eccoci di ritorno. il piano QUATTRO ha avuto successo”.
“Ne siete sicuro Sir Argante? da questo lato del fiume abbiamo potuto assistere alle vostre prodezze sul fiume”
“Prodezze sul fiume? Noi abbiamo ucciso lo stregone nella sua tenda come da ordini”… occhiolino complice
Il Maggiore ed Argante magari non arriverebbero a scambiarsi le mogli, ma sembrano intendersi. Frecciamarcata tiene al suo nome, fa capire al maggiore come è andata la cosa senza mai dichiararlo apertamente ed offre alcuni dei suoi uomini migliori affinchè si mischino con le file bossoniane, allo scopo di discendere il fiume e cercare il cadavere. Il maggiore afferma che l’indomani si comincerà a dragare! Lo scopo di Argante è anche stranamente più fine, vuole che i suoi uomini semino lentamente il seme della verità sull’inquisitore anche nelle marche di bossonia.
Altre chiacchiere da uomini duri, saluti militari, mascoline strette di mano ed Argante può partire, avrà un cavallo per se, un carro con altro cavallo ed un’altra faretra di micidiali e costosissime frecce bossoniane ( nonchè quella recuperata dal remo… )

_NDA: il “maronita” scalzo è in realtà un claudiano scalzo.
I Claudiani Scalzi sono un ordine dedito alla povertà, per questo viaggiano scalzi e vestiti in modo povero. Sono i più vicini al volgo, talvolta criticando apertamente l’operato di altri ordini, se necessario. Per questi motivi sono ben visti dal popolo. (Altre note rimangono riservate).
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Argante si congeda dal Maggiore e raggiunge Anatolius e Brian che nel frattempo avevano trovato un angolino lontano da occhi indiscreti. Va bene, si parte ma.. Attraversando il cortile s’incrocia Marius con un gruppetto, scorto il suo cavaliere lo indica ed entusiasticamente :" è proprio lui, sir Argante!" Un brivido GELIDO scende lungo le tre schiene, maledizione non è il luogo e tempo adatto per fare pubblicità anti-inquisitore! Ma Marius prosegue :" si ! È stato lui l’eroe ad ammazzare lo stregone al di là del fiume!!“. Argante si raddrizza e gonfia il petto mentre approccia i soldati :”via via Marius ho detto RADUNARSI, animo" il sottoposto sgattaiola via mentre Argante raccoglie gloria, con cavalleresca modestia s’intende. Anatolius che si è tenuto lontano s’accorge di quello che sta per succedere ma nulla può fare se non affidarsi al poco buon senso del proprio compagno di viaggio. " e così siete voi il famoso eroe, avrei giusto da farvi due domandine sulle vostre prodezze." Argante si volta e si ritrova al cospetto di un soldato della Rota.
Secchezza di fauci e onzume de mani " Sssalute soldatooo della Rota"
L’uomo dell’inquisizione vuole congratularsi per aver ucciso lo stregone e ringraziare per aver rischiato la pelle segnalando l’imminente attacco a sorpresa con il lancio di un proiettile infuocato. La cosa che però lo impensierisce è :“dunque i pitti hanno trabucchi o macchine simili”. HAHAHAHAHA siamo salvi, ma ora che m’invento?! Un fugace sguardo tra Anatolius e Argante, il mago confida nel cavaliere, quest’ultimo non può rivelarsi deludente.
Con un pizzico di tracotanza, forte del suo colpo di genio, Argante confida :“dove mi sono conquistato il titolo di ammazzastregoni, giù a Pergona, gli infedeli oltre alle arti demoniache facevano uso di alchimia, ho portato con me alcuni sacchi di quella polvere incendiaria”
La polvere incendiaria, meglio nota come Ceneri Di Seth è una reliquia su cui un buon mitraico mai dovrebbe mettere le mani. Argante simula un sincero pentimento e disperazione, ma si spinge oltre e chiede una benedizione dal soldato. Questi non può accontentarlo ma :“seguitemi pure Sir Argante, so come risolvere” Maledizione!
“Sssstiamo andando dal sacerdote?” Chiede speranzoso Argante facendo il gesto del maronita.
qui vengo ripreso, ghignamo troppo e non ricordo poi bene come sia finita
È l’addio finale al forte.gli uomini sfilano fuori dal barbacane ( lo aveva quel forte poi? ), Anatolius ed il suo Sgherro mischiati tra i soldati. Le truppe bossoniane sono allineate in presentatarm al passaggio dei Marcati, per rendere onore a loro ed al loro capitano : Sir Argante Frecciamarcata, Cavaliere di Aquilonia, Conte Elettore di Pergona, Amico di Argos, Ammazzastregoni, Flagello dei Pitti.

I due condottieri hanno ancora un certo discorso in sospeso, ma attendono. Lungo la strada la sinergia d’intenti formatasi tra i due si traduce nell’arruolamento di 5 coraggiosi Bossoniani che archi in mano vestiranno le armature degli altrettanti caduti. la dialettica di Anatolius permette di ottenere il MEGLIO a prezzo stracciato. Allontanatisi dalla civiltà è il momento delle rivelazioni : Lucius infine si mostra come Anatolius il Viscido ( una piccola gaffe di Argante), inizia a raccontare e lo fa per ore.
Argante ironizza, ma dentro è turbato . Sente che mancano comunque dei pezzi ed alcuni aspetti sono fumosi. Solo riunirsi agli altri potrebbe, forse, ridargli una chiara visione di chi era e riacquistare quindi la memoria. Un grosso tassello è il matrimonio con la sua amata Nefertiti! Anche se della storia avuta con lei ricorda proprio zero, ci prova a ricordare! si sforza! Per una qualche strana ragione ha un arco riflesso che lo porta a massaggiarsi il polso destro mentre prova a pensare a lei..
FINE mi pare.
Ribadisco che riassumo sopratutto dal punto di vista di Argante, al solito ad Anatolius ed al Master il raccontare le ulteriori chicche.

Argante paga profumatamente dei bardi al fine di scrivere una grande ballata sull’impresa, dedicando un’intera strofa a Festus il semplice monaco lontano dai giochi di potere ecclesiastici che porta Mitra al di sopra della stessa vita

Il soldato della Rota comunque porta argante nella cappella del forte e gli fa un esorcismo.

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Tra ragni e funghi

Sceso il primo pezzo di scale e bloccato ormai il meccanismo, fanno il punto della situazione.
Sez ed Olin sono messi male, come pure Radamante.
Decidono così di tornare indietro e riposare una notte.
I cittadini sono un po’ in apprensione.
Terzo si dà da fare, aiutato da Nefertiti, la quale sembra piuttosto provata.
L’indomani anche Radamante sembra essere più in salute, al punto da riuscire ad indossare la corazza.
Nefertiti avvisa il gruppo di voler analizzare bene le entrate a modo suo. Acconsentono e si fermano prima nelle stanze del sacerdote, poi davanti all’altra entrata.
Infine decidono per entrare dalle stanze del sacerdote.
Quasi in fondo alla scalinata, Nefertiti avvisa il gruppo di fare molto piano e silenzio, in quanto in cima alla volta atende un folto gruppo di ragni grandi come un carretto. Il passaparola altera legermente le cose, arrivamento ad un “più di 35 ragni, grandi più di un carretto”.
Mentre la tensione e la prudenza aumentano: “UNA PORTA!”. La voce della stolta sacerdotessa irrompe.
Fortunatamente riescono ad entrare tutti nella stanza, mentre i ragni sciamano all’esterno.
Si ritrovano in una caverna in cui risaltano soprattutto dei funghi luminescenti.
Terzo analizza il suolo, che sembra essere fatto di sabbia fine, come il risultato delle pareti che lentamente si sgretolano. Poi si avvicina cautamente, stando attento alle ragnatele ed a non toccarli. Nefertiti lo avvisa che potrebbero essere pericolosi, ma non è Terzo quello da avvisare.
E’ infatti Olin a svelare la simbiosi tra i funghi ed i ragni. La luminosità dei funghi attira gli insetti, che rimangono invischiati nella sostanza appiccicosa che li ricopre. Sono perà vulnerabili ad animali più grossi e come difesa, si limitano a riprodurre un forte fischio. Il fischio sveglia ed attira i ragni grandi come un carretto, appesi alla volta.
Nefertiti attiva la luce di Mitra ed alcuni si ritirano, altri convergono su di lei, mentre un altro va su Radamante. Terzo lo attacca e Radamante in scioltezza lo finisce.
Nefertiti, in parte accecata dalla luce, ri ritira verso la parete, cercando di farsi scudo con la sacerdotessa.
Quest’ultima è la prima vittima. Il ragno infatti le stacca la testa di netto.
Colpiti e paghi della testa della sacerdotessa, anche gli altri ragni si ritirano.
Procedono quindi con estrema cautela nel tunnel sul lato opposto. Qui scorgono quelle che sembrano essere ragnatele più fitte. Da una prima analisi scoprono non esserci nulla di particolare, sembrano solammente essere più fitte.
Sez decide di scoccarci contro una freccia, la quale rivela semplicemente essere un illusione.
In fondo al piccolo tunnel scoprono una grande sacca appesa ad un paio di metri di altezza. Lentamente comincia un ronzio ed un leggero mal di testa. Sez prova di nuovo con l’arco, per far staccare e schiantare la sacca, senza successo. Qui è Olin che entra in azione con le sue acrobazie. Saltando sopra le spalle di Brianne e rimbalzando sul muro, riesce ad arrivare in cima alla sacca e colpire il filo che li lega con la spada. I fili sono resistenti ed il risultato è quello di rimanere invischiato. Olin chiede quindi aiuto al gruppo. Terzo lo consiglia di provare con il coltello, ma riesce solo a perdere la spada. Intanto Olin comincia ad urlare di dolore, am nessuno capisce perchè. Sez gli lancia la corda e riesce a ritare a terra Olin, che sbatte un naso ormai avezzo sul morbido suolo di sabbia. Terzo accorre per verificare le condizioni di Olin, che sembra però totalmente illeso. Decidono di uscire dalla stanza, ritornando al corridoio precedente e proseguire. Giungono in un ampia sala, in cui però pare che le ragnatele siano molte meno e limitate solo ad alcune pareti. Scoprono molte più ossa rispetto a quelle nel corridoio.

Dopo un analisi si accorgono che quella stanza rischia di essere un luogo mortale. E’ costellata di stagmiti, ma la roccia è molto tenera e friabile. Trovano infatti un enorme stalagtite staccatasi dal soffitto e si accorgono che di tanto in tanto piccoli granelli di sabbia gli arrivano addosso. Con estrema cautela si dirigono alla stanza successiva.
Qui trovano un ampia caverna, il cui pavimento è ricco di morbido e rigogliosissimo muschio. Dell’acqua gorgoglia all’interno della sala. Mentre si muovono con circospezione, Terzo viene preso improvvisamente da un ragno. Cerca di difendersi alla meglio, ma il ragno lo colpisce nuovamente facendolo svenire. Sez prova con delle frecce ed Olin con i suoi salti, finchè la schifosa bestia desiste, lasciando cadere a terra lo sventurato Terzo. Radamante lo aiuta e lo cura. LE sue ferite sono piuttosto gravi. Inoltre la caduta rivela che il pavimento è sottilissimo e molto fragile: sotto di esso scorre un fiume impetuoso.
Nella stanza ci sono altre 3 vie. Quella che decidono di seguire li riporta all’entrata del tunnel “ufficiale”, riconoscibile dal un segno di un ragno mal disegnato sopra l’entrata.
Brianne è stizzita, ma dopo aver lasciato a Terzo un breve momento per riprendersi, ripercorrono il tunnel fino a ritornare alla grotta dell’acqua. Qui, analizzando il muschio, hanno l’impressione che questo sia leggermente più “schiacciato” tra il cunicolo da cui sono appena entrati e quello dall’altra parte della stanza.
Decidono per l’antro.
“Benvenuti”.
Una voce cavernosa li accoglie e seppur parlando in Stigiano capiscono l’antifona. Non vanno però per il sottile e dopo un brevissimo attimo di esitazione, Radamante e Brianne partono all’attacco, seguiti da Olin. Sez è il più accorto e lascia che gli altri facciano il primo passo prima di seguirli a ruota. Terzo intone i suoi esorcismi.
Questi rivelano che il pavimento della stanza altro no è che la ragnatela del demone. Brianne ed Olin riescono a mantenere l’equilibrio, ma Radamante rimane invischiato. Nefertiti usa le sue stregonerie contro il Demone, riscendo a fargli un po’ di danno. Anche l’esorcismo di Terzo ha i suoi effetti, causando dolore al ragno. Nel mentre Brianne cerca di tornare su terreno sicuro. Olin, invece, scivola e rimane impigliato. Sez cerca di tempestare il ragno di frecce. Il demone si avvicina a Radamante, che intanto aveva recuperato una bottiglia di olio per lanterne. Il ragno lo stringe in una morsa che gli strappa l’armatura. Radamante, poi, riesce a rompere la bottiglia su una delle tre facce del demone ed in qualche modo un po’ misterioso, riesce a fare una scintilla e far bruciare l’olio. Il demone si ritira. Terzo e Nefertiti insistono, mentre Radamante aiuta Olin a liberarsi. Decidono di ripiegare.
Imboccato il cunicolo, dei ragni li seguono, ma è Sez a tenerli a bada, facendoli scappare.

Giungono di nuovo all’esterno con gli abitanti del villaggio sempre più perplessi sull’andamento delle cose. Terzo vorrebbe un arma più grande. Un illuminazione divina (grazie Mastah) ricorda a Sez che nel Gunderlan usavano le picche contro esseri di una certa dimensione e che queste erano usate per far contro alla cavalleria. Si procurano alcune picche, più simili a pertiche appuntite ed abbrustolite e Sez cerca dei volontati. Il suo discorso non ha molto effetto e quando Terzo sta per dargli man forte, un paio di volontari si fa avanti. Con i nuovi compagni e le micidiali “picche”, decidono di andare a dare il colpo di grazia al Demone. Giunti nel suo antro, il demone non è presente. Terzo esclama il suo nome e questo, mugugnango in stigiano antico con toni che ricordano più il mosconiano, il demone compare. Un ulteriore richiamo avvicina di più il demone. Nefertiti si limita ad accendere la luce di Mitra, ma è provata e si limita a questo. D’improvviso un lampo di fuoco illumina la stanza e brucia le tele con una fiammata che si dirige verso di loro. Fortunatamente si rivela essere solo l’ennesima illusione di un demone meschino. Rientrati, Sez ordina la carica, mentre Terzo insiste con i suoi esorcismi, ma viene colpito dall’infame magia dell’odioso essere. I primi a partire sono i due nuovi compagni. Il primo arriva vicino al demone, mentre il secondo svela che le tele del pavimento sono meno fitte e molte sono illusiorie. Purtroppo a costo della sua vita, almeno è quello che tutti temono, vedendolo scomparire nella voragine sottostante. Un’altro martire per la Gloria di Mitra. Sez riprova con le frecce, mentre Brianne e Radamante, con discreta cautela, cercano di avvicinarsi.
Intanto da dietro, sopraggiungono altri ragnacci schifosi. Terzo ed Olin si preparano ad affrontarli.
Riuesciranno a sconfiggere il demone?
Riusciranno a distruggere le sue schifose uova?
Riusciranno a non farlo fuggire dal portale alle sue spalle di cui hanno sentito parlare?

Note: il demone aveva una 50ina di punti vita. Nonostante se ne sia curati una decina, glie ne sono rimasti mi pare 35.

PS: nei cunicoli esistono 3 tipi di ragni.
Quelli piccoli, grandi come un carretto (che hanno seccato la sacerdotessa)
Quelli grandi (tipo quello che ha quasi seccato terzo)
Gli altri. Tipo quelli velenosissimi e schifosissimi tipo quelli che abbiamo portato.

PS2: uno dei ragnetti (gli altri) avevano colpito Sez al collo mentre affrontavamo il Demone. L’intervento di Terzo con l’antidoto preso dai Nemediani gli salva la vita.

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Fughe misteri e nuovi obbiettivi + Piani e martiri

Parte I – Fughe misteri e nuovi obbiettivi

Ebbene, dopo le rivelazioni di Iorio di Castria e dopo il bisticcio con Anatolius, Argante esce sconfortato dalla tenda, ma con una chiara idea in testa.
Nelle vicinanze cerca delle erbe per preparare un infuso.. lassativo.. in modo da rallentare Iorio l’indomani alla sua partenza. Purtroppo è già notte ed il proposito fallisce.
L’idea è svegliarsi il mattino seguente, prima delle sue preghiere mattutine, fare l’infuso e senza andare troppo per il sottile chiedergli “ Cosa spinge l’inquisitore a fare ciò ?”.
Purtroppo al risveglio Iorio è già partito “MALEDIZIONE SGOMBRARE IL CAMPO SI PARTE! VIA VIA VIA!”.
Brian, smontando la tenda destinata al cavaliere della rota, fa notare ad Anatolius che lì non ha proprio mai dormito nessuno, sotto la tenda l’erba non è schiacciata. Già, del resto che problemi dovrebbe avere un cieco a viaggiare di notte? Questo significa che ha già raggiunto il campo dell’inquisitore. Decide di comunicarlo ad un tormentato Argante, è il colpo di grazia.
Bisogna abbandonare la strada principale, prendere la via dei monti. Una marcia di 4 ore li separa dalla deviazione dalla quale saranno costretti ad abbandonare il carro. Le ore per alcune sfighe diventano 6, Argante ha avuto modo di pensare. Anatolius invece decide di agire all’insaputa di tutti e, portatosi in coda alla carovana, al primo bivio utile maschera la strada facendovi crescere sopra erbacce grazie alle sue arti arcane.
Raggiunta la biforcazione Argante tiene il suo discorso.
Il … successo.. è insperato ma giunge, nessun uomo decide di disertare. In molti sembrano toccati “ Quei BASTARDI sono anni che girano bruciando gente”.
Anatolius e Brian sono allibiti.. ma Argante non è interessato a cosa frulla loro in testa. Già, questo può essere visto come.. tradimento visto con occhi ignoranti. Ma Argante fa capire ad Anatolius che questa strada ha da essere percorsa da qualcuno, e che questo qualcuno saranno proprio loro!
Il neo gruppo di rivoluzionari si mette quindi in marcia lungo i sentieri di montagna delle marche Bossoniane.
Alcune ore e vengono intercettati da un folto gruppo di arcieri bossoniani in perlustrazione. Argante si presenta come cavaliere al soldato bossoniano. Quest’ultimo comunica che le marche sono sotto attacco da parte dei pitti, e che il Marchese Torcero necessita di tutti gli uomini abili a combattere. Argante:” Maledizione ci troviamo già in missione per il settimo cavalleria. Però a poche ore di cavallo da qua so per certo che c’è l’inquisitore con un intero battaglione, loro sicuramente non vi rifiuteranno l’aiuto!”. Anatolius rimane sorpreso dalla prontezza di pensiero del suo antico compagno di viaggio, e si fa soprendere ad osservarlo con un misto di stupore ed ammirazione.
Purtroppo Argante, ancora poco avezzo ai doveri da cavaliere, è costretto in ogni caso a passare dal Marchese a porgere i suoi saluti. Durante il viaggio discutono con Anatolius e Brian.. Risolutivo risulta Argante “E’ una richiesta d’aiuto, non possiamo comunque negarla!”.

Vengono condotti a cospetto del Marchese. Argante si è finalmente fatto furbo e si cimenta con un arma a lui poco conosciuta, la parola. Parla della propria missione, informa il marchese sugli ultimi ricordi di Cadmon e della situazione a sud. Cerca di far notare l’importanza della propria missione, ma conosce la linea di comando e prova vie traverse. Offre i propri uomini in aiuto, ma in cambio chiede licenza per lui, Lucius ( Anatolius ) e Brian.
Ma il marchese cerca uomini validi, ufficiali con esperienza che possano condurre gli uomini.
Sembra non ci sia soluzione ma, durante il colloquio, il marchese fa capire che a suo avviso l’uccidere il capo dei pitti, uno stregone ( nome che non ricordo scusate ), potrebbe risolvere la cosa facilmente.
Argante china il capo, si prende qualche secondo per riflettere ed infine spiega al marchese come ha ottenuto l’investitura a cavaliere, lui è un AMMAZZA STREGONI. Una strana luce si accende negli occhi di Torcero, sembrava speranza ma più volte in seguito sia Argante che Anatolius opteranno per pazzia.
In men che non si dica si ritrovano al fronte, lungo le sponde del Tuono Nero, fiume che i pitti stanno tendando di guadare per sconfinare ulteriormente nelle Marche. Lo spettacolo è raccapricciante : pitti su pitti tentano il guado, male armati e male protetti. Il fiume è ROSSO DI SANGUE e innumerevoli cadaveri vengono trasportati dalla corrente.
L’enorme numero dei pitti perde d’importanza in questo collo di bottiglia, il fiume è “facilmente-per modo di dire” guadabile solo qui.
Ora sono in un forte nei pressi, a parlare con il maggiore locale dell’irrazionalità del PIANO QUATTRO. L’idea è guadagnare l’altra sponda del fiume in notturna, in 5 uomini. Da lì entrare nell’accampamento nemico, raggiungere la tenda del capo e farlo secco.
Già, ma ci sono sempre pitti in pattuglia, parecchi campi nemici e tende poco riconoscibili. Del resto questo.. Stregone… non viene visto dall’inizio del casino.
Anatolius, Argante e Brian si arroccano sulla torre di vedetta per decidere il da farsi. Vitale procurarsi qualcuno che parli pitto nel caso di essere beccati, almeno per guadagnare tempo. Vitale scoprire dove si trova il Capo da uccidere… Hanno ottenuto diverse informazioni, è già la settima volta che si tenta il PIANO QUATTRO, quindi si comincia a creare una certa esperienza. Tra l’altro Anatolius sembra saperla lunga sui maghi. Argante gli ha raccontato di averne già combattuti a pergona, di aver visto la magia e cosa può fare. Di come ha ucciso lo stregone nel cuore di Pergona.
Anatolius capisce al volo la situazione, ma decide di non infierire sul già scosso Argante facendogli sapere che quella non era magia bensì POTERE DIVINO, POTERE DI SETH. Ma come mai Anatolius la sa così lunga?
Ne stanno discutendo quando.. “GUARDATE LAGGIÙ!” Argante indica. Mentre parlavano stava scrutando i campi dall’altra parte del fiume ed ha visto un ciccione con in testa una testa di cervo. Corrisponde alla descrizione fornita ! BENISSIMO, sanno dove si trova. LODE A MITRA, lei sicuramente li sta favorendo !
Informano il maggiore di voler partire per la missione la notte stessa per evitare che loi Stregone cambi posto e cominciano le audizioni tra i soldati per capire chi sa parlare pitto e chi si offre volontario per una missione pericolosissima. Gli uomini di Argante non si rivelano poi così disposti a rischiare, ma tra i bossoniani qualcuno che sembra essere un pochino più convinto c’è.. ma solo un pochino..
Mentre passa il pomeriggio i tre hanno anche modo di avere notizie del Gunderland grazie a dei Gunderman mercenari richiamati dal Barone per pattugliare il Gunderland in sua assenza. Già, perché il Barone ha deciso che l’erbaccia va estirpata dalle radici. A capo del suo esercito ha raggiunto le terre di confine, per strada ha spazzato via i nemediani invasori, ha liberato Atzel ed ora si sta dirigendo alla porta di nemedia. Un massacro. Grande Kasper, vatti a riprendere quella maledetta corona di ferro.
Fatto sta che la valle dell’Aquila è una terra deserta, i soldati a combattere e la popolazione ha migrato a sud in lidi più sicuri, forse.
La sera si avvicina, sono ancora solo in tre… Brian se ne sta in disparte.. a volte borbotta.. a volte sembra quasi uggiolare.. Certo ora hanno qualche vantaggio sapendo dove trovare l’obbiettivo, ma non hanno ancora idea di come fare a portare a termine la missione.
Le speranze sembrano perse ma, ad un certo punto si presenta Festus. Nessuno si sarebbe mai aspettato Festus.

Fine prima parte. Scusate errori grammaticali e di sintassi. Anatolius in realtà è sotto le spoglie di “Lucius il tarantiano”.
Nel prossimo episodio : si scoprirà chi è FESTUS, saranno raccontati atti di eroismo, scene truculente, headshoot by Argante, palle di fuoco, palle di fuoco, ancora palle di fuoco ed infine palle di fuoco esplosive.

Commenti alla parte I
Danny GURPS Master ?, [29.05.15 06:51]
Unica modifica.. Un ciccione con la testa di cervo .. In realtà un ciccione con un elmo esseo ricavato dal teschio di un cervo: un uomo ecco…
questo è solo l’inizio dell’impresa, è all’acqua di rose ( a parte convincere un intero battaglione a voler distruggere l’inquisitore colpevole di crimini contro aquilonia graverrimi), si ecco fatto notevole la sparizione di iorio e poc’altro
Una aggiunta al riassunto
Al mattino quando il battaglione si sveglia Iorio è già partito Kett Brian analizza la tenda del cavaliere e dice quanto segue:
1) l’uomo non ha dormito li (l’erba non è schiacciata e c’e’ la brina del mattino)
2) dopo qualche istante di riflessione le scout appare molto preoccupato e anatolius chiede cosa non va
e Brian dice hi vissuto a lungo nelle terre selvagge, così tanto che nemmeno i lupi riescono a cogliermi impreparato nella notte. Che un uomo possa farmela sotto al naso è dura da accettare, ma che possa andarsene a cavallo senta che io lo avverta è fatto incredibile.

Parte II – Piani e martiri

Dove eravamo rimasti?
Ah si, Festus.
Festus è un tracagnotto. Si avvicina ciondolando ai tre nel cortile della fortezza e si presenta come un conoscitore della lingua e delle usanze pitte. Lo sa bene, perchè egli era un alessandrino, missionario in terra pitta. Anatolius si mette un po’ in allarme, ma Festus scosta il mantello mostrando il moncherino al posto della mano sinistra. I pitti l’hanno rimandato al di la del fiume senza una mano e con le ginocchia spezzate. Anatolius lo scruta e trova solo una sincera e determinata rabbia nel suo desiderio di prendere parte all’incursione. Purtroppo la stessa cosa che lo motiva è anche quella che lo limita.
Argante lo congeda, assicurandogli che la sua candidatura sarà presa seriamente in esame e lo guardano claudicare via.
Argante:" E’ determinato, quello non si tirerebbe indietro, ma il problema è portarlo dall’altra parte"
Anatolius:" Si sarebbe utile ma quello non riesce ad attraversare il fiume"
Brian: " vi dico che quello ce la potrebbe fare"
ed altri discorsi simili, è infine una moneta a decidere.
Argante:“Bene, il deforme è dei nostri”
Anatolius:“e sia, ora vediamo di capire come usarlo”
Argante:“Te lo dico io, quello ha detto che è disposto a dare la sua vita per la vendetta, poi prima l’hai pure infervorato con tutti quei discorsi su Mitra, le fiamme della rabbia purificatrice. Lo portiamo di la, gli ficchiamo un arma nella mano buona e lo usiamo come esca per stanare lo stregone, lo mandiamo avanti ad immolarsi, sarà un martire e mentre tutti saranno concentrati su di lui ci permetterà di colpire l’infame di sorpresa!”

..
.
Argante era una persona molto diversa da quello che sta dicendo adesso. Amava la vita e soffriva all’idea di esserne la causa di cessazione. Peccato non se lo ricordi, lui sa che è un sodato, un cavaliere, una persona determinata e capace, non si ricorda del valore che dava un tempo alle vita umana ed animale. O magari le troppe botte in testa hanno scassato i suoi tricchete-tracchete solo il tempo potrà dirlo.
Brian : " M-ma.. Ma-mmmma MA stiamo parlando di un sacerdote di Mitra! "
Argante: " Che vuole morire per la sua causa! Chi siamo noi per negarglielo ?! Lui lo vuole, lo ha detto !! siamo tutte pedine insignificanti, l’unica cosa che conta è raggiungere il bene comune, e lui permetterà di farlo senza sacrificare soldati abili al combattimento "
Anatolius : " Bravo Ar.. sir Argante ! ottimo, mi piace la gente che ragiona".
Attendono il crepuscolo riposando.. Quasi tutti i presenti sonnecchiano, qui vien detto e negato, se qualcuno fosse attento potrebbe scorgere dell’umido negli occhi di Keth Brian mentre osserva un Argante che, con aria maniacale, incide delle frecce bossoniane a lume di focolare.
Ordunque. Sir Argante, Lucius di Tarantia ed il suo sgherro, Festus ed infine un anonimo ma altrettanto valoroso zatteriere bossoniano. Questi i valorosi che col favore delle tenebre affrontano le gelide acque.
Obbiettivo : uccidere lo stregone Nar;
Mezzi : come capita. Il maggiore del forte non spiffererà in caso di infrazione degli ordini;
Premio : la gloria eterna ed un favore da riscuotere presso il marchese.

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Caducità dei potenti

Terzo, dopo un fallito tentativo di togliere il ragno dalla testa del paladino con metodi chirurgici, decide di preparare un po’ di sedativo per il paladino. Intanto Sez ed Olin cercano di legarlo, per prevenire ulteriori incidenti. Nefertiti viene in aiuto di Terzo e gli parla dicendogli che secondo lei la soluzione più prudente per non mettere in allerta il demone e più pietosa per il paladino è quella di uccidere lo stesso e chiede di poterlo fare lei. Terzo, pur volendo agire di persona, acconsente.
Intanto il paladino si riprende, ma Sez ed Olin, pur a fatica, riescono a tenerlo a bada. Nefertiti è in difficoltà, Brianna pressa Terzo, il quale decide il tutto per tutto con un esorcismo. Sembra funzionare ed il ragno si stacca per conto suo dalla testa. Sorpresi e sollevati dalla cosa e cercando di reagire nel migliore dei modi, rimangono subito schockati dall’intervento di Olin, che impulsivamente calpesta la schifosa bestia spiaccicandola al suolo. Dopo un breve momento di gelo, calato sul gruppo, Nefertiti avvisa tutti che qualcosa si sta muovendo verso di loro.

Intanto, Anatolius ed Argante…
omissis

Il paladino è preso da spasmi e Terzo riesce a calmarlo con le sue cure. Sez decide di togliergli l’armatura, aiutato da Terzo. Il paladino riesce a malapena a parlare, descrivendo gli ultimi ricordi di quando ha affrontato il demone parecchi anni prima. Nefertiti spinge però il gruppo a muoversi. Olin si precipita fuori, volendo mettere in allarme un villaggio ancora confuso ed impaurito che non sembra dargli molto ascolto. Brianna e Terzo si fanno carico del paladino, mentre Sez pensa all’armatura.
Mentre stanno per uscire, con una calca di uomini, la voce del sommo sacerdote di fa udire, chiedendo cosa stia succedendo. Malgrado la morte del ragno, il Sommo sacerdote cerca di essere accomodante, limitandosi a bandirli dal villaggio. La tensione sale, mentre volano accuse reciproche, finchè si arriva allo scontro. Terzo intona un esorcismo, Sez ed Olin si lanciano alla carica, Nefertiti scompare tra le ombre del villaggio, mentre Brianne sostiene il paladino. Una nube si concentra intorno al sacerdote, Sez si blocca, mentre Olin decide di sfidare la sorte entrandovi. A stento trova ed affronta qualche sacedotessa, ma ben presto si accorge che la nube è gelida, una patina di ghiaccio è sulla sua armatura e gli sta rallentando i movimenti. Decide di uscire. Intanto le preghiere di Terzo sembrano non avere alcun effetto ed il cielo di copre di nubi. Olin esce dalla nube, ferito ed infreddolito, mentre un fulmine si scatena su Sez, il quale nonostante i suoi riflessi fulminei non riesce a schivarlo del tutto, rimanendone in parte ferito. Olin gioca la sua ultima carta e lancia un cortello al falso sacerdote. Mitra è benevolo e guida il cortello quasi al cuore del sacerdote, ferendolo quasi mortalmente. Il sacerdote riesce a stento a non perdere i sensi. Il cielo si rischiara, ma le sacerdotesse cercano di trascinare il sacerdote al coperto. Olin vuole impedirgli di ritirarsi a tutti i costi, gli si scaglia addosso: con un balzo supera le sacerdotesse e da il colpo di grazia al sacerdote, che ora giace a terra morto.
Il villaggio è nel caos, bloccato nell’incredulità, schockato dalla morte di chi credevano immortale, indecisi tra perseguire la volontà del demone ragno o glorificare i salvatori.
Nefertiti aiuta Sez, lasciandolo poi alle cure di Terzo.
Dopodichè…

Anatolius, Argante e tutti il loro seguito, si fanno strada, ma lungo la via, le sentinelle incrociano un cavaliere. Si rivela essere ser Iorio di Castria, cavaliere della Sacra Rota e servitore del Sommo Inquisitore Angus Magnus. Il paladino chiede ospitalità e si intrattiene in un lungo dialogo con Argante ed un inquieto Anaotlius. Con l’aiuto del paladino, Argante ricorda il vecchio gruppo e le avventure nelle paludi e confida la propria situazione e le sue intenzioni a Iorio, che in cambio lo aggiorna sulla situaizone a Tarantia e sulle terre Aquiloniane. Iorio, reso ceco nelle paludi, conferma di avere il dono della “vista delle fede”, ma cerca di toccare il viso di Anatolius, poichè non riesce a percepirlo. Anatolius si scosta, si allontana alle spalle di Argante, che lo invita a calmarsi e rimanere composto, ma alla fine Anatolius si defila.
Argante apprende le intenzioni dell’Inquisitore, intento nella “sua caccia”. Iorio ha importati notizie, avendo sconfitto il corpo materiale del demone ed avendo trovato il modo di sconfiggerlo, tramite il libro stesso.
Infine, svela i retroscena presunti della stessa sala bianca, in cui pare la serpe si annidi, attraverso la più alta carica della chiesa di mitra: il Sommo Pontefice in persona!
La notizia lascia schockato Argante, che dovo essersi congedato con Iori, va da Anatolius, a chiedere maggiori informaizoni. La “segretezza” di Anatolius lo mette alle strette, arrivando a puntare un coltello alla gola di Anatolius. Brian interviene, mettendo la situazione in stallo. Argante molla il coltello, ma non desiste nelle sue risposte. Brian manda a letto Anatolius e confida ad Argante quello che può sulla situazione tra Anatolius e l’Inquisitore. Argante decide così di seguire Anatolius…
e epiche gesta di Sir Argante di Frecciamarcata,
cavaliere di Aquilonia, Protettore di Argos, Conte elettore di Pergona
e del suo Compagno Anatolius Iantumal, sotto le mentite spoglie di Lucius il tarantiano

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Monete d'oro

Argante cerca di contrattare. Il prezzo scende a 150, ma Argante propone 1 Mo per i suoi uomini e 20 Mo per lui, totale (circa a memoria) 60 Mo. Anatolius traduce concordando sulle 150 Mo da richiedere a Re Milos di Argos.
Mandano la lettera.

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Ragni, paladini e sacerdotesse

Anatolius, in cerca di una letterea di raccomandazione per entrare all’accademia, incontra il capitano della nave.
Questi lo ragguaglia sulla situazione, affermando di non essere in una posizione sufficiente in città per quanto il mago gli richiede, ma di conoscere e poter organizzare un incontro con qualcuno che lo può aiutare.
Anatolius passa l’attesa in locanda, dove parlando con mercanti ed ascoltando le chiacchiere locali, viene a sapere, pur in modo un po’ confuso, della situazione a Tarantia e che un gruppo di Aquiloniani in avanscoperta è stato prima catturato da Stigiani, poi liberato dagli Zingariani, che ora li tengono come prigionieri politici. Il loro capo, un cavaliere di recente nomina, è in stato confusionale e non riesce a dare informazioni su quanto accaduto. Sono tenuti con ogni riguardo in un piccolo villaggio a due giorni di cammino.
Anatolius, viste le incombenze, decide di non approfondire la cosa.

Intanto il gruppo nella città dei ragni sta discutendo su cosa fare, quando una giovane ragazza si attacca al braccio di Terzo, implorando il suo aiuto e trascinandolo nella sua dimora. Terzo fa cenno agli altri di seguirlo e vengono a sapere che la ragazza è la sorella di una sacerdotessa del tempio del ragno, la quale, prima di essere sacrificata all’abominevole demone preso come divinità, le rivela alcuni dettagli. La ragazza chiede l’intervento degli avventurieri per risolvere la situaizone, rivelando che il demone sanguina. Brianne e Terzo sono nell’indecisione più totale, combattutti tra l’affrontare qualcosa fuori dalla loro portata ed aiutare la ragazza. Olin, con la sua incuranza ed avventatezza, cerca ostinatamente di risolvere la cosa, senza nemmeno prendere in considerazione il grave pericolo e la missione che devono compiere. Nefertiti è meno coinvolta e con Sez vorrebbero non aver nulla a che fare con il mostro. Decidono comunque di indagare al tempio ed Olin, nonostante una certa reticenza da parte di tutti gli altri, si trascina la ragazza con sè, ignorando i timidi e goffi tentativi di Terzo di mascherare la situazione.
Anatolius, oltre alle informazione sugli Aquiloniani, scopre alcuni dettagli sulla battaglia con RavenRock e che il Sommo Inquisitore è partito dalla capitale, azzardando una stima tra le varie testimonianze, circa un paio di settimane prima. Arriva però ad incontrare il mago. Durante il colloquio gli viene detto che per la raccomandazione deve fare un piccolo servizio, ovvero procurargli due cadaveri dal camposanto, per degli esperimenti anatomici. Ad un certo punto la tensione sale, soprattutto quando il mago rivela di essere stato un alessandrino e toccando una spilla mostra che contiene la “polvere dell’inquisitore™” che diviene azzurra. La tensione sale, ma non ne nasce uno scontro ed Anatolius acconsente di compiere l’impresa. Uscito contatta Bremen, il quale gli conferma che l’inquisitore è partito verso ovest. Anatolius vede così sfumare il suo desiderio di entrare all’accademia, collegando il mago con l’inquisitore…

Intanto il gruppo si reca al tempio. Nefertiti avvisa in tutti i modi il gruppo che un demone non è affare da poco, pur cercando di analizzare la situazione. Sez vorrebbe concentrarsi solo sull’attraversata, mentre Olin continua nelle sue gaffe anche giunti al tempio. Qui, oltre il primo muro, vi è un enorme giardino, tenuto con la massima cura, con un piccolo fiumiciattolo tranquillo che lo attraversa ed un ponte per superarlo e ragni sparsi un po’ ovunque. Vengono accolti da una sacerdotessa, che li introduce ad un “paladino”, il quale infine li porta dal Sommo Sacerdote. Durante questi passaggi viene chiesto ad Olin della ragazza e del perchè sia con loro. Olin accampa scuse, rischiando di compromettere tutto. Dinanzi al Sommo Sacerdote Olin rischia di rivelare la loro missione, ma fortunatamente lascia la parola a Terzo, che descrive le loro necessità e chide di poter accedere al passaggio. Nefertiti porge in modo appropriato l’omaggio al Sacerdote, che gradisce ed arriva infine a consentire loro il passaggio, pur avvisandoli dei pericoli che potrebbero dover affrontare. Quando sembra che tutto sia risolto, Olin prende la parola e chiede di poter comprare e portare con sè la ragazza. Fortunatamente non accade alcun incidente ed il sommo Sacerdote afferma che per il giusto prezzo potrebbe cedergliela, pur lasciando le trattative al giorno seguente. Usciti dal tempio il gruppo tira un sospiro di solievo e mentre Nefertiti cerca di mettere un po’ di sale in zucca ad Olin, Brianne gli sferra un pugno d’improvviso, lasciando a terra un basito Olin. Si recano infine a casa della ragazza.

Argante si riprende.
Non ricorda quasi nulla, se non vaghi frammenti.
Parla prima con uno dei commilitoni, che gli raccontano un po’ chi sia e le sue ultime gesta.
Poi con le guardie, da cui non ottiene molte informazioni.
Infine con il comandante della guarnigione, che gli dice li stiano trattenendo per la loro sicurezza.
Argante non capisce, sa solo che deve compiere la sua missione per la salvezza di Aquilonia e cerca di parlare inutilmente con soldati e capi del fortino. Arriva anche a disegnare una “mappa”, per farsi intendere meglio, ma il generale gli fa capire che non hanno notizie di Taranzia.
Anatolius, dopo aver intuito il collegamento tra il mago e l’inquisitore, decide di ritentare la sorte all’accademia.
Qui incontra un mago che gli chiede della sua vita e cerca di convincerlo che l’unica e migliore via sia quella di ottenere dal mago il permesso di accedere all’accademia. Combattuto tra la fuga dall’inquisizione e dai suoi tirapiedi ed il cercare rifugio all’accademia, decide infine di procurare i corpi al mago e quindi l’accesso all’accademia.
Con l’aiuto del suo fido compagno, trafuga i corpi e li porta al mago, il quale cerca di capire meglio il passato del giovane. Emerge che la storia di Anatolius non risulta registrata, ma risulta una storia simile di un altro giovane ad Aquisforte. Anatolius nega, ma durante il discorso emergono ulteriori tratti sulla figura e gli intenti dell’inquisitore e che l’interesse di Magnus per Anatolius, deriva dal suo sangue. Sangue che è anche l’oggetto degli esperimenti del mago sui corpi portati da Anatolius, sangue che normalmente viene usato nella magia e che porta inevitabilmente alla corruzione. Il mago afferma candidamente di non esserne esente, ma i suoi servigi gli concederanno la grazia di essere redento dallo stesso Magnus. Anatolius è schockato dalle rivelazioni e gli appare incomprensibile, non solo un mago che sta dalla parte dell’inquisitore, ma che è pronto ad offrire la sua vita per favorire i progetti di un nuovo mondo ad opera di Magnus!
Ottenuto il benestare dal mago, ritorna all’accademia, in cui gli viene spiegato che le sue lezioni potranno cominciare tra una settimana e che nel frattempo sarà preparato il suo piano di studi, per il quale è previsto un incontro con un responsabile tra un paio di giorni. Anatolius, chiede di poter procrastinare l’incontro, per via di affari in un paese poco distante.

Intanto, nella città dei ragni, il gruppo fa le sue considerazioni. Emerge che sotto la corazza del paladino, prima di essere ridecorata ad acido, vi era il simbolo di Mitra.
Olin insiste sull’agire, Sez è confuso, Terzo fa le sue raccomandazioni e Nefertiti rimane assorta nelle sue riflessioni. Decidono di scoprirne di più e Brianne divide il gruppo alla ricerca di informazioni.
Olin incontra un vecchio vasaio, a cui estorce un paio di canopi per due misere monete di ferro e poche informazioni.
Sez ha un po’ più di fortuna, incontrando un uomo che gli vuole rivelare ciò che sà e si spostano in un angolo appartato.
Nefertiti prova con un anziana donna, intenta a mungere una capra. Ottiene un bicchiere di latte di capra e qualche altra informazione.
Terzo si occupa direttamente del paladino. Prova a parlargli nella lingua di Mitra, cercando rassicurazioni sul passaggio e cercando qualche barlume del paladino. A tratti questo emerge, dando l’apparenza di un uomo schizofrenico. Nota, inoltre, che l’elmo è come sollevato, come se la fronte dell’uomo fosse molto più ampia per l’elmo stesso oppure ci sia qualcosa che lo tiene sollevato. Decide così di rischiare un esorcismo, mascherandolo per canzoncina. La cosa ha il suo effetto. Il paladino soffre, mentre mette mano alla spada. Terzo insiste, rischiando un colpo che certamente lo avrebbe diviso in due, se non fosse stato per il provvidenziale intervento di Sez, che rimane però gravemente ferito. Terzo si interrompe subito ed gli offre immediatamente le prime cure, mentre il paladino si ricompone. D’apprima si ritira nel tempio, ma torna subito dopo con garze e bende, dimostrandosi inconscio dell’accaduto ed affranto per le condizioni di Sez.

Anatolius, si appresta a raggiungere il villaggio in cui è tenuto Argante ed i suoi 50 uomini.
Qui cerca di convincere le guardie a farlo entrare, le quali acconsentono.
Argante non riconosce Anatolius, che si presenta come un “Tarantiano medio” di nome Lucius e l’amnesia non lo aiuta di certo. Ricorda a mala pena il sacerdote, Terzo, a cui si rivela affezionato, ma non ricorda di altri, come Olin, di cui gli hanno parlato i compagni. I due discutono, finchè Anatolius non riesce a convincere Argante a rivelargli tutto. Argante riesce a convincere Anatolius a parlare con il “tizio”, in realtà un generale, che li tiene lì. Anatolius parla con il generale e riesce ad ottenere il rilascio dei prigionieri in cambio di 100 Mo, oppure di tutto il loro equipaggiamento. Naturalemnte la seconda ipotesi non è contemplabile e per la prima non dispongono della somma necessaria. Anatolius torna da Argante, il quale chiede subito se sia stato contrattato un prezzo, mettendo sul piatto anche le sue recenti investiture. Brian descrive in modo gentile la futilità del rango nella situazione specifica. Tornano così dal generale, con Anatolisu che fa da interprete e lettore, quantomeno per contrattare il prezzo. Prima però devono trovare qualcuno che garantisca per loro. Ad Aquilonia, che nell’ottica di Argante SICURAMENTE avrebbe elargito la somma richiesta per la liberazione dei suoi uomini. La città però non è reperibile: non si hanno notizie sulla sua sorte, precludendo questa strada. Argante prova la carta dei suoi titoli ad Argos. Gli Zingariani dichiarano candidamente di essere nemici di Argos da 300 anni, ma si possono accordare per 200 monete d’oro. Argante cerca di contrattare. Il prezzo scende a 150, ma Argante propone 1 Mo per i suoi uomini e 20 Mo per lui, totale 60 Mo. Anatolius traduce concordando sulle 150 Mo da richiedere a Re Milos di Argos. La lettera viene redatta e firmata in modo incerto da Argante, il quale, non ancora del tutto pratico di tali pratiche, cerca di mettere in mostra l’anello, che viene poi usato come sigillo per la lettera.
Argante è fiducioso e comunica con baldanza ai suoi uomini che nel giro di pochi giorni saranno liberi.

Nella città dei ragni, dopo aver aiutato Sez, il paladino si ritira, mentre Terzo accompagna Sez alla casa di Amigdala, dove si ricongiungono con gli altri. Condividono le loro informazioni.
Riguardo la luce, le informazioni indicano di non togliere le bende che coprono gli occhi durante il passaggio finchè non si è certi di giungere al di là dello stesso passaggio, ovvero sentire il calore della luce del sole di Mitra sul volto. Inoltre, il passaggio dev’essere fatto in silenzio. Lo scopo delle sacerdotesse è proprio quello di gridare, attirando il “dio” ragno nel caso qualcuno tolga la benda. Si racconta di gente che rimasta indietro, si è semplicemente abbandonata al suo destino per evitare che gli altri compagni fossero in pericolo.
Su Radamente, scoprono che dieci anni prima, i cittadini tentarono il colpo inviando tramite un mercante una lettera alle città a nord. Da qui giunse un paladino con la sua scorta. Concludono che la ferita al ragno, raccontata da Amigdala, sia stata inferta da Radamente, come Paladino di Mitra, ma che poi sia stato catturato e soggiogato pubblicamente come monito per tutta la popolazione dallo stesso sacerdote, che ha cancellato il sole di Mitra, in favore della tela del ragno. Da allora Radamente è divenuto paladino del ragno, a protezione della città.
Decidono di intervenire, studiando “accuratamente” un piano. Dovo varie ipotesi, quella più sensata è quella di un duello cavalleresco e pacifico tra Brianne e Radamente e Sez consiglia di colpire alla testa. Questo per dare il tempo a Terzo di formulare un nuovo esorcismo. Il duello ha inizio. Brianne incassa un colpo da Radamante, mentre Terzo inizia il suo esorcismo. Radamente sferra un nuovo colpo, ma Brianne schiva con agilità e con l’aiuto di Mitra riesce a colpire violentemente Radamente alla testa, il quale d’apprima appare intontito, poi sviene. Terzo corre subito in soccorso del paladino e tolto l’elmo scopre un abominevole parassita sulla testa del paladino stesso. Cerca di nascondere subito la cosa e dopo un attimo di titubanza, trasportano il paladino a casa di Amigdala, mentre Olin va subito a fermare i pochi cittadini che si stavano dirigendo verso il tempio, mentre tutti gli altri fuggono terrorizzati nelle loro case.
Nella casa di Amigdala, Terzo fa un primo tentativo di togliere il parassita, ma si accroge fin da subito non essere una cosa facile e di compromettere la salute del paladino stesso.

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Ragni

Anatolius.
Sulla nave in rotta per Tortuga, preso da una certa inquietudine per l’incolumità sua e dei suoi beni, cerca un luogo sicuro dove riporli. Dopo lunga ricerca, convince uno degli “ufficiali” di bordo a fargli mettere alcune cose in stiva, per poche misere monete.
Fatto questo, giungono a Tortuga, dove Anatalius, d’apprima incerto, sbarca sull’isola. Alla locanda viene prima avvicinato da un losco figuro, che gli parla dei “bracciali di ferro(?)”, chiedendogli se era interessato ad un affare proficuo.
Anatolius rifiuta con garbo ed i due tornano sulla propria strada.
Un’altro tizio si avvicina ad Anatolius ed i due iniziano un discorso. Il tizio è lì per un duello, legali nella capitale, ma legati ad una certa burocrazia, assente invece sull’isola.
Gli racconta poi dei “bracciali di ferro?”. Inizialmente, pochi maghi rei di qualche reato, venivano spediti ad Aquilonia, dall’Inquisitore. Successivamente il traffico si allarga ad ogni Stigiano di passaggio. In fondo se non sono maghi, saranno quantomeno seguaci di Set.
A lungo andare questo porta i rapporti con Stigia ad incrinarsi, così il traffico viene proibito, ma un gruppo losco, i “bracciali di ferro?”, continua nel loro traffico.
Anatolius, scioccato dalla rivelazione, cerca un luogo in cui acquistare abiti alla moda locale. Trova il piccolo negozio di sartoria, in cui per una cifra ragionevole, recupera quello che gli serve.

Dall’altra parte Terzo fa il giro dei Templi. Si reca da quello di Ibis, in primis, per avere notizie non solo sulla città dei ragni, ma anche sul culto. Nonostante le informazioni i dubbi restano…
Poi arriva al tempio di Mitra, in cui trova una sacerdotessa…
Dopo lo schock iniziale, in cui prima chiude la porta, si fa coraggio ed affronta la sacerdotessa. Il clima è gelido e fissati i punti in comune, la sacerdotessa si offre per una divinazione.

Alla locanda, Olin chiede a Nefertiti di mostrargli il ragno trovato.
Sez, di fronte a Brianna, chiede non troppo gentilmente ad Olin di uscire a discutere della situazione.
Brianna è basita dall’irrispettosità di Sez, ma inizialmente non prende provvedimenti.
Olin cerca di spiegare a Sez che la situazione è sotto controllo, con un Sez che cerca disperatamentre di trattenersi ed un Olin che accampando scuse e giustificazioni rischia solo di aggravare la situazione.
Al rientro Brianne manda Olin, con le maniere dovute ad un cavaliere, ma in modo intransigente, nella sua camera, prima di fare una lavata di capo a Sez, cercando di spiegargli che comunque Olin è maggior in grado, mentre lui è solo uno scudiero.
Quando Terzo, torna alla locanda, parla di quanto trovato e saputo a Brianne, informandosi di come si sia evoluta la situazione nel frattempo. Brianne lo informa di non avere tempo per approfondire la situazione di Nefertiti presso il tempio di Ibis e che avrebbero sicuramente avuto occasione più avanti.
 Brianne è ancora all’oscuro dei problemi causati da “sir” Olin Kane e Terzo si trattiene dal rivelargli tutto, aspettando prima di superare la città dei ragni. In fondo, se non riuscissero a superare il passaggio, sarebbe solo un fardello inutile.
L’indomani mattina si avviano verso la città dei ragni, dove giungono senza inconvenienti.
Anatolius ritorna alla nave, la quale riparte per il suo viaggio.
Durante il tragitto incrociano un’altra nave, che issa una bandiera nera, senza altri stemmi: la bandiera degli appestati.
Il capitano urla ai suoi ordini, ma quando la nave è vicina, la bandiere nera viene sostituita dal Jolly Roger.
Sulla nave pirata gli arceri incoccano le frecce. Anatolius prepara e lancia una palla di fuoco esplosiva che lancia sulla nave. L’incantesimo ha i suoi effetti, più sui marinai di entrambe le navi. Intanto dall’altra parte alcuni uomini con le torce danno fuoco alle frecce incoccate che partono dando origine ad un principio di incendio sulla nave di Anatolius. Egli, con l’uso della magia, fa scomparire le fiamme. Intanto la nave pirata spara un grosso arpione sulla fiancata della nave. Anatolius si precipita a controllare, trovando l’arpione piantato nel fianco della nave. Così, con un ultimo incantesimo, traforma il ferro dell’arpione in terra, facendo sì che questo si sfili. Stremato dagli incantesimi Anatolius non può più fare nulla, ma dopo una ventina di minuti la battaglia ha termine ed i pirati sono in fuga…
Nonostante un certo timore iniziale, l’equipaggio saluta con un caloro applauso Anatolius.
Giugono così alla loro destinazione…
Il gruppo di Brianne, Olin, Terzo, Nefertiti e lo scudiero Sez Kawan, giungono alla città dei ragni, che trovano arida ed inospitale, costituita soprattutto da innumerevoli cascine fatiscenti ai margini della città. Qui incontrano un mercante, che spiega loro di aver fatto il passaggio per necessità, ma senza aggiungere dettagli a quanto già hanno già appreso.

Anatolius, ormai giunto in città, sbarca con il suo gruppetto, da cui si separa per giungere all’accademia locale. Qui viene a sapere che per poter accedere all’accademia è necessaria una lettere di raccomandazione per garantire le buone intenzioni del nuovo allievo. Anatolius decide di chiedere al capitano.

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Una lettera

E’ sera alla locanda.
La guardia si è appena allontanata e Brianne al momento non è al tavolo.
Assieme alle pietanze, viene consegnata una misteriosa lettera.
Olin suda freddo, Nefertiti è preoccupata, Sez guarda i due in modo torvo e Terzo non coglie quanto sta succedendo. Così prende la lettera e la controlla. E’ sigillata da una goccia di ceralacca rossa, senza alcun sigillo o simbolo, senza alcun destinatario.
Olin strappa la letterea di mano a Terzo, che non riesce a riprenderla mentre Olin cerca di distruggerla. Nefertiti riesce a prendere la lettera ed aprendola un solo messaggio:
“Ultimo avvertimento :)”
Terzo non comprende, ma Olin confessa la malefatta della corona del Gunderlan. Terzo è troppo incredulo, Sez è talmente furioso che preferisce andare a spaccare legna pensando alla testa del neo-cavaliere.
L’arrivo di Brianne pone fine alla discussione sull’accaduto, spostando l’attenzione su quanto da farsi prima di giungere alla città dei ragni e rendendo tutti d’accordo sul cercare più informazioni possibili. Brianne propone che sia Olin a parlare con il signore locale, essendo il cavaliere che può avere maggior influenza e peso politico.
Al termine della cena, Terzo va da Olin per cercare di saperne di più, ma soprattutto per cercare di redarguirlo. Poco dopo arriva anche Nefertiti nella stanza e Terzo si reca da Sez. Anche Nefertiti redarguisce il bardo ed anche lei fa pressione affinchè risolva la questione. Inoltre si accorge dell’aura magica che emana la lettera, segno che “loro sanno” che Olin ha letto la lettera.
Terzo trova Sez che spacca legna con una furia non comune, ma lo scambio è breve.

Intanto, un mese prima, Anatolius, riesce ad acquistare, per pochi soldi una bellissima barca per discendere il fiume e sfuggire alle grinfie dell’Inquisitore. Non appena però lui ed i suoi compagni salgono sulla barca, si accorgono che l’economicità della stessa ha i suoi lati negativi ed imbarca acqua. Perdono così un 4 ore per le riparazioni necessarie e la maestria dei suoi compagni delle paludi li fa giungere in 15 giorni fino alla città (?).

Prima di dormire, Nefertiti incontra il mercante, dal quale ottiene le prime informazioni su ciò che li aspetta e con il quale, dopo lunghi ripensamenti e trattative, cede la collana che gli ha donato Terzo per il frammento di Adamantio.
Olin, invece, decide di fare un giro per la città. Qui i mercati sono ancora aperti ed incontra un incantatore di serpeni che si ferma ad osservare. Donandogli qualche moneta, si accorge di una macchia sulle mani. L’incantatore se ne accorge ed iniziano a parlare dell’avvertimento. Olin viene così a sapere di un mercante, che quando ubriaco, parla talvolta di suoi intrallazzi con la Camonna Tong. Olin decide così, presa una bottiglia di vino di pessima qualità, di andare a fargli subito visita, nonostante l’ora tarda, al mercante. Qui viene a sapere delle Ombre di Nemedia, i nemici della Camonna Tong, probabili responsabili del furto della corona.

Anatolius, 15 giorni prima, girando per la città, coglie i nomi di Olin ed Argante. Informadosi viene a sapere che sono stati fatti cavalieri, ma si convince che sicuramente trattasi di omonimia. Per quanto improbabile, lo ritiene molto più probabile che quei due siano divenuti cavalieri. Chieste indicazioni sul porto e sulle vie migliori per giungere nelle città di Zingaria e preso in giro dalle guardie Argosiane per la sua natura pavida, si dirige ai moli. Qui cerca una barca poco appariscente e modesta. Contratta con il capitano, per tramite di un marinaio, di avere un passaggio per lui ed i suoi compagni per una mezza moneta d’oro ed il lavoro del “tipo grosso, ma non troppo furbo”.
Sulla nave incontrano il capitano, che li “rassicura” sul fatto che per aver pagato il passaggio, giungeranno alla loro destinazione, senza aggiungere però ulteriori dettagli. Più tardi lo sentirà, tra un ordine e l’altro, dire di far rotta per Tortuga. Anatolius è allarmato e pianifica di dar fuoco alla barca e cercare di salvarsi su una scialuppa, ma prima chiede consiglio a Brian, che però dissente, rimarcando la pericolosità del piano e le alte probabilità di fallimento: sitroverebbero in alto mare, in mezzo all’oceano, con una piccola scialuppa.
Al momento Anatolius desiste, ma cerca un modo per tenere al sicuro il suo tesoro.
Contatta poi Bremen, in un canale disturbato, dal quale scopre che il Sommo Inquisitore Angus Magnus è fermo, ma i suoi scagnozzi sono ancora in movimento e gli conferma che i suoi compagni sono di recente nomina a cavalieri.

Intanto (15 giorni dopo), al mattino si incontrano tutti alla taverna.
Brianne, sentiti i pareri di tutti e le nuove informazioni divide i compiti del gruppo.
Olin, in qualità di Cavaliere di Aquilonia, protettore di Argos e Conte elettore di Pergona, città più vicine geograficamente e politicamente alla città attuale ed avendo quindi maggior peso politico, si occuperà di parlare al signore locale. Terzo chiede che Brianna lo accompagni e con l’occasione lo istruisca al meglio e per quanto possibile sul comportamente di un cavaliere. Terzo e Nefertiti, invece, sono assegnati alla zona dei templi, ma Terzo vuol prima fare una tappa dalla guardie, anche per informarsi sui templi e le leggi in vigore in città. A Sez, in qualità di umile scudiero, viene assegnato l’ingrato compito di pensare alle provviste ed alle necessità del viaggio.
Sir Olin, durante il percorso dal reggente, viene istruito con pochi e preziosi consigli da Brianne. Vengono accolti e subito Brianne lo consiglia sulla stanza giusta, essendo Olin incapace di leggere. “Sarà un gioco da ragazzi”, le ultime parole famose di Olin a Brianna. Qui incontrano il reggente. Un anziano smunto, di circa 85 anni. “Speriamo sopravviva all’incontro”, le parole caute, nascoste e sussusurrate nella maniera più silente possibile a Brianna. Successivamente si presenta ed introduce Brianne. Il vecchio reggente estrae un corno per sentire meglio ed inizia una lunga discussione sul segreto della via segreta che segretamente conduce dalla città dei Ragni a Nemedia, da cui pare non riuscire a cavare un ragno dal buco. Nonostante tutto, riescono a scoprire che un dono gradito sia un ragno, possibilmente raro e che buona cosa è riuscire ad ingraziarsi il sommo sacerdote, definito comunque uomo di fede ed integerrimo che gestisce la città ed è aiutato negli affari della chiesa da pure sacerdotesse vergini.
Olin cerca in città dei ragni, con scarsi risultati.
Intanto Terzo si reca alla guarnigione con Nefertiti, in cui scoprono la necessità di un lasciapassare, in fondo più una formalità che può essere una piccola garanzia per la loro incolumità, lascia la città libera da oneri a loro carico (nella “remota” eventualità che non riescano a passare), della necessaria lettera nel caso in cui arrivino dall’altra parte, dei maggiori pericoli lungo la via. Il lasciapassare è destinato ad abili combattenti, ma Terzo e Nefertiti ammettono che due cavalieri ed uno scudiero li accompagnano. Accordatisi per far ritorno con i compagni, compare Olin e Brianne, che vengono presentati e si procede con le formalità ed il rilascio dei lasciapassare che li lasceranno passare per la via che giunge al segreto della via segreta…
Incaricano così Nefertiti di recuperare un ragno come dono, nonostante Nefertiti sia un po’ scettica che un ragno rinchiuso e privo così della libertà possa essere dono gradito, ma in mancanza di un guinzaglio per ragni, optano per limitarsi ad una sistemazione più comoda, come una cassa un po’ più grande o una cesta, ma prima è necessario trovare il ragno…

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Nelle terre dell'Ofir

E’ sera al paesino di Ofiriani sulle montagne.
Il gruppo è a cena ed appprofitta delle pausa in cucina dell’Ofiriano che li ospita per discutere il da farsi.
E’ chiaro a tutti che un’occhiata ai resti della valanga potrebbe fornire loro importanti indizi. L’indomani, quindi, si fanno accompagnare sul luogo, a sole due ore dal villaggio.
Qui incontrano un cavaliere di Ofir con alcuni mercenari-guardie che stanno facendo un sopralluogo. I primi cadaveri sono spogliati di ogni bene, con segni di profonde bruciature e gravi contusioni.
Più a monte trovano l’accampamento della retroguardia, scampato alla slavina, ma non alle mani di feroci assassini. I segni sono evidenti, i corpi mostrano di essere stati presi di sorpresa, alcuni ancora con pale e picconi in mano, pronti per soccorrere i loro compagni caduti.
Sez, cercando in giro, trova sotto dei massi un superstite. Le cure improvvisate di Terzo gli consentono ancora solo pochi minuti di vita, in cui scoprono alcuni dettagli, tra cui la direzione “il cuore del deserto”.
Terzo, dopo gli ultimi riti e tolto l’elmo, scopre uno strano segno, troppo tardi per coglierlo al meglio, infatti lo nota nell’istante in cui scompare, che corrisponde alla morte dell’uomo.
Terzo ne fa subito parola con Nefertiti e Brianne, ma non ottiene molte altre informazioni. Informate le guardie, continuano a cercare per l’accampamento, dove trovano un kit di primo soccorso ben fornito, che comprande anche antiveleni ed un mappa dettagliata che riescono a farsi dare dalle guardie, su cui è segnata una prima tappa del contingente.
Tornati al villaggio, parlano del tatuaggio con gli abitanti del villaggio, che ammettono di aver visto anche loro quel simbolo, prima di trucidare i poveri superstiti. Vengono accompagnati dal capo del villaggio, definito anche sciamano, il quale ammette di conoscere il simbolo. Parla di antiche storie, dell’origine della magia come un male che contagia tutto il continente, di un antichissimo popolo, che scoprono essere probabilmente collegato con le rovine che trovarono tempo addietro e che opera nell’ombra. Dei rettiliani dai grandi poteri che da tempi immemori tentano di soggiogare l’uomo.
Lo sciamano, però, dice che svelerà il simbolo solo se dimostreranno di essere puri di cuore e che dovranno affrontare una prova, che verrà rivelata la sera e che intanto di sarebbe allegramente dato alle droghe. LA prova si rivela il dover portare la testa di una bestia feroce che vive in una grotta vicino al villaggio.
Le informazioni sono scarse, ma in effetti vengono a sapere che nessuno del villaggio è mai stato attaccato dalla bestia. Sez, Terzo ed Olin accettano l’incarico. Giunti alla grotta, scoprono i resti di molte ossa, analizzandole si evidenziano i segni di enormi artigli. Mentre cercano di riflettere sul da farsi, urla terrificanti e strazianti, giungono dalla caverna. In breve due occhi famelici iniettati di sangue si intravedono e mostrano una creatura onorme, circa tre volte un orso normale.
Inizialmente si danno alla fuga e decidono di portare a termine l’impresa con l’astuzia, avvelenando una capra e portandogliela come dono. Terzo prepara i veleni con erbe del posto, recuperano una capra, la imbottiscono di veleno e la lasciano all’ingresso. Troppo spaventati si allontanano per avvicinarsi con cautela solo dopo un’ora di agonia della povera bestia, ormai morta. Terzo nota una lancia piantata una zampa dell’animale, che si rivela essere un orso enorme.
Sollevati per essere riusciti incolumi nell’impresa, tornano dal capo-sciamano con la testa dell’orso.
Lo sciamano gli racconta la storia dell’orso,
di come fosse innocuo, di come abbiano agito in maniera impropria, cercando di spiegargli che non può dirgli quello che volevano sapere.
Sez è scocciato, come pure Terzo ed Olin che si sentono presi in giro dallo stregone, pur riconoscendo una certa saggezza nelle sue parole.
Decidono perciò di abbandonare subito il villaggio.
Durante il viaggio odono dei rumori, come di ossa che scricchiolano e vengono rosicchiate. La loro nuova guida li informa essere il rumore deli sgnaf-sgnaf.
Durante il viaggio, riescono anche a vedere, in lontananza, tali strane creature: lucertole enormi e pingui dall’aria apparentemente innocua, pur non di bell’aspetto.
Giungono in città, dove trovano una locanda. Terzo, Olin e Brianne vi si fermano, mentre Sez e Nefertiti si dedicano ad un giro per il mercato. Qui Sez vede un sacco di armi esotiche, scimitarre, lame gemelle, alabarde ed altre ancor più strane, ma si limita ad acquistare un pugnale in argento.
Nefertiti, invece, è attratta da un commercinate di pietre preziose, che gli mostra una splendida perla (?). Inoltre, da uno scrigno egregiamente lavorato, estrae una lacrima di un materiale che sembra metallico. Come dimostrazione lo mette sulla bancarella, estrae una scimittarra e colpisce violentemente il piccolo frammento. La lama và in frantumi, ma il frammento non mostra alcun segno. “Trattative riservate” afferma il mercante, invitando Nefertiti ad incontrarsi l’indomani sera.
Sez, sorpreso dal rumore ed osservando da lontano la scena, accorre con mano alla spada, subito tranquillizzato però da Nefertiti.
Al ritorno osservano un sacco di manifersti, simili a quelli dei ricercati, ma che si rivelano essere persone scomparse. Notano una guardia che sta entrando nella locanda. Entrandovi incontra dapprima i loro compagni e presto la guardia si unisce a loro, fornendogli ragguagli sulle situazione. Il vicino villaggio dei ragni è presisdiato da uno strano culto. Il re decise essere meno onerosa una convivenza pacifica, rispetto alla presa ed al successivo mantenimento di una città. Pare che i sacerdoti onorassero uno strano “Dio ragno” e per questo prendessero una o due persone all’anno. Pur tranquillizzando gli avventurieri e dichiarando che i mercanti passano regolarmente per la città, ultimamente le sparizioni si sono intensificate, ma i sacerdoti hanno negato un loro coinvolgimento. Ad ogni modo, per sicurezza, agli abitanti dei monti si raccontano favole per tenerli lontani, mentre la porta che dà sulla città è chiusa e presidiata, per controllarne i movimenti.

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