Cronache di Hyboria

La vendetta dello stregone bianco

Il dialogo con i nani prosegue.
Vengono informati di quanto sta accadendo e viene chiesto loro se hanno la possibilità di far qualcosa per Aran e lo Skald.
I nani osservano i due ed affermano che sì, possono aiutare i due, ma gli servono ingredienti.
Tra questi il sangue di un drago.
Tutti si rendono conto di essere ad un bivio.
I nani decidono di consultarsi. Terzo chiede loro se possano essere d’aiuto contro il drago.
Il nano annuisce: “E’ di questo che vogliamo discutere”.
Gli aquiloniani non faticano a capire i discorsi dei nani.
Poco dopo i nani tornano ed offrono una boccetta di sangue di drago. Apparteneva a mio nonno, il suo contenuto dovrebbe bastare per entrambe.
Vogliono però una premessa: che si impegnino ad uccidere lo stregone, in cambio del sangue del drago e della promessa di non violare il sigillo finchè lo stregone non sarà morto. Se il patto sarà
Ognuno nel gruppo si ferma a riflettere. Terzo rompe il silenzio facendo un passo avanti ed accettando. Aran lo segue a ruota. I norn non si tirano indietro. Sez è titubante, ma accetta. Argante lo segue. Il sengue viene consegnato.
Riprendono il viaggio e comincia una tormenta. Il viaggio è lento, ma si avvicinano alla città finchè il clima diventa meno rigido e si accorgono di aver sbagliato strada. Poco distante da loro delle luci. Una casa. Argante ed Aslan, in avanguardia, trovano una testa mozzata. Porta un elmo aquiloniano, quello della rota. Avvisano il gruppo di fermarsi e mentre Argante porta il macabro cimelio al gruppo, Aslan ed Aran si avvicinano di soppiatto alla casa per controllare. Davanti un imponente nord è uscito a fumare la sua pipa, dietro la casa, il resto dei corpi della rota. Tornano a riferire. Terzo verifica le insegne: uno scudiero.
Cercano di capire cosa fare, quando il righiare di cani si fa sentire.
L’uomo li scorge. Mandano Udo a parlare con lui, ma si rivela ospitale, offrendo cibo e riparo, a patto che lascino fuori le loro armi. Tutti acconsentono, Terzo lascia solo il cortello mentre Aslan tiene un paio di coltelli con sè.
Entrano e gli viene offerto del cibo. Sul tavolo notano una serie di averi, quelli dei soldati della rota, disposti secondo il valore che i nord gli attribuiscono.
Il gruppo osserva gli oggetti.
Terzo li ringrazia dell’ospitalità e per aver sistemato i loro traditori. Infine li informa che se vogliono, lui sa leggere le pergamene presenti.
Il gruppo viene informato che qualche giorno prima gli uomini della rota sono giunti, con intenzioni ostili, pretendendo ospitalità e dando inizio ad una lotta, conluca con la morte degli uomini della rota.
Di contro, lo stregone avrebbe punito le loro azioni e stano in attesa di tale fato.
Il gruppo comincia a discutere sul da farsi, piazzare trappole, etc… ma rumori all’esterno li distolgono dai loro pensieri. Un gruppo di draugher sta arrivando. Sono 6. Quasi tutti escono e Terzo apre le lettere in cerca di informaizoni, trovando per il momento solo una mappa, prima di raggiungere gli altri fuori dalla casa.
Il gruppo comincia a tempestare di frecce gli attaccanti. Aslan nota che altri due stanno arrivando sull’altro lato e si apposta all’interno.
Gil è la prima ad attaccare, seguita a ruota da Sez. Terzo accende una delle sfere di Mitra, nella spranza che il riverbero della neve li accechi, ma sbaglia i tempi. Riesce a non accecare gli amici, ma l’effetto è attutito dai guerrieri che gli sono davanti. Uno però si dà alla fuga.
La battaglia infuria, Terzo, prima di desistere, prova nuovamente ed un’altro cambia direzione.
Argante ed Aran sono feriti gravemente. Argante riesce a rimanere coscente, tamponare le ferite ed entrambe ripiegano nella sala. Aran decide di provare il sangue di drago. L’effetto è immediato. Quasi sviene, ma parte delle sue ferite sono rimanginate.
Aslan, intanto, dall’ombra attacca con i coltelli uno dei draugher.
Udo non è abituato a queste cose, ma scopre che trattasi di eroi nord morti e prova a comunicare con loro. Un paio gli prestano attenzione ed uno di essi desiste.
La battaglia è feroce, ma il gruppo, infine riesce ad avere la meglio e tutto il gruppo riesce a salvarsi la pelle. Tra i nord, invece, ci sono molti caduti.

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Il segreto dei custodi

Ormai in salvo dal berserk, fuori dalla radura, il gruppo raggiunge velocemente e senza intoppi Ice Gate.
Un’imponente costruzione di ghiaggio si staglia dietro un piccolo villaggio, più un gruppo di case a dire il vero.
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Un uomo li accoglie, con il calore tipico di quelle zone, ma comunque in modo cordiale.
Dopo le presentazioni di rito, vengono ospitati in una casa del luogo, l’unica da cui esce fumo.
Nel villaggio si accorgono subito di una strana sostanza, densa e brunastra che chiazza la neve. Avvicinandosi ad essa, l’uomo, un custode grigio, li ammonisce di non toccarla.
Nel villaggio sono sparse molte pire, su cui sono stesi dei corpi.
Mentre si dirigono alla dimora, Terzo si sofferma ad osservare le pire ed i corpi che vi sono stati bruciati. Non ne evince molto, ma sono evidenti le deformità delle mani. Grottesche e più allungate rispetto a mani normali.
Anche Argante assieme ad Aran cercano di dare un occhiata nei dintorni. Controllano le tracce e scoprono, oltre ai segni di battaglia, impronte di uomini molto grandi, non eccessive per un uomo, ma altrettando inusuali.
Il guardiano giunge alla dimora con il resto del gruppo, un po’ contrariato dall’assenza degli altri.
I nord del gruppo, dal canto loro, sono insospettiti dal non essere ospitati alla fortezza, ma al villaggio lì fuori e chidono lumi al guardiano, il quale, un po’ scocciato, si limita a confermargli che avranno sopitalità, che l’indomani si potranno recare ad Ice Gate ed il giorno successivo potranno riprendere il loro viaggio.
Argante ed Aran si confrontano con Terzo, prima di rientare nella dimora assegnatagli.
Terzo cerca di prendersi cura dello Scald, che però pare solo riposare tranquillo.
Aran ed Argante rimangono fuori, nel tentativo di svicolare e controllare i dintorni, ma mentre stanno per entrare in una casa, il guardiano, rimessosi dove lo avevano trovato all’arrivo, li ammonisce che al nord, chi entra in case altrui senza permesso è considerato un ladro, per i quali le pene sono molto severe.
Torano a riunirsi al gruppo.
Aslan è legato e Sez lo controlla, controllato a sua volta da Gyl.
Discutono sulla situazione. Gli Aquiloniani concordano sul fare comunque turni di guardia, mentre i nord, Gyl in particolare, preferiscono affidarsi al guardiano e dormire sonni tranquilli.
Udo cerca di curare ulteriormente lo Skald, ma non pare avere grandi effetti.
Udo fa uso delle sue droghe: “pozzo, pozzo, pozzo, sigillo, sigillo, sigillo” sono le parole mormorate, prima di svegliarsi quasi al mattino.
Il risveglio di Udo è accompagnato da urla e rumori di battaglia provenienti da Ice Gate. Questo mette in allarme il gruppo e tutti si svegliano.
Fuori dalla casa, trovano il guardiano che si sta lavando accuratamente nell’acqua gelida: il corpo di uno di queli abomini giace a terra, divelto in due. Terzo si avvicina cautamente a controllare, ma il guardiano intima tutti di non toccarlo, poichè è contagioso.
Gli viene chiesto se loro siano in qualche modo protetti dal contagio, ma nemmeno loro sono immuni. Per quanto facciano il possibile, lavandosi e bruciando i vesti macchiati di quel sangue, alcuni degli abomini riescono ad infettarli. In quel caso, i guardiani si immolano nella lotta contro gli stessi.
Vengono quindi invitati a raggiungere ICeGate, non appena il sole faccia la sua comparsa. Pare infatti che il sole li infastidisca.

L’entrata di Ice Gate è preceduta da un ponde di ghiaccio. Qui uno dei guardiani è chino e di fronte a lui un suo compagno sta per decapitarlo. Tutti comprendono ed i nord spiegano che in questi casi, più gente assiste con gli occhi aperti, maggiori sono le probabilità che raggiungano il Valhalla. Il gruppo si ferma ed assiste all’esecuzione. Nel momento in cui la testa viene staccata, Aran ha un malore, come se la freccia nella grotta l’avesse colpito in quel momento e si accascia. Terzo va in suo aiuto, ma non trova alcun segno. Probabilmente una maledizione.
L’esecutore si mette in preghiera, prima di fare un cenno al gruppo di entrare. Tutti salutano con il massimo rispetto. “Perfino occhi aquiloniani hanno osserva”, si limita a dire qualcuno, in un tentativo di conforto.

Ice Gate è imponente, enorme. Sale immense li accolgono e radi braceri le illuminano. Si addentrano con reverenza e curiosità, pur facendo attenzione a non scivolare. Tutto pare essere fatto per lo più di ghiaccio.
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Giunti in fondo alla sala, scorgono un uomo, che li accoglie. Fatte nuovamente le presentazioni e spiegate le loro ragioni, anche in virtù dell’amicizia dello Skald con alcuni dei guardiani, vengono accompagnati dal loro capo.
Seguono l’uomo in mezzo ad enormi sale e lunghi corridoi in un intricato labirinto, nel quale non scorgono praticamente nessuno. In tutti i guardiani sono una cinquantina, in un luogo che ne potrebbe ospitare migliaia.
Giungono infine nella sala dove sta il loro capo. Vengono fatti accomodare e raccontano la loro storia, dando particolare enfasi all’eletto e chiedendo lumi su quanto sta accadendo.
Le poche parole del primo guardiano incontranto trovano riscontro e vengono approfondite. Nelle profondità di Ice Gate, in una sorta di pozzo, un sigillo chiude l’accesso a quella che fu la città dei nani, ora presa da questi abomini. Il sigillo è però debole e talvolta alcuni degli abomini escono. I grigi difendono il nord e tutte le terre dagli stessi. Si parla anche dello stregone. Pare che sia stato il suo potere ad indebolire il sigillo e non solo quello. Nel nord, infatti, esistono altri cinque sigilli. Una volta che saranno tutti infranti, gli uomini potranno accedere ad Asgard e quando un uomo metterà piede nella terra degli Dèi, inizierà il Ragnarok.
Le notizie sono allarmanti. Chiedono come potranno affrontare quello stregone e l’uomo fa dono a Terzo di un bastone. Era appartenuto ad un sacerdote, che in modo pio stava cercando di portare la parola di Mitra in quelle terre. Era stato accolto benevolmente ed era in buoni rapporti con i locali, ma alcuni non erano dello stesso avviso e fu ucciso poco lontano. Nel bastone sono incastonate ben tre pietre di Mitra. Terzo è esterefatto. Un artefatto così importante e prezioso, donato nelle sue mani.
Chiede di poter vedere il sigillo, nella speranza di poter far qualcosa.
Venno quindi al sigillo. La strada è lunga, dopo i tortuosi corridoi, giungono ad un enorme voragine. Gli scalini sono ampi e scavati nella roccia e scendono a spirale lungo le pareti del pozzo. Impiegano parecchio tempo, anche qualche ora a giungere fino in fondo. Qui, una quarantina di grigi sta pregando per rinsaldare il sigillo.
Terzo chiede al custode se un rito mitraico posso interfereire negativamente, ma il capo dei Grigi, tiratolo in disparte, gli fa notare che più che della fede di mitra gli uomini hanno bisogno di trovare il loro coraggio. Terzo comprende.
Il sigillo è composto di un enorme pietra, su cui sono incise parecchie rune. Alcune di queste brillano debolmente, con una luce dello stesso colore della polvere dell’inquisitore, ma la maggior parte sono spente.
Terzo chiede ad Udo di unirsi ai custodi ed inizia il suo rito.
Udo controlla le rune e prova a leggerle: “perdono e ringraziamento”, prima di unirsi ai nord.
Terzo pianta il suo vecchio bastone a terra e fissa il suo fazzoletto. Uno dei corpi vicini, non ancora del tutto morto, si contrae disgustato. Mitra ha potere anche in quelle terre. Questo lo rincuora a comincia il suo rito.
La combinazione di entrambe i riti riesce a ricostruire lentamente il sigillo. Ci vuole più di un ora, ma i sigilli acquistano nuova luce e nuova forza. Quando anche l’ultimo sigillo sta per riaccendersi, una figura eterea, una donna bellissima, che però si deforma in un abominio quasi all’istante compare sopra il sigillo: “è solo questione di tempo”, li ammonisce la figura prima di svanire. Trattasi della regina del mondo sottorreaneo.
Al termine del rito, Terzo vuol fare il suo discorso ai grigi. Il discorso ha il suo effetto e molti sono rincuorati. Anche lo Skald, ripresosi, fa lo stesso con la sua musico.
Aran chiede poi a Terzo se il suo rito può funzionare anche con lui. “Non qui, troveremo un posto più adatto”.
Infine Terzo chiede se gli uomini possano aver bisogno di cure, ma il capo dei grigi rifiuta cortesemente. Vengon riaccompagnati ai piani alti, in una stanza luminosa tra le intricate torri di quel palazzo.
Terzo fa un esorcismo su Aran, che riesce solo in parte. La ferita pare riaprirsi e ne emerge un frammento della freccia, di un materiale del tutto sconosciuto, quasi puramente magico. Non riesce però a mantenere la concentrazione necessaria ed infine il frammento ritorna al suo posto e la ferita si richiude, lasciando comunque un segno evidente.
Lo Skald chiede a TErzo di fare altrettanto con lui.
Udo è contrariato, ma lo Skald lo avvisa che Udo riuscirebbe di certo a curarlo ad Azgaban, loro destinazione attuale, ma che lo Skald stesso potrebbe non riuscire a raggiungerla. A quel punto Udo si offre di aiutare Terzo, il quale prima spiega a grandi linee il rito, prima di acconsentire a farsi aiutare. Purtroppo il rito non ha effetto.
Un custode grigio è messo a guardia e tutti notano il corno che porta appresso: se ci saranno problemi, saranno di certo svegliati in tempo.
Tiposano tutti, tranne Aran che cerca di allentare le corde, fallendo miseramente e rimediando solo il rimprovero di Sez e Gyl.
Al mattino, Terzo decide di riprovare il rito con lo Skald. Riesce a vedere il male che lo ha colpito, ma al culmine del rito, una voce irrompe potente nella testa del sacerdote: “quest’uomo è mio”, causandogli un forte dolore.
Il gruppo, in particolare Argante, è preoccupato, ma Terzo cerca di rassicurarlo.
Fuori dalla porta il custode non c’è, ma trovano delle provviste per il viaggio e si mettono in marcia. Udo scruta il tempo ed avvisa che nel pomeriggio nevicherà. Forzano il passo fin da subito. Tutti sono sfiancati, in particole Terzo, ancora provato dai riti. Argante ed Aslan, invece, riescono ad avanzare e fanno da avanguardia.
Dopo una mezza giornata di viaggio incontrano un picollo gruppo di 5 figuri. Sono molto bassi, tutti con la loro pipa in marcia decidi. Inizialmente l’avanguardia del gruppo passa inosservata, ma Argante, convinto dell’amicizia con Flick, li saluta allegramente, si presente ed offre del vino. I nani sono piuttosto scettici sulla “sanità mentale” di Argante, ma accettano di buon grando, mostrandosi amichevoli. Il resto del gruppo li raggiunge. Argante chiama subito Sez, il quale, ancora scosso dall’ultimo incontro con Doin è inizilamente riluttante.
Scoprono così che i nani intendono abbattere il drago, portarne la testa al loro clan per convincerlo a recarsi tutti ad Ice Gate, abbattere il sigillo e riprendersi la loro città sotto Ice Gate.
Il gruppo vede delle possibilità, in particolare l’aiuto che i nani possono dare ai custodi grigi, ma anche il perciolo che la rottura del sigillo per l’accesso alla città sotto Ice Gate rappresenta per loro.
- Fine sessione -

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La Foresta Bianca

Il gruppo riflette sul da farsi. Tutti sono stanchi ed hanno dormito poco, l’idea di un drago nelle vicinanze non ricuora di certo e nella foresta pare ci siano pericoli anche maggiori.
Dopo un breve confronto, decidono di cercare nei dintorni una radura che li possa ospitare, quantomeno al riparo dal drago.
Si accampano e decidono per dei turni di guardia.
Nel primo turno avvertono dei rumori che vengono interpretati per versi di lupi, ma Gyl non li sente e lasciano perdere.
Nel secondo turno è Argante a sentire i rumori al contrario di Terzo, ma vista la situaizone e la non abitudine del sacordote per questo genere di cose, decidono di avvisare Sez e tutti e tre scrutano l’oscurità.
Una bestia abnorme: un lupo dalle dimensioni di un cavallo ringhiando si avvicina lentamente. Il gruppo è messo in allerta: si tratta di warg, enormi lupi, demoni per i nord. Si preparano come meglio possono allo scontro, il quale inizia a suo di frecce.
Poi ingaggiano. Sez e il suo scudiero con Gyl si parano davanti, a difendere il resto del gruppo dall’assalto della bestia; ma qualcosa va storto, dal fianco spunta a sorpresa un’altra di quelle bestie che si getta su Borg, azzannandolo al collo e buttandolo a terra; Aslan estrae i coltelli e si getta contro il mostro in un disperato tentativo di salvare il compagno di avventura e ci riesce, attirando però su di sè l’ira della bestia. Aran corre in suo soccorso attaccando alle spalle la bestia, che però insiste su Aslan che riesce a resistere. Terzo si mette al riparo degli altri, pregando Mitra e controllando la situazione alle sue spalle.
Sez e Gyl, in corpo a corpo con l’altro warg riescono a ferirlo, mentre da dietro spunta un terzo warg che si getta su Aran alle spalle ferendolo. Udo, in un impeto selvaggio si stacca dal gruppo con la sua ascia alla volta del warg ingaggiato da Sez e Gyl.
Terzo riesce con tutto il suo talento a fermare l’emorragia del ranger, pensando poi di rimandarlo a meni nude nella foresta da solo, se ci avesse tenuto tanto a raggiungere i suoi dei. Lo scontro continua, i warg sono molto agguerriti, ma il gruppo, pur con qualche incertezza, riesce a tenergli testa. Gyl e Sez constrastano il baldo del “loro” warg, mentre gli altri ne hanno ferito per bene un’altro.
Nel momento in cui la battaglia si fa più cruenta, però, i warg abbandonano il campo e fuggono a gambe levate. Un vento gelido fa presagire il peggio e tutti decidono di scappare. Un’ondata di puro gelo li raggiunge, ma tutti riescono a schivarla, tranne Borr, il ranger dei nord. Era suo destino cadere in quella ferosta.
Gyl, Terzo ed Aran, presi dalla paura, si disperdono dal resto del gruppo. Gyl sale su un albero e raggiunge Terzo. Arang rischia di incrociare uno dei Warg, ma riesc a sfuggirgli inosservate e raggiungere Terzo e Gyl, prima di riunirsi al gruppo.
Tutti sono stanchi e provati, Terzo offre le prime cure ad Aran, mentre gli altri decidono il da farsi. Lo Skald afferma che dal punto in cui si trovano, converrebbe attraversare direttamente la foresta, risparmiando una settimana di viaggio. Un Sez sempre più scettico finisce per acconsentire.
Si dirigono quindi a nord, ma d’un tratto alcuni scorgono un gruppo di uomini con la testa d’orso. Aran è in preda alla paura e corre all’impazzata, finendo per scontrarsi proprio con loro. Si rivelano però essere uomini normali, vestiti di pelle con una testa d’orso come maschera.
Questi sono Asgardiani, tra i meno locuaci. Affermano che in situazioni normali avrebbero ucciso chiunque si fosse avventurato nelle terre di Xaltana, ma il risveglio del drago aveva cambiato le cose. Sez afferma che è stata quella presenza a spingerli così all’interno della foresta e che avrebbero preferito tenervsi al margine della stessa.
Xaltana, inoltre, stava ingaggiando gli uomini più validi del nord, control la nuova minaccia che metteva in discussione il suo primato su quelle terre e chiedono un pegno per l’attraversamente che dimostri il loro valore. Sez offre il dente dell’orso recuperato a fatica e con molta umiltà lo offre, senza soffermarsi sui dettagli. Gli Asgardiani accettano il dono e
si offrono di scortarli fin fuori dai confini, protetti dalla loro stessa presenza. Durante il viaggio, scoprono che il drago si è risvegliato da una decina di giorni, grazie ad un potente quanto antico manufatto: il bastone dei draghi, la scui storia viene narrata fin dall’alba dei tempi, ma si scopre che fino a poco prima era chiusa in un luogo inaccessibile alla magia ad Aquilonia. Terzo pensa ad alcuni luoghi, tra cui l’arcaneum, l’ex sede dei maghi e qualche altro e questo fa emergere l’ancor troppo remoto sospetto che il bastone dei draghi non sia altro che la verga dei serpenti trafugata da Nefertiti.
Il viaggio finalmente prende una piega un po’ più rilassata. I pericoli appaiono lontani e la via sicura, per quanto emerga che i loro compagni sono dei berserker, gente che è meglio non far alterare.
Intorno avvertono la presenza di altri uomini, ma il loro accompagnatore si rivela essere solo uno. Passano vicino ad alberi completamente congelati e chiedono se sia opera del drago. L’accompagnatore li avverte nuovamente di non toccarli e lancia un bastone verso tali alberi. Il potere di Xantana li avvolge ed il bastone a contatto con gli alberi si congela e finisce in frantumi.
Tutto è traquillo, finchè Aslan, attratto da alcune erbe velenose, decide di infrangere le sue promesse agli Asgardiani e raccoglierne di sfuggita qualcuna.
Una freccia gli trapassa una mano appena cerca di coglierle. Questo manda su tutte le furie il loro accompagnatore, il quale comincia a schiumare di rabbia, gli occhi persi nel vuoto, le vene pulsano ed i suoi misculi si gonfiano incredibilmente. Il gruppo, dopo un attimo di riflessione su quanti uomini ci siano nei dintorni, decide di darsi alla fuga. Terzo rimane ultimo, ma è Beowulf quello più indietro di tutti, che ne fa le spese. Il terribile Asgardiano lo scolpisce in testa con la sua ascia, rovinandolo a terra e continuando per un po’ ad infierire. Questo per lo meno da a tutto il gruppo, Terzo in primis, l’opportunità di scappare. Corrono finchè non escono nella taiga. Terzo, rivisto un barlume di sole, si accascia a terra e ringrazia Mitra.
Gyl e Sez, intanto, bloccano Aslan.
Sez lo redarguisce, poi Terzo decide di controllare la sua ferita.
“E’ da amputare.” Il suo tono è piatto e Sez, ancora furioso, sottolinea che in molti luoghi quella è la pena normale. Terzo vuole spaventare Asland e prepara i suoi ferri, nel tentativo di intimorirlo. Purtroppo un sorriso svela le sue reali intenizoni ed alla fine si limita a curarlo. Il gruppo riparte, con Aslan legato in mezzo al gruppo.

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Animali del nord

La notte prosegue tranquilla, ma all’indomani, prima di partire per il villaggio, Cyric, lo Skald si sente male.
Appare debole ed è evidente il suo stato febbrile. Non hanno possibilità di curarlo e decidono quindi di raggiungere il villaggio.
Durante il viaggio, però, incontrano un pericolo, nella valle pascola un branco di Mammuth. Gli aquiloniani, alla loro vista, sono impressionati. Se già gli elefanti a Pergona erano “enormi”, questi sono parecchie volte più grandi. Con le zanne altrettanto più grandi. Con i piedi altrettanto più grandi. E pelosi.
La scelta è se attraversarli di giorno, con maggiore visibilità e le tigri cacciano o la sera, oppure evitare la valle e fare il giro. Sez si informa su cosa significhi aggirare la valle attraverso le montagne, ma ne evince che equivale a perdersi.
Alla fine passano, piuttosto incolumi, finchè due maschi, a qualche centianio di metri da loro, cominciano una cruenta battaglia ed il resto del branco si avvicina a loro. Accelerando il passo, senza correre, riescono a defilarsi in tempo, ma appena si trovano in una zona tranquilla uno smilodonte appare da una collina e sta puntando un cucciolo alle loro spalle. Il branco corre in protezione rischiando di travolgere il gruppo. Fortunatamente la maggior parte riesce a sfuggire, salvo uno degli uomini del villaggio e lo scudiero di Sez. del primo non rimane che una poltiglia rossastra nella neve, il secondo se la cava con poche ferite, che Terzo cura, seppur redarguito dal cacciatore dei nord, che ha da ridire sul fatto che un nord si faccia curare, cosa che non piace molto a Terzo, ma la discussione ha vita breve.

Giunti al villaggio, trovano i cadaveri ancora sparsi per terra. Risulta evidente che le ferite sono state inflitte “a tradimento”. I nord avrebbero dato precedenza ai guerrieri, quasi ignorando donne e bambine, invece appare chiaro che non sia stata fatta distinzione. Molte delle case sono state date alle fiamme, ma dalla più grande, quella che più assomiglia ad una locanda agli occhi della gente del sud, sale del fumo e decidono di fermarsi lì. Entrano con circospezione, ma inizialmente non trovano nessuno.
Eppure il camino è acceso. Poco dopo, trovano un uomo nella casa.
Terzo fa mettere Cyric vicino al fuoco e si prende cura di lui, preparando un sorta di zuppa con delle erbe che aveva con se. Nel posare l’uomo e verificare le sue condizioni, sente un rumore metallico, come di monete, internamente alla cassapanca.
L’uomo nella casa si presenta come un mercante, fuggito da Atzel all’arrivo del Demone, tempo addietro, che persosi nelle terre del nord è stato preso dagli uomini del villaggio. Sez è diffidente nei confronti dell’uomo e non disdegna di mostrarlo apertamente.
Rinvengono anche una lettera, nella quale sono elencati dei nomi e dei numeri distinti tra “maschi e femmine”. Tra i nomi compare anche Pella e Terzo se lo appunta mentalmente. Verficano così il contenuto della cassapanca: monete. Diventa chiaro che i nord del villaggio siano in realtà schiavisti e loro confermano. Gli altri nord del gruppo sono contrariati e Sez più di ogni altro. La discussione con il capo degli uomini del villaggio si fa subito accesa e nasce uno scontro. Sez ha subito la meglio, schivato il colpo, infligge il suo con violenza, prima di bloccare l’uomo a terra. Gyl, alla vista del sangue si scatena e pianta la sua lancia come una furia fuori controllo nella testa dell’uomo, sparpagliandola per tutta la sala. Tutti a qual punto sono restano per un attimo immobili ed attoniti.
Sez è il primo a reagire, contrariato dall’azione di Gyl, la quale spiega semplciemente “nemico”! I nord del gruppo sembrano approvare il gesto di Gyl, gli aquiloniani sono disgustati e contrariati. Ma gli altri nord del villaggio sono i più risentiti e si rischia che il sangue scorra di nuovo. Fortunatamente gli animi si calmano e si praparano per la notte.
Il nuovo aquiloniano si scopre essere stato preso prigioniero degli schiavisti, ma liberato dagli stessi, dopo il passaggio del presunto Randaln Morn, abbandonandolo nuovamente a sè stesso.
Terzo, parlando con il nuovo Aquiloniano dei nord del gruppo, gli rivela che Udo fa uso di droghe. Detto questo Terzo ne chiede un po’ ad Udo, visto il suo interesse per le cose mediche ed Udo acconsente. Anche il nuovo aquiloniano fa lo stesso, ma senza successo. Decide così di rubarne un po’, riuscendoci senza che Udo se ne accorga.
Terzo, che orami aveva già fatto il possibile per lo skald, si mette a preparare un antidoto per le droghe di Udo, che infine consegna a Gyl, la quale, inizialmente riluttante, poichè la morte è volere di Odino e non è bene mettersi contro la volontà di Odino, accetta, giungendo alla conclusione che in fondo anche quell’antidoto puo’ essere volontà di Odino. Terzo avrebbe qualcosa da ridire, ma teme che Gyl receda la sua decisione e lasca perdere.
Borr, il ranger dei nord del gruppo, decide di prendere le rune, gettarle nel fuoco e posarle sullo Skald, con il solo risultato di ustionarlo. Udo lo redarguisce, prima di rieseguire l’operazione con maggior successo.
A seguire nasce una nuova discussione sulla direzione da prendere. L’altro Aquiloniano (ex-Olin) aveva cercato delle tracce, ma senza successo. Maggior fortuna ha avuto Argante, ritrovando la pista che potrebbe anche seguire per una decina di chilometri o due, sempre che la il vento della notte non la copra, ma affermando che il rischio di seguirla e perdersi fosse reale.
I nord vorrebbero andare direttamente dalla loro Volna, Sez è più deciso per Randaln Morn e pare non ci sia soluzione, visto che lo Skald, unico conoscitore della via, è al momento disabilitato. Decidono così, per intanto, di seguire la pista di Morn.
Successivamente Cyric si sveglia. Terzo controlla il suo stato, ma lo Skald vuole Udo. Terzo chiama Udo, riferendogli che Cyric pare migliorato. Lo skald fa chiamare Sez e riesce a convincerlo che la cosa migliore sia raggiungere la Volna.
Dopo una notte di riflessione, Sez acconsente, anche per via della promessa dello skald di 100 guerrieri del che batteranno palmo a palmo tutto il nord fino a trovare Randaln Morn.
Pur con riluttanza dei nord, lasciano indietro i pochi sopravvissuti del villaggio .
Si mettono in marcia, prevedendo 3 settimane per giungere a destinazione. La marcia è lenta.
Dopo una settimana di viaggio, giungono in prossimità del bosco, che devono costeggiare fino al villaggio della Volna.
Qui, quasi subito incontrano un cervo che scappa a gambe levate. Poco dietro di lui, una tigra lo segue, ma lo supera e scappa anche lei, evidentemente spaventata. Non fanno in tempo a chiedersi cosa possa essere successo, che un boato spaventoso, una sorta di ruggito, più potente di qualunque cosa abbiano mai sentito in natura, spaventa anche il gruppo dall’interno del bosco. Forzano la marcia, finchè, stremati, non decidono di accamparsi. Nessuno osa chiedersi a chi fosse appartenuto quel verso, ma il mercante Aquiloniano afferma essere lo stesso che aveva già detto di aver sentito prima delle partenza dal villaggio, ma molto più forte, molto più vicino.
Appena accampati, molti scorgono parecchi animali, tutti ammassati, troppo ammassati al limitare del bosco.
D’improvviso un vento gelido proviene dal bosco. Il suo impeto piega gli alberi ed un enorme sagoma scura si alza in volo sulle loro teste, prima di allontarsi. Sez, unico a non aver visto la sagoma è perplesso. Il gruppo inizia a riposarsi ed Udo decide di prendere le sue droghe, per una verifica sul drago.
Chi non era di guardia, riesce a riposare per un paio d’ore, prima che un rinvenuto Udo, agitato, cerchi di dare l’allarme sul ritorno dell’essere, molti temono un drago. Terzo, svegliato, cerca di capire quanto tempo hanno, ma non fa in tempo a chiedere se la visione fosse stata di giorno o di notte, che nuovamente l’urlo della creatura squarcia i cieli.
Il gruppo cerca riparo nella foresta. I due nuovi Aquiloniani si arrampicano su un albero nel tentativo di scorgere meglio, ma l’essere passa a filo degli alberi, staccandone la sommità e facendoli scuotere. Il mercante cade, l’altro riesce a vedere chiaramente la mole della bestia: sicuramente un drago!
Riunitosi il gruppo, i nord raccontano dei pericoli che si celano nel bosco, dalla strega figlia di Loki che partorisce lupi, ai nani fatati che custodiscono un tesoro incredibile. Nessuno che sia andato a vedere, però, è mai tornaro a raccontare la sua versione.

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Nella bocca di Ymir

Intrappolati nella cripta, dopo l’ennesimo viaggio di Udo, parlano con il sacerdote, che li informa di un libro in cui è raccontata la storia del forte.
Olin si offre di recuperarlo.
Con la grazia di un felino raggiunge abbastanza in fretta la biblioteca, due piani più sopra, venendo notato solo da Terzo, fuori dal castello. Olin individua il libro e cerca di ridiscendere le scale. In quel momento una delle statue appena fuori dalla finestra si anima. Terzo lo nota e cerca di distrarle, dando la possibilità ad Olin di tornare dagli altri.
Qui trovano che la fortificazione, prima dell’occupazione Aquiloniana era solitamente sguarnita, che solo i Gunderman conoscevano la parola d’ordine per entrare, finchè un gruppo di maghi in poco tempo hanno disattivato le statue. Stessa cosa puo’ aver fatto il mago per riattivarle.
Per primo prova sez, urlando “aquila” nella sua lingua, ma nulla cambia.
Poi è il turno dello Skald. Dopo aver letto la runa della vita sulla testa della statua, chiede ad Udo di pronunciare la runa “morte”. Udo ci prova e le statue si placano.
Ricongiunti con Terzo, Sez ha una lunga discussione con il capo della guarnigione, durante la quale si vorrebbe che i soldati di Sez rimanessero ad Aquisforte in sua difesa.
Terzo parla con il giovane sacerdote, il quale, ancora all’oscuro dei fatti di Tarantia, svenie. Ripresosi Terzo decide di non svelargli altro.
Intanto i nord si dilettano nelle loro tipiche cose, come la lettura delle rune ed abudo si erbe psicotrope: il destino è incerto e faranno un incontro.
Amigdala e la bimba rimangono al forte, mentre all’indomani il gruppo di dirige a nord, verso la bocca di Imir.
Il viaggio è tranquillo e giunti alla bocca, Olin entra appena per dare un occhiata, ma poi lascia il gruppo per tornare da Amigdala e dalla piccola, orami la sua nuova famiglia.
Gli altri si addentrano lentamente nella gelida bocca. I nord quasi elettrizzati nel sentire l’aria di casa, gli altri folgorati a morte dal gelo pungente, da cui cercano di difendersi alla meno peggio.
L’antro si rivela un enorme tunnel di ghiaccio limpido. Il riverbero di pochi bracieri illumina quasi tutta la grotta, ma Terzo accende comunque la sua lanterna per rischiarare maggiormente i tratti più bui ed in particolare le molte diramazioni laterali, da cui i nord li mettono in guardia. Pare infatti che tali cunicoli portino ai regni degli elfi oscuri.
Dopo un paio d’ore di tragitto, in lontananza scorgono un uomo, a cui si avvicinano con cautela.Li invita a scaldarsi vicino al fuoco. Terzo borbotta qualcosa e con un cenno del capo non si fa ripetere l’invito. Gli altri intanto cercano di fare la conoscenza dell’uomo, che afferma che gli animali a nord sono tutti impazziti.
D’un tratto una figura arriva di corsa in direzione opposta alla loro. Gyl si pone sulla strada e blocca l’uomo con lo scudo, il quale cade a terra. L’uomo è scosso e gli interventi di Terzo e di Udo non servono a fargli riprendere il senno o la parola. Sez interviene con un gancio, facendolo svenire.
Mentre Terzo ammonisce Sez, lo skald ammira l’azione e la fa notare a Gyl, la quale mal interpreta le parole dello skald, prendendole come “cosa da imparare e di cui tenere nota”.
Udo si droga e sviene. D’un tratto trasale “cervi mangiano cervi, lupi mangiano lupi, corvi mangiano corvi…” e sviene nuovamente, per riprendersi ignaro del sogno poco dopo.

Intanto anche l’uomo rinviene, sputando qualche dente. E’ ancora scosso, terrorizzato dagli incontri fatti. L’uomo è un mercante, diretto nelle paludi, ma che ha perso il suo carico ed un suo uomo in quel tunnel. Li avvisa di non addentrarsi, prima di fuggire nuovamente. Terzo raccoglie i denti e li porge a Sez con tono sarcastico “mettili sotto il cuscino, magari le fatine ti porteranno una moneta di ferro”.
Ripreso il viaggio con il nuovo compagni, la maggior parte è in allerta. Per tutto il tempo molti hanno la sensazione di essere seguiti, che ombre furtive stiano scortando i loro passi, finchè scorgono una figura in lontananza. E’ il nuovo compagno a dire che l’uomo è morto e più vicnini tutti si accorgono che ragione. Una lunga freccia nera in testa lo inchioda alla parete. La freccia è curiosa, l’impennaggio non è di piume, ma di scaglie che ricordano serpenti o basilischi, a Terzo i figli di Seth.
Argante ravana nel cadavare, ma viene redarguito dai nord e desiste.
Un bimbo interrompe le loro riflessioni. La tensione sale alle stelle, molti d’istinto mettono mano alle armi. Il bimbo appare tranquillo, al punto che pare rivolgere un sorriso di sfida al nuovo compagno che lo sta puntando con una freccia.
“Raggiungete l’uscite ed avvisate tutti a nord, che la via è chiusa”.
Terzo, annuendo con rispetto chiede “Da chi dovremo dire, viene questo avviso?”
“Dal re degli abissi. Egli si è destato dal suo sonno e non vuole che dei mortali camminino sopra la sua testa.”
Terzo fa un cenno ed il gruppo si avvia verso l’uscita.
“Se volete potete riprendervi il corpo”.
I nord declinano con gentilezza.
“Bene, allora ce lo mangieremo noi”.
A queste parole il nuovo arrivato decide di prendersi il corpo. I non lo redarguiscono: devono uscire il più in fretta possibile.
Infine decidono di far dare una benedizione a Terzo e lasciarlo lì. Il sacerdote, infreddolito: “In nomine Mitra, ego te absolvo, bla, bla, bla, dai che nen che l’è fret”. Mentre il gruppo sta per partire:
“Un ultima cosa. Non giratevi o morirete.”
Il gruppo si incammina, cercando di tenere un passo più sostenuto possibile, mentre alcuni lottano contro la curiosità per non girarsi, soprattutto quando dietro di loro cominciano a sentire enormi passi seguirli. Il ritmo dei passi accelera lentamente, mentre lo stesso gruppo cerca di mantenere il ritmo.
I rumori dietro di loro si fanno più insistenti, finchè lo Skald, d’istinto si gira e si blocca d’un tratto. Terzo cerca di forzare la sua marcia, spingendolo delicatamente in avanti. “I miei piedi sono congelati”. Lo Skald, infatti, vede i suoi piedi intrappolati nel ghiaccio. Terzo, che non vede nulla di strano ai piedi, crede siano semplicemente infreddoliti ed assieme ad Udo cercano di forzare la sua marcia. Intanto Gyl, preoccupata da quanto sta sentendo dietro di lei, cerca invano informazioni, finchè la volontà dello Skald ha la meglio e riesce a liberarsi.
Più avanti altri rumori alle loro spalle. Questa volta un boato investe il gruppo. Terzo ed Udo, i più in difficoltà vengono come schiacciati da dei passi enormi e si trovano proni, faccia a terra, immediatamente arrancano avanti rialzandosi e vedono di fronte a loro il nuovo arrivato a terra con una freccia conficcata. Terzo cerca di curarlo, ma il freddo e la fatica giocano a loro sfavore e rischia solo di peggiorare le cose. Con Udo lo prendono e lo trascinano verso il gruppo, dove Gyl si occupa di portarlo fuori.
Quasi all’uscita, Udo manda il suo falco, il quale sfreccia verso l’uscita. Il suono di un arpa si diffonde per le gallerie. Udo si tappa le orecchie, mentre lo Skald ne rimane estasiato e rallenta cercando di coglierne e memorizzarne le note. Gyl (lascia il nuovo del gruppo a Sez?) e camminando all’indietro raggiunge lo skald, lo afferra per un braccio e lo trascina avanti, ignorando le proteste del compagno. Più avanti riesce infine a liberarsi.
(Qualcun’altro guarda indietro, ma pare non abbia inizialmente effetto)
Infine tutti raggiungono l’uscita.

Terzo è stremato e si sistema sotto il primo albero. Argante, il ranger dei nord ed il nuovo arrivato si occupano di cercare legna e provviste, mentre continua la discussione tra lo Skald e Gyl, in cui tirano in ballo anche Sez, che riassume il tutto con:
“Siccome ha cercato di salvarti la vita, ora te la porti dietro fino al villaggio dove intendi ucciderla e Gyl, conscia che raggiunto il villaggio verrò giustiziata, acconsente a proteggerci lungo tutto il viaggio fino al villaggio stesso.” Sez è alquanto scettico sulla cosa.
Udo recupera il suo falco e viene mandato anche il falco di Gyl. Riescono a capire che alcuni uomini sono più avanti.
Udo si droga nuovamente: “neve insanguinata”.
Lo scald gioca coi suoi sassetti “sfuggirai alla morte”. Terzo commenta sarcastico ad Argante “non una novità, nell’ultimo anno…”.
Gli altri tornano con cibo e legna e preparano il campo, Terzo prepara un rudimentale cartello per avvisare che la strada è chiusa ed infine la musica dello Skald rasserena gli animi di tutto il gruppo, prima del meritato riposo.
Il giorno seguente (?) scorgono un gruppetto di uomini diregersi nella loro direzione, verso la strada per la bocca di Ymir(quella dietro).
Il loro accampamento è a circa 200m dalla bocca e Terzo, quando gli uomini sono vicini, li richiama. Gli uomini rispondono al loro saluto in modo un po’ diffidente, continuando la loro strada. Terzo si fa più insistente, finchè un uomo si stacca dal gruppo e si ferma ad una cerca distanza. Appoggia l’enorme ascia a terra e vi si appoggia sopra “solo uno”. E’ lo skald a farsi avanti ed interloquire. Viene a sapere che il vicino villaggio è stato massacrato da uomini del sud e comunica che il passaggio è chiuso, infestato da elfi e nani, infine gli offre di unirsi. L’uomo suggerisce di recarsi al villaggio massacrato, dove almeno potranno trovare riparo tra le case.

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Guardiani

Prima parte.

Nel tardo pomeriggio, Olin si mette alla ricerca di Argante.
Intanto Terzo chiede a Sez di procurare dei corvi, per informare subito Aquisforte e Galparan. La ricerca è infruttuosa, mentre piovono copiose le imprecazioni di Sez.
Argante, raggiuto da Olin, scruta l’orizzonte e nota un filo di fumo provenire da Aquisforte. Olin torna ad avvisare tutti.
I nord per il momento si limitano a seguire in processione Sez.

Riunito il gruppo viene informato del fumo. Udo manda il suo falco in avanscoperta, ma al suo ritorno, l’animale appare scosso: è agitato e sembra che nel suo giro non abbia incontrato prede, nè si sia mai posato a terra.

Olin raggiunge di nuovo Argante il quale questa volta nota qualcosa volare sopra il castello. Sicuramente molto più grosso di un falco, altrimenti non sarebbe riuscito a vederlo da quella distanza, ma nulla più di un puntino.
Più tardi un soldato di Sez andrà a dargli il cambio.

Ricongiunto tutto il gruppo ed allineati sulle ultime informazioni, Olin ed Argante si dirigono alla taverna, dove scoprono che i soldati hanno già portato le provviste migliori nella casa del sacerdote. Si riuniscono così al gruppo.
La bimba si sveglia ed una volta rifocillata descrive quanto accaduto. Pare che Randaln Morn fosse agli ordini di Angus Magnus. E’ chiaro che non poteva trattarsi del Sommo Inquisitore, lasciato in catene a Tarantia e la cosa preoccupa non poco la parte Aquiloniana del gruppo. Vengono a sapere di un prigioniero, giunto poco molto dopo l’inizio degli scavi e poco tempo prima del grande disastro.

Terzo cerca di convincere Sez ad inviare qualcuno ad avvisare Galparan, portando così in salvo anche la piccola, ma Sez vuole i suoi uomoni con sè. Ne nasce una discussione, in cui Sez mette in guardia Terzo sul possibile destino della piccola. Terzo non si lascia convincere, non può abbandonare la piccola ed in modo perentorio comunica a Sez che se ne farà carico personalmente.

Il bardo nordico intona la usa canzone, risvegliando l’animo combattivo dei presenti, ad eccezione del sacerdote.

L’indomani il gruppo di dirige alla volta di Aquisforte. Argante ed Olin vengono mandati in avanscoperta da Sez, che li segue alla testa dei suoi uomini. I soldati sono in ottima forma e marciano di gran passo.

Olin ed Argante giungono ad Aquisforte. Qui trovano il ponte levatoio abbassato con una catena rotta, di modo che non sia possibile richiuderlo. nel cortile vedono solo cadavari sparsi un po’ ovunque. Olin avanza con cautela, cercando di esaminare i corpi, che mostrano evidenti segni di contusioni letali, mentre Argante cerca di seguirlo coprendogli le spalle.
D’un tratto, uno scricchiolio strano, nè metallico, nè ligneo, disturba la quiete. Olin se ne accorge e si mette in allerta, ma non riesce a capire la provenienza del suono. Di lì a poco, le statue del castello si animano ed attaccano i due. Olin schiva per suffio una delle crature e ripiegano nel primo portone che trovano aperto. All’entrata Argante è colpito da una di loro, ma entrambe riescono ad infilarsi e scendere le scale, ruzzolando fino in fondo. Mentre stanno per essere nuovamente attaccate da una delle creature, una mano li afferra e li porta al sicuro nella cappella del forte.

SEconda parte

Intanto Sez giunge alla testa dei suoi uomini nella radura sottostante aquisforte. Qui i nord sentono il forte scricchiolio di pietra. Udo si accorge che alcune delle statue non sono al loro posto. Terzo ricorda le statue nella miniera e racconta dei “protettori di pietra”, di cui però conosce solo poche storielle tramandata dagli Agostiniani.
Si dirigono al castello, dove trovano i cavalli di Oline ed Argante, ma dei due nessuna traccia.

Sez decide di entrare con cautela alla testa dei suoi uomini. I nord lo seguono a ruota. Solo Terzo, con la donna e la bambina, rimangono al sicuro, fuori dalle porte.
La scena si ripete. Sta volta i soldati Aquiloniani, grazie ai loro scudi, riescono a resistere agli attacchi delle statue volanti. Una di esse si infrange sullo scudo di Gyl. Lo scald trova le tracce di Oline ed Argante e si dirigono in quella direzione. Riescono tutti a ripiegare nella cappella e si ricongiungono con gli altri due ed il sacerdote del forte.

Lo scald decide di recuperare un pezzo della statua. Appena uscito dal mastio, una figura di pietra gli si piazza dietro e decide di correre verso l’uscita. Gyl, sentito il rumore, esce a controllare e vista la scena, scaglia la sua lancia verso la creatura. Lo Scald, intento a correre, si accorge che la statua è andata in frantumi, ne raccoglie la testa e ripiega nel mastio reincontrandosi con gli altri.
Con l’aiuto del sacerdote di Aquisforte e soprattutto delle conoscenze del nord, scoprono che ad animare le statue sono delle rune, piuttosto strane. Diverse dalle rune del nord, ma di certo più simili a quelle che al linguaggio aquiloniano. In particolare la runa della vita tiene in vita quelle creature.
Udo compie il suo rito, nello sconcerto del sacerdote che gli ricorda essere un luogo sacro a Mitra e si “immerge” nella testa della statua. Lo scald con poche parole liquida il sacerdote.

Terzo, nel frattempo, al sicuro fuori dalla porta, dopo essersi preso cura della donna e della bambine, svenute nel frattempo, studia le statue. Capisce che non è il movimento o il rumore ad attirarle, molto probabilmente è la vita stessa. Inoltre proteggono il forte: solo al suo interno sono in pericolo. Appena fuori dalle porte, sono al sicuro.

Udo, nel suo “viaggio”, giunge a quello che i nord sono convinti essere lo stregone bianco, mentre esorta il gruppo a dirigersi verso la Bocca di Imir.

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Di nuovo in marcia

Durante il viaggio ognuno impara i rudimenti della lingua dell’altro.
In prossimità di Aquisterra, decidono di far tappa direttamente alle miniere.
La vegetaizone sembra essersi ripresa dall’ultima volta ed un enorme cumulo di terra affianca lo scavo che svela le antiche rovine.
Poco prima, rinvengono 10 corpi di altrettanti cavalieri della rota. Tutti esaminano con attenzione il luogo. Traccie di cavallo di 4-5 giorni prima si dirigono verso Aquisterra.
I corpi sono in decomposizione, ma appare evidente la totale assenza di sangue, pur non essendo mostrati altri elementi: nessuna contusione, lezione, taglio, buco o tracce di valeno.
Quasi tutti ad eccezione di Terzo, sentono un alito gelido provenire dalle rovine. Questo fa riemergere i ricordi di quanto affrontato dal gruppo a suo tempo ed i nord temono che il gruppo di Aquiloniani sia stato toccato dagli elfi ( = gli danno dei pazzi).
Non trovando ulteriori indizi si dirigono ad Aquisterra. Qui lo spettalo è ancor più desolante ed è lo stesso visto da Udo in uno dei suoi TRIP: tutta la popolazione è stesa morta a terra.
Cercando in giro, trovano la casa di Pelivo spogliata dei libri, in particolare delle mappe. Il falco di Gyl trova Polly, la piccola figlia del mugnaio, unica superstite di quella disgrazia, ma troppo sotto shock per parlare. Viene rifocillata e portata a casa di Terzo, il quale nota l’assenza delle erbe più rare.
Intanto, Argante trova e si occupa dei cavalli (qualche pelliccia e qualche moneta d’oro), Sez si aggira disperato cercando di dare ordini ai suoi soldati e di ricomporre il gruppo, altre traccie vengono individuate e puntano su Aquisforte. Infine Terzo, aiutando i soldati, gli chiede di far attenzione a tutto quello che può essere fuori dal comune, scoprendo il simbolo della rota su alcune porte. Terzo, non trovando connessioni tra gli abitanti delle case con il simbolo della rota, decide di tracciare una mappa unendo i punti. Quello che appare sconcerta tutti: è evidente si tratti di un simbolo arcano, anche se nessuno riesce ad identificarlo…

PS: Olin ci prova fin da subito con Gyl, portandola in ballo. Al termine del ballo Gyl fiene fermata prima di sterminare mezza locanda quando i locali omaggiano il bardo con le loro monete, ritenendola un offesa ad un arte che non può essere “comprata” con degli inutili pezzi di metallo.

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Processo

Il processo era stato una farsa evidente.
Passi dare la precedenza ad un cavaliere ubriaco nei confronti di un rispettabile membro della chiesa di Mitra,
ma trattare così una principessa o processare un alto membro del clero su fatti che riguardano in primis la sua chiesa…
Questo però non giustifica il comportamento di Olin ed Argante. Due cavaliere non dovrebbero comportarsi in quel modo:
ubriachi ad un processo pubblico!
Argante, però, gli aveva salvato la vita e non aveva ancora avuto modo di ringraziarlo a dovere.
Da quando si erano incontrati l’aveva visto turbato, anche se gli eventi non gli avevano ancora dato il tempo di parlarne.
La sua chiesa e tutta Aquilonia rischiavano di andare allo sbando ed il nemico non era ancora stato sconfitto,
anzi, aveva addirittura rubato una reliquia di vitale importanza, per di più grazie ad una donna che aveva viaggiato con loro! Andava fermato ad ogni costo!
Il Sommo Patriarca, a Nemedia, gli aveva parlato di Rahela, la strega delle paludi e di come lei potesse avere una cura contro i poteri del nemico.
In fondo quella donna gli aveva offerto il suo aiuto, nelle paludi, a patto che le venisse portata la principessa Stefania.
Forse Rahela allo stesso prezzo avrebbe potuto aiutarli di nuovo, ma chi era realmente Rahela? Potevano fidarsi di lei? Che cosa voleva dalla principessa?
Lo avrebbe chiesto direttamente alla principessa.
Anche ammesso che Stefania si offrisse di aiutarli e volesse tornare da Rahela, chi avrebbe potuto occuparsene?
Il Sommo Inquisitore non era nella miglior posizione e quell’uomo gli dava un senso di inquietudine. L’aveva visto combattere contro gli uomini serpente e sapeva di cosa era capace, ma temeva che l’ardore delle sua fede l’avesse portato oltre i suoi limiti. Magnus sapeva controllarsi, ma fino a che punto?
Non era stato lui ad uccidere un suo cavaliere, nelle paludi, per un futile motivo?
Inoltre aveva dimostrato in pubblico ciò di cui era capace, sbriciolando i ceppi, dando fuoco alle forche e facendo volare una spada nella sua mano.
Si era poi calmato, riponendo l’arma, ma che accadrebbe se un uomo così perdesse il lume della ragione?
Ne avrebbe parlato con Iorio. Doveva informarlo che i segreti erano 7, parlargli di Stefanya e Rahela se la cosa si fosse rivelata fattibile.
Infine doveva far rapporto alla sua chiesa: nonostante tutto sapeva che Magnus aveva agito su volontà del Sommo Sacerdote, sapeva che in fondo aveva agito per il bene di Mitra e dei suoi figli. Se il Sommo Inquisitore doveva essere condannato, era giusto che lo fosse per ciò che ha compiuto di sua volontà, non per il compito che era stato chiamato a svolgere. Pregherò affinchè le porpore prendano la giusta decisione e la luce di Mitra li aiuti alla guida nel sostenere la fede del popolo.
Ma aveva poco tempo, sapeva che Sez fremeva per tornare ad Aquisterra. Randaln Morn era stato destituito e sulla sua testa pendeva una grossa taglia. Inoltre a dar conto alle parole del generale anche tutta la Rota era destituita.
Lo stesso Barone gli aveva chiesto di farlo allontanare dalle miniere ed il suo passato chiedeva vendetta. Era già tanto che non avesse mandato in malora chiunque a Tarantia e fosse gia al galoppo verso il Gunderland!
Ed io dovrò corrergli dietro. Quel ragazzo ha bisogno di aiuto e Morn era stato uomo di chiesa e la presenza di un Vate avrebbe dato maggior forza e legittimità alle parole di Sez.

Review:
Sommo Pontefice ucciso per propria volontà, ma per mano di Magnus.
Imperatrice morta per mano di Cadmon, su ordine del Barone del Gunderland.
Il generale si proclama Dux e fa chiudere la cittadella (noi siamo lì dentro).
Poi c’è tutto il processo (farsa), solo per far ammettere (candidamente) a Magnus ed al Barone “Sì, sono stato io”.
Con Magnus che da fuoco alle forche con una “palla di fuoco figa” ed il barone che percula il magistrato incaricato.
Olin ed argante ubriachi, inventano cose a caso…

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L'ora più buia

Il gruppo raggiunge il tempio.
Qui incontrano in Sommo Inquisitore che sta entrando. Sono a tiro di voce e Terzo cerca di parlargli, senza successo.
Fanno per entrare e vengono fermati da un sacerdote Alessandrino. Gli viene chiesto di portare uno specchi d’oro nel tempio e l’alessandrino acconsente e gli chiede di seguirlo.
Nei corridoi, notato che uno degli specchi sui muri è d’oro e rivela che l’Alessandrino è in realtà la serpe che prima era fuori dalle mura della città.
Argante si defila, mentre gli altri cercano di fare buon viso a cattivo gioco.
Argante viene messo al tappeto da un losco figuro.
Mentre il gruppo è in allerta, il figuro attacca la serpe, rivelandone l’identità. Terzo scappa, mentre Sez ed Olin cercano di attaccarlo.
La serpe colpisce Olin, ma Sez cerca di difenderlo e si prendono mezza legnata a testa. Intanto l’uomo misterioso lo fa esplodere.
Beowulf raccatta Olin in fin di vita e si dileguano mentre Terzo offre le prime cure.
Intanto Nefertiti tenta lungamente ed inutilmente di convincere la guardia reale a farle passare il ponte, finchè non opta per un’altra via, aggirando la guardia.
Il gruppo decide di raggiungere Magnus per avvisarlo che un figlio di Seth è nel tempio.
La porta è sbarrata e quando un Ignatius Morelis riesce a sfondarla, il Sommo Sacerdote giacie in fin di vita. Magnus lascia la stanza. Morelis è a terra, allo stremo delle forse.
Terzo accorre in aiuto del Sommo Ponteficie, che nega l’aiuto e gli confida alcuni segreti, dicendo che in quella sala il serpente può essere sconfitto.
Terzo rimane nella sala ed avvisa il gruppo di avvisare Magnus di attirare lì il serpente. Di questo si occupa Sez, mentre Olin e Ignatius sono messi troppo male per fare altro. Argante si nasconde nella stanza e Terzo benedisce le sue frecce.
Dal suo nascondiglio, Argante vede la figura di Ephimetreus che osserva nella stanza.
Fa la sua comparsa il figuro che aveva attaccato la serpe, chiedendo stranito dove sia il palazzo Impariale. Con una certa incredulità il gruppo indica il palazzo di fianco ed il figuro, un assassino della camonna Tong, probabilmente in preda a qualche droga, lancia un cordino dalla finestra verso l’altro palazzo e scompare.
Nefertiti entra nel palazzo e per sbaglio raggiunge il luogo in cui osno conservati tutti i cimeli, ma torna sui suoi passi per ricongiungersi col gruppo, incontrando Sez e Iorio. Sez avvia Iorio e torna nella stanza del Sommo Sacerdote.
Qui cerca un arma e recupera quella di Ignatius che glie la cede volentieri. Appena la prende in mano, la lama si infiamma, nell’incredulità di Sez, il quale però prende subito coraggio.
Un boato apre un buco nel pavimento, dal quale emerge un Magnus ormai al limite delle forze, seguito dal serpente. Argante scaglia le sue frecce, che infliggono danni tremendi alla serpe, dando l’occasione a Sez di colpire a sua volta. Terzo attiva le sfere recuperate dal Sommo Sacerdote, nella speranza di indebolire il serpente. Magnus carica la serpe, mentre Olin cerca disperatamente un arma, senza riuscire nel tentativo. Il combattimento si fa cruento, la serpe non riesce a colpire Sez, mentre Magnus gli fa esplodere la sua corazza addosso. Nefertiti, nel frattempo, raggiunge Olin, curandolo con la sua magia, prima di sparire.
Fa la sua comparsa Iorio, che avvisa Argante di far uscire tutti dalla stanza, mentre si accinge a tirare una corda. Argante non fa in tempo ad avvisare Terzo, che intanto continua a scagliare il potere delle pietre contro la serpe. La corda svela una serie di specchi che riflette il potere delle pietre aplificandolo e ferendo quasi mortalmente la serpe stessa, che però riesce in un disperato tentativo a fuggire. Tutto sembra perduto. Terzo è abbattutto, mentre Magnus esce dalla sala, scortato da Iorio.
Il gong nella sala risuona: è l’allarme che qualche cimelio è stato trafugato. Giunti sul posto e fatto rinvenire il sacerdote a guardia della stanza, cercano da lui qualche indizio, ma è Iorio ad individuare il colpevole: “Il profumo di Nefertiti è inconfondibile”.
Il gruppo decide di raggiungere il palazzo reale, mentre Terzo rimane al tempio.
Qui, Argante per primo trova Stefanya, con una ferita mortale, ma ancora viva, che si sta rigenerando. Argante fa per attaccarla, ma poi desiste, grazie alle spiegazioni di lei.
Sulla via per le sale dell’imperatrice, trovano il cadavere dell’assassino e nella stanza della stessa una scena raccapricciante: i resti dell’imperatrice sono sparsi per la stanza, assieme a quelli di un feto.
Alla finestra, Cadmon fuma con calma una pipa e spiega di essere avvelenato e che gli rimangono pochi minuti di vita, che usa per assaporare la sua pipa.
Decidono di portarlo di corsa al tempio, dove Terzo e Iorio lo curano. Terzo chiede anche una pomata per la sua ferita al volto.

Improvvisamente fa la sua comparsa il generale dell’armata imperiale, il quale, apprese le notizie, ordina di inviare dispacci ai reggenti delle varie province, con il messaggio che l’imperatrice è morta e non c’è un Sommo Sacerdote per l’incoronazione. Raggruppa tutti nella piazza, fa bloccare tutta la città vecchia ed annuncia un processo per l’indomani.

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La Battaglia per Tarantia

L’accampamento Nemediano è nel caos.
Tutti fuggono dalla tenda dei Sivero. Chi cerca ripara sull’altra sponda del fiume è però falcidiato dall’esercito di Aquilonia.
Argante individua Kett che si dirige alla volta della tenda, contro la corrente umana e decide di soppiatto di avvicinarsi.
Dalla tenda emerge un enorme uomo serpenta, alto più più di tre metri solo fino alle spalle. Dopo un po’ un comando entra nella testa di tutti. Chi non è soggiogato ubbidisce per paura e tutti si fermano.
Terzo giunge di volata alla taverna Gunderland, dove incarica Olin di distrarre Nefertiti per il tempo di conferire con il barone e chiede a Sez di far venire anche Brianna. Comunica le notizie sui templari al Barone, il quale nota che Galparan era difesa solo da loro. Decide comunque di partire subito alla volta di Tarantia.
All’accampamento, tornata la calma, e l’uomo serpente assume le sembianze del comandante.
Brian ed Argante notano un nube di polvere avvicinarsi: “Magnus è qui”, il breve commento di Kett.
Magnus arriva con i suoi e chiede di Sivero. “Non è qui”, la breve risposta della celata serpe e decide di accamparsi.
Sez ed i suoi partono col dirigibile. Olin è messo a spalare carbone alla caldaia. Il viaggio è tranquillo, finchè una turbolenza rischia di far precipitare Terzo fuori bordo e con lui Sez che cerca di salvarlo. Sarà Cadmon a salvarli entrambe.
Magnus, intanto, passa in rassegna le truppe, scortato da Iorio e dal suo mago alessandrino. Iorio scopre subito la serpe. “Tradimento”, urla Magnus, lanciadosi all’attacco. La battaglia è subito furiosa.
Ripresi dalla turbolenza arrivano sopra la battaglia e scorgono la marina Aquiloniana che sta arrivando. Sulla prua delle navi sono presenti delle passerelle, pronte a fare da ponte per le truppe Aquiloniane.
Olin viene messo a manovrare il tuono di Mitra e terzo a pulire il cielo con uno strano marchingegno. Terzo si preoccupa anche di mandare Beowulf ad aiutare Olin.
Intanto, Argnate, si porta alle spalle della serpe. La battaglia con Magnus inizia senza sprecare colpi. La serpe manda subito palle di fuoco contro Magnus, che ne esce illeso e gli stacca un braccio. Argante lancia un paio di frecce, solo la seconda colpisce la serpe, la quale si distrae per lanciargli contro un sortilegio che Argante riesce ad evitare.
Intanto dalla navicella, scorgono dei guerrieri uscire dalla città, mentre l’esercito arriva dal fiume. La penisola è nel mezzo di una cruenta battaglia, in cui i Nemediani, svincolati dal giogo ma ancora intontiti non riescono a reagire. Vengono sparati un paio di colpi con il tuono di Mitra. Il secondo centra la serpe, incenerendola.
Dalla città le baliste gli sparano contro e cercano di mostrare le insegne del Gunderland. Le prime non vanno a segno, ma poi la navicella è colpita e precipita.
Olin, vedendo la morte in faccia, decide di baciare Nefertiti, la quale sfondato un vetro, scappa sui tetti della città. LA navicella raggiunge il fiume e tutti lottano per la sopravvivenza. Olin e Terzo cercano di aiutarsi a vicenda, Sez cerca di mettere in salvo il barone, ma è dalle navi della marina che giunge il salvataggio, con delle reti. Scapato il pericolo di annegare, cercano di dirigersi verso la battaglia.
Intanto Magnus, approfittando delle porte della città aperte per far uscire quelli che si riveleranno essere i Paladini Crociati senza insegne, si dirige alla volta della cittadella.
Argante cerca di seguirlo, ma incontra il Primo Paladino: “Per Mitra, sono Nemediano!” Il paladino lo scosta violentemente. Argante poi riesce a raggiungere la città.
Intanto anche Sez, Olin, Terzo, Cadmon e Beowulf cercano di raggiungere la città. Passano non proprio indenni per la battaglia. In principio incontrano la guardia cittadina, che dopo un breve confronto li lascia passare.
Qui incontrano Brian, Argante ed anche il Ignatius, il Paladino.
“Non avete più le vostre insegne, cosa ci fate qui?” la domanda di Magnus.
“Difendo i miei valori, fate voi lo stesso, con le vostre?” l’arguta risposta del paladino.

Lo scontro tra Magnus ed il paladino è breve, Magnus viene subito disarmato. E’ la volta di Iorio, ma il paladino manda in frantumi la sua spada. Iorio salta addosso al Paladino: “Inquisitore, voi andate!”.
Ignatius si libera di Iorio con un ceffone, ma Iorio era già arrivato a conficcargli la spada nel ventre.
Raccolta la spada Magnus avanza verso la bianca sala, ma incrocia Kett Brian. Lo scontro è fin troppo breve e Kett soccombe al primo colpo. Prima di morire, però, riesce a mozzare la mano con la spada di Magnus.
Un muro di fuoco gli impedisce al gruppo di avanzare, così Terzo aiuta Iorio a rialzarsi e mentre Argante trascina il paladino con sè, Terzo cerca di tamponare la ferita al meglio.
Dissipato il muro è Batolomeus, il mago alessandrino a pararsi davanti al gruppo. Cerca di parlare con loro, ma Sez chiede a Beowulf di lanciargli qualcosa. Un coltello fende l’aria e trapassa la figura, conficcandosi nel terreno. L’immagine svanisce, ma dal balcone di una casa vicina parte una palla di fuoco.
Il gruppo viene colpito. I loro vestiti bagnati li aiutano e l’agilità allontana Sez ed Olin dal punto di impatto, ferendoli in maniera più lieve, ma Terzo è colpito in pieno e scaraventato a terra in fin di vita. I compagni lo portano al riparo e qui Argante con un intruglio gli salva la vita. Estrae la spada da Ignatius e con quello che gli rimane della pozione, aiuta il paladino a ristabilirsi.
Bartolomeus fa la sua comparsa e spiega a tutti quanto sta accandendo. Magnus accusa il Sommo Sacerdote di star distribuendo la sesta verità in modo errato e che non esiste la settima verità. Il paladino chiarisce che la sesta verità è stata sì data a Magnus in modo incompleto, ma solo a lui, per evitare un impatto troppo forte su un uomo che lui reputa debole per il suo incarico. Bartolomeus non cede, ma viene subito abbattutto dal gruppo.
Ripresi in parte, si dirigono verso la sala bianca. Qui incrociano il comandante della Guardia Nera che gli blocca il passaggio. I suoi ordini sono chiari. Lascia però passare Cadmon per parlare con l’imperatrice.
“L’Inquisitore vuole uccidere il Sommo Pontefice. Se non credete alle nostre parole, venite con noi ed accertatevene con i vostri occhi!”.
Il capitano è perplesso, ma i suoi ordini sono chiari, non può lasciare il suo posto, ma li lascia passare.


Review:

Magnus dopo il confronto con la bestia si reca alle porte della città a aperta per entrare assieme a Bartolomeus e Iorio
li ad aspettarlo c’e’ il Gran Maestro templare Ignatius Morelis
Magnus chiede “Cosa fai qui senza le tue insegne?” Morelis risponde “Il mio dovere. E tu con le tue?”
Parte il duello e come detto Morelis disarma subito Magnus. Iorio interviene avvinghiandosi a Morelis e dando il tempo all’inquisitore di recuperare l’arma ed entrare con Bartolomeus in città. L’alessandrino erige un muro d fuoco di fronte alle porte per ritardare gli inseguitori. Morelis scaglia via Iorio e i due partono a duellare. Dopo un paio di scambi la spada dio Iorio viene distrutta da un colpo molto violento di Morelis.
Argante urla al templare di non uccidere Iorio,
Morelis si distrae e Iorio ne approfitta per ferirlo conficcandogli il frammento della spada. Il templare colpisce Iorio con un violento pugno e Iorio cade a terra.
Nel frattempo nella piazza della città Magnus incontra Brian alla fontana.
Il ranger lo ferma e costringe magnus alla resa dei conti. Bartolomeus si offre di incenerirlo ma Manus chiede al mistico di bloccare gli inseguitori. “Se è contro di me che vuoi combattere la tua ultima battaglia, è mio dovere di cavaliere raccogliere la tua sfida, in virtù di ciò che ci lega.”
I PG superano il muro di fuoco e si trovano di fronte a Bartolomeus mentra Magnus e Kett stanno per cominciare il duello.
Sez tenta il colpo sporco, ma purtroppo l’alessandrino è più furbo e incenerisce mezzo gruppo, in particolare terzo che rischia di essere brasato vivo in un colpo e di essere deturpato a vita.
Il gruppo si ripara e si riorganizza sotto i portici della piazza del mercato. Nel frattempo l’alessandrino sparisce alla loro vista mentre dopo qualche scambio rabbioso Magnus trafigge Brian. (In realtà Brian si fa trafiggere per poter staccare la mano di magnus nella speranza che crepi dissanguato). Brian stacca con le due lame la mano dell’inquisitore prima di ricadere privo di vita a terra.
Ovviamente Magnus ha una super full plate per cui tutti i colpi di kett a segno nn hanno effetto e il ranger realizza che l’unica via è bloccargli la mano.
Magnus non muore tuttavia sembra che pur senza una mano non perda molto sangue…
recupera la spada e da monco prosegue per la sala bianca. Per rallentarlo Sez gli conficca una freccia nella gamba, colpendolo alle spalle. Magnus si incazza e incarica Bartolomues di segarli tutti.
Bartolomeus esce allo scoperto e intrattiene un discorso cercando di spiegare ai PG che Magnus è nel giusto.
spiega le ragioni della rota ed il discorso delle verità spiegato da Mirko
Morelis racconta come stanno le cose e Bartolomeus impazzisce letteralmente dicendo chie i PG sono falsi e bugiardi
fa partire una palla di fuoco, ma con un colpo di spada Morelis la disperde e due secondi e mezzo dopo il mago si ritrova da + 8 HP a -26 e come nella miglior tradizione gurps crepa.
qualche momento prima
ma hanno sculato di brutto
dopodiché
si dirigono tutti verso la sala bianca
per fermare Magnus che nel frattempo è ovviamente passato enza prblemi in mezzo a picchetti della guardia imperale e cittadina
mentre i nostri eroi impiegano molto + tempo
PS Argante sa che l’uomo serpente non è affatto morto.
Benché ferito vive ancora

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