Cronache di Hyboria

Cavalieri

All’indomani della presa della città, il gruppo di avventurieri viene convocato dal comandante Cadmon e dallo stesso re Milos di Argos, con l’indicazione di rendersi presentabili.
Giungono a palazzo, accolti da file di guardie in pompa magna e gli viene comunicato che solitamente in tali circostanze ad accompagnare sono i parenti, ma nel caso specifico ci si è limitati ad amici e conoscenti più prossimi.
Re Milos di Argos introduce l’argomento e passa il testimone ad un “felicissimo” Cadmon che con aria di chi cerca di darsi un contegno senza sforzarsi troppo, nomina Argante, “Sir Argante di Frecciamarchiata cavaliere di Aquilonia”, mentre Olin “Sir Olin Ronan Kane caveliere di Aquilonia”, facendogli prestare i relativi giuramenti.
Finite le formalità Aquiloniane, Re Milos rimarca i giuramenti, avvenuti sotto la testimonianza di un Vate di Mitra e della bandiera di Aquilonia (nascosta in un angoletto).
Re Milos prosegue e con il potere conferitogli dalle leggi che lui stesso ha promulgato, assegna ai due neo “cavalieri” il titolo di “protettore di Argos e Conte elettore di Pergona”, rimarcando i relativi oneri, purchè non siano in conflitto con altri dati dalla carica di Cavalieri di Aquilonia.
Sez rimane basito e Terzo si limita a dare la propria benedizione.
Finite le formalità, all’inzio del banchetto viengono comunicate le nuove incombenze e missioni.
Serve qualcuno che guidi un gruppo di scout a nord per controllare che la via per il rientro sia libera. Di questo si occuperà Argante, con un gruppo scelto di esploratori.
Vengono poi riferite le novità sul conflitto. Sembra che nonostante interrogratori anche cruenti, i mercanti di Nemedia siano all’oscuro della guerra, data per scontata ad Aquilonia. Terzo si informa se ci siano stati messaggi o reazioni da parte del clero di Mitra, ma pare che nulla sia giunto da Nemedia. Urge quindi che qualcuno vada ad investigare in quelle terre.
Il compito è affidato ad Olin, come comandante della spedizione, Sez, come guerriero, Terzo, come curatore e conoscitore del “Mitraico”, lingua nota a tutti i sacerdoti anche a Nemedia e Nefertiti. Alla spedizione si aggiunge una prode Brianne, cavaliere di Tarne, che visto il suo rango prende il comando, mettendo Olin come comandante in seconda. Si offre anche il Cavaliere di Manferrata, creando qualche leggera perplessità, visti i precedenti tra Olin e la casata dei Manferrata, ma la richiesta è respinta.
Sul finire del pranzo, Terzo omaggia Nefertiti con la collana rinvenuta nella cripta sotto la mieniera, quale segno di fiducia.
Sez, invece, ha una lunga discussione con il comandante Camdmon, che gli spiega alcune cose.
In primis che i titoli assegnati ad Argante ed Olin valgono in realtà gran poco e che suo malgrado era un atto dovuto, altrimenti avrebbe messo in cattiva luce le scelte di un Re.
Dice a Sez, inoltre, che preferisce diventi un Cavaliere del Gunderland, piuttosto che uno di Aquilonia, in virtù del fatto che egli, a differenza di Olin, è un vero Gunderman. Inoltre lo invita di far capire bene ad Olin che, nonostante in capo alla spedizione ci sia a tutti gli effetti il cavaliere Brianne di Tarne, il posto di comandante in seconda nella pratica spetta a Sez.
Infine, Cadmon, confessa a Sez di alcune informazioni pervenute dalla Camonna Tong. Sez decide per il momento di tenere per sè quanto rivelato, aspettando il momento buono.
Si preparano in fretta per il viaggio, cercando la via migliore.
Nelle steppe avvistano vicino a loro una colonna di fumo. Uno di loro li avvista ed in Mitraico chiede chi siano. Terzo fa un cenno a Brianne, ma decide di uscire allo scoperto. Brianne lo segue, mentre gli altri rimangono al coperto.

Sono cavalieri nemediani, appartenenti al clero di Mitra e mostrano la più totale assenza di ostilità nei loro confronti e nessun secondo fine. Anche gli altri si uniscono al gruppo ed apprendono che non sono a conoscenza di alcuna guerra con Nemedia, senza ordini da parte del loro re. Sanno che un contingente da Nemedia è andato ad est per aiutare Aquilonia e che altri gruppi come loro sono diretti a sud per respingere gli stigiani. Si fanno dare qualche altra informazione ed approfittano dell’ospitalità per la cena ed il pernottamento.
Arrivati lungo il fiume, in prosismità dell’ultimo baluardo, notano un sacco di navi Aquiloniane distrutte e bruciate lungo le rive.
Entrati nell’ultimo luogo che conserva qualcosa di Aquiloniano, una roccaforte in legno in pianta quadrata, vengono accolti dalle guardie ed accompagnati dal comandate. Notano subito un numero impressionante di feriti.
Il comandante li aggiorna sulla situazione: nessun falco a disposizione, dopo che un paio di navi sono arrivate nella notte. I marinai sono scesi ed hanno legato dei barili all’intera flotta per poi incendiarle con frecce infuocate poco prima di fuggire. Due sole navi e nessuna perdita dei nemici, ma l’intera flotta è distrutta, 300 aquiloniani morti, più tutti i feriti. Chi si è buttato nel fiume per scampare alle fiamme è stato inghiottito dalle correnti. Stanno facendo il possibile per recuperare il recuperabile.
Brianne, non potendo mandare alcuna lettera, si accontenta dei pochi rifornimenti necessari.
Vengono informati della situazione caotica e delle battaglie a nord e gli viene consigliata una strada tra i monti, non priva di pericoli.
Ripartiti, il favore di Mitra li accompagna e mentre dall’alto avvistano fuochi e battaglie, il loro sentiero è tranquillo: uccellini che cinguettano, cerbiatti che si rincorrono e qualche fiore profumato di tanto in tanto e tutto ciò che li accompagna sani e salvi fino all’ultimo villaggio.
Qui fanno la conoscenza dei simpatici Ofiriani, che pur parlando un Aquiloniano stentato, li mettono in difficoltà. Da un lato sono grati per l’estrema generosità, quasi eccessiva e forzata, dall’altro li vorrebbero prendere a bastonate per l’insistenza eccessiva.
Nonostante ciò sono ospitati in casa di un tizio dal nome poco pronunciabile, che li informa che la strada a nord è bloccata da una frana: “io nonso, frana caduta, Nemediani tuti morti”.
Non si è capito molto, ma pare che le ceneri di Seth fossero trasportate dagli stessi Nemediani…
La strada a nord è chiusa, dunque, ma esiste un’altra strada che porta al villaggio dei ragni. Anche qui “posto pericoloso, io nonso, noi non và lì: stare lontani”.
Tra gli altri pericoli del luogo una strana e sinistra creatura, con fauci enormi che si rivela essere diversa da un coccodrillo o dalle cavalcature stigiane. L’unica cosa certa è che sono chiamati “sgnaf-sgnaf”…
Sez vorrebbe il tizio come guida, ma Terzo fa notare che una città è facile da trovare, cercando inutilmente di far capire a Sez che vorrebbe prima esplorare la valanga ed i Nemediani e poi prendere il sentiero per il villaggio dei ragni, ma non vuole esporlo al nuovo amicchetto un po’ furbetto e si limita a ritirarsi in preghiera…

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Notizie dalla capitale

Dopo la battaglia giungono via falcone notizie da Aquilonia, direttamente dall’imperatrice: Ravenguard è caduto sotto la mano traditrice di Nemedia, Tarantia è in pericolo e dal Gunderland nessuna notizia.
Cadmon è scosso come non mai ed informa tutti con le parole della stessa imperattrice.
Fin da prima dell’alba tutti i falconi partono per le destinazioni più disparate. A colazione il clima è cupo, nonostante qualcuno cerchi di risollevare il morale, i più sono perplessi.
Cadmon torna a riposare ma più tardi un rombo che scuote la terra mette in agitazione il piccolo campo: il re di Argos con 50.000 dei suoi ed un imponente macchina d’assedio è alle porte.
Sez corre a svegliare Cadmon, che gli ordina di preparare le truppe per l’entrata del Re. Se fa quello che può, anche se è Brianne che prende il controllo sbraitando ordini in modo forsennato.
L’incontro appare inizialmente un po’ testo, ma si rivela da subito una misto tra formalità e cameratismo tra Cadmon ed il Re Argosiano e si ritirano a discutere.
Successivamente il Re di Argos, a modo suo, dichiara l’intento di aiutare Aquilonia, ma solo dopo aver ripreso la vicina città.
Mentre tutti si preparano, Olin curiosa tra le fila dei nuovi alleati ed è colto da stupore alla vista dell’imponento macchina da guerra Argosiana: “Il martello di ???”: un gigantesco ariete la cui storia si perde tra mito e realtà.
In breve tempo tutti si preparano alla partenza per la conquista della città.
Il Re di Argos, il comandante Cadmon ed il suo Scudiero Sez si avvicinano e con l’aiuto di una zelante interprete sbrigano le faccende diplomatiche in modo forse un po’ brusco. Piovono frecce e la battaglia inizia.
Argante ed Olin (guidati dalla luce di Mitra – n.d.a.) hanno l’idea di staccarsi dall’esercito e cercare un’entrata secondaria.
Intanto l’esercito avanza, sotto scariche di frecce avvelenate. Una di queste colpisce Terzo, che inizialmente non ci fa molto caso, per finire poi svenuto dal veleno contenuto. E’ Nefertiti ad intervenire, salvandogli la vita e rimettendolo subito in sesto.
Dalle mura della città, oltre agli arceri, sono presenti due MAGHI, uno dei quali comincia ascagliare palle di fuoco, mentre l’altro recita un rit- un incantesimo strano. Secondo Nefertiti si tratta dell’evocazione di un Demone, mentre per Terzo sembra essere qualcosa che vuole rallentare l’intero esercito.
Intanto Argante ed Olin, trovano una grata a distanza di sicurezza dalle mure e forzandola riescono ad entrare nella rete fognaria. Qui si accorgono che oltre ai soliti liquami, c’è anche fin troppo sangue. Seguono comunque il condotto che li porta diretti nel mastio principale, dove scorgono un losco individuo in trance, circondato da uno strano cerchio pieno di simboli e grondante sangue. Al volo si accordano per ucciderlo il più in fretta possibile e scappare subito dopo lungo il percorso fatto all’andata.
Argante incocca la freccia. Prende la mira con cura e scocca. La freccia attraversa la sala in un istante, silenziosa, veloce e tremendamente letale, uccidendo il sac- MAGO all’istante. Alla morte del mago tutto sembra sospendersi e fermarsi per un interminabile momento…
Fuori dalle mura della città, intanto, il mago risce a dar fuoco all’imponente maglio, il quale riesce comunque a giungere alla porta e con un sol colpo abbatterla assieme al barbacane ed ai maghi che da lì eseguivano le loro empie magie.
Il colpo di Argante, dopo un breve ed interminabile attimo di stasi, libera tutta l’energia negativa accumulata dal saced.. MAGO, che viene liberata sotto forma di una sorta di nube nera che si diparte in ogni direzione. Olin ed Argante scappano a gambe levate, ma le innate abilità del bardo non riescono a salvarlo dalla nube che riesce a sopraffarlo. Argante, invece, riesce a stento a restitere e portar fuori un ormai condannato Olin.
Nefertiti avverte l’energia negativa e cerca di avvisare tutti, mettendosi al riparo a distanza di sicurezza. Terzo è interdetto, ma la sua fede gli è sufficiente a tener testa alla nube malvagia.
Il Re di Argos, Cadmon, Argante e Terzo, con altre guardie, intanto arrivano nel mastio, dove trovano il corpo del MAGO trafitto da una freccia Aquiloniana con il marchio di Argante. Il Re è combattuto. Da un lato vorrebbe punire l’irresponsabilità dei due che hanno causato innumerevoli morti, dall’altro però ammira l’astuzia ed il coraggio dei due, che a modo loro, da soli hanno posto fine all’assedio, al momento con cipiglio si limita a farli chiamare.
Intanto, Argante e Sez, trovano Nefertiti fuori dalla città. Anche qui è lei a prendere una decisione drastica, ma grazie all’uso della magia e del suo sangue, riesce a curare miracolosamente Olin. Sez, incaricato di portare i due dal Re, trova Nefertiti intenda a riti perversi sul povero Olin. A nulla valgono gli avvertimenti di Argante, che è costretto a fare di tutto per cercare di impedirgli di colpire la Sitigiana, la quale cerca di diferndersi.
Il riprendersi di Olin calma per un attimo l’ira si Sez, che torna subito appena si accorge del fumo nero che esce da Olin.
Intanto Terzo vuole tentare di ripulire la città, ma l’energia è eccessiva ed ottiene solo di star male, vomitando. Mentre cerca di riprendersi, lo avvisano che appena fuori dalle mura i suoi compagni che si stanno azzuffando. Giunto dai compagni, per prima cosa cerca di capire l’accaduto e vedendo il fumo che esce da Olin avvisa Sez che l’intervento di Nefertiti ha avuto gli effetti sperati ed ha realmente salvato Olin.
Infine cerca di prendersi cura di Nefertiti, ma non è abituato al gracile corpo della Stigiana e complice il nervosismo di Sez, riesce solo a peggiorare la situazione.
Un redivivo Olin ed un titubante Argante si recano ad udienza dal Re di Argos, il quale, dopo averli redarguiti per le conseguenze e dopo una lunga pausa di riflessione, decide che li ricompenserà nel giusto modo.
Olin pare ancora scosso, dopo aver quasi (se non praticamente) perso la vita, mentre Argante è affranto, in quanto si rende conto che seppur il suo gesto è stato valoroso ed encomiabile, ha portato a conseguenze tanto inaspettate quanto pesanti. Terzo cerca di rasserenare l’animo di Argante, ma decide di tornare sull’argomento con la dovuta calma.

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Il forte liberato

…nella rocca impervia la battaglia. Sez, Nefertiti, Olin ed un dolorante Argante sono nella baracca, assieme allo stigiano ormai ucciso. Sez si offre, con l’aiuto degli altri, di togliere la freccia dal braccio di Argante. In modo brusco, Sez infila la freccia fino a farla uscire dall’altro lato, poi la spezza e la toglie, lasciando a Nefertiti il compito di tamponare e bendare la ferita. Infine mandano Olin alla ricerca di Terzo.
Terzo, intanto, ritirato nel magazzino, sente le urla di alcuni prigionieri che decide di liberare subito. Questi corrono in un armeria, inseguiti da Terzo e dagli altri Aquiloniani. Tutti si armano e soprattutto gli ex-prigionieri Argosiani si lanciano all’attacco degli Stigiani. Terzo rimane a prendersi cura di altri prigionieri, che anche se debilitati corrono anch’essi all’attacco non appena sono nelle condizioni di farlo.
Più tardi un preoccupato Olin arriva da Terzo, per riferirgli delle condizioni di Argante. Terzo, accertatosi delle condizioni di “sicurezza” di Argante, chiede ad Olin di farlo portare lì, assieme agli altri Argosiani, in modo da potersi predere cura di più gente possibile. Giunto Argante verifica le sue condizioni e sistema al meglio, con l’ausilio di alcune scorte rinvenute presso la fortezza.
Più tardi la battaglia si placa.
In serata Aquiloniani ed Argosiani si accampano per la cena ed emerge subito che nonostante gli Argosiani siano felici di essere stati liberati, siano comunque sul “chi-va-là” nei confronti degli Aquiloniani, in particolare se questi ultimi approfittano delle risorse Argosiane.
Il giorno seguente, Cadmon ordina a Terzo di occuparsi dei cadaveri, lasciando i combattenti alla roccaforte, mentre con i nuovi arrivi parte per conquistare l’altra fortezza.
I cadaveri degli Aquiloniani vengono preparati per il rimpatrio, agli Argosiani vengono riservati riti Mitraici, mentre gli Stigiani verranno sepolti senza troppe cerimonie. Argante ed Olin cercano tra i cadavari stigiani, rinvenendo qualche oggetto. Nefertiti invece scopre il corpo del cugino e chiede a Terzo di potersene occupare di persona.
Terzo è indaffarato, ma in un certo senso acconsente e pensando ad un modo per non dare troppo nell’occhio dice a Nefertiti di farlo passare per uno dei cadaveri con cui vorrebbe fare un po’ di pratica di chirurgia e scoprire qualche dettagli in più sul nemico. La stigiana inizia però con le sue interminabili chiacchiere, disorientando Terzo che non crede di essere riuscito a fargli capire del tutto i suoi intenti. Infatti poi Nefertiti, aiutata da Olin, usa una barca degli Argosiani, rischiando un mezzo incidente diplomatico, quando un Argosiano glie ne chiede conto, avendola vista “sottrarre” un Dono di Mitra per consegnarlo agli Stigiani…
Nel frattempo Terzo, assieme ad un Argante debole di stomaco, comincia una sorta di autopsia su un altro cadavare. Scopre che lo Stigiano soffriva di denutrizione con alcune patologie connesse (pellagra e scorbuto), ma tutto sommato per il resto corrisponde alle descrizioni del suo libro di anatomia. Scopre inoltre alcuni segni sulle costole, come di perforazioni. Al termine cerca di ricucirlo alla meglio, prima di rimetterlo nel mucchio con gli altri.
Dopo circa 1-2 giorni Cadmon ritorna al fortino, porando la notizia che tutte e tre le roccaforti sono state prese.

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Terre del sud

Dopo il pranzo con Serpico, Terzo esce con Sez e si dirigono alla banca. Terzo racconta a Sez del diario di Nefertiti, del quale ha saputo dalle confidenze di Argante e lo comunia a Sez, suggerendo di chiedere ad Olin di far avere il diario al comandante e poter dissipare i loro dubbi.
Successivamente si recano in banca, dove Terzo preleva un po’ d’oro che dà a Sez, già diviso anche per Olin ed Arganate.
Nel ritorno Sez incontra Cadmon, che lo consiglia su un armatura ottimale per la missione. Sez ne recupera quattro: per sè, Terzo, Olin ed Argante. Nel frattempo Terzo raccoglie alcune informaizoni dagli alessandrini, un erbario nuovo e la possibilità di depositare i loro averi presso la loro abazia. Al ritorno trova la sua nuova armatura e Sez incita Nefertiti a prenderne una per sè. Terzo la fa accompagnare da Argante. Al porto la venditrice è piuttosto perplessa su Nefertiti, ma finiscono a parlare di donne nude sulla prua delle navi, con un Argante fra il perplesso e l’incuriosito.
Prima di cena portano i loro averi dagli Alessandrini, eccetto lo stretto necessario per il viaggio.
Alla sera tutti a dormire con un Cadmon piuttosto silezioso.
Il giorno seguente si imbarcano. L’unica indicazione è la frase “Io sono Aquiloniano”, che gli permetterebbe nella più probabile delle ipotesi, una morte rapida ed il nome del villaggio in cui si recheranno.
Cadmon è tra gli schiavi per suo volere, mentre i membri del gruppo sono tutti sul ponte come finti marinai, salvo Nefertiti che fa di tutto per finire nelle cucine a far compagnia al sagace Mugundu che le racconta della bellezza esotica dei suoi paesi, pur lasciando traparire una certa mancanza di acume.
Intanto sul ponte vengono fatti allenare per tre giorni con le spade, ma le mani unte di olio.
Giunti alla prima fortezza vengono fermati, ma nonostante un controllo prolungato, tutto procede bene e riescono a sbarcare.
Cadmon consegna ad alcuni dei vestiti “bucherellati” di guardie stigiane, con l’ordine di passare per schiavisti, dando indicazioni a Nefertiti sugli ordini che fingono di seguire.
Passano indenni un controllo e giungono al villaggio. Alcune piccole capanne emergono da ruderi di strutture molto più imponenti, ma ormai distrutte. Vengono accompagnati nella capanna più grande, al’interno della quale, tramite una porta segreta, seguita da un lungo corridoio, giungono in una vastissima sala.
Qui riposeranno in qualche modo, in mezzo all’arrivo di altri compagni.
Prima dell’alba il gruppo con un’altra ventina di uomini viene armato con soli cortelli ed infilato in una serie di carri di olio. Il loro compito è introdursi in una fortezza ed al segnale spalancare le porte dall’interno per far entrare il resto dell’esercito, meglio armato, e conquistare la fortezza.
Giunti al forte, le giare vengono controllate. Nefertiti riesce a colo a tenere il fiato e riemerge toccando il tappo mentre la guardia lo chiude. Fortunatamente l’episodio non ha conseguenze e giungono in un buio magazzino. Sez uscendo rompe la giara, una guardia controlla, ma riescono a passare inosservati.
Attendono per lungo tempo, che usano per recuperare la chiave della stanza (nella toppa, ma all’esterno), ma non fanno altro, finchè non sentono una civetta, animale piuttosto inusuale, ma in uso presso la VII: il segnale. Dopo alcuni battibecchi con Nefertiti, decidono che Argante, Sez, Nefertiti ed Olin tenteranno di aprire da soli la sbarra, nascondendosi dalle guardie.
Una di queste è però riversa in mezzo al cortile, vicino all’uscita, ma ancora non vista. Riscono comunque ad arrivare ed aprire il portale, ma un gruppetto di guardie che stava scendendo le scale, per un probabile cambio, intercetta il gruppo di Terzo, rimasto con gli altri all’imbocco dello scantinato e decidono di ripiegare.
Un’altra guardia rincorre gli altri in una casupola ed ingaggia battaglia con Sez, Nefertiti ed un Argante, che ferito da una freccia attende il momento buono per agire, salvo capottarsi a terra quando questo si presenta. A stento Sez e Nefertiti tengono a bada il guerrirero e nella foga Sez arriva a colpire la povera stigiana.

L’arrivo e l’intervento delle forze esterne mette fine alla lotta.
Intanto le cinque guardie raggiungono Terzo ed gli altri all’interno della cantina e comincia la battaglia, in cui un paio di uomini viene ferito. La situazione non sembra delle migliori, armati di soli pugnali e fradici d’olio con guardie in armatura e spade, ma il numero di 4:1 sarà sufficiente ad avere la meglio?

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Sul piede di guerra

E’ la sera del primo giorno, appena partiti, subito dopo cena.
Sez fa le sue cose, mentre Argante prima ed Olin dopo, passano la serata a puzecchiare una Nefertiti dormiente con un bastoncino. Argante rinuncia e decide di dormire accanto al fuoco, Olin viene morso e dopo una serie di allucinazioni, sviene nella tenda di Argante con Nefertiti.
Il mattino seguente, il cavaliere Brianne di Tarne, seconda in carica, spiega a tutti che durante il viaggio gli verrà impartito un addestramento speciale. Il savoir-fare di Olin lo porta a prendersi una spadata di piatto dalla stessa ed alla partenza si ritrova con Argante a trasportare la corazza di Briann e del suo cavallo.
Giunti malconci, cominciano gli addestramenti. I primi sono una specie di giostra, che vede Argante, Olin e Nefertiti riuscire pittusto brillantemente, mentre moltri altri rovinano a terra, dando parecchio lavoro al buon Terzo.
Nefertiti è riluttante ed esterna le sua rimostranze con una lingua quasi pari a quella di Olin, finchè non andrà dallo stesso Terzo, chiedendogli di assisterlo come “infermiera”, pur di schivarsi il sano allenamento e gli ordini di Cadmon.
Terzo riferisce e chiede istruzioni al comandante, esternando i suoi dubbi sulla fanciulla, ma Cadmon era già in guardia sulla questione.
Il viaggio riprende, con una sosta a RavenRock prima, dove non entrano in città, ma vengono accolti dalla più alte cariche in comando e dall’imperatrice in persona, che fa il suo discorso alle truppe.
Il viaggio riprende assieme agli allenamenti, che fanno discutere un po’ la truppa. Ai nobili cavalieri toccano gli allenamenti ed i trattamenti riservati solitamente agli attendenti, compreso lo smontare le tende, mentre agli attendenti quelli solitamente riservati ai cavalieri. Man mano le corazze vengono tolte ed inseriti alcuni “esercizi” alquanto curiosi, come combattere su assi in bilico su una botte.
L’ultimo tratto li tiene tutti al riparo dalle contusioni, ma si tratta di una marcia forzata di 48 ore in mezzo alla neve.
Durante gli allenamenti Terzo appunta quali sono le ferite più comuni e confrontando i suoi appunti con il guaritore più esperto, viene a sapere da quest’ultimo non solo che gli appunti grossomodo corrispondono, ma anche che il comandante Cadmon gli aveva fatto notare che oltre a quanto indicato saranno necessarie parecchi medicinali contro le ustioni. Oltre al sole, terzo teme si possa riferire al fuoco.
Giungono infine a Shamar(?), dove vengono salutati da una folla festosa, che sparge petali di rose al loro passaggio. Giungono al porto, dove viene svelato gran parte del piano. I mercantili sono di rado controllati e non danno nell’occhio, soprattutto quelli che trasportano armi, cavalli e schiavi, mentre le navi da guerra stanno venendo ridipinte, i nomi cambiati e la linea di pescaggio modificata. Qualcuno andrà a sostituire i marinai, mentre la maggior parte saranno caricati come schiavi, finchè non si riuniranno. A Terzo viene data una copia del dislocamento del carico, fino al rompete le righe.
Il gruppo di Terzo si avvia verso la locanda in cui soggiorneranno. Terzo IMPONE ad Olin di non togliere gli occhi di dosso a Nefertiti, soprattutto dopo che lui lo mette al corrente che Nefertiti è un po’ riluttante ad unirsi e potrebbe tentare la fuga.
Durante il tragitto incontrano Serpico, che li informa che la XXI, con un gruppo di arcieri bossoniani ed altre truppe sarà al fianco del VII cavalleria, al quale si uniscono per una cordiale mangiata e bevuta, mentre Terzo si allontana per la città con Sez, lasciando gli altri alla locanda.

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Rientro ad Aquisforte

Il mattino seguente il gruppo si sveglia, trovando Sez, Iorio e Terzo già svegli, con Zachero che prepara la colazione a base di stufato di serpente.
Sez comunica la decisione di tornare al villaggio di partenza, dove avrebbero incontrato il Sommo Inquisitore. Argante ed Olin, seppur incuriositi, non insistono molto ed accettano la cosa, mentre Nefertiti rischia di ritardare la partenza con il suo insistere nel voler addentrarsi nel cuore delle paludi.
Raggiungono il villaggio delle paludi senza intoppi, dove passano la notte nella casa di Zachero, montando turni di guardia durante la notte. Olin ed Argante al primo turno, Sez e Nefertiti al secondo, Iorio e Terzo al terzo ed ultimo turno. Nulla accade, salvo la presenza di alcuni corvi che inquieta Olin ed Argante. Terzo, svegliato da Olin, lo rassicura.
A metà pomeriggio, quando ormai il sole sta calando arriva il Sommo Inquisitore Angus Magnus in persona, solo, salvo ed a cavallo. Dopo una breve chiacchierata chiede al gruppo di fagli da scorta fino ad Aquisforte, ma di concedergli un giorno di riposo.
L’indomani partono, Terzo comunica delle lettere di Aquisforte all’Inquisitore, dopo aver chiesto a Nefertiti di non farne parola. L’Inquisitore encomia Terzo, con sollievo di quest’ultimo.
Sulla strada incontrano un gruppo di 10 cimmeri, ma riescono a nascondersi in tempo e fortunatamente nessuno di loro li nota.
Giunti ad Aquisforte, trovano il forte presidiato da molti uomini e la strada dal forte ad Aquisterra tempestata di 20.000 uomini del Brone. Tutte le più alte cariche del Gunderland sono presenti e durante il bachetto l’Imperatrice stessa fa la sua comparsa, dichiarando che Aquilonia è in guerra con Nemedia e nominando lo sceriffo Sir Aldaricus Cadmon come comandante del 7° Cavalleria.
Dopo un brindisi anche al gruppo di Sez, Cadmon gli parla, offrendo a lui ed al suo gruppo la possibilità di seguirlo in battaglia.
Terzo parla con il vescovo che lo encomia e gli assicura la sua investitura, consegnandogli un oggetto a titolo personale da parte del Sommo Inquisitore in persona.
Intanto Nefertiti, dopo aver rischiato il linciaggio e salvata da Olin che garantisce sulla sua zucca vuota, rimane inquieta e chiede ad Olin ed Argante di accompagnarla ad Aquisterra per recuperare il libro del demone. Olin, in un inusuale atto di saggezza, racconta tutto a Terzo e con Sez decidono di lasciare andare Olin con Nefertiti, ma mandano in segreto Argante ad osservare. Ad Aquisterra trovano la casa di Anatolius rasa al suolo da un fuoco che ancora arde e sentono le imprecazione dei cavalieri della rota che partono di volata alla volta di Aquisforte. Dopo qualche discussione pare decidano di rientrare anche loro o quantomento di attendere tutti ad Aquisterra.
Intanto Terzo, scopre che il dono personale dell’Inquisitore, trattasi di una cospiqua nota di credito, che va quasi al di là della comprensione del sacerdote stesso, incassibile nelle principali città di Aquilonia.

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Sogno o son desto?

E’ sera e dopo poche chiacchiere tra Sez, Terzo ed il cavaliere della rota in particolare, ci si accampa poco lontano dal villaggio da cui è stato recuperato Iorio.
D’improvisso Sez e Terzo si svegliano. Da soli.
Tutto sembra tranquillo, ogni cosa al suo posto, ma non v’è traccia dei compagni. I suoni sono nitidi e sembrano non avere correlazione diretta con l’ambiente. Non ci sono tracce particolari e la zattera è al suo posto.
Incontrano un pescatore, secondo cui l’imperatore in carica è quello di 300 anni prima. Si recano al villaggio dove un Gunderman del clan dell’Aquila parla del 7° cavalleria che attaccherà il Gunderland. Altri uomini nella locanda sembrano ignorarsi a vicenda.
Entra un tizio dove parla dell’inquisitore che brucia villaggi a nord. Decidono di recarsi lì, ma incontrano uno gnomo/nano che terrorizza Sez, facendogli rischiare l’infarto che gli dice che sono lì grazie al luogo di confine tra il loro mondo ed il “limbo”, per avere informazioni su ciò che sta contaminando non solo le paludi, ma anche quella “dimensione”, ma hanno un tempo limitato.
Raggiungiangono il luogo dell’imboscata, dove vengono a sapere dai cavalieri deceduti e che l’inquisitore è ad Azthel. La raggiungono e trovano i defunti intenti a cercare di “strappare il velo” sulle mura della città. Terzo e Sez sembrano non essere poter interagire col “velo”. Entrano in città e si dirigono nelle segrete, dove sperano e trovano il Sommo Inquisitore. A differenza degli altri defunti, non è del tutto su quel piano, ma riescono ad interagire con lui, capire che sta succedendo ed accordarsi per ritrovarsi a città delle anguille (luogo di partenza) tra 4 giorni. Inoltre, l’inquisitore avverte Terzo che la sua fede sarà messa a dura prova più e più volte, dopo avergli confidato la seconda verità.
Avendo tutte le informazioni che potevano recuperare da quel luogo e decidono di andarsene alla svelta, ma arriva il demone. Cercano di scappare, ma si accorgono di rimanere sempre nello stesso punto. Non rimane altro che tentare di affrontare il demone, il quale evoca qualche non morto. Sez li tiene a bada, mentre Terzo tenta di occuparsi del demone. Seppur a stento, sembra riuscire quasi a tenergli testa, ma il demone pianta il suo artiglio nel cuore di Sez. Terzo riesce a liberarlo, colpendo il demone. Sarà l’intervento del custode di quel mondo a liberarli definitivamente dalla morsa del demone e lasciarli tornare al loro mondo, dove si risvegliano stanchi. Raccontano tutto al cavaliere della Rota che incredulo risce a dare qualche ulteriore informazione sul mondo che hanno visitato. Ora l’obbiettivo è raggiungere l’inquisitore che ha promesso di liberarsi e raggiungere il villaggio delle anguille entro 4 giorni, per poi recuperare “”/characters/anatolius-iantumal" class=“wiki-content-link”>l’Atlantideo", conosciuto anche come “il penitente” ed il libro che ha trafugato e poter sigillare nuovamente il demone, ma cosa dire e cosa no ai compagni?

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Nelle paludi

Sez e co raggiungono non senza difficoltà ( sono costretti a battersi alla Bocca di Ymir contro alcuni uomini scimmia ) città delle paludi dove fanno la conoscenza di Zachero.

Chiedendo notizie di Magnus, Zachero rivela di sapere della sua presenza e del fatto che ha bruciato 3 villaggi non molto lontani . Nonostante sia palese che l’uomo non sia un ammiratore di Magnus, decidono comunque di ingaggiarlo come guida.

Ad Aalkarion nel frattempo Anatolius scopre che Brian è vivo e che la città è nel chaos.
Il governo è stato rovesciato a seguito dell’inquietante morte del Re e della regina, soffocati nel sonno dopo aver condiviso la camera con Stefanya
Secondo la legge della città Stefanya sarebbe dovuta divenire Regina ma il popolo terrorizzato ha fatto irruzione a palazzo, ucciso la guardia reale, catturato la principessa per consegnarla ai maghi di Nemedia. La notizia che la principessa non sia giunta a loro ha messo la città nel chaos.
Se la principessa si rivolgesse ad Aquilonia e Nemedia potrebbe far epurare con le armi la città .
Anatolius parla al consiglio dicendo di avere la principessa e di essere pronto a rimetterla sul trono se il consiglio vuole e che la maledizione è solo una sciocca superstizione. I ribelli lo informano della strega e della maledizione e chiedono ad Anatolius di provare che siano solo sciocchezze.
Decide quindi di ripartire con Stefanya in cerca della strega
Dopo aver fatto visita a brian scopre che la sua guida ne avrà per almeno una settimana e che è stato derubato dei suoi soldi
E consiglia ad Anatolius di ingaggiare Rourke e Rogan alla locanda delle spade di Alkarion.
I due accettano
Ma decidono di aspettare che brian si riprenda per partire

Nel frattempo nella palude Sez e co raggiungono il primo villaggio e combattono con alcuni non morti non molto amichevoli con gli aquiloniani
Zachero e Nefertiti non partecipano alla battaglia .
Durante la notte Zachero intercetta un gruppo di cimmeri accampati non molto distanti che parlano di un messaggio per Aquisforte
Mentre decidono sul da farsi, fa la sua comparsa la strega della palude, che dice di sapere dove sia Magnus e promette di aiutare il gruppo se il gruppo le porterà la principessa Stefanya dispersa per le paludi. Avverte anche il gruppo di un cavaliere della Rota, che verrà giustiziato all’alba al villaggio "casa delle anguille "
poi scompare.
Zachero trafuga il messaggio ai cimmeri e il gruppo apprende che l’inquisitore è prigioniero ad Atzel.
Ma lo strano messaggio di minacce per aquisforte lascia intendere che a sedere sul trono di Atzel potrebbe esserci il demone . Il messaggio è un ricatto .. Il signore di Atzel ucciderà l’inquisitore se in cambio non avrà un libro non meglio specificato. Terzo pensa possa trattarsi di uno dei libri della tomba crollata e nefertiti incuriosita viene a sapere che il penitente Anatolius ne ha trafugati alcuni…
Nella notte il gruppo marcia alla volta di casa delle Anguille e vi giungono all’alba
In tempo per salvare Iorio di Castria, cavaliere della Rota che processato per i suoi crimini sta per essere bruciato vivo
Grazie alla mediazione dei PG al cavaliere vengono “solo” strappati gli occhi.
Il gruppo apprende così del l’imboscata e degli esperimenti condotti dall’inquisitore
Decidono così di ignorare la richiesta della strega, almeno per il momento e dedicarsi alla loro missione principale: salvare l’inquisitore. Si dirigono quindi verso l’ultimo posto in cui sanno che l’inquisitore è giunto, ovvero il luogo dell’imboscata più a nord.

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Verso Aquisforte

Proseguono il viaggio verso Aquisforte.
Più a nord, passano per un paesino, in cui hanno un’inquietante visione. Un contadino, il cui corpo è ormai parzialmente decomposto, sta lavorando il suo campo e si ferma per un cordiale cenno di saluto al gruppetto, prima di ritrasformarsi in cenere. Giunti alle prime case del villaggio, comincia una pioggia/nevicata (??) nera. Nefertiti è la più allarmata, ma tutti concordano di non soffermarsi troppo ad osservarla e si mettono al riparo al più presto, temendo il peggio dalla stessa.
Terminato il maltempo ed osservando la neve svanire con difficoltà, proseguono il viaggio in quelle terre ormai buie.
Incontrano parecchi tumuli, evidentemente creati in fretta e piuttosto inusuali per il luogo. Il loro numero, inoltre è preoccupante. Mentre osservano i tumuli, prima di affrontare la salita finale, incontrano un gruppo di poveri cristi, che li ferma con aria minacciosa. Non chiedono oro, ma cavalli, per trasportare il compagno ferito e “contaminato”. Terzo insiste che i cavalli sono vitali, non solo per loro, ma riesce ad accordarsi per tentare una cura. Il compagno è stato ferito ad una gamba, ferita però che appare nera e tumefatta, come contaminata. Terzo dichiara che l’unico modo per salvarlo è tentare un’amputazione, ma non si era mai spinto a tanto e non poteva garantire nulla. Aiutato dai compagni, decide di affrontare l’operazione. Pur con qualche difficoltà ed un emorragia imprevista, riesce nel compito. Intanto Sez osserva i malcapitati e si accorge essere sicuramente malviventi che hanno tentato una sortita ad Aquisforte. Terzo minimizza. I malviventi, inaspettatamente, fanno dono di poche monete al Sacerdote.

Più avanti hanno anche un incontro con un branco di lupi. La strada per Aquisforte è decisamente meno sicura di un tempo. Il gruppo riesce a sfuggire, pur rischiando grosso, soprattutto Terzo.
Giunti al forte, vengono inizialmente accolti con estrema diffidenza, ma successivamente curati e rifocillati. La situazione è grave.

Ad Aquisforte

Nel forte regna lo sconforto.
Non morti arrivano da nord, sfollati giungono da ogni dove, provviste e notizie non si hanno da parecchio tempo. Il forte rischia di cadere.
Cercano di sollevare il morale, avvisando che il Barone sta arrivando da sud con rinforzi e vettovaglie. È solo questione di tempo, ma la strada è difficoltosa.
Terzo vorrebbe avere consiglio da qualche superiore e chiede al comandante in carica se è presente qualche sacerdote. L’unico rimasto è un sacerdote come era lui fino a poco tempo fa. Senza alcuna verità e sconfortato dallo stato delle cose. Lo encomia per il suo lavoro e decide così di aiutarlo a far ritrovare il coraggio e la fede ai soldati, con un discorso che riesce piuttosto bene. Nel mentre il resto del gruppo cerca di raccoglie informazioni e vettovaglie. Magnus ha lasciato il forte con alcuni dei suoi da ormai tre settimane, mentre il generale è sceso a sud.
Il gruppo decide di esaminare le stanze dell’Inquisitore.
La porta è chiusa a chiave e la stessa è nelle mani dell’inquisitore. Il comandante tergiversa e non vuole avere nulla a che fare. L’irruenza di Sez ovvia al problema con una poderosa spallata. Sfondata la porta, cercano nella stanza in cui rinvengono un paio di lettere ed un libro di demonologie. Argante vorrebbe trafugare alcune monete, ma poi si ravvede, complice una misteriosa polvere bianca sulle stesse. Terzo, lette con timore reverenziale le lettere assieme a Nefertiti, lascia che questa trascriva alcune parti fondamentali in stigiano su una pergamena a parte. Pergamente che Terzo conserverà. Infine Terzo decide di sigillare le lettere e consegnarle al comandante in carica, con l’ordine di consegnarle solo al Sommo Inquisitore o un suo superiore (in pratica solo il Sommo Sacerdote) e proteggerle con la vita o bruciarle piuttosto che cadano nelle mani sbagliate.
Fanno dunque i preparativi. Sez si occupa delle vettovaglie e chiede di poter avere uno dei segugi del forte, mentre Terzo, fortunatamente, riesce a recuperare un kit per trattare le erbe e trarne medicinali.

Anatolius & Co.
Anatolius e Brian molte miglia a sud si muovono fra le piste di montagna per raggiungere Alkarion, ma si perdono. Ritrovata la strada scorgono una ragazza che pare essere in grave difficoltà e prigioniera e la liberano. Scopriranno poi che la ragazza è la principessa Stefanya deposta dal suo trono. Mentre scendono la montagna sono travolti da una slavina che li porta a valle con violenza.
Anatolius è gravemente ferito, mentre Brian è disperso. Stefanya appare illesa e nonostante la disperazione di Anatolius per aver perso la sua guida, lo convince a raggiungere il villaggio di Querciantica per ricevere cure.

Anatolius sospetta che qualcosa abbia attutito la sua caduta.
Durante la permanenza a Querciantica la principessa spiega di essere immortale a causa di una maledizione lanciatagli da una strega e di portare sciagura a chi gli sta attorno.
Anatolius appare molto scettico e il giorno seguente tornano sul luogo della sciagura. Grazie ai suoi incantesimi il mago riesce a cercare oro nelle vicinanze ( brian ne aveva una sacca piena per ingaggiare mercenari ) e trova una moneta aquiloniana e segni di trascinamento che conducono verso la strada per Alkarion (la città da cui Stefanya è stata deposta)
Mentre Anatolius giunge ad Alkarion.

L’indomani partono verso nord. Il viaggio prosegue tranquillo fino a sera, quando decidono di accamparsi. Argante avvista un gruppo di uomini in mezzo alla tormenta che nel mentre si è alzata. Avvisa gli altri, che con timore verificano di chi si tratta. Alla fine si rivela essere nulla più di un gruppetto di profughi allo sbando. Le loro condizioni sono pietose. Non hanno più cibo né acqua, i loro vestiti sono assolutamente inadeguati e tra di loro c’è una donna con un bambino troppo piccolo per potercela fare. Vengono comunque accolti e scaldati al fuoco, presi sotto le cure di Terzo ed ospitati alla meglio per la notte. L’indomani si dividono, ma vengono avvisati che al forte potrebbero non avere un accoglienza altrettanto favorevole.
La notte, Terzo si ritrova da solo al passo, immerso nella neve. Nessun rumore. D’improvviso, tra la nebbia, fa la sua comparsa una figura inquietante. Terzo è immobilizzato. Un enorme toro lo sta caricando. Il suo corpo è enorme, ma è più una carcassa che un corpo, ormai ed i suoi occhi ardono come le braci di una fornace. Terzo è nel panico, ma non riesce a muoversi. Il toro lo raggiunge e lo trapassa, mentre a Terzo sembra che non siano solo le sue carni, ma anche la sua anima ad essere trapassate. Con urlo si risveglia ed il gruppo accorre. Tra il sudore, nonostante il freddo, Terzo cerca di rilassarsi e racconta il sogno. Atzel è la possibile meta ed il suo vessillo è proprio un toro rosso. La cosa inquieta non poco Terzo, che appare spaventato, mettendo in allarme tutto il gruppo, soprattutto Argante, alquanto suscettibile a tali cose.
Superato il passo, si apprestano a scendere. Giunti alla bocca di Ymir, in cui un antico ponte porta ad un apertura gigantesca, scolpita nella roccia come un enorme viso, fanno lo spiacevole incontro con un gruppo di uomini scimmia. Riescono a malapena a tenergli testa, ma poi questi si ritirano. Dei sussulti e dei boati sembrano provenire dall’alto. Olin è ferito ed il gruppo si appresta a portarsi in un luogo sicuro prima del disastro. Solo qui Olin viene curato, ma Terzo, affaticato, non riesce nell’intendo, slogando una spalla al bardo. In seguito, un gruppo di cimmeri in esplorazione fa la sua comparsa. Il gruppo riesce a defilarsi in tempo e passano inosservati.
Durante la sera, Argante, sempre attratto dalle grazie di Nefertiti, tenta di nuovo la sorte con lei, scoprendo però quanto questa sia pericolosa. Infatti un serpente fa la sua comparsa a difesa della stigiana. Non fa però parola con nessuno dell’accaduto, anche se curiosamente Terzo rammenta dei pericoli nelle paludi, soprattutto dei serpenti.
Giungono infine a città delle paludi, che appare deserta. Nessuno è per le strade, fatte per lo più di pontili di legno. Trovano però una locanda dove fanno la conoscenza del locandiere: Zachero.
Da questi vengono a sapere delle scorribande di Angus Magnus presso alcuni villaggi: rasi al suolo e bruciati. Zachero non nasconde la sua antipatia per Magnus, ma si offre come guida, per un compenso piuttosto elevato. Mentre Argante è più che riluttante a consegnare la somma e Sez cerca di contrattare, all’unisono Terzo e Nefertiti pongono fine ai mugugni mettendo ognuno metà della somma richiesta sul tavolo. È la prima volta che Nefertiti ed il sacerdote concordano in maniera tanto naturale e probabilmente l’ultima.

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Nefertiti regala al gruppo cortesi velate minacce prima di essere abbandonata. Mentre il gruppo parte attraersando Il Gunderland per raggiungere Aquisforte, lungo la strada vengono raccolti indizi per seguire i Nemediani in fuga sulla corona. Frattanto Anatolius viene inviato da Giovis a cercare la spiegazione sul perché i barbari sempre più spesso attaccano i villaggi montani circostanti. Ad affiancarlo nell’impresa quattro uomini senza insegne guidati dall’intrepida guida Kett Brian. Durante la loro esplorazione rinvengono dapprima il cadavere di un barbaro Gunderman distante molte miglia dalle sue terre e con gli stivali consumati e logori. Brian fa tornare due uomini a riferire a Ravenguard e chiede di inviarne altri alle pendici del Golamira per il rientro a casa. Restano nella spedizione solo Brian, Anatolius ed un altro soldato esposti ai pericoli e alle interperie di quelle vette.

Gli altri durante il loro viaggio ( e seguiti da Nefertiti che ha recuperato un cavallo veloce) il gruppo approfitta per la notte dell’ospitalità Gunderlandiana e fanno la conoscenza di Mattias, un vecchio che pare conoscere Argante, anche se il giovane non ricorda. Durante la sera un inquieto Olin sente degli strani rumori provenire dalla cantina.Insistentemente Olin a più riprese cerca di ficcare il naso nella cantina, mentre dal piano di sopra Nefertiti vede qualcuno segnalare con una lampada alla casa di fronte. Poco dopo uomini armati escono e Terzo ne avverte le ombre. La situazione degrada ulteriormente quando Olin apre la porta della cantina visto dagli uomini che fanno irruzione armata. Nefertiti scocca e ne uccide subito uno, gli altri irrompono dall’esterno e dalla cantina, mentre dalle scale scende anche Mattias con una balestra. La colluttazione per fortuna è breve e lo stesso Mattias la interrompe. Nel frattempo Nefertiti centra un altro bersaglio con frecce avvelenate. Terzo prova a curarlo ma è troppo tardi. Il gruppo scopre che si trovano in una casa di falsari e ricettatori, ma vista l’impellenza della missione decidono di chiudere due occhi e passano oltre, fra la preoccupazione di Terzo e Sez che sanno di avere la Stigiana alle spalle. A questo proposito Sez ordina ad Argante di preparare un imboscata per ucciderla. Terzo riesce a mediare uccidere in catturare.

Sulle montagne Anatolius e Kett trovano dei profughi di Atzel che sembrano completamente privi di ogni emozione umana.. Loro raccontano di essere scampati da Atzel dove i morti hanno cominciato ad alzarsi. Voci dicono che i Nemediani e gli Aquiloniani abbiano chiuso le frontiere e che questi disperati vagano alla ricerca di aiuti. Anatolius decide di portare i profughi con loro a Ravenguard, ma sulla strada per le pendici del golamira incontrano un gruppo di uomini scimmia. Kett ed il soldato combattono con valore, anche se il soldato muore nella battaglia. Anatolius, in disparte a proteggere i profughi non si accorge dell’arrivo di una scimmia alle sue spalle che cerca di stritolarlo. Costretto ad usare la magia, ammantandosi di fuoco, incenerisce il mostro rapidamente, ma poi cade svenuto.

Nel frattempo mentre Argante aspetta un luogo adeguato per preparare controvoglia la sua imboscata ad un crocevia trovano una gabbia contenente tre uomini che mostrano segni di una strana malattia simile alla zombificazione. Terzo grazie ad un esorcismo riesce a curarne parzialmente uno, mentre Sez termina gli altri interrompendo le loro sofferenze.

Giunti alla locanda di via dopo aver parlato con gli uomini che hanno posto in arresto i tre scoprono che 4 cavalieri Nemediani hanno preso tutti i cavalli e che si dirigevano a sud di gran fretta. Seguendo le loro piste, il gruppo raggiunge una tenuta di un fattore che spiega loro che i “mercanti nemediani” hanno lasciato un carico di corone in ferro invendute in cambio di ospitalità. Mentre Sez e terzo indagano Argante tende la sua trappola a Nefertiti e l’imboscata riesce, ma la stigiana, grazie al potere della .. del suo fascino convince Argante a non rivelare agli altri la sua presenza. Sez nel frattempo decide di tentare l’inseguimento dei banditi, pur consapevole che la cosa li porta fuori rotta da Aquisforte e che il tempo stringe. Argante, nel frattempo rientrato decide di dopare i cavalli per tentare l’inseguimento.

Sulle montagne nel frattempo Kett e Anatolius raggiungono incolumi la valle del Golamira con i profughi e fanno ritorno alla fortezza. Giovis colpito dall’esito della missione decide di inviare Anatolius a studiare la piaga della valle dell’aquila. Anatolius chiede a Giovis di poter entrare in possesso di una pietra del potere, le quali però sono andate perdute con l’accademia. Anatolius però possiede una rara gemma di purcristallo e Giovis promette di incantarla per lui. Kett inizia a organizzare la spedizione, ma il divieto del barone di accedere alla valle dell’aquila, unito alle voci sulla maledizione, scoraggia i mercenari di Ravenguard.

L’inseguimento di Sez e compagni si rivela subito macchiato dalla cattiva sorte. Terzo cade da cavallo, mentre Olin nel tentativo di recuperare il cavallo del sacerdote cade dal suo ferendosi. Argante e Sez continuano a cavalcare e dopo un ora vedono i Nemediani. Tre di loro però vedendosi inseguiti si voltano e affrontano i due nella piana. Nefertiti nel frattempo viene informata della sua nuova missione divina e raggiunti Argante e Terzo, e convince i due a permettergli di aiutare Sez. Durante il combattimento Sez ferisce uno dei cavalieri, ma Argante pur combattendo da leone cade da cavallo. I Nemediani tentano la fuga, ma Sez li rincorre. Quello da lui ferito che viene sbalzato da cavallo, e Sez prosegue all a caccia degli altri due, ma purtroppo il suo cavallo cade stremato. Argante e Nefertiti cerca no di domare il Nemediano catturato, ma i un impeto finale tenta di attaccare Sez e Nefertiti lo colpisce con un colpo di balestra facendolo cadere incosciente. Ogni tentativo di Sez di rianimarlo risulta vano e l’uomo spira senza dire nulla. Sez si altera, ma alla fine di una discussione Nefertiti spiega di essere una sacerdotessa di Ibis con una missione comune alla loro ed ottiene di entrare nel gruppo alle regole di Sez…

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