Cronache di Hyboria

Di nuovo in marcia

Durante il viaggio ognuno impara i rudimenti della lingua dell’altro.
In prossimità di Aquisterra, decidono di far tappa direttamente alle miniere.
La vegetaizone sembra essersi ripresa dall’ultima volta ed un enorme cumulo di terra affianca lo scavo che svela le antiche rovine.
Poco prima, rinvengono 10 corpi di altrettanti cavalieri della rota. Tutti esaminano con attenzione il luogo. Traccie di cavallo di 4-5 giorni prima si dirigono verso Aquisterra.
I corpi sono in decomposizione, ma appare evidente la totale assenza di sangue, pur non essendo mostrati altri elementi: nessuna contusione, lezione, taglio, buco o tracce di valeno.
Quasi tutti ad eccezione di Terzo, sentono un alito gelido provenire dalle rovine. Questo fa riemergere i ricordi di quanto affrontato dal gruppo a suo tempo ed i nord temono che il gruppo di Aquiloniani sia stato toccato dagli elfi ( = gli danno dei pazzi).
Non trovando ulteriori indizi si dirigono ad Aquisterra. Qui lo spettalo è ancor più desolante ed è lo stesso visto da Udo in uno dei suoi TRIP: tutta la popolazione è stesa morta a terra.
Cercando in giro, trovano la casa di Pelivo spogliata dei libri, in particolare delle mappe. Il falco di Gyl trova Polly, la piccola figlia del mugnaio, unica superstite di quella disgrazia, ma troppo sotto shock per parlare. Viene rifocillata e portata a casa di Terzo, il quale nota l’assenza delle erbe più rare.
Intanto, Argante trova e si occupa dei cavalli (qualche pelliccia e qualche moneta d’oro), Sez si aggira disperato cercando di dare ordini ai suoi soldati e di ricomporre il gruppo, altre traccie vengono individuate e puntano su Aquisforte. Infine Terzo, aiutando i soldati, gli chiede di far attenzione a tutto quello che può essere fuori dal comune, scoprendo il simbolo della rota su alcune porte. Terzo, non trovando connessioni tra gli abitanti delle case con il simbolo della rota, decide di tracciare una mappa unendo i punti. Quello che appare sconcerta tutti: è evidente si tratti di un simbolo arcano, anche se nessuno riesce ad identificarlo…

PS: Olin ci prova fin da subito con Gyl, portandola in ballo. Al termine del ballo Gyl fiene fermata prima di sterminare mezza locanda quando i locali omaggiano il bardo con le loro monete, ritenendola un offesa ad un arte che non può essere “comprata” con degli inutili pezzi di metallo.

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Processo

Il processo era stato una farsa evidente.
Passi dare la precedenza ad un cavaliere ubriaco nei confronti di un rispettabile membro della chiesa di Mitra,
ma trattare così una principessa o processare un alto membro del clero su fatti che riguardano in primis la sua chiesa…
Questo però non giustifica il comportamento di Olin ed Argante. Due cavaliere non dovrebbero comportarsi in quel modo:
ubriachi ad un processo pubblico!
Argante, però, gli aveva salvato la vita e non aveva ancora avuto modo di ringraziarlo a dovere.
Da quando si erano incontrati l’aveva visto turbato, anche se gli eventi non gli avevano ancora dato il tempo di parlarne.
La sua chiesa e tutta Aquilonia rischiavano di andare allo sbando ed il nemico non era ancora stato sconfitto,
anzi, aveva addirittura rubato una reliquia di vitale importanza, per di più grazie ad una donna che aveva viaggiato con loro! Andava fermato ad ogni costo!
Il Sommo Patriarca, a Nemedia, gli aveva parlato di Rahela, la strega delle paludi e di come lei potesse avere una cura contro i poteri del nemico.
In fondo quella donna gli aveva offerto il suo aiuto, nelle paludi, a patto che le venisse portata la principessa Stefania.
Forse Rahela allo stesso prezzo avrebbe potuto aiutarli di nuovo, ma chi era realmente Rahela? Potevano fidarsi di lei? Che cosa voleva dalla principessa?
Lo avrebbe chiesto direttamente alla principessa.
Anche ammesso che Stefania si offrisse di aiutarli e volesse tornare da Rahela, chi avrebbe potuto occuparsene?
Il Sommo Inquisitore non era nella miglior posizione e quell’uomo gli dava un senso di inquietudine. L’aveva visto combattere contro gli uomini serpente e sapeva di cosa era capace, ma temeva che l’ardore delle sua fede l’avesse portato oltre i suoi limiti. Magnus sapeva controllarsi, ma fino a che punto?
Non era stato lui ad uccidere un suo cavaliere, nelle paludi, per un futile motivo?
Inoltre aveva dimostrato in pubblico ciò di cui era capace, sbriciolando i ceppi, dando fuoco alle forche e facendo volare una spada nella sua mano.
Si era poi calmato, riponendo l’arma, ma che accadrebbe se un uomo così perdesse il lume della ragione?
Ne avrebbe parlato con Iorio. Doveva informarlo che i segreti erano 7, parlargli di Stefanya e Rahela se la cosa si fosse rivelata fattibile.
Infine doveva far rapporto alla sua chiesa: nonostante tutto sapeva che Magnus aveva agito su volontà del Sommo Sacerdote, sapeva che in fondo aveva agito per il bene di Mitra e dei suoi figli. Se il Sommo Inquisitore doveva essere condannato, era giusto che lo fosse per ciò che ha compiuto di sua volontà, non per il compito che era stato chiamato a svolgere. Pregherò affinchè le porpore prendano la giusta decisione e la luce di Mitra li aiuti alla guida nel sostenere la fede del popolo.
Ma aveva poco tempo, sapeva che Sez fremeva per tornare ad Aquisterra. Randaln Morn era stato destituito e sulla sua testa pendeva una grossa taglia. Inoltre a dar conto alle parole del generale anche tutta la Rota era destituita.
Lo stesso Barone gli aveva chiesto di farlo allontanare dalle miniere ed il suo passato chiedeva vendetta. Era già tanto che non avesse mandato in malora chiunque a Tarantia e fosse gia al galoppo verso il Gunderland!
Ed io dovrò corrergli dietro. Quel ragazzo ha bisogno di aiuto e Morn era stato uomo di chiesa e la presenza di un Vate avrebbe dato maggior forza e legittimità alle parole di Sez.

Review:
Sommo Pontefice ucciso per propria volontà, ma per mano di Magnus.
Imperatrice morta per mano di Cadmon, su ordine del Barone del Gunderland.
Il generale si proclama Dux e fa chiudere la cittadella (noi siamo lì dentro).
Poi c’è tutto il processo (farsa), solo per far ammettere (candidamente) a Magnus ed al Barone “Sì, sono stato io”.
Con Magnus che da fuoco alle forche con una “palla di fuoco figa” ed il barone che percula il magistrato incaricato.
Olin ed argante ubriachi, inventano cose a caso…

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L'ora più buia

Il gruppo raggiunge il tempio.
Qui incontrano in Sommo Inquisitore che sta entrando. Sono a tiro di voce e Terzo cerca di parlargli, senza successo.
Fanno per entrare e vengono fermati da un sacerdote Alessandrino. Gli viene chiesto di portare uno specchi d’oro nel tempio e l’alessandrino acconsente e gli chiede di seguirlo.
Nei corridoi, notato che uno degli specchi sui muri è d’oro e rivela che l’Alessandrino è in realtà la serpe che prima era fuori dalle mura della città.
Argante si defila, mentre gli altri cercano di fare buon viso a cattivo gioco.
Argante viene messo al tappeto da un losco figuro.
Mentre il gruppo è in allerta, il figuro attacca la serpe, rivelandone l’identità. Terzo scappa, mentre Sez ed Olin cercano di attaccarlo.
La serpe colpisce Olin, ma Sez cerca di difenderlo e si prendono mezza legnata a testa. Intanto l’uomo misterioso lo fa esplodere.
Beowulf raccatta Olin in fin di vita e si dileguano mentre Terzo offre le prime cure.
Intanto Nefertiti tenta lungamente ed inutilmente di convincere la guardia reale a farle passare il ponte, finchè non opta per un’altra via, aggirando la guardia.
Il gruppo decide di raggiungere Magnus per avvisarlo che un figlio di Seth è nel tempio.
La porta è sbarrata e quando un Ignatius Morelis riesce a sfondarla, il Sommo Sacerdote giacie in fin di vita. Magnus lascia la stanza. Morelis è a terra, allo stremo delle forse.
Terzo accorre in aiuto del Sommo Ponteficie, che nega l’aiuto e gli confida alcuni segreti, dicendo che in quella sala il serpente può essere sconfitto.
Terzo rimane nella sala ed avvisa il gruppo di avvisare Magnus di attirare lì il serpente. Di questo si occupa Sez, mentre Olin e Ignatius sono messi troppo male per fare altro. Argante si nasconde nella stanza e Terzo benedisce le sue frecce.
Dal suo nascondiglio, Argante vede la figura di Ephimetreus che osserva nella stanza.
Fa la sua comparsa il figuro che aveva attaccato la serpe, chiedendo stranito dove sia il palazzo Impariale. Con una certa incredulità il gruppo indica il palazzo di fianco ed il figuro, un assassino della camonna Tong, probabilmente in preda a qualche droga, lancia un cordino dalla finestra verso l’altro palazzo e scompare.
Nefertiti entra nel palazzo e per sbaglio raggiunge il luogo in cui osno conservati tutti i cimeli, ma torna sui suoi passi per ricongiungersi col gruppo, incontrando Sez e Iorio. Sez avvia Iorio e torna nella stanza del Sommo Sacerdote.
Qui cerca un arma e recupera quella di Ignatius che glie la cede volentieri. Appena la prende in mano, la lama si infiamma, nell’incredulità di Sez, il quale però prende subito coraggio.
Un boato apre un buco nel pavimento, dal quale emerge un Magnus ormai al limite delle forze, seguito dal serpente. Argante scaglia le sue frecce, che infliggono danni tremendi alla serpe, dando l’occasione a Sez di colpire a sua volta. Terzo attiva le sfere recuperate dal Sommo Sacerdote, nella speranza di indebolire il serpente. Magnus carica la serpe, mentre Olin cerca disperatamente un arma, senza riuscire nel tentativo. Il combattimento si fa cruento, la serpe non riesce a colpire Sez, mentre Magnus gli fa esplodere la sua corazza addosso. Nefertiti, nel frattempo, raggiunge Olin, curandolo con la sua magia, prima di sparire.
Fa la sua comparsa Iorio, che avvisa Argante di far uscire tutti dalla stanza, mentre si accinge a tirare una corda. Argante non fa in tempo ad avvisare Terzo, che intanto continua a scagliare il potere delle pietre contro la serpe. La corda svela una serie di specchi che riflette il potere delle pietre aplificandolo e ferendo quasi mortalmente la serpe stessa, che però riesce in un disperato tentativo a fuggire. Tutto sembra perduto. Terzo è abbattutto, mentre Magnus esce dalla sala, scortato da Iorio.
Il gong nella sala risuona: è l’allarme che qualche cimelio è stato trafugato. Giunti sul posto e fatto rinvenire il sacerdote a guardia della stanza, cercano da lui qualche indizio, ma è Iorio ad individuare il colpevole: “Il profumo di Nefertiti è inconfondibile”.
Il gruppo decide di raggiungere il palazzo reale, mentre Terzo rimane al tempio.
Qui, Argante per primo trova Stefanya, con una ferita mortale, ma ancora viva, che si sta rigenerando. Argante fa per attaccarla, ma poi desiste, grazie alle spiegazioni di lei.
Sulla via per le sale dell’imperatrice, trovano il cadavere dell’assassino e nella stanza della stessa una scena raccapricciante: i resti dell’imperatrice sono sparsi per la stanza, assieme a quelli di un feto.
Alla finestra, Cadmon fuma con calma una pipa e spiega di essere avvelenato e che gli rimangono pochi minuti di vita, che usa per assaporare la sua pipa.
Decidono di portarlo di corsa al tempio, dove Terzo e Iorio lo curano. Terzo chiede anche una pomata per la sua ferita al volto.

Improvvisamente fa la sua comparsa il generale dell’armata imperiale, il quale, apprese le notizie, ordina di inviare dispacci ai reggenti delle varie province, con il messaggio che l’imperatrice è morta e non c’è un Sommo Sacerdote per l’incoronazione. Raggruppa tutti nella piazza, fa bloccare tutta la città vecchia ed annuncia un processo per l’indomani.

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La Battaglia per Tarantia

L’accampamento Nemediano è nel caos.
Tutti fuggono dalla tenda dei Sivero. Chi cerca ripara sull’altra sponda del fiume è però falcidiato dall’esercito di Aquilonia.
Argante individua Kett che si dirige alla volta della tenda, contro la corrente umana e decide di soppiatto di avvicinarsi.
Dalla tenda emerge un enorme uomo serpenta, alto più più di tre metri solo fino alle spalle. Dopo un po’ un comando entra nella testa di tutti. Chi non è soggiogato ubbidisce per paura e tutti si fermano.
Terzo giunge di volata alla taverna Gunderland, dove incarica Olin di distrarre Nefertiti per il tempo di conferire con il barone e chiede a Sez di far venire anche Brianna. Comunica le notizie sui templari al Barone, il quale nota che Galparan era difesa solo da loro. Decide comunque di partire subito alla volta di Tarantia.
All’accampamento, tornata la calma, e l’uomo serpente assume le sembianze del comandante.
Brian ed Argante notano un nube di polvere avvicinarsi: “Magnus è qui”, il breve commento di Kett.
Magnus arriva con i suoi e chiede di Sivero. “Non è qui”, la breve risposta della celata serpe e decide di accamparsi.
Sez ed i suoi partono col dirigibile. Olin è messo a spalare carbone alla caldaia. Il viaggio è tranquillo, finchè una turbolenza rischia di far precipitare Terzo fuori bordo e con lui Sez che cerca di salvarlo. Sarà Cadmon a salvarli entrambe.
Magnus, intanto, passa in rassegna le truppe, scortato da Iorio e dal suo mago alessandrino. Iorio scopre subito la serpe. “Tradimento”, urla Magnus, lanciadosi all’attacco. La battaglia è subito furiosa.
Ripresi dalla turbolenza arrivano sopra la battaglia e scorgono la marina Aquiloniana che sta arrivando. Sulla prua delle navi sono presenti delle passerelle, pronte a fare da ponte per le truppe Aquiloniane.
Olin viene messo a manovrare il tuono di Mitra e terzo a pulire il cielo con uno strano marchingegno. Terzo si preoccupa anche di mandare Beowulf ad aiutare Olin.
Intanto, Argnate, si porta alle spalle della serpe. La battaglia con Magnus inizia senza sprecare colpi. La serpe manda subito palle di fuoco contro Magnus, che ne esce illeso e gli stacca un braccio. Argante lancia un paio di frecce, solo la seconda colpisce la serpe, la quale si distrae per lanciargli contro un sortilegio che Argante riesce ad evitare.
Intanto dalla navicella, scorgono dei guerrieri uscire dalla città, mentre l’esercito arriva dal fiume. La penisola è nel mezzo di una cruenta battaglia, in cui i Nemediani, svincolati dal giogo ma ancora intontiti non riescono a reagire. Vengono sparati un paio di colpi con il tuono di Mitra. Il secondo centra la serpe, incenerendola.
Dalla città le baliste gli sparano contro e cercano di mostrare le insegne del Gunderland. Le prime non vanno a segno, ma poi la navicella è colpita e precipita.
Olin, vedendo la morte in faccia, decide di baciare Nefertiti, la quale sfondato un vetro, scappa sui tetti della città. LA navicella raggiunge il fiume e tutti lottano per la sopravvivenza. Olin e Terzo cercano di aiutarsi a vicenda, Sez cerca di mettere in salvo il barone, ma è dalle navi della marina che giunge il salvataggio, con delle reti. Scapato il pericolo di annegare, cercano di dirigersi verso la battaglia.
Intanto Magnus, approfittando delle porte della città aperte per far uscire quelli che si riveleranno essere i Paladini Crociati senza insegne, si dirige alla volta della cittadella.
Argante cerca di seguirlo, ma incontra il Primo Paladino: “Per Mitra, sono Nemediano!” Il paladino lo scosta violentemente. Argante poi riesce a raggiungere la città.
Intanto anche Sez, Olin, Terzo, Cadmon e Beowulf cercano di raggiungere la città. Passano non proprio indenni per la battaglia. In principio incontrano la guardia cittadina, che dopo un breve confronto li lascia passare.
Qui incontrano Brian, Argante ed anche il Ignatius, il Paladino.
“Non avete più le vostre insegne, cosa ci fate qui?” la domanda di Magnus.
“Difendo i miei valori, fate voi lo stesso, con le vostre?” l’arguta risposta del paladino.

Lo scontro tra Magnus ed il paladino è breve, Magnus viene subito disarmato. E’ la volta di Iorio, ma il paladino manda in frantumi la sua spada. Iorio salta addosso al Paladino: “Inquisitore, voi andate!”.
Ignatius si libera di Iorio con un ceffone, ma Iorio era già arrivato a conficcargli la spada nel ventre.
Raccolta la spada Magnus avanza verso la bianca sala, ma incrocia Kett Brian. Lo scontro è fin troppo breve e Kett soccombe al primo colpo. Prima di morire, però, riesce a mozzare la mano con la spada di Magnus.
Un muro di fuoco gli impedisce al gruppo di avanzare, così Terzo aiuta Iorio a rialzarsi e mentre Argante trascina il paladino con sè, Terzo cerca di tamponare la ferita al meglio.
Dissipato il muro è Batolomeus, il mago alessandrino a pararsi davanti al gruppo. Cerca di parlare con loro, ma Sez chiede a Beowulf di lanciargli qualcosa. Un coltello fende l’aria e trapassa la figura, conficcandosi nel terreno. L’immagine svanisce, ma dal balcone di una casa vicina parte una palla di fuoco.
Il gruppo viene colpito. I loro vestiti bagnati li aiutano e l’agilità allontana Sez ed Olin dal punto di impatto, ferendoli in maniera più lieve, ma Terzo è colpito in pieno e scaraventato a terra in fin di vita. I compagni lo portano al riparo e qui Argante con un intruglio gli salva la vita. Estrae la spada da Ignatius e con quello che gli rimane della pozione, aiuta il paladino a ristabilirsi.
Bartolomeus fa la sua comparsa e spiega a tutti quanto sta accandendo. Magnus accusa il Sommo Sacerdote di star distribuendo la sesta verità in modo errato e che non esiste la settima verità. Il paladino chiarisce che la sesta verità è stata sì data a Magnus in modo incompleto, ma solo a lui, per evitare un impatto troppo forte su un uomo che lui reputa debole per il suo incarico. Bartolomeus non cede, ma viene subito abbattutto dal gruppo.
Ripresi in parte, si dirigono verso la sala bianca. Qui incrociano il comandante della Guardia Nera che gli blocca il passaggio. I suoi ordini sono chiari. Lascia però passare Cadmon per parlare con l’imperatrice.
“L’Inquisitore vuole uccidere il Sommo Pontefice. Se non credete alle nostre parole, venite con noi ed accertatevene con i vostri occhi!”.
Il capitano è perplesso, ma i suoi ordini sono chiari, non può lasciare il suo posto, ma li lascia passare.


Review:

Magnus dopo il confronto con la bestia si reca alle porte della città a aperta per entrare assieme a Bartolomeus e Iorio
li ad aspettarlo c’e’ il Gran Maestro templare Ignatius Morelis
Magnus chiede “Cosa fai qui senza le tue insegne?” Morelis risponde “Il mio dovere. E tu con le tue?”
Parte il duello e come detto Morelis disarma subito Magnus. Iorio interviene avvinghiandosi a Morelis e dando il tempo all’inquisitore di recuperare l’arma ed entrare con Bartolomeus in città. L’alessandrino erige un muro d fuoco di fronte alle porte per ritardare gli inseguitori. Morelis scaglia via Iorio e i due partono a duellare. Dopo un paio di scambi la spada dio Iorio viene distrutta da un colpo molto violento di Morelis.
Argante urla al templare di non uccidere Iorio,
Morelis si distrae e Iorio ne approfitta per ferirlo conficcandogli il frammento della spada. Il templare colpisce Iorio con un violento pugno e Iorio cade a terra.
Nel frattempo nella piazza della città Magnus incontra Brian alla fontana.
Il ranger lo ferma e costringe magnus alla resa dei conti. Bartolomeus si offre di incenerirlo ma Manus chiede al mistico di bloccare gli inseguitori. “Se è contro di me che vuoi combattere la tua ultima battaglia, è mio dovere di cavaliere raccogliere la tua sfida, in virtù di ciò che ci lega.”
I PG superano il muro di fuoco e si trovano di fronte a Bartolomeus mentra Magnus e Kett stanno per cominciare il duello.
Sez tenta il colpo sporco, ma purtroppo l’alessandrino è più furbo e incenerisce mezzo gruppo, in particolare terzo che rischia di essere brasato vivo in un colpo e di essere deturpato a vita.
Il gruppo si ripara e si riorganizza sotto i portici della piazza del mercato. Nel frattempo l’alessandrino sparisce alla loro vista mentre dopo qualche scambio rabbioso Magnus trafigge Brian. (In realtà Brian si fa trafiggere per poter staccare la mano di magnus nella speranza che crepi dissanguato). Brian stacca con le due lame la mano dell’inquisitore prima di ricadere privo di vita a terra.
Ovviamente Magnus ha una super full plate per cui tutti i colpi di kett a segno nn hanno effetto e il ranger realizza che l’unica via è bloccargli la mano.
Magnus non muore tuttavia sembra che pur senza una mano non perda molto sangue…
recupera la spada e da monco prosegue per la sala bianca. Per rallentarlo Sez gli conficca una freccia nella gamba, colpendolo alle spalle. Magnus si incazza e incarica Bartolomues di segarli tutti.
Bartolomeus esce allo scoperto e intrattiene un discorso cercando di spiegare ai PG che Magnus è nel giusto.
spiega le ragioni della rota ed il discorso delle verità spiegato da Mirko
Morelis racconta come stanno le cose e Bartolomeus impazzisce letteralmente dicendo chie i PG sono falsi e bugiardi
fa partire una palla di fuoco, ma con un colpo di spada Morelis la disperde e due secondi e mezzo dopo il mago si ritrova da + 8 HP a -26 e come nella miglior tradizione gurps crepa.
qualche momento prima
ma hanno sculato di brutto
dopodiché
si dirigono tutti verso la sala bianca
per fermare Magnus che nel frattempo è ovviamente passato enza prblemi in mezzo a picchetti della guardia imperale e cittadina
mentre i nostri eroi impiegano molto + tempo
PS Argante sa che l’uomo serpente non è affatto morto.
Benché ferito vive ancora

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Di volata a Tarantia

I primi raggi del sole avevano appena cominciato a filtrare nella stanza.
Terzo si svegliò, ancora stanco e provato. Tutto il suo gruppo dormiva un sonno profondo, stanco. Ache lui si sentiva così. Il primo raggio di sole illuminava la sua tunica.
Con sorriso si alzò per indossarla, il Dio era con lui e si raccolse in preghiaera per ringraziarlo.
Non durò a lungo. Poco dopo la mano decisa di Sir Galter bussava alla porta.
“Buongiorno Signori”.
“Buongiorno a voi, Sir Galter.” fu la risposta del gruppo, ancora in parte addormentato.
L’uomo stringeva delle lettere nella mano, il suo tono era deciso, anche se tradiva una certa tensione ed una forte stanchezza. Porse le lettere a Terzo, il quale, pur non conoscendo il Nemediano, riscì chiaramente a leggere il nome di Lady Claudia degli Anzi e di Malco Sivero, ambasciatore di Nemedia.
“Pare che la vostra imperatrice si intrattenesse in rapporti non solo epistolari con chi si spacciava per Malco Sivero”.
Il gruppo rimase ammutolito. Sir Galter gli consigliò di far avere quelle lettere al Borone Von Kalsper.
“In merito al Barone, eravate d’accordo con lui, per quanto successo?”
Quella di Terzo era più una constatazione che una domanda. “In parte sì. Diciamo che ci è stato di grande aiuto, ma il suo intervento è stato forse un po’ troppo tempestivo, forse un po’ troppo zelante…”
La risposta malcelava un velato astio o questioni ancora da chiarire.
Sez intervenne “Dovremo recarci il più in fretta possibile a Tarantia, dunque. Pare però che l’unica via sia attraverso Ravenrock”.
“Di certo vi accompagnerò personalmente con i miei uomini.” Galter mostrò una lettera che teneva stretta al petto. “Qui, Malco Sivero, il vero Malco Sivero, dichiara la rese di Nemedia e richiama tutte le sue truppe”.
“Un documento della massima importanza”.
“Un documento che resterà sul mio corpo anche se dovessi cadere…”
Il gruppo capì l’importanza del messaggio e l’importanza di farlo pervenire alle truppe, in primis a RAvenrock e subito a seguire a tutto l’esercito.
Sez, però, non si fidava più molto, vedendo e prevedendo insidie ovunque. Ravenrock gli faceva paura, temeva che altri uomini serpenti si annidiassero lì. Espresse le sue perplessità a Sir Galter.
“In effetti esiste un’altra via. Più lunga ed insidiosa. Essa passa attraverso le montagne, aggirando il monte Golamira. E’ una fatta di irti sentieri ed i pericoli sono in agguato, anche se con 20.000 uomini il Barone non dovrebbe temere problemi”. Sez era pensieroso, l’idea era buona, ma convicere il Barone era compito arduo. Da un lato allungare la strada per vie impervie, dall’altra il forte rischio di un imboscata da parte dei figli di Seth…
…gli uomini serpente, il capo della guardia reale era uno di loro…
“Ditemi, Sir Galter…” il tono di Terzo era pensieroso. “Il capo della guardia reale. Fu messo in carica da Sivero o anche lui… Come dire… Ha subito la sorte del vero Sivero?”
“Questa notte abbiamo controllato la casa reale, le prigioni reali ed ho visto anche il luogo in cui siete stati tenuti. Nella casa reale abbiamo trovato i ducumenti che vi ho consegnato, mentre nelle prigioni reali erano tenuti gli uomini che un tempo furono il Capo delle Guardie reali e l’Alto cancelliere. Purtroppo la loro sorte non è stata al pari di quella di Malco Sivero”.
“Che mitra li accolga nella sua luce”.
Sir Galter si limitò ad annuire con un cenno del capo. “Avremmo bisogno di molti curatori…”
“La chiesa di Mitra se può occupare…”
“E lo sta già facendo con la famiglia reale. Si dice però che esista una donna, nelle terre di confine. Alcuni la chiamano strega, ma pare che abbia curato una ragazza. Non ricordo il nome…”
“Rahela!”
“Sì, esatto. Forse lei potrebbe esserci di aiuto in questa situazione…”
Era più una riflessione a voce alta che una richiesta, quella di Sir Galter…
“Infine il barone ha ottenuto quello che volea, qui a Nemedia?”
“Purtroppo no. In una delle lettere che vi ho consegnato, pare che l’Imperatrice temesse il voto del Gunderland, cercando l’appoggio tanto della Camonna Tong che delle Ombre di Nemedia. Stando ai miei rapporti, però, la Camonna Tong ha agito affinchè la missione fallisse, affidandola a qualche inetto.”
Olin tossicchiò, ma si trattenne da ogni commento.
“Ad ogni modo, pare Sivero fossero interessato alla corona ancor più che l’Imperatrice, temo che quella serpe ce l’abbia con sè”.
“In merito alle Ombre di Nemedia. Durante la prigionia abbiamo conosciuto Rurk. Faceva parte della gilda fino all’intervento del falso ambasciatore. Ci ha aiutati nella fuga dalle prigioni.”
“Credo che lo rintracceremo e lo reintegreremo…”
“C’era anche Faina. Un ragazzo davvero in gamba. Vorrei poterlo ringraziare adeguatamente”. Terzo si premurò di fargli avere un cesto di mele, come segno di scuse per il burbero trattamento all’interno della prigione, accompagnato da una lettera, nella quale garantiva il suo aiuto, nei limiti che gli erano concessi dalla fede in Mitra.
Infine il gruppo si accomitò per dirigersi alla ricerca del Barone.
La ricerca fu breve. In una piazza vicina, per tutto il secondo piano di una locanda, capeggiava un enorme bandiera con i colori e lo stemma del Gunderland. Di certo il Barone si trovava lì.
L’ingresso era presidiato da Cadmon in persona.
“Buongiorno Sir Cadmon”.
“Buongiorno a voi. Vi devo informare, però, che se vercherete questa soglia sarete in territori Gunderlan e vigono le leggi del Gunderland.” Sez si sentiva già a casa, mentre Terzo non aveva nulla da temere da leggi che aveva imparato a conoscere e rispettare. Olin, invece, decise che avrebbe fatto un giro per la città nel frattempo.
In quel momento, fece la comparsa anche Lady Brianne. Cadmon li avvisò “Per dovere di cronaca, vi informo anche che Lady Brianne è ora capitano a capo del VII cavalleria”.
- CONTINUA -

Salutarono col rispetto dovuto Lady Brianne. “Mi complimento con voi per la vostra impresa. Noi siamo cavalieri da una vita ed è nostro destino sopportare certe incombenze. Voi avete sopportato il mio stesso peso, forse anche di più. Per ciò vi devo tutto il mio rispetto, anche se non la mia completa amicizia. Vorrei però rincompensarvi personalmente. Se vorrete, potrete avere delle terre ed luogo adeguato in cui vivere nel Thane.”
Sez intervenne “Vi ringrazio, capitano, ma sono un Gunderman e la mia terra è Gunderland. Difficilmente potrei separarmene.”
“Ad ogni modo l’offerta resta valida, anche per i vostri compagni e se doveste passare per le mie terre, avrete tutta la mia ospitalità”. Terzo ringraziò e si augurò di poterne approfittare.
“Vi ringraziamo e ci auguriamo di poterne approffittare. I tempi sono bui e ci sono cose che dovremmo discutere in fretta con il barone.”
“Fate attenzione con il Barone. E’ un uomo caparbio. Una delle cose che ci ripeteva spesso il nostro ambasciatore presso di lui è che è testardo. Il modo migliore per fargli prendere una scelta è fare in modo di convincerlo che è una scelta che ha preso lui.”
Sez annuì, apputandosi il consiglio e sperando di riuscire a farne buon uso.

Tornati da Cadmon, Olin si accomiatò, dirigendosi con Amigdala per la città.
“Sceriffo Cadmon, ci sono importanti notizie e documenti che vorremmo far avere al Barone.” Cadmon entrò nella sala, dirigendosi verso gli alloggi di Von Kalsper. “Forse è meglio se prima ne parliamo con voi” disse Sez. Cadmon si diresse in un angolo della sala.
Sir Galter, attuale capo della Guardia Reale di Nemedia, ci ha incaricati di far avere alcune lettere al Barone. Spiegato il contenuto delle lettere, Sez si preoccupa anche di sottolineare che a suo avviso la via tra i monti è quella più consigliabile…
Cadmon, a quel punto si alza. “Venite con me”.
Accompagnati attraverso una serie di vicoli tortuosi, giungono ad una piccola porticina. Enrtati, un enorme macchinario si presenta ai loro occhi. “Pare che questa cosa riesca a scrivere addirittura migliaia di pergamene in pocho temo”.
“Giornale. Così la chiamano da queste parti.”
“E’ nostra intenzione usarla per copiare il messaggio di resa Nemediano.”
Sez e Terzo, impressionati dal macchinario, annuirono, ma ancora non gli erano chiare le intenzioni del Barone.
“Una terza via”, “un piano azzardato” erano le sole parole con cui Cadmon aveva descritto il piano.
Uscirono dall’edificio, per dirigersi verso un’altro stabile. Ancora più, grande, ancora più imponente. Pareva il più grande magazzino che Terzo e Sez avessero mai visto in vita loro. Certo, per Sez l’edificio più grande è stato il granaio di Aquisforte per molti anni della sua vita, ma Terzo aveva visto Tarantia e conosceva le grandi costruzioni della città. Entrarono e gli vennero mostrati degli strani macchianri. "Con queste possiamo attraversare i cieli e giungere fino a Tarantia. “Quale dannata artefatto di Set è mai questo?” chiese basito Terzo. Sapeva che la magia a Nemedia era molto più tollerata che a Tarantia, ma qualcosa che potesse stare nel cielo era qualcosa che andava oltre la sua comprensione.
“Nessun collegamento con le serpi, solo frutto del nostro ingengo”. La vocina stridula di un piccolo uomo, ancora energico seppur vibilmente provato da lunghe vicissitudini. “Cavalcavento, la chiamiamo. Aspettate, vi mostro”.
L’uomo, di bassa stature e non più giovane, con gli abiti di chi diventa tutt’uno con le sue opere, armeggio diverse leve e verricelli. In un rumore sordo, l’intero tetto dell’edificio si aprì, mostrando il cielo. Armeggiando con altri macchinari, in un fruscio quasi silenzioso, l’imponente “coso” cominciò a librarsi in cielo. Terzo ne fu spaventato e cominciò con un esorcismo, che però si rivelò fin da subito inefficacie. Nessun demone era infatti all’opera. Le sua impressione su confermata dalle parole dell’uomo.
L’uomo mostrò anche una delle armi a bordo del vascello. “Il tuono di mitra”, lo chiamò. Il nome rassicurò ulteriormente Terzo, che divenne entusiasta quando gli venne spiegato il funzionamento. “La luce di Mitra, attraverso queste lenti e specchi, viene convogliata sul bersaglio e concentrata. In questo, se il solo celo consente, modo possiamo incenerire bersagli molto lontani.” LA luce di Mitra poteva essere usata dagli uomini contro il male. Forse un po’ arrogante, ma in fondo Mitra donava la sua luce al mondo e quello era un ottimo modo di sfruttarla in maniera più efficace.
“Quanti uomini possono salire su questi affari?” Sez rimaneva sempre un uomo pratico. “Circa una trentina.” Rispose il vecchio. Vi erano 5 di quegli affari. Se tutti volavano, cercò di immaginarsi 5 gruppi di trenta uomini. Molto pochi rispetto ai 20.000 agli ordini del barone…
Terzo però, riuscì a collegare le due cose “Quindi, se non ho capito male, intendete raggiungere Tarantia dall’alto e gettare i giornali dall’alto, affinchè la notizia della resa si diffonda in fretta…”
“Grossomodo sì. I cavalcavento possono portarvi a Tarantia in circa 4 ore”.
Un tempo incredibilmente veloce. Solo i falchi potevano viaggiare alla stessa velocità, ma portavano una sola lettera, non migliaia.
“Ci sono 5 di questi cosi, più di un centianio di uomoni potrebbe raggiungere Tarantia…” Sez rimaneva concentrato sulle forze e sulla via più veloce di raggiungere Tarantia.
“A dire il vero sono l’unico, al momento, in grado di pilotarli. Non conosco le sorti che i serpenti hanno riservato agli altri.”
“Avrete avuto qualche apprendista, non siete riusciti a rintracciarli?”
“A dire il vero sono uscito solo ieri dalel pringioni in cui mi rinchiusero. Gli apprendisti erano giovani e molto probabilmente sono nelle fila dell’esercito che ora è a Tarantia.”
“Se non ho capito male, questi cosi non fanno altro che fluttuare nel cielo, ma poi come si muovono?”
“E’ il vento a spigerli, per questo si chiamano Cavalcavento”.
“E’ necessaria una grande conoscenza dei venti, dunque…”
L’uomo annuì. “Già. Un tempo i cavalcavento erano sette. Ora non ne rimangono che 5. L’idea era quella di caricare 30 maghi a bordo. Purtroppo non sono del tutto affidabili e l’idea fu accontonata.”
“Se venissero colpiti da frecce, balestre o altre armi simili, oppure dalle palle si fuoco? Intendo, nell’esercito Nemediano saranno presenti anche i vostri maghi, potrebbero abbattere questi così?”
“Certamente, annuì l’uomo, ma i Cavalcavento riescono a stare alti nei cieli, lontani dalla portata delle frecce e delle balestre. Anche le palle di fuoco dei maghi, a quanto ho capito, funzionano in modo simili. Dall’alto è facile far cadere qualcosa, molto più difficile farlo salire abbastanza in alto.”
Sez e Terzo annuirono, prima di tornare alla locanda dal Barone.

Intanto, per le vie della città, Olin Kane viene avvicinato da un uomo. “Saluti signore. Il vostro volto mi è famigliare, ma non riesco a ricordare bene.”

- Continua -

“Da dove venite?” Il tono di Olin era guardingo. Molti avevano voluto la sua testa.
“Da Belverus, sono sempre vissuto qui. Eppure credo il gioco d’azzardo vi piaccia parecchio…”
Olin capì ed annuì sconsolato. Era però l’occasione di una resa dei conti. In fondo aveva saputo che la sua missione era destinata a fallire fin dal principio, aveva agito per il bene di Aquilonia, per la quale la stessa organizzazione lavorava. Cercò di spiegarlo a quell’uomo.
“Certo. Per questo il vostro debito si può considerare pagato, ma ci dovete una piccola somma, come “multa”, di 50 monete d’oro".
Olin è incerto. Si aspettava ricompense per le missioni svolte. Era però attratto dalla gilda, ma al contempo non voleva coinvolgere ulteriormente i suoi amici. Certo, non sempre compredevano, nè riconoscevano le sue eroiche azioni, ma in fondo non l’avevano mai abbandonato.
Contrattò per un po’ con l’uomo che alla fine lo convinse a seguirlo. Olin notò che l’uomo fece un cenno con la mano. Dal tetto di una casa vicina, un balestriere abbassò la sua arma.
Accomiatò Amigdala in tono pacato, cercando di rassicurarla e dicendogli di aspettarlo con gli altri.
Olin seguì l’uomo all’interno di una casa signorile, piuttosto sfarzosa. All’interno c’erano pochissimi uomini. Venne accompagnato su per alcune scale, fino in fondo al corridoio. Olin non dovette sfrozarsi per memorizzare il percorso. Giunse in una grande sala. Sul fondo, seduto su uno scranno vi era maschera di sangue. L’uomo appariva più esile e minuto rispetto alla volta precedente. Anche la voce suonava in modo diverso. La sala era vuota, tranne una sedia nel centro. Olin venne fatto accomodare lì.
Le trattative furono impegnative. Olin temeva quella gilda al pari di quanto ne era spaventato. Non tanto per lui, la sua esperienza nel togliersi da situazioni difficili era ormai nota a tutti, almeno secondo il suo punto di vista. I suoi amici, però, avevano cominciato a mostrare un’immotivata insofferenza sull’argomento.
“Alla fine pare che abbia svolto il mio compito, non portandolo a temine…”
“Sì. Per questo ho dato l’ordine di morte è sospeso. I tuoi servigi, però potrebbero esserci ancora utili…”
“Mi avete però affidato una missione destinata a fallire…”
“Di nuovo vi do ragione, Mastro Olin. Non vi ritengo di certo all’altezza di molti altri nostri affiliati. Tuttavia avete avuto modo di avvicinare molte persone influenti negli ultimi tempi. Questo ci potrebbe fornire importanti informazioni. Naturalmente avrete da noi tutto il supporto necessario, sarete il benvenuto e potrete anche richiedere aiuto, quando ne aveste necessità.”
“La cosa mi lusinga e vorrei accettare. C’è una sola cosa che vi chiedo in cambio, però. Di lasciare i miei amici fuori da questa storia”.
“Mastro Olin, sentitevi libero di rifiutare, se non ve la sentite.”
“No, no, non è per me. Ma i miei amici hanno subito una forte pressione che mi ha creato qualche problema, in tutto questo.”
“Vedete, Olin. La loro sicurezza dipende per lo più da voi. La Camonna Tong usa le leve opportune quando lo ritiene opporno. Ad ogni modo la proposta non cambia e potete sentirvi libero di accettare o rifiutare.”
Alla fine Olin si convinse, accettando l’accordo.

Intanto, Amigdala raggiunge la locanda, dove incontra Sez e Terzo, accompagnati da Cadmon che stanno per entrare. “Sacerdote, nobile guerriero! Olin è stato avvicinato nuovamente da quei brutti uomini, temo per la sua incolumità”.
Il sopracciglio di Cadmon tremò leggermente alla notizia, ma l’uomo non si scompose.
“Che si arrangi da solo!” furono le parole secche di Sez.
“Milady, non temete. Se Mitra ha deciso che Olin ha compiuto la sua missione e lo vuole a sè, chi siamo noi per impedirlo?”
Amigadala era un po’ perplesse e le parole dei due di certo non la tranquillizzarone.
Lasciata Amigdala, si recarono dal Barone.

- Continua -

Sez e Terzo attesero fuori dalla stanza, mentre Cadmon li annunciava.
Il Barone li fece entrare.
Dopo i dovuti, quanto sbrigativi saluti alla maniera Gunderman, Sez comunitò le notizie apprese.
Terzo allunga le lettere a Sez, ritenendo corretto che sia lui a porgerle al Barone. Il barone le lesse un po’ a fatica.
Dopo un attimo il Barone chiese a Terzo: “Voi site certamente più edotto di me in materia, ma ditemi, che accade quando una donna umana si concede ai figli del Nemico, fino a generare prole?”
Terzo non conosceva con certezza la risposta, a suo tempo non aveva dato troppo peso alle leggende apprese durante i suoi studi. “Nulla di buono di certo. Alla prole non andrebbe nemmeno concesso di nascere e la donna dovrebbe essere purificate nelle fiamme di Mitra”. Il tono di Terzo era grave. Riteneva sacra la vita, ma era comunque conscio di ciò che andava fatto per il bene di tutti i figli di Mitra.
“Sembra che l’Imperatrice tenga in gremo uno di questi figli”.
Gli ulteriori commenti del barone sull’imperatrice furono tutt’altro che cortesi. “Il Sommo Sacerdote in persona l’ha incoronata. Sono certo che in qualche modo sia stato conscio delle sue azioni”.
“Vedete, sacerdote, il Sommo Sacerdote ha la sua età. Io stesso talvolta devo farmi accompagnare dai miei uomini solo per pisciare e quell’uomo ha dieci anni più di me. La vecchia, talvolta, toglie lucidità…”
“Se non fossi in territorio del Gunderland, troverei blasfeme le vostre parole…” il tono di Terzo non era convinto. Sapeva che il Barone aveva ragione, ma il suo ruolo gli imponeva una condotta.
“Non voglio essere blasfemo”, lo rassicurò il Barone. “Credo nella luce del giorno come credo nella notte o nell’acqua. Eppure un giorno il sole potrebbe non sergere affatto. Voglio solo preparami a quel giorno affinchè i miei figli possano sopravvivere”. Terzo capiva il significato di quelle parole. Erano le parole di uomo pronto ad affrontare la notte con la consapevolezza di non arrivare al mattino per vedere la luce del sole. Avrebbe voluto ripattere, ma non trovò le parole adatte. In fondo rispettava l’onore del Barone.
“Mi hanno detto che vi hanno tolto un capezzolo?”
Terzo si massaggiò la cicatrice. “C’è chi ha rischiato molto di più…” Rispose riferendosi a Sez.
Sez annuì, assicurando però che il suo onore e la sua virilità di vero Gunderman era rimaste illese.
“Non credo siate qui solo per parlare di troie, capezzoli e dei vostri gioielli di famiglia…”
Terzo, un po’ perplesso rimase in silenzio. “In fondo è stato lui a tirare fuori la storia del capezzolo”, pernsò…
Sez intervenne. “Dovevamo consegliarvi quelle lettere, ma c’è dell’altro. Sappiamo che Ravenguard è presa. Sinceramente temo un imboscata da parte degli uomini serpente. C’è però un sentiero che aggira il monte Golamira. Da lì il grosso delle truppe può passare incolume.” Solo in quel momento venne in mente a Sez il consiglio di Brianne…
“Siete un uomo diretto, Sez… Di certo è una possibilità da tenere in considerazione.”
“Ad ogni modo, vi offro la possibilità di diventare cavaliere del Gunderland.”
Sez annuì con orgoglio. Con una cerimonia fin troppo sbrigativa il Barone insignì Sez Kawan protettore di Aquisterra e Cavaliere del Gunderland. Terzo avrebbe voluto intervenire come fece per Olin ed Argante, ma si limitò a dare il consenso di Mitra con un cenno del capo. In fondo non sapeva come il Barone avrebbe potuto prenderla.
Prima di accomiatarsi, Terzo informa il barone di un Asgardiano, che avrebbe potuto far parte delle fila dei Gunderman.
“Gli asgardiani condividono il piacere per la birra ed il rigore dell’inverno. Tanto basta per noi.”
Uscendo Sez confida a Terzo che aveva altre proposte per l’Asgardiano, ovvero farlo diventare suo scudiero.
Terzo sorrise all’idea e cercò di far capire a Sez che uomo nato e vissuto per combattere poteva voler avere la possibilità di riscattarsi e che in ogni caso la scelta sarebbe stata dell’Asgardiano stesso. In fondo li aveva aiutati entrambe e dargli più possibilità era un buon modo per sdebitarsi.
Convinti a raggiungere l’Asgardiano, di dirigono per la città. Uscendo dalla locanda incontrano un allegro Olin che ritorna: “Tutto è sistemato!” disse in tono allegro.
“Dunque non ti hanno ucciso?”
“Pare che i toi amici non ti vogliano più così male”
Dissero rispettivamente Sez e Terzo in tono sarcastico, dopo assersi confrontati con tono più dubbioso che interrogativo. Olin, che in cuor suo aveva fatto tutto il possibile per loro, si sentiva un po’ frustrato, ma si limitò a ribattere che tutto era a posto.
Assieme a lui si recano dall’Asgardiano.

- Continua -

Dopo una breve ricerche, trovano in un’affollata locanda l’Asgardiano.
“Salute Beowulf…”
“Salute a voi. Pare che gli uomini rossi abbiano preso tutto l’idromele.”
Il gruppo osserva l’Asgardiano mentre cerca di assaggiare un bicchiere di vino.
“Pare sia rimasto solo questo…”
Sez osserva “Vino. Viene fatto con l’uva”.
“Suppongo sia un frutto”. Sez annuisce “Sì, un frutto. Pestato con i piedi”.
L’Asgardiano un po’ schifato intinge un dito nella sostanza scura, assaggiandolo nuovamente. “E’ dolciastro…”
“Voi, siete un tipo strano…” Il commento era rivolto ad Olin.
“Lo è anche per la sua gente”, lo assicurò Terzo.
“Sono un bardo!” ribatte in tono allegro Olin.
“Bardi molto importanti per nostra gente. Villaggi li attente per lungo tempo, anche stagioni intere solo per sentire storie. Bardi muove villaggi tra ghiacci prima che ghiacci scompaia e scompaia villaggi…”
“Credo che i bardi di queste zone siano parecchio diversi da come li intendete voi…”
“Che progetti avete per il vostro futuro”, gli chiede Sez.
L’Asgardiano si fa un po’ pensieroso.
“Avete un posto in cui tornare? Nelle vostre terre?”
“Le mie mani sono ancora forti” e muovendo le dita in modo lento ed arrugginito “e le mie mani. Non penso possano più cucire le pelli”.
“Se vorrete posso aiutarvi io” si offrì Terzo “Certo, ci vorrà tempo e pazienza, ma forse potreste tornare a cucire le pelli.”
“Voi siete un guaritore.” constatò l’Asgardiano in tono tra il riflessivo e lo speranzoso.
“I villaggi si muovono. Stanno sul ghiaccio ed il ghiaccio si muove. Non penso che troverei più il mio villaggio…” proseguì l’Asgardiano.
“Io”, proseguì Sez, “voglio offrirvi la possibilità di trovare un posto in cui stare. Sono stato investito come Cavaliere di Aquisterra e mi servirebbe uno scudiero”
L’Asgardiano era un po’ perplesso…
“Siete diventato una sorta di capo”, si accertò l’Asgardiano. “Ed aquisterra?”
“Il suo villaggio”, intervenne Terzo.
“Naturalmente sta voi decidere. C’è anche un’altra possibilità. Potete seguire il Barone verso Tarantia. Egli combatterà con l’essere che vi ha imprigionato. Se preferite la guerra, questa può essere un’altra soluzione”.
“Voi crede che la vendetta, per noi, più importante di quanto sia. VEndetta può essere giusto motivo. Ma seguirla troppo porta al male. Penso che seguirò voi, capo.”
“Le vostre parole vi fanno onore e ne sono felice” intervenne Terzo.
L’asgardiano svuota in malo modo il suo bicchiere. Prende altri bicchieri.
Prende un corno dalla sua cintura e ne distribuisce il contenuto nei vari bicchieri.
Prende anche dei “sassi” che Terzo riconosce come rune, ma si limita ad osservare.
L’asgardiano lancia le rune e le osserva. Poi prende delle monete e mette l’obolo in ogni bicchiere, prima di porgerli agli altri.
Terzo prende il bicchiere, ma per un attimo rimane perplesso. “I miei voti di sacerdote non prevedono di bere alcolici, ma allo stesso tempo non voglio rifiutare la vostra offerta…”
L’Asgardiano è sereno “Non credo che il vostro Dio sia contrario all’amicizia.”
Terzo beve con gli altri.
L’Asgardiano spiega che il rito non viene fatto sempre e la moneta servirà alla loro morte, per essere consegnata a chi li farà passare per essere condotti nel luogo destinato. Terzo, a dire il vero, non presta molta attenzione. La sua fede è in Mitra e non sarà certo una moneta, ma le sua azioni a decidere dove finirà alla sua morte. Riconosce comunque il significato e decide di mettere da parte la moneta, come pegno sincero di amicizia.
Finito il rito, il gruppo si sposta alla locanda, per liberare l’idromele dall’ostaggio degli uomini rossi.
Terzo, invece, decide di recarsi al tempio.
Qui trova molti confratelli indaffarati a pulire la sala principale e si unisce a loro, come forma di redenzione per essere stato parte del caos che si è creato.
Il Sommo Patriarca da la sua comparsa. Terzo lo saluta con i modi dovuti e viene informato che la sera, al termine delle pulizie, verrà eseguita una cerimonia per purificare il luogo. “Se mi è concesso, vorrei poter partecipare alla cerimonia. In fondo mi sento in parte responsabile di quanto accaduto”. “Siamo tutti responsabili”, lo rassicura il Patriarca “e siete di certo il benvenuto”.
Chiede così udienza allo stesso e viene accolto più tardi.
Effettuati i convenevoli, Terzo arriva piuttosto in fretta al sodo “Vostra Grazie, suppongo Sir Galter vi abbia già informato dell’Imperatrice”. Il patriarca da un cenno di assenso “Sì, Sir Galter mi ha fornito tutti i dettagli. Pare abbia fornicato con un figlio di Set”.
“Che accadrebbe se nascesse un figlio da tale empia unione?”
“In passato, la cosa è già accatuto in un remoto passato a dire il vero. Quello che è successo dopo, è che i figli di Set si sono diffusi nel mondo”.
Terzo era impietrito. Rammentò le vecchie storie che lesse con troppa incuria nei suoi primi anni di studi, le storie delle origini del bene e del male.
“Quali strumenti abbiamo contro questi esseri. Se non sono troppo indiscreto, mi pare che la spada di Sir Cadmon sia stata molto più efficace anche delle vostre stesse magie.”
“Dite bene Terzo. La magia è figlia di Set. Qui a Nemedia crediamo che possa essere d’aiuto contro i figli del Nemico. Ma essa deriva da loro stessi e come avete constatato, può non essere molto efficacie.
Esistono alcune armi, come quella di Cadmon. A dire il vero sono anche più di quello che si pensa. Armi che hanno combattuto contro i figli di Set, impugnate da chi ha la precisa volontà di sconfiggere tali creature.” Fece così intuire che le spade o la sola volontà degli uomini non sono sufficienti. E’ necessario che ci siano entrambe per essere davvero efficaci.
“Inoltre, uno specchio in oro può rivelare la vera forma dei figli di Set”.
“E che mi dite degli esorcismi”
“Sono una forma molto potente di preghiera e non vanno utilizzati con leggerezza. Un prelato del vostro rango può tener testa a demoni inferiori, ma può essere molto pericoloso con Demoni di più alto livello”.
Terzo cercò di tenere a mente il monito. Non gli era ancora chiaro il meccanismo degli esorcismi, nè se vi fossero altre preghiere che risultassero efficaci, in fondo era l’unica arma a sua disposizione…
Terzo tornò nella sala, per continuare ad aiutare nei lavori di pulizia.
Più tardi il Sommo Pontefice passa per recarsi alla cappalle. Il suo breve tragitto è interrotto bruscamente dall’arrivo di un paladino che dalla fretta e dall’agitazione quasi rovina addosso allo stesso Patriarca in un goffo tentativo di inchino. Porge immediatamente una lettere con sigillo al Sommo Patriarca.
Terzo nota che il sigillo è quello della Sala Bianca.
Il patriarca legge la lettera e rimane impallidito. Rilegge la lettera ad alta voce al paladino, mostrandogliela poi per un ulteriore verifica sull’autenticità della stessa. L’autenticità è confermata ed il comunicato è sbrigativo: “L’Ordine dei Templari è sciolto. Il Primo Paladino ha infranto i suoi voti ed ucciso un assistente del Sommo Pontefice, all’interno delle stesse mura della Sala Bianca”.
Nel mormorio generale il sommo Patriarca si ritira verso la cappella.
A breve distanza giunge un altro paladino che con aria furente chiede immediata udienza al Sommo Patriaca. Alcuni confratelli indicano la cappella, verso la quale il paladino si dirige senza tante cerimonie. Temendo azioni avventate, Terzo seguito da altri confratelli segue il paladino.
Questi chiede lumi al Sommo Sacerdote, il quale sconsolato ed ancora scosso alla notizia, porge la lettera al palidino. Letta la lettera, il paladino si scusa e consegna immediatamente la spada. “Vi sono più di 30.000 paladini, molti dei quali lontani nella guerra con Stigia.” fa notare il paladino. “Richiamateli” è l’unica risposta del Patriarca ancora scosso.
“Quegli uomoni sono comunque figli e servitori devoti di mitra.”
“Lo so bene, come so che sono l’unica forza armata di cui la chiesa dispone.”

View
Alla luce del Sole

Prima parte (Intermezzo tra interrogatori)

Tutto sommato l’interrogatorio è andato abbastanza bene.
La notte è tranquilla, la stanchezza e le privazioni concedo un sonno agitato ai prigionieri.
Il bussare alla cella li svegli di soprassalto. Si destano, vedendo una guardia che fa irruzione senza tante cerimonie. Socchiede la porta dietro di te e li squadra in silenzio: “TU!”. Rivolto a Sez lo libera dai ceppi e tolto l’elmo ed il resto dell’armatura lo porge al cavaliere del Gunderland. “Hai un ora di tmepo”. Sez si informa velocemente sugli spostamenti della guardia, mentre indossa l’armatura ed esce a controllare. Si muove con cautela, cercando una certa disinvoltura. La corazza gli da sicurezza e lo fa sentire a suo agio. Incontra aìpoche altre guardie, che gli parlano in Nemediano. Non capendo, si limita ad un cenno col capo. Arriva in cima alla torre, dove osserva con attenzione il prigioniero, la torre, le balconate su cui alcuni prigionieri sono costretti e studia un modo per raggiungere il loro prigioniero.
Intanto, nella cella, Nefertiti rimane a dormire, cercando di riposare, tendendo l’orecchio di tanto in tanto cercando di cogliere qualche informazione. Oline e Terzo approfittano del tempo con la guardia per ottenere tutte le informazioni possibili. Il prigioniero viene trattato bene, nonostante sia esposto a tutte le intemperie, nutrito due volte al giorno e seguito da sacerdoti di Mitra. Nonostante questo è debilitato. La sua ragione sembra non essere venuta meno del tutto, ma talvolta mormora parole sconnesse che terminano in un unica parola urlata “SIVERO!”. “io sono…” sono le parole mormorate prima dell’urlo. Di certo il loro uomo.
Si informano sulla torre e su ciò che c’è più in basso. Il sistema fognario porta fuori dalla prigione. In esso vengono lasciati i cadavari dei disgraziati che non sopravvivono alle balaustre o che decidono di gettarsi in un impeto di follia o in un momento di lucidità. Qui sono i topi a fare gli spazzini. Dovrebbero essere anche ben nutriti, oltre che in migliaia. Pare che in pochi minuti di un corpo non rimanga che qualche osso rosicchiato. Non una via utilizzabile. Vengono informati che l’indomani saranno a pranzo con il resto dei prigionieri. Dei contatti.
Sez ritorna, prima del tempo. Riconsegnata l’armatura, rimessi i ceppi, congedano la guardia, che si farà rivedere tra un paio di giorni. Sez racconta la situazione, mentre Olin e Terzo lo aggiornano delle informazioni ottenute dalla guardia. L’uomo è in cima, in ceppi, per evitare che diventi cibo per topi in fondo al buco. Come fare? Nefertiti, mezza addormentata suggerisce “un calco. Ci serve un calco in gesso della serratura”. Guardandosi attorno, trovano l’intonaco della cella. Olin comincia a grattare, mentre Terzo e Sez riprendono il loro sonno. All’indomani comincia la cerimonia della colazione. Un gruppo di venti guardie sale le scale, fino al terzo livello, altrettante rimangono al di sotto. Aprono le celle e scortati nella sala al di sotto del livello del terreno. Allo stesso modo vengono portati giù anche gli altri due livelli. Nell’attesa, notano che nella sala ci sono circa 300 prigionieri e solo 4 guardie. Nei muri, intorno, però, sono evidenti dei buchi, da circa 20 cm. Frecce o gas possono essere usati in caso di necessità. Inoltre vi è un unica porta, stretta, che arriva sull’altro lato rispetto all’entrata. Una fuga in massa sarebbe una carneficina.

Si guardano intorno, studiando i vari prigionieri. Notano un Asgardiano, alto, biondo, possente. Terzo cerca qualcuno che dia l’aria di essere più importante di altri. Un uomo, seduto vicino a loro, gli chiede per cosa siano lì. Dopo un attimo di tensione ed incomprensioni, l’uomo si rivela essere un ex-membro delle ombre di nemedia. Un cambio improvviso ai vertici, circa 4-5 anni prima, in concomitanza con l’arrivo del prigioniero dalle segrete reali, ha fatto sì che tutti i membri più importati della gilda fossero soppiantati. Sivero si è preso tutti i meriti di aver scoperto e spodestato una delle peggiori gilde della città. Di sicuro li ha soppiantati con uomini suoi. L’Asgardiano, pur con un Aquiloniano ai limiti dell’incomprensibile, è fiero di raccontare di aver tirato un pugno ad un uomo. Di certo un uomo importante, per una rissa da taverna non si finisce di certo in quel posto. Circa 10 anni prima, ha colpito al volto un giovane e borioso signorotto, un certo Sivero. Sempre lui. L’Asgardiano sottolinea il fatto assai curioso che l’uomo è rimasto in vita, anzi, sembra quasi non aver accusato il colpo. Eppure l’Asgardiano conosce i suoi pugni, conosce il rumore e la sensazione di un osso del collo che si spezza ed è certo di averglielo spezzato. Un uomo normale sarebbe stramazzato al suolo.
Intanto le guardie li informano gentilmente che durante la giornata saranno interrogati dallo stesso capo della guardia reale in persona.
Poco dopo la stanza si apre. Una guardia vi getta dentro in malo modo uno smilzo, tra le risa generali. “Dove posso sedermi, gentili signori?” Le risa esplodono, ma Olin si offre di fargli spazio. Mentre l’omino si siede, l’Asgardiano dà un calcio alla sua sedia e l’uomo finisce a terra. Altre risa. Sez si offre di aiutarlo, ma toglie la mano mentre l’uomo cerca di afferrarlo. Olin lo aiuta definitivamente. L’Asgardiano riprende Olin, dicendogli che fino ad un attimo prima era l’ultimo tra i presenti e l’arrivo dell’omino l’aveva fatto salire in penultima posizione, ma sembra che Olin faccia di tutto per mantenere il suo primato. Terzo, in tono sarcastico, assicura l’Asgardiano che Olin, in questo, non ha rivali.
Finito di mangiare, vengo prima portati alla loro celle, poi di nuovo nelle segrete, per l’interrogatorio…

Perte II – La grande fuga!

Il capo della guardia reale li attende. Vengono fatti accomodare.
L’uomo è austero nella sua corazza. Chiede che parlino.
Al rifiuto, ordina ad una guardia di procedere con i preparativi per la cerimonia.
La guardia esce dalla cella e Terzo nota di sfuggita il simbolo sul collo della guardia.
Il capo della guardia li avvisa che se non parleranno, subiranno un rituale che li avvicinerà a Seth a sufficienza per arrivare da lui nella successiva morte.
La tensione sale. Terzo cerca di ripetere quanto detto all’interrogatorio precedente, ma il capo delle guardie reali riprende il sacerdote. Egli sa. E di certo non è chi vuol far credere di essere. L’ironia della sorte vuole che in questo abbiano qualcosa in comune.
La guardia rientra e comincia a posizionare le candele.
Sez ammette che tempo prima erano nella guerra a sud. Cercavano una via di ritorno per il loro esercito. Si sono separati, alcuni sono andati ad ovest, altri ad est. Questo interrompe per un attimo il rituale, ma pare non soddisfare il capo delle guardie. Mormorando parole empie, il buio cala su Sez. Terzo si avvicina e comincia a mormorare un esorcismo per liberare Sez, che dopo un po’ si riprende.
Le carte sono scoperte, ma non hanno grandi possibilità. Terzo, non conoscendo bene i meccanismi della magia offre il suo braccio a Nefertiti “Se serve mordi”. La tensione sale ulteriormente.
Nefertiti non ha bisogno del sangue di Terzo, non può usarlo così, ma non vi bada. D’improvviso tutto si fa buio, la luce delle candele pare inghiottita e dinnanzi a loro, tra le tenebre, appare il volto di un figlio di Seth. Solo un’ulteriore conferma. Mentre il buio scema e la luce delle candele riprende ad illuminare la sala, vedono la guardia, contorta in uno spasmo, che cerca di riprendersi, nonostante il dolore. Pare frastornata e non capire.
“Penso che per oggi basti così” LA guardia reale e Nefertiti concordano su questo.
Faina, lo smilzo, il nuovo arrivato, pare per aver rubato una cesta di mele e messo lì solo pochi giorni, perchè la guardia cittadina non ha più spazio nelle sue celle, viene messo con il gruppo.
Bucando la pelle del braccio estrae un ago. Si toglie la casacca e si rivela essere membro delle ombre di Nemedia. “So che hanno una mappa del luogo”. Togliendosi la casacca, Faina mostra il tatuaggio sulla sua schiena. Dopo un attimo Terzo nota la mappa della prigione e la via di fuga, menzionata in precedenza anche dall’altro prigioniero, che aveva ammesso di conoscerla. Terzo si concentra, cercando di memorizzarla nei minimi dettagli. E’ certo di poterla ricordare. Intanto Faina tira un filo della casacca che inizia a disfarsi. “Ci servirà un calco della serratura”. Faina dice che ci penserà lui, scalando la parte centrale della torre fino al prigioniero. Dopo aver recuperato la corda ed aperto la serratura, scompare nelle tenebre. Dopo circa un ora ricompare. “Ecco il calco”. Nascondono il tutto. Il giorno seguente passa senza intoppi, ma si devono muovere.
La sera arriva di nuovo la guardia. Gli dicono che devono agire in fretta, non possono sopportare un altro interrogatorio del capo della guardia reale e di avivsare Galter che dovranno recarsi al tempio, una volta fuori. Gli consegnano il calco e vista la fretta la guardia gli porta una chiava dopo un’ora. Liberatisi dei cappi, scoppi ail caos. “All’armi, all’armi” seguiti da altre parole in Nemediano. Un gruppo di soldati sale la torre. “Pare che la città stia saccheggiando i granai reali e la guardia cittadina sia con loro”. Il segnale. Devono agire, non hanno più tempo. LA guardia li lascia. Liberi dai ceppi, Sez fa per uscire, ma scorge in tempo le guardie scendere. Tra di esse c’è anche l’uomo serpente. “Questo non doveva succedere” sono le parole mormorate in stigiano, passando davanti alla loro cella.

Sez, in modo guardingo, riesce a salire fino in cima. Con l’asse raggiunge il prigioniero e lo recupera. Scendendo libera l’Asgardiano, non prima di essersi annunciato. Una guarida lo scorge e da l’allarme. Neferiti, esce, batte le mani e tutto per un attimo si ferma. Un fragoroso boato rimbomba per la torre. Alcune guardie, con i timpani in frantumi, si gettano nel pozzo. Sez e Terzo rischiano la stessa sorte, ma l’Asgardiano ed Olin rispettivamente li afferrano in tempo.
Con il prigioniero in spalla all’Asgardiano, liberano l’altro prigioniero (ho il nome sulla scheda, non qui) che li guida verso il passaggio segreto. Terzo riferisce all’uomo, che aveva già comunicato alcuni sospetti su Faina il giorno precedente, che Faina gli aveva mostrato una mappa con la via.
Passando dalla lavanderia, si imbucano in un cunicolo che li porta per una via sicura attraverso le fogne, per un 5 chilometri fino al fiume della città. L’asgardiano, con forza erculea, risce a forzare le sbarre. L’altro prigioniero ringrazia, prima di sparire…

Parte III – Le luci di Mitra

L’Asgardiano vorrebbe andare per la sua strada.
Sez gli ricorda che gli deve una birra e Terzo chiede se non voglia vedere la sua vendetta nei confronti di Sivero.
L’asgardiano decide di seguirli.
Dal ciarlare nelle strade, vengono a sapere che la guardia cittadina con i rivoltosi si sono rifugiati al tempio, mentre la guardia reale sta marciando per assediarlo.
“Dobbiamo raggiungere in fretta il tempio!”.
In una stalla vicina recuperano un carretto con paio di cavalli. L’asgardiano recupera un ascia e terzo un bastone. Scoprono che l’Asgardiano ci sa fare con i carretti, sfrecciando per le vie alla volta del tempio. Travolgono anche un paio di guardie e raggiungono così le porte del tempio. L’Asgardiano è indeciso se entrare o meno, ma la guardia reale incalza, alla guida del loro capitano-lucertole-sotto mentite spoglie. L’Asgardiano lancia l’ascia contro di lui. Un paio di giri e l’ascia si pianta nel petto, all’altezza del cuore. Non è chiaro se la corazza abbia fatto la sua parte, ma l’ascia rimane conficcata.
Ripiegano nel tempio, dove, facendosi largo tra la folla di rivoltosi, incrociano il capo della guardia cittadina ed il Sommo Patriarca. La porta è sfondata ed il capo della guardia reale (lucertola per gli amici) irrompe. “Consegnatemi i prigionieri!”.
Terzo avvisa il Sommo Pontefice, senza tante cerimonie, che il capo delle guardie reali è in realtà un figlio di Seth.
Il Sommo Patriarca è frastornato dagli accadimenti.
Il capo delle guardie cittadine avvisa il capo della guardia reale che è sollevato dall’incarico ed accusato di alto tradimento. La lucertola sfodera la spada.
“Hai estratto la spada in un tempio di Mitra!” Il capo della guardia cittadina tira la sua frecciatina, che non passa inosservata al Sommo Patriarca che attiva le sue pietre.
Un’immensa luce irrompe nella sala! Il capo delle guardie reali rivela il suo vero aspetto, trasformandosi nell’essere schifoso che è in realtà.
Terzo comincia ad intonare un esorcismo, mentre gli altri attaccano.
Il Sommo Patriarca comincia delle invocazioni e dei riti. Un armatura di luce protegge il capo della guardia cittadina, mentre dei fasci di luce colpiscono violentemente l’essere immondo. Una vampata di fuoco lo travolge, ma tutto questo non sembra bastare per quell’empia creatura.
Il capitano delle guardie, Sez ed Olin partono all’attacco. Pur ferendolo più volte, sembra che i danni non siano permanenti e riescano a rigenersi.
Terzo insiste con gli esorcismi, mentre Nefertiti, già provata dalle precedenti azioni, vomita in disparte.
Dopo altre ferite, un colpo netto di spada mette fine a tutto il trambusto. La testa dell’essere è smezzata sul pavimento. Lentamente il resto del corpo si accascia al suolo, rivelando la figura del Barone Von Kalsperg.
“Tutto questo trambusto per una misera lucertola!”
Il silenzio regna nella sala.
Non mancano scambi pungenti tra il Barone e lo stesso Sommo Patriarca. Il Barone gli chiede conto di come sia stato possibile che quelle creature arrivino fin nel cuore di Nemedia, senza la Chiesa di Mitra potesse intervenire!
Il Capitano della Guardia Cittadina interviene in difesa del Sommo Patriarca “Non intendo tollerare oltre offese al Sommo Patriarca!”
Terzo interviene, “Signori! Abbiamo qui la salvezza di Nemedia e di Tarantia! Se qualcuno mi aiuta a togliere questa maschera”.
Il Barone, con cautela avvicina la sua spada e con un colpo preciso e delicato fa saltare la maschera, rivelando il volto del vero Sivero, con barba e capelli incolti, deperito, ma ancora riconoscibile.
“Dobbiamo liberare la famiglia reale!”
Il Barone di avvia, ma il capitano della guardia lo avvisa “Ogni aiuto è il benvenuto, ma è una faccenda di questa città.”
Terzo chiede cure per il vero Sivero, premurandosi di avvisare l’Asgardiano che non è l’uomo a cui sferrò unpugno a suo tempo.
Raggiunto il palazzo reale trovano tutta la famiglia in uno stato di catalessi vegetativa.
Un’altro figlio di Seth compare davanti a loro. “Non vinisce qui!” sono le sue parole prima di scomparire.

Terzo cerca di usare le sue conoscenza con la famiglia reale, ma senza successo. Viene così chiesto l’intervento di altri sacerdoti.
Più tardi, parlando con il vero Sivero, che lentamente si sta riprendendo, vengono a sapere non ricorda molto degli ultimi anni. Ogni tanto qualche barlume ed il confroto saltuario della luce del sole. “Magnus aveva previsto questo!”.
Terzo è subito interessato ed incalza. Sivero racconta che qualche anno prima che accadesse tutto questo, aveva incontrato Magnus, che l’aveva messo in guardia su fatti simili. Non ha però più rivisto Magnus da allora.

Fine sessione!

Ah, inoltre il gruppo cerca di convicere Sivero/Kalsperg/capitano guardia cittadina a mandare con urgenza delle missive a Tarantia per informarla dei fatti accaduti.
Raverock però è presa.
Terzo consiglia di far viaggiare dei Corvi nell’Ophir fino a Pergona a poi a nord alla volta di Tarantia, seguendo il loro stesso tragitto, mentre Olin e Sez consigliano, invece, di madare una missiva per informare Ravenrock, visto che Sivero, al momento, ha l’autorità per farlo.

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Prigionieri

Argante è seduto in disparte. I soldati della Rota sanno usare le spade ma poteva andare peggio, la ferita non è profonda e non richiede l’uso dei suoi preziosi decotti magici.
I soldati nemediani sciamano a pochi passi da lui, l’accampamento ferve ma l’atteggiamento generale sembra di attesa " Maledizione a me se sapessi parlare nemediano – pensa tra sé e sé – Saranno questi duecentomillemila soldati? Ma che mi è saltato in mente"
A diverse centinaia di metri si staglia Tarantia, bellisa ed impenetrabile grazie alle sue mura ed ai suoi trabucchi.

La baldanza che lo accompagnava ultimamente è decisamente sbiadita. La perdita del suo compagno l’affligge, ma per fortuna non è solo.
Si, si è imbarcato in qualcosa più grande di lui ma mostra forza di spirito ed è determinato a non abbandonare la nave che affonda, le sue speranze non muoiono.
Sorride al pensiero di non scomporsi più nel vedere un’uomo spiaccicato da un enorme masso, sorride anche perchè non ha più lacrime da piangere pover’uomo.
" Però ora non ho nemmeno più paura di tuffami ed attraversare a nuoto le acque di un fiume!! " Sono conquiste che valgono più del titolo di cavaliere per un sempliciotto.

- Il Quadrato Bianco saprà sicuramente cosa fare – Anche il viscido aveva accennato a loro.. i capi di Kate Bryan. Per quest’ultimo nutre una profonda stima.
“Vale la pena indagare sul cosa spinge la sua fedeltà! – del resto Sir Argante ha ora più che mai il disperato bisogno di una ala protettrice – oh ma, eccolo che torna, speriamo abbia buone notizie!”

Review:
durante la strada per tarantia, il ristretto gruppo partito da Castria incontra diversi villaggi bruciati, razziati nella testa degli avventurieri dai Nemediani.
Durante una delle giornate tuttavia Argante nota a terra il segno di un ferro di cavallo col marchio della Rota.
Anche Brian non ha dubbi.
Accellerano il passo
fra la perplessità degli inviati del conte evidentemente non informati della questione rota. Argante liquida il tutto dicendo che vogliono essere invisibili a tutti.
Tuttavia durante la marcia sentono il rumore di un piccolo contingente e si nascondono per non essere scorti.
a colonna è composta da una decina di soldati della rota guidata da Morn
i PG riescono a farla franca. Tuttavia pochi kilometri dopo, prima del fiume cadono in un imboscata e sono attaccati da 5 uomini della rota. Il combattimento risulta da subito difficile, gli uomini di manferrata si difendono ma sono confusi… non capiscono perché la rota gli stia attaccando e cercano addirittura il dialogo con gli aggressori. Anatolius i prepara a castare, ma la confusione non aiuta. Dal bosco emerge in carica a cavallo morn che lo stordisce con un colpo di spada da piatto.
il gruppo fredda un soldato della rota, ma gli aggressori si ritirano poco dopo. Argante guida un coraggioso inseguimento per i boschi, ma scopre tardi ciò che l’altra metà dei soldati di morn stava preparando. si ritrova appeso a 10 metri di altezza prima di cadere con un tonfo sordo terra.
Quando si risveglia è legato per i piedi a una barra di ferro, nella tenda di un piccolo campo. Le accuse nei suoi confronti sono gravi, per aver sobbillato contro il clero.
fortunatamente non tutti sono stati catturati. Brian è ancora a piede libero. Nella notte fa irruzione nel campo e riesce a uccidere silenziosamente un paio di soldati di guardia. Tagliando la tenda entra permettendo l’evasione di Argante e compagni. Il gruppo fugge a più non posso per i boschi e Argante apprende da Brian che Anatolius è stato portato a Nord, probabilmente alle miniere. Argante ricorda che Anatolius una volta ha dichiarato che solo grazie al suo sangue avevano avuto accesso al laboratorio e fa 2+2.
Sentita la storia, anche Brian si convince che anatolius sarà vivo ancora per un po’ e decide di aiutare Argante a raggiungere in fretta Tarantia dove il quadrato bianco potrà fornire rinforzi per liberare il mago
(ci sono circa 50 uomini della rota alle miniere secondo stime)
dopodichè Argante e Brian vanno a sud, raggiungono tarantia e per ora si mescolano fra i soldati nemediani in assedio a loro rischio e pericolo visto che solo brian parla il nemediano
uno degli uomini al loro seguito rientra subito a Castria a riferire, mentre l’altro li abbandonerà molti km più a sud prima che si mescolino ai nemediani

“Sez, fai accomodare il cavaliere, per favore”.
Parole fredde, prima che un pitale rovini addosso al bardo.
Questo è quello che hai fatto al nostro onore, al mio di Vate, a quello di cavaliere di Brianne e tuo, di Sez, Nefertiti…
Dubitando che il bardo abbia compreso, si ritira in preghiera, mentre Nefertiti, sentendosi come un topo in trappola, crolla nel sonno cercando una via di fuga.
il mattino seguente i colpi danno inizio alla lunga giornata.
Lasciano i loro averi nella stanza, fatta eccezione per la mappa sottratta ai militari Nemediani tempo addietro.
Nella sala, oltre ai vari templari, è presente anche la guardia reale. Questo porta un po’ di preoccupazione nel gruppo il quale interrogato, non puó che acconsentire ad un successivo incontro fuori dal tempio per poi esserre scortati fuori cittá.
Dopo che le guardie lasciano la sala, il gruppo si sincera affinché non ci siano guardie reali nella sala, prima di scusarsi per il trambusto e raccontare tutta la loro storia e quanto appreso, in particolare su Siverio.
Non hanno difficoltá ad essere creduti e le loro parole non fanno che confermare i sospetti.
Viene poi mostrato il planetario e la futura eclissi e sono informati di cosa questo comporti, tra cui il comparire di molti demoni, faccenda sulla quale lo stesso Inquisitore si stà muovendo da tempo.
Il Sommo patriarca non nega comunque che sono in serio pericolo, per le vicende a Belverus, facendo capire che la guardia cittadina li ha già individuati come potenziale minaccia, ma che ha organizzato la cosa.
Dopo il commiato, fuori dal tempio, vengono caricati su un carro e portati non verso le porte, ma verso la torre della guardia reale.
Parlano velocemente con una guardia, senza apprendere nulla di rilevante.
D’improvviso un nido di vespe irrompe nella carrozza. Fuori fumo a caos e vengono traferiti su un altro da uomini in maschera. Corrono per le vie di Belverus. Camonna Tong? Uomini in accordo col Patriarca?
Si guardano attorno e Terzo viene attratto dal giardino botanico ben curato.
Un uomo li distoglie e li invita in casa: il proprietario li sta attendendo.
Non ne rivela peró l’identitá.
Giungono in un grande studio ricco di erbe di ogni tipo. Le tende sono socchiuse ed il fumo di una pipa impregna l’aria.
Il capo delle guardia saluta il gruppo, piuttosto sorpreso.
Chiariti e fatte le dovute scuse, vengono a sapere che un uomo, con i tratti dell’ambasciatore, primo nel suo nome, Malco Sivero, giacie in una cella dimenticata nella torre della guardia reale.
Il capo della guardia cittadina li mette a parte del piano per liberare l’uomo, smascherando il falso ambasciatore e costringendo l’esercito di Nemedia a rientrare.
Durante la lunga chiacchierata emerge anche la storla della corona, al che il capitano della guardia cittadina li informa di essere invitati a cena niente meno che dal Barone Von Kalsperg. Circostanze fortuite hanno fatto sì che i due entrasseto in rapporti diplomatici, anche se segretamente, visto che la guardia reale, invece, ha addirittura ucciso una delegazione del Gunderland che portava bandiera bianca, senza nulla far sapere a Belverus.
Così si ritirano nelle proprie stanze. Terzo si occupa di controllare la ferita di Olin, prima di andare a cena. Vengono nascosti in un carro diretto fuori città, verso Tarantia, che poi devia per le colline, in cima alle quali spiccano migliaia di fiaccole, l’accampamento del Barone.
Vengono accolti bruscamente, in stile Gunderlandiano e Sez subito respira l’aria di casa. Trovano Kalsper nella sua tenda, intento ad osservare alcune mappe. Dopo il colloquio nel quale vengono informati che non tutte le lettere del fronte sono consegnate alla guardia cittadina, che pur si limita a controllarle e girarle al giornale cittadino, ma molte sono in mano loro e glie le mostra. Non emergono però ulteriori indizi, dalle lettere.

Kalsper, inoltre, li informa che per il momento la città di Tarantia non è in pericolo: l’esercito Nemediano non è sufficientemente numeroso per prenderla e che inoltre Tarantia può resistere tranquillamente ad un paio di anni di assedio.
Inoltre vengono a conoscenza di ulteriori dettagli sulla corona e sulla situazione. Le spade fuse per fare le corone, non sono altro che le spade dei primi generali di Tarantia, le quali hanno con sè non solo il potere per avere ucciso numerosi demoni, ma erano anche la chiave per aprire i meccanismi della porta di Tarantia stessa. E’ chiaro che la corona è in mano a Sivero. A Tarantia, infatti, si celano i più potenti artefatti della Sacra Chiesa di Mitra, a partire dal bastone di Ephimetreus il Saggio e molto altro, tra cui anche le spoglie di numerosi demoni caduti nelle battaglie dei tempi che furono. Diventa chiaro che l’obbiettivo non sia conquistare una città, ma piuttosto aprire un forziere ed accedere ai suoi tesori. La città però è protetta dal potere dello stesso Mitra e non sarà quindi accessibile. Almeno fino all’eclissi, momento in cui il potere di Mitra torna a lui per poter sconfiggere Seth nella loro eterna battaglia e riportare così la luce sul mondo.
Dopo questo, il barone fa capire di voler parlare in privato con Sez ed il gruppo lascia la sala.
Fuori, Terzo si informa di come siano andate le cose nelle paludi. Lo rassicurano che chi regnava ad Atzel è stato ucciso e per precauzione buricato. Se un demone era, non ne rimangono che le ossa carbonizzate. Apprende inoltre che le terre del Gunderland, visto l’attaco di Nemedia a Tarantia, sono ora più estese e comprendono così anche le paludi delle terre di confine.

Il barone svela poi altre informazioni, concludendo che il capo della guardia cittadina potrebbe anche sbagliarsi.
Sez ne esce perplesso e ritornati alla casa del capo delle guardie a Belverus, Nefertiti gli chiede conto delle menzogne dette ad Olin. Sez ammettere di aver mentito ad Olin, in quanto non è affidabile, ma al contempo che non può confidargli altro.

Argante è seduto in disparte. I soldati della Rota sanno usare le spade ma poteva andare peggio, la ferita non è profonda e non richiede l’uso dei suoi preziosi decotti magici.
I soldati nemediani sciamano a pochi passi da lui, l’accampamento ferve ma l’atteggiamento generale sembra di attesa " Maledizione a me se sapessi parlare nemediano – pensa tra sé e sé – Saranno questi duecentomillemila soldati? Ma che mi è saltato in mente"
A diverse centinaia di metri si staglia Tarantia, bellisa ed impenetrabile grazie alle sue mura ed ai suoi trabucchi.

La baldanza che lo accompagnava ultimamente è decisamente sbiadita. La perdita del suo compagno l’affligge, ma per fortuna non è solo.
Si, si è imbarcato in qualcosa più grande di lui ma mostra forza di spirito ed è determinato a non abbandonare la nave che affonda, le sue speranze non muoiono.
Sorride al pensiero di non scomporsi più nel vedere un’uomo spiaccicato da un enorme masso, sorride anche perchè non ha più lacrime da piangere pover’uomo.
" Però ora non ho nemmeno più paura di tuffami ed attraversare a nuoto le acque di un fiume!! " Sono conquiste che valgono più del titolo di cavaliere per un sempliciotto.

- Il Quadrato Bianco saprà sicuramente cosa fare – Anche il viscido aveva accennato a loro.. i capi di Kate Bryan. Per quest’ultimo nutre una profonda stima.
“Vale la pena indagare sul cosa spinge la sua fedeltà! – del resto Sir Argante ha ora più che mai il disperato bisogno di una ala protettrice – oh ma, eccolo che torna, speriamo abbia buone notizie!”


Il mattino seguente la cena con Kalsperg, i volti sono cupi.
Hanno accettato il piano del capo della guardia cittadina, ma i dubbi sono tanti,troppi. Ognuno lo fa per motivi propri, nessuno osa condivideli. Sez sembra piú convinto, dopo aver parlato col barone, ma non ne ha fatto parola con nessuno.
Terzo approfitta del poco tempo per preparare e recuperare un po’ di intrugli che gli serviranno alla splendente.
Intanto tramano e creano la loro storie. Non hanno un piano. Come potrebbero? Nemmeno il capo delle guardie sa cosa si cela lí dentro…
Il momento giuge. Lasciano le ultime cose e salgono sul carro. È sera. La splendente puó prendere il nome solo dal fuoco che ne ha annerito le giá scure pietre in tempi dimenticati. Triste ironia.
Una recinzione di pietra da una trentina di metri. Al suo inyerno un corridoio cirxolare da una ventina di metri separa la torre centrale, poco piú alta del perimetro esterno.
Rudemente vengono accolti, rasati e messi tutti assieme in una piccola cella sul lato esterno, dentro la torre centrale.
Questa ha una struttura simile a quella esterna: una cerchia esterna con scale e celle ed una torre piú piccola al centro, raggiugibile da ponti di corda.
Al di sotto, la torre centrale si innabissa nell’ oscuritá. Terzo con un corposo sputo tenta di capirne la profondità. Mitra è ancora con lui. Dal rumore capisce che c’è un’altra trentina di metri più in basso prima del pavimento.
Vengono buttati in una cella. Piccola. Fin troppo stretta per tutti e quattro, ma riescono a sistemarsi. Nefertiti prova a ricordare di quanti piani sono saliti e con gli altri cercano di ricostruire le fattezze della struttura. Un tozzo di pane per tutti si rivela essere la cena, che dividono in modo equo.
Olin ha i suoi incubi. Nefertiti e Terzo pare non ne siano troppo disturbati ed è Sez a soffrirne maggiormente, che tenta un rimedio mollando un calcio ad Olin ad ogni risveglio. Il giorno seguente Sez è un po’ provato dalla notte insonne, mentre Olin è già pesto.
Il mattino seguente vengono portati in una sorta di poggiolo, qualche piano più in alto, nel corpo centrale. E’ largo appena un metro e quella si rivela essere la loro ora d’aria. Ci arrivano attraverso dei ponti di fune.
Passeggiando incontrano una porta di metallo. Terzo bussa ad una delle celle, sperando di “aggangiare” qualcuno. AAARGGH! Un urlo accompagna un volto deforme. L’improvviso urlo lo fa barcollare, ma fortunatamente riesce a mantenere i nervi saldi per non cadere nel vuoto. Mitra è sempre con lui.
Il mattino seguente vengono portati in basso, qualche piano al di sotto del suolo. Qui sono presenti parecchi arnesi di tortura. Strumenti piuttosto esotici per la loro cultura.
Vengono interrogati. Cominciano con Sez, ma le sue menzogne ricadono sul volto di Nefertiti, che viene sfregiato da un ferro rovente. Poi proseguono. Terzo rivela che deve controllare che il gruppo faccia il suo lavoro, recuperare un oggetto di ferro, ma non sa molto di più. Questo gli ocsta un capezzolo. Viene minacciata la virilità di Sez e gli viene mostrata una sedia tutt’altro che confortevole. Sez rivela che il suo compito è quello di proteggere gli altri e parla di una corona.
Non emerge molto di più e vengono lasciati per un quarto d’ora appesi a testa in giù, prima di essere riportati in cella.
Arriva la zuppa. Una voce li consiglia di mangiare con cautela. Come con il pane, assaggiano prima la zuppa, poi Nefertiti ci ravana dentro, trovando una boccia in vetro con alcuni dei preparati di Terzo. Terzo cerca e trova un piccolo nascondiglio nella cella, ma nonostante le prime cicatrici, sue e di Nefertiti, preferisce conservarle, temendo il peggio nei giorni seguenti.
Fine sessione

NOTA: Sez riesce anche a sbirciare in alto. Riesce a scorgere la sommità. Una sorta di “spiazzo”, in cima al corpo centrale. Qualcuno sembra essere lassù, ma non è chiaro se si tratti di qualche prigioniero particolare o di una delle molte guardie disseminate ovunque…

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Verso la prigionia

“Sez, fai accomodare il cavaliere, per favore”.
Parole fredde, prima che un pitale rovini addosso al bardo.
Questo è quello che hai fatto al nostro onore, al mio di Vate, a quello di cavaliere di Brianne e tuo, di Sez, Nefertiti…
Dubitando che il bardo abbia compreso, si ritira in preghiera, mentre Nefertiti, sentendosi come un topo in trappola, crolla nel sonno cercando una via di fuga.
il mattino seguente i colpi danno inizio alla lunga giornata.
Lasciano i loro averi nella stanza, fatta eccezione per la mappa sottratta ai militari Nemediani tempo addietro.
Nella sala, oltre ai vari templari, è presente anche la guardia reale. Questo porta un po’ di preoccupazione nel gruppo il quale interrogato, non puó che acconsentire ad un successivo incontro fuori dal tempio per poi esserre scortati fuori cittá.
Dopo che le guardie lasciano la sala, il gruppo si sincera affinché non ci siano guardie reali nella sala, prima di scusarsi per il trambusto e raccontare tutta la loro storia e quanto appreso, in particolare su Siverio.
Non hanno difficoltá ad essere creduti e le loro parole non fanno che confermare i sospetti.
Viene poi mostrato il planetario e la futura eclissi e sono informati di cosa questo comporti, tra cui il comparire di molti demoni, faccenda sulla quale lo stesso Inquisitore si stà muovendo da tempo.
Il Sommo patriarca non nega comunque che sono in serio pericolo, per le vicende a Belverus, facendo capire che la guardia cittadina li ha già individuati come potenziale minaccia, ma che ha organizzato la cosa.
Dopo il commiato, fuori dal tempio, vengono caricati su un carro e portati non verso le porte, ma verso la torre della guardia reale.
Parlano velocemente con una guardia, senza apprendere nulla di rilevante.
D’improvviso un nido di vespe irrompe nella carrozza. Fuori fumo a caos e vengono traferiti su un altro da uomini in maschera. Corrono per le vie di Belverus. Camonna Tong? Uomini in accordo col Patriarca?
Si guardano attorno e Terzo viene attratto dal giardino botanico ben curato.
Un uomo li distoglie e li invita in casa: il proprietario li sta attendendo.
Non ne rivela peró l’identitá.
Giungono in un grande studio ricco di erbe di ogni tipo. Le tende sono socchiuse ed il fumo di una pipa impregna l’aria.
Il capo delle guardia saluta il gruppo, piuttosto sorpreso.
Chiariti e fatte le dovute scuse, vengono a sapere che un uomo, con i tratti dell’ambasciatore, primo nel suo nome, Malco Sivero, giacie in una cella dimenticata nella torre della guardia reale.
Il capo della guardia cittadina li mette a parte del piano per liberare l’uomo, smascherando il falso ambasciatore e costringendo l’esercito di Nemedia a rientrare.
Durante la lunga chiacchierata emerge anche la storla della corona, al che il capitano della guardia cittadina li informa di essere invitati a cena niente meno che dal Barone Von Kalsperg. Circostanze fortuite hanno fatto sì che i due entrasseto in rapporti diplomatici, anche se segretamente, visto che la guardia reale, invece, ha addirittura ucciso una delegazione del Gunderland che portava bandiera bianca, senza nulla far sapere a Belverus.
Così si ritirano nelle proprie stanze. Terzo si occupa di controllare la ferita di Olin, prima di andare a cena. Vengono nascosti in un carro diretto fuori città, verso Tarantia, che poi devia per le colline, in cima alle quali spiccano migliaia di fiaccole, l’accampamento del Barone.
Vegono accolti bruscamente, in stile Gunderlandiano e Sez subito respira l’aria di casa. TRovano Kalsperg nella sua tenda, intento ad osservare alcune mappe. Dopo il colloquio nel quale vengono informati che non tutte le lettere del fronte sono consegnate alla guardia cittadina, che pur si limita a controllarle e girarle al giornale cittadino, ma molte sono in mano loro e glie le mostra. Non emergono però ulteriori indizi, dalle lettere.

Kalsperg, inoltre, li informa che per il momento la città di Tarantia non è in pericolo: l’esercito Nemediano non è sufficientemente numeroso per prenderla e che inoltre Tarantia può resistere tranquillamente ad un paio di anni di assedio.
Inoltre vengono a conoscenza di ulteriori dettagli sulla corona e sulla situazione. Le spade fuse per fare le corone, non sono altro che le spade dei primi generali di Tarantia, le quali hanno con sè non solo il potere per avere ucciso numerosi demoni, ma erano anche la chiave per aprire i meccanismi della porta di Tarantia stessa. E’ chiaro che la corona è in mano a Sivero. A Tarantia, infatti, si celano i più potenti artefatti della Sacra Chiesa di Mitra, a partire dal bastone di Ephimetreus il Saggio e molto altro, tra cui anche le spoglie di numerosi demoni caduti nelle battaglie dei tempi che furono. Diventa chiaro che l’obbiettivo non sia conquistare una città, ma piuttosto aprire un forziere ed accedere ai suoi tesori. La città però è protetta dal potere dello stesso Mitra e non sarà quindi accessibile. Almeno fino all’eclissi, momento in cui il potere di Mitra torna a lui per poter sconfiggere Seth nella loro eterna battaglia e riportare così la luce sul mondo.
Dopo questo, il barone fa capire di voler parlare in privato con Sez ed il gruppo lascia la sala.
Fuori, Terzo si informa di come siano andate le cose nelle paludi. Lo rassicurano che chi regnava ad Atzel è stato ucciso e per precauzione buricato. Se un demone era, non ne rimangono che le ossa carbonizzate. Apprende inoltre che le terre del Gunderland, visto l’attaco di Nemedia a Tarantia, sono ora più estese e comprendono così anche le paludi delle terre di confine.

Il barone svela poi altre informazioni, concludendo che il capo della guardia cittadina potrebbe anche sbagliarsi.
Sez ne esce perplesso e ritornati alla casa del capo delle guardie a Belverus, Nefertiti gli chiede conto delle menzogne dette ad Olin. Sez ammettere di aver mentito ad Olin, in quanto non è affidabile, ma al contempo che non può confidargli altro.

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Chiacchiere a corte e vicoli bui

Lasciando perdere la sessione in acido con i fatati che non sarebbe comunque creduta da nessuno, nel finale della scorsa sessione il gruppo ospitato da uno strano conte nella città di amilius

Aveva ricevuto in dono una freccia nera dalla camonna tong che aveva fatto parecchio preoccupare Argante Anatolius e brian
La paranoia ha fatto il suo effetto pertanto il cavaliere per nulla sicuro della trasparenza dei suoi uomini.
Per evitare spiacevoli sorprese decide di a partire dagli ufficiali di metterli alla prova interrogandoli assieme a Anatolius (lucius) per tastarne la sincerità

Ne emerge che sono tutti puliti a parte un tale Kes che candidamente ammette di averci avuto a che fare a Shamar pur non appartenendovi.
L’ufficiale comunque preoccupato si offre di verificare quanti potrebbero appartenervi fra la truppa. In tutto questo proseguono verso castria mentre la preoccupazione aumenta
Al mattino la truppa fa campo nel distretto di castria
E compaiono 5 nomi che potrebbero essere coinvolti
I tre più degni di nota sono Marcus che candidamente si dice estraneo ma che reputa che kett brian e Kes potrebbero centrare
Un corpulento soldato che pare abbia avuto qualche trascorso con loro è un giovane bossoniano reo di non bere e non scopare nemmeno in licenza
(Si scoprirà che per quest’ultimo solo sedicenne è solo una questione di tradizioni bossoniane)
Gli interrogatori conducono solo a nuovi dubbi
Ad ogni modo la colonna viene intercettata da sir nicomodeo di manferrata
Guardiacaccia di castria che dopo aver definito barboni i soldati di Argante si prende la briga di accompagnare il cavaliere si frecciamarcata al cospetto del conte .
I disegni di olin per la città e le 200 monete promesse a chi glielo riporta vivo fanno affiorare ad Argante divertenti ricordi che affiorano malamente appena viene presentato alla corte
Argante ridendo ( critico negativo su essere furbi) guarda la contessa e dice " ho molto sentito parlare di voi"
Il gelo scende a corte
resosi conto della leggera gaffe.. con un equilibrismo diplomatico degno di un ambasciatore argante corregge il tiro “mi riferivo al suo rinomato buongusto nel vestire..” alla corte non ci crede nessuno e nemmeno manferrata ma ovviamente è spiacevole dover giustificare all’imperatrice di aver ucciso un cavaliere di aquilonia per una frase equivoca per cui maledicendo l’umanità delle leggi imperiali il signore di Manferrata prosegue nella sua ospitalità mentre un Argante più accorto gli porta notizie sul settimo e su suo figlio. Chiedono anche di poter interrogare deli nemediani e di assistere al famoso metodo inquisitorio del conte che ne da una dimostrazione diretta. Vengono chiamati due prigionieri, ad argante è concesso l’onore di interrogarne uno che sceglie, mentre il conte abbatte la sua morning star sull’altro spappolandone il cranio le cui parti schizzano un po’ su argante un po’ nella sala animando la scena più splatter della campagna. Intimidito ma senza vomitare e conscio della necessità di NON parlare più della contessa Argante interroga il sopravvissuto dal quale ottiene le solite info (i nemediani erano convinti di dover combattere stigiani) gli tira pugni e calci, questo reagisce per come può e quando reagisce troppo il conte si decide a sporcare un po’ di più la sala spappolando la testa anche di questo. Anatolius uomo di ragione è allibito ma non commenta più di tanto…
Ottenuto un dialogo col conte, apprendono qualche info in più su Tarantia e sulla posizione delle truppe Nemediane raccolte dai suoi scout. Apprendono inoltre che i nemediani usano telescopi per osservare il cielo e che un evento noto come l’ora più buia sta per ripetersi.
si tratta di un eclissi totale con una particolare conformazione delle stelle, osservata 2500 anni fa durante la quale gli stigiani tentarono di chiamare i figli di set sulla terra. Al tempo l’impero non esisteva ancora ma guerre imperversavano fra stigiani e Bori per il controllo del continente occidentale.
se le leggende parlano di mostri, il conte pare più preoccupato dalla storia che testimonia una guerra totale che coinvolgeva quasi tutti i regni. Non molto dissimile dall’attuale situazione.
Argante prova a mollare la bomba dell’inquisitore ma con cautela " non trovate strano che magnus non sia ad aquilonia?" " secondo me non fa proprio bene il suo lavoro" (in somma sintesi) ma il conte fa finta di nulla e fa capire con parole molto gentili il concetto “non me ne frega un cazzo..”
pare più preoccupato degli 80000 pitti che invece sembrano un problema palpabile
tuttavia due parole su magnu le spende dopo che argante parla della sua fuga miracolosa, il conte si limita a commentare un po’ colpito sembra mi stiate parlando di un eroe delle favole.. magnus anche come cavaliere è piuttosto mediocre in realtà
i numerosi trofei nella stanza del conte testimoniano la sua competenza nella giostra e nell’arte della guerra per cui Anatolius e Argante sembrano convincersi dell’affermazione del conte. I due dichiarano di volersi spingere a Tarantia, il conte dichiara che è un suicidio in piena regola, ma quando argante decide di mollare il suo contingente al cavaliere, il conte sembra disponibile a questa via e su richiesta di Anatolius ottiene una piccola scorta.
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Nella lontana e meravigliosa nemedia, fra dolci colline e campagne il gruppo prosegue in direzione di Belverus agevolmente. Sez Kawan ( quello che non gioca) ottiene di avere il suo maestro di spada con cui si allena durante il breve viaggio. In 5 giorni di camminata tranquilla (ad eccezione di uno shampo di Brianne a Olin riguardo alla Camonna Tong) e ad una trombata di Olin con Amigdala (wooo!).
Arrivati nella splendida Belverus, città di grandezza comparabile a Tarantia ma molto più spalmata, contenente addirittura fattorie e campi dentro le cerchia murarie, il gruppo accede finalmente alla città vera e propria nei bassifondi. Qui vi sono mercati poracci ecc. Terzo fa un incontro ravvicinato con un pezzente che Olin scaccia in malo modo senza che questo possa dire una parola. raggiunta una locanda nel quartiere del templio, Terzo si reca al grande templio di Belverus e ottiene di poter parlare col patriarca il giorno seguente per questioni urgenti. Nel frattempo Olin lascia i suoi averi ad amigdala deciso a chiudere i problemi con la Camonna Tong e armato di sassi magici si reca nei bassifondi. Qui scambia i suoi abiti con un barbone e comincia a frequentare le taverne del luogo.
Apprende che esiste effettivamente una congrega di mascalzoni nota come le Ombre di nemedia e che questi richiedono il pizzo nei quartieri bassi. Ottenuto il nome di una povera verduraia costretta a pagare la protezione decide di recarsi seppur la sera è tarda da lei.
Nel frattempo Amigdala preoccupata per le sorti del suo salvatore si reca da Terzo confidando le ultime parole che Olin le aveva detto e manifestando una certa apprensione che terzo conoscendo il soggetto moltiplica per 4 chiamando tutti i membri del gruppo a raccolta.
Brianne è allibita, sez è incazzato e stranamente in questo frangente Nefertiti pare la più risoluta. Vado a prenderlo dice. Sez si offre di seguirla ma lei liquida il tutto dicendo no non è il caso stai qui.
Nel frattempo dopo due partite perse ai dadi olin è di fronte alla casa della verduraia. Bussa l’anziana apre
ho bisogno di parlare dice e porge un sasso magico che sulla tipa pare non funzionare bene “E’ un sasso bellissimo dice..” entra pure..

Nefertiti si reca nei bassifondi e vede un barbone pestato a sangue con gli abiti di Olin
si offre di curarlo lo fa e chiede informazioni su chi sia e su cosa sia successo. Il barbone spiega che lo hanno pagato per raccontare di chi fossero gli abiti, ma che lui non voleva nessuno sulla coscienza e che ealla fine ha dovuto parlare. Si fa descrivere bene i due tizi lo accompagna all’interno di un vicolo e lo sgozza.
ciò detto inizia a vagare per i vicoli cercando i due e ne trova uno che sta pattugliando una casa.
si apposta anche lei con la balestra tenendo sotto mira il sicario.

Nella piacevole casetta della verduraia intanto :D
Olin scopre il nome di un picchiatore che lavora per la gilda delle ombre. Un uomo corpulente e prepotente che si fa chiamare “Il toro” e che fa uso di droghe. E’ lui che riscuote il pizzo per la gilda nella via. Olin viene a sapere che l’uomo passa normalmente alle 10 del mattino a prendere la parte degli incassi della sera prima. Contento dei progressi fatti esce di casa senza accrogersi di un ombra che lo segue col coltello nascosto nella manica. Nefertiti vorrebbe tirare ma c’e’ Olin sulla linea di tiro e la strada è stretta quindi decide di anticipare i due per avere una posizione migliore pregando di fare a tempo.
così non è e Olin viene colpito in piena schiena da un colpo che risulterebbe letale ai più. Nefertiti interviene colpendo con una freccia il viso dell’aggressore. Il colpo non è letale ma per fortuna il veleno fa effetto e Nefertiti trascina via Olin che ancora si regge in piedi a fatica. Dobbiamo andarcene gli dice.. ce n’e’ un altro. La sorte vuole che non lo incontrino.
Raggiunta la locanda Terzo presta le prime cure al Bardo
Nefertiti appare agitata
dobbiamo e dice che cambiare locanda è un imperativo.
terzo propone di ripararsi al tempio e si recano li chiedendo cure e ospitalità
il gruppo raggiunge il tempio, vengono accolti da un crociato e vengono prestate cure efficaci a Olin

il crociato tuttavia è un soldato e nota che la ferita di Olin è strana… la tua ferita dice non è fatta con un arma comune..
e qui Olin forse perde la serenità e dice “lo so è un coltello di un assassino della Camonna Tong, un organizzazione criminale di Aquilonia..”
il crociato risponde “ehm ah ok io intendevo solo dire che è stata fatta da una misericordia un arma non comune ma spiegami un po’ che cosa centri tu con questi criminali…”
Olin dice di non aver fatto una missione per loro ma di essere qui per affari più imprtanti come parlare con il re…
e che comunque non è nulla di importante… Brianne cerca di metterci una pezza “sono informazioni riservate di Aquilonia..” il paladino incalza “qui non siamo ad aquilonia e nemmeno a Nemedia.. voi siete sul territorio del Clero di Mitra e per accogliervi e per una questione di sicurezza vostra e nostra dobbiamo approfondire la faccenda..”
Olin dichiara di non volerlo fare e il paladino un po’ scazzato dichiara vabbè se non volete parlare con me parlerete con la guardia cittadina.. e date disposizioni alle guardie del tempio di accompagnare il gruppo nelle loro stanze fa chiamare i soldati della guardia.


SCENA NON VISTA DAI GIOCATORI
-— BASSIFONDI DELLA CITTA’ NOTTE TARDA——
Sir Galter comandante della guardia cittadina è chino sul cadavere dell’uomo. Dietro di lui 5 guardie della pattuglia osservano la scena. Strana freccia, non è fatta da queste parti. Annusa il veleno .. brutta ferita ma l’ha ucciso qualcos’altro. stesso veleno usato per la gola di quest’altro. Abbiamo un assassino con pugnale e balestra che si diverte per le mie strade a quanto pare…
Alla luce delle torce il cadavere appare terribile, l’uomo distorto in una smorfia di dolore.. Strana arma per un innocuo passante.. senza documenti e armato di misericordia.. tratti aquiloniani, ma non possiamo esserne certi.. forse un regolamento fra bande.
Sir Galter appare pensoso. Gli incidenti nei bassifondi non sono rari e le risse si susseguono ogni sera
ma due cadaveri in poche ore sono troppi perfino per la capitale. Il veleno inoltre è sinistro. dall’odore appare di estrazione animale..
Signore…
un corriere irrompe sulla scena. Abbiamo una chiamata a presentarci al tempio.
Questa sera i sacerdoti hanno accolto uno straniero ferito.. con una ferita particolare..
una ferita da misericordia per caso?
si signore come lo sa?
nulla tiravo a indovinare. Voi tre mettete tutto a posto qui, voi due seguitemi abbiamo da fare al tempio. Forse lo prendiamo quell’assassino…

Nella stanze del tempio nefertiti pare inquieta Kawan è nero Brianne sconvolta Amigdala preoccupata e Olin cerca di sollevare gli animi. Fra un mese ci berremo una birra

Sir Galter arriva.
entra nelle stanze, se non vi dispiace dovremmo porre alcune domande…

Olin racconta di essere stato agredito come testimonia la ferita, nessuno accenna al fatto che sono morte due persone
Il cavaliere insiste per avere chiarezza. Olin chiede di parlare col Re o col generale, Il cavaliere chiede intanto di chiarire la situazione. Olin dice di essere stanco e che gradirebbe essere lasciato in pace.
Sir Galter si scazza parecchio e dichiara " Con l’autorità conferitami dal regno di Nemedia, io vi dichiaro in arresto"
Con quale accusa ? Olin si arrabbia
il cavaliere non risponde “avete diritto a tacere, ad un supporto legale e a parlare col vostro ambasciatore che sfortunatamente è assente..”
Terzo irrompe e chiede diritto di Asilo al templio
Sir galter guarda scuro il crociato e ordina svegliate il gran patriarca. Solo lui può concederlo
ma è notte fonda e il crociato non sembra sentirsela..
sul mio onore sir Galter garantisco io il diritto di asilo. Avrete notizie domani
aspetteremo con ansia fuori dalle porte. sir Galter se ne va e fa piantonare il tempio.
il paladino scazzato va a letto
le porte si chiudono.

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Il magico duo

Sfuggiti alla morte nella battaglia per il fiume del tuono, il prode argante ed il suo onorevole seguito partono da fort Tuscelan in direzione est puntando verso Tarantia. Alla testa dell’esercito Argante guida i suoi uomini fino a rendersi conto di essersi perso. Guardando Brian, la guida con più esperienza del gruppo chiede dove si trovino e lo stesso Brian che stava seguendo argante ammette di non averne idea. In effetti la grande foresta delle marche è vasta ed estesa ( è grande circa quanto l’italia nella sua estensione) ma si impegna a trovare una radura per fare campo e ritrovare la via.
Dopo qualche ora, Kett Brian torna e informa argante di aver trovato un luogo abbastanza ampio da far accampare i suoi uomini, ma informa che la radura ospita anche alcune bizzarre rovine. Argante e Anatolius, grandi esperti di rovine decidono che il posto è fantastico e ci portano il battaglione.
Arrivati alla rafura in effetti s ritrovano fra i resti di quello che doveva essere un antico villaggio Aquiloniano, risalente secondo una stima di Anatolius al periodo della colonizzazione aquiloniana, quando dell’impero non vi era che la capitale. Il villaggio, in buona parte inghiottito dalla vegetazione non sembra offrire nulla di realmente interessante, tuttavia Anatolius usa i suoi poteri per investigare il luogo più a fondo (nella fattispecie cerca oro XD )
L’analisi di Anatolius porta a scoprire che al di sotto del villaggio si snodano una serie di passaggi che contengono dei preziosi, lo stregone suggerisce dalla sua percezione che il villaggio si erga sopra resti di una necropoli ben più antica del villaggio stesso. Riferito il tutto al nobile Argante di freccia marcata al pronunciarsi della parola oro affiora un grande interesse.
Anatolis tuttavia scopre anche qualcosa di piuttosto inquietante. Energie magiche msteriose ammantano tutta l’area. Anatolius non sa cosa siano queste energie, ma stando ad alcune leggende riconosce che potrebbe trattarsi di energie fatate. Posti simili sono descrtti nei tomi di magia e nelle leggende e rispondono al nome di crocevia fatati. Posti misteriosi che appaiono nel mondo di tanto in tanto scomparendo chissà dove un istante dopo.

Porte fra mondi …

per questo spaventato si allontana appena fuori dall’area mentre argante che è rimasto alla parola oro dice a suoi di scavare.
scende la sera mentre gli uomini scavano senza sosta. Argante si concede un riposo al centro della radura, mentre appena fuori kett e Anatolius riposano guardinghi
ad un tratto della notte, un rumore sordo del piccone colpisce dei mattoni. Gli uomini agitati svegliano Argante
anche anatolius si desta. Gli uomini d’Argante scavando sono arrivati ai mattoni di una volta.

Dopo una sommaria ispezione della volta Argante comanda:
“Uomini, PICCONE !!
LASCIATE FARE A ME”

sdeng sdeng

Alcuni mattoni cadono nell’oscurità sottostante e si schiantano.

“Uomini, CORDA! SVELTI!”.
“tu, scendi con me” ordina ad un ragazzetto

La corda viene calata nell’oscurità ed Argante la discende.

“Uomini, TORCIA !”

una torcia accesa viene gettata di sotto verso Argante. Sul fondo della cripta nei secoli si sono addensati gas esplosivi derivanti dalla decomposizione di quello che li sotto è seppellito : ne consegue una violenta esplosione.
Grazie alla prontezza di riflessi entrambi si salvano seppur bruciacchiati.
Passato il ronzio d’orecchie un drappello, nel quale troviamo anche Anatolius e Ket, ridiscende nel buco.
la stanza è in realtà un corridoio e ci si affida alla rabdomanzia aurea del Mago per scegliere la via da seguire. Viene individuata una direzione e dopo poco si raggiunge un grosso portone ricco di incisioni con un POMELLO TUTTO D’ORO.
(ancora da completare)

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