Cronache di Hyboria

Nella bocca di Ymir

Intrappolati nella cripta, dopo l’ennesimo viaggio di Udo, parlano con il sacerdote, che li informa di un libro in cui è raccontata la storia del forte.
Olin si offre di recuperarlo.
Con la grazia di un felino raggiunge abbastanza in fretta la biblioteca, due piani più sopra, venendo notato solo da Terzo, fuori dal castello. Olin individua il libro e cerca di ridiscendere le scale. In quel momento una delle statue appena fuori dalla finestra si anima. Terzo lo nota e cerca di distrarle, dando la possibilità ad Olin di tornare dagli altri.
Qui trovano che la fortificazione, prima dell’occupazione Aquiloniana era solitamente sguarnita, che solo i Gunderman conoscevano la parola d’ordine per entrare, finchè un gruppo di maghi in poco tempo hanno disattivato le statue. Stessa cosa puo’ aver fatto il mago per riattivarle.
Per primo prova sez, urlando “aquila” nella sua lingua, ma nulla cambia.
Poi è il turno dello Skald. Dopo aver letto la runa della vita sulla testa della statua, chiede ad Udo di pronunciare la runa “morte”. Udo ci prova e le statue si placano.
Ricongiunti con Terzo, Sez ha una lunga discussione con il capo della guarnigione, durante la quale si vorrebbe che i soldati di Sez rimanessero ad Aquisforte in sua difesa.
Terzo parla con il giovane sacerdote, il quale, ancora all’oscuro dei fatti di Tarantia, svenie. Ripresosi Terzo decide di non svelargli altro.
Intanto i nord si dilettano nelle loro tipiche cose, come la lettura delle rune ed abudo si erbe psicotrope: il destino è incerto e faranno un incontro.
Amigdala e la bimba rimangono al forte, mentre all’indomani il gruppo di dirige a nord, verso la bocca di Imir.
Il viaggio è tranquillo e giunti alla bocca, Olin entra appena per dare un occhiata, ma poi lascia il gruppo per tornare da Amigdala e dalla piccola, orami la sua nuova famiglia.
Gli altri si addentrano lentamente nella gelida bocca. I nord quasi elettrizzati nel sentire l’aria di casa, gli altri folgorati a morte dal gelo pungente, da cui cercano di difendersi alla meno peggio.
L’antro si rivela un enorme tunnel di ghiaccio limpido. Il riverbero di pochi bracieri illumina quasi tutta la grotta, ma Terzo accende comunque la sua lanterna per rischiarare maggiormente i tratti più bui ed in particolare le molte diramazioni laterali, da cui i nord li mettono in guardia. Pare infatti che tali cunicoli portino ai regni degli elfi oscuri.
Dopo un paio d’ore di tragitto, in lontananza scorgono un uomo, a cui si avvicinano con cautela.Li invita a scaldarsi vicino al fuoco. Terzo borbotta qualcosa e con un cenno del capo non si fa ripetere l’invito. Gli altri intanto cercano di fare la conoscenza dell’uomo, che afferma che gli animali a nord sono tutti impazziti.
D’un tratto una figura arriva di corsa in direzione opposta alla loro. Gyl si pone sulla strada e blocca l’uomo con lo scudo, il quale cade a terra. L’uomo è scosso e gli interventi di Terzo e di Udo non servono a fargli riprendere il senno o la parola. Sez interviene con un gancio, facendolo svenire.
Mentre Terzo ammonisce Sez, lo skald ammira l’azione e la fa notare a Gyl, la quale mal interpreta le parole dello skald, prendendole come “cosa da imparare e di cui tenere nota”.
Udo si droga e sviene. D’un tratto trasale “cervi mangiano cervi, lupi mangiano lupi, corvi mangiano corvi…” e sviene nuovamente, per riprendersi ignaro del sogno poco dopo.

Intanto anche l’uomo rinviene, sputando qualche dente. E’ ancora scosso, terrorizzato dagli incontri fatti. L’uomo è un mercante, diretto nelle paludi, ma che ha perso il suo carico ed un suo uomo in quel tunnel. Li avvisa di non addentrarsi, prima di fuggire nuovamente. Terzo raccoglie i denti e li porge a Sez con tono sarcastico “mettili sotto il cuscino, magari le fatine ti porteranno una moneta di ferro”.
Ripreso il viaggio con il nuovo compagni, la maggior parte è in allerta. Per tutto il tempo molti hanno la sensazione di essere seguiti, che ombre furtive stiano scortando i loro passi, finchè scorgono una figura in lontananza. E’ il nuovo compagno a dire che l’uomo è morto e più vicnini tutti si accorgono che ragione. Una lunga freccia nera in testa lo inchioda alla parete. La freccia è curiosa, l’impennaggio non è di piume, ma di scaglie che ricordano serpenti o basilischi, a Terzo i figli di Seth.
Argante ravana nel cadavare, ma viene redarguito dai nord e desiste.
Un bimbo interrompe le loro riflessioni. La tensione sale alle stelle, molti d’istinto mettono mano alle armi. Il bimbo appare tranquillo, al punto che pare rivolgere un sorriso di sfida al nuovo compagno che lo sta puntando con una freccia.
“Raggiungete l’uscite ed avvisate tutti a nord, che la via è chiusa”.
Terzo, annuendo con rispetto chiede “Da chi dovremo dire, viene questo avviso?”
“Dal re degli abissi. Egli si è destato dal suo sonno e non vuole che dei mortali camminino sopra la sua testa.”
Terzo fa un cenno ed il gruppo si avvia verso l’uscita.
“Se volete potete riprendervi il corpo”.
I nord declinano con gentilezza.
“Bene, allora ce lo mangieremo noi”.
A queste parole il nuovo arrivato decide di prendersi il corpo. I non lo redarguiscono: devono uscire il più in fretta possibile.
Infine decidono di far dare una benedizione a Terzo e lasciarlo lì. Il sacerdote, infreddolito: “In nomine Mitra, ego te absolvo, bla, bla, bla, dai che nen che l’è fret”. Mentre il gruppo sta per partire:
“Un ultima cosa. Non giratevi o morirete.”
Il gruppo si incammina, cercando di tenere un passo più sostenuto possibile, mentre alcuni lottano contro la curiosità per non girarsi, soprattutto quando dietro di loro cominciano a sentire enormi passi seguirli. Il ritmo dei passi accelera lentamente, mentre lo stesso gruppo cerca di mantenere il ritmo.
I rumori dietro di loro si fanno più insistenti, finchè lo Skald, d’istinto si gira e si blocca d’un tratto. Terzo cerca di forzare la sua marcia, spingendolo delicatamente in avanti. “I miei piedi sono congelati”. Lo Skald, infatti, vede i suoi piedi intrappolati nel ghiaccio. Terzo, che non vede nulla di strano ai piedi, crede siano semplicemente infreddoliti ed assieme ad Udo cercano di forzare la sua marcia. Intanto Gyl, preoccupata da quanto sta sentendo dietro di lei, cerca invano informazioni, finchè la volontà dello Skald ha la meglio e riesce a liberarsi.
Più avanti altri rumori alle loro spalle. Questa volta un boato investe il gruppo. Terzo ed Udo, i più in difficoltà vengono come schiacciati da dei passi enormi e si trovano proni, faccia a terra, immediatamente arrancano avanti rialzandosi e vedono di fronte a loro il nuovo arrivato a terra con una freccia conficcata. Terzo cerca di curarlo, ma il freddo e la fatica giocano a loro sfavore e rischia solo di peggiorare le cose. Con Udo lo prendono e lo trascinano verso il gruppo, dove Gyl si occupa di portarlo fuori.
Quasi all’uscita, Udo manda il suo falco, il quale sfreccia verso l’uscita. Il suono di un arpa si diffonde per le gallerie. Udo si tappa le orecchie, mentre lo Skald ne rimane estasiato e rallenta cercando di coglierne e memorizzarne le note. Gyl (lascia il nuovo del gruppo a Sez?) e camminando all’indietro raggiunge lo skald, lo afferra per un braccio e lo trascina avanti, ignorando le proteste del compagno. Più avanti riesce infine a liberarsi.
(Qualcun’altro guarda indietro, ma pare non abbia inizialmente effetto)
Infine tutti raggiungono l’uscita.

Terzo è stremato e si sistema sotto il primo albero. Argante, il ranger dei nord ed il nuovo arrivato si occupano di cercare legna e provviste, mentre continua la discussione tra lo Skald e Gyl, in cui tirano in ballo anche Sez, che riassume il tutto con:
“Siccome ha cercato di salvarti la vita, ora te la porti dietro fino al villaggio dove intendi ucciderla e Gyl, conscia che raggiunto il villaggio verrò giustiziata, acconsente a proteggerci lungo tutto il viaggio fino al villaggio stesso.” Sez è alquanto scettico sulla cosa.
Udo recupera il suo falco e viene mandato anche il falco di Gyl. Riescono a capire che alcuni uomini sono più avanti.
Udo si droga nuovamente: “neve insanguinata”.
Lo scald gioca coi suoi sassetti “sfuggirai alla morte”. Terzo commenta sarcastico ad Argante “non una novità, nell’ultimo anno…”.
Gli altri tornano con cibo e legna e preparano il campo, Terzo prepara un rudimentale cartello per avvisare che la strada è chiusa ed infine la musica dello Skald rasserena gli animi di tutto il gruppo, prima del meritato riposo.
Il giorno seguente (?) scorgono un gruppetto di uomini diregersi nella loro direzione, verso la strada per la bocca di Ymir(quella dietro).
Il loro accampamento è a circa 200m dalla bocca e Terzo, quando gli uomini sono vicini, li richiama. Gli uomini rispondono al loro saluto in modo un po’ diffidente, continuando la loro strada. Terzo si fa più insistente, finchè un uomo si stacca dal gruppo e si ferma ad una cerca distanza. Appoggia l’enorme ascia a terra e vi si appoggia sopra “solo uno”. E’ lo skald a farsi avanti ed interloquire. Viene a sapere che il vicino villaggio è stato massacrato da uomini del sud e comunica che il passaggio è chiuso, infestato da elfi e nani, infine gli offre di unirsi. L’uomo suggerisce di recarsi al villaggio massacrato, dove almeno potranno trovare riparo tra le case.

Comments

Bard81 Bard81

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.