Cronache di Hyboria

Il segreto dei custodi

Ormai in salvo dal berserk, fuori dalla radura, il gruppo raggiunge velocemente e senza intoppi Ice Gate.
Un’imponente costruzione di ghiaggio si staglia dietro un piccolo villaggio, più un gruppo di case a dire il vero.
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Un uomo li accoglie, con il calore tipico di quelle zone, ma comunque in modo cordiale.
Dopo le presentazioni di rito, vengono ospitati in una casa del luogo, l’unica da cui esce fumo.
Nel villaggio si accorgono subito di una strana sostanza, densa e brunastra che chiazza la neve. Avvicinandosi ad essa, l’uomo, un custode grigio, li ammonisce di non toccarla.
Nel villaggio sono sparse molte pire, su cui sono stesi dei corpi.
Mentre si dirigono alla dimora, Terzo si sofferma ad osservare le pire ed i corpi che vi sono stati bruciati. Non ne evince molto, ma sono evidenti le deformità delle mani. Grottesche e più allungate rispetto a mani normali.
Anche Argante assieme ad Aran cercano di dare un occhiata nei dintorni. Controllano le tracce e scoprono, oltre ai segni di battaglia, impronte di uomini molto grandi, non eccessive per un uomo, ma altrettando inusuali.
Il guardiano giunge alla dimora con il resto del gruppo, un po’ contrariato dall’assenza degli altri.
I nord del gruppo, dal canto loro, sono insospettiti dal non essere ospitati alla fortezza, ma al villaggio lì fuori e chidono lumi al guardiano, il quale, un po’ scocciato, si limita a confermargli che avranno sopitalità, che l’indomani si potranno recare ad Ice Gate ed il giorno successivo potranno riprendere il loro viaggio.
Argante ed Aran si confrontano con Terzo, prima di rientare nella dimora assegnatagli.
Terzo cerca di prendersi cura dello Scald, che però pare solo riposare tranquillo.
Aran ed Argante rimangono fuori, nel tentativo di svicolare e controllare i dintorni, ma mentre stanno per entrare in una casa, il guardiano, rimessosi dove lo avevano trovato all’arrivo, li ammonisce che al nord, chi entra in case altrui senza permesso è considerato un ladro, per i quali le pene sono molto severe.
Torano a riunirsi al gruppo.
Aslan è legato e Sez lo controlla, controllato a sua volta da Gyl.
Discutono sulla situazione. Gli Aquiloniani concordano sul fare comunque turni di guardia, mentre i nord, Gyl in particolare, preferiscono affidarsi al guardiano e dormire sonni tranquilli.
Udo cerca di curare ulteriormente lo Skald, ma non pare avere grandi effetti.
Udo fa uso delle sue droghe: “pozzo, pozzo, pozzo, sigillo, sigillo, sigillo” sono le parole mormorate, prima di svegliarsi quasi al mattino.
Il risveglio di Udo è accompagnato da urla e rumori di battaglia provenienti da Ice Gate. Questo mette in allarme il gruppo e tutti si svegliano.
Fuori dalla casa, trovano il guardiano che si sta lavando accuratamente nell’acqua gelida: il corpo di uno di queli abomini giace a terra, divelto in due. Terzo si avvicina cautamente a controllare, ma il guardiano intima tutti di non toccarlo, poichè è contagioso.
Gli viene chiesto se loro siano in qualche modo protetti dal contagio, ma nemmeno loro sono immuni. Per quanto facciano il possibile, lavandosi e bruciando i vesti macchiati di quel sangue, alcuni degli abomini riescono ad infettarli. In quel caso, i guardiani si immolano nella lotta contro gli stessi.
Vengono quindi invitati a raggiungere ICeGate, non appena il sole faccia la sua comparsa. Pare infatti che il sole li infastidisca.

L’entrata di Ice Gate è preceduta da un ponde di ghiaccio. Qui uno dei guardiani è chino e di fronte a lui un suo compagno sta per decapitarlo. Tutti comprendono ed i nord spiegano che in questi casi, più gente assiste con gli occhi aperti, maggiori sono le probabilità che raggiungano il Valhalla. Il gruppo si ferma ed assiste all’esecuzione. Nel momento in cui la testa viene staccata, Aran ha un malore, come se la freccia nella grotta l’avesse colpito in quel momento e si accascia. Terzo va in suo aiuto, ma non trova alcun segno. Probabilmente una maledizione.
L’esecutore si mette in preghiera, prima di fare un cenno al gruppo di entrare. Tutti salutano con il massimo rispetto. “Perfino occhi aquiloniani hanno osserva”, si limita a dire qualcuno, in un tentativo di conforto.

Ice Gate è imponente, enorme. Sale immense li accolgono e radi braceri le illuminano. Si addentrano con reverenza e curiosità, pur facendo attenzione a non scivolare. Tutto pare essere fatto per lo più di ghiaccio.
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Giunti in fondo alla sala, scorgono un uomo, che li accoglie. Fatte nuovamente le presentazioni e spiegate le loro ragioni, anche in virtù dell’amicizia dello Skald con alcuni dei guardiani, vengono accompagnati dal loro capo.
Seguono l’uomo in mezzo ad enormi sale e lunghi corridoi in un intricato labirinto, nel quale non scorgono praticamente nessuno. In tutti i guardiani sono una cinquantina, in un luogo che ne potrebbe ospitare migliaia.
Giungono infine nella sala dove sta il loro capo. Vengono fatti accomodare e raccontano la loro storia, dando particolare enfasi all’eletto e chiedendo lumi su quanto sta accadendo.
Le poche parole del primo guardiano incontranto trovano riscontro e vengono approfondite. Nelle profondità di Ice Gate, in una sorta di pozzo, un sigillo chiude l’accesso a quella che fu la città dei nani, ora presa da questi abomini. Il sigillo è però debole e talvolta alcuni degli abomini escono. I grigi difendono il nord e tutte le terre dagli stessi. Si parla anche dello stregone. Pare che sia stato il suo potere ad indebolire il sigillo e non solo quello. Nel nord, infatti, esistono altri cinque sigilli. Una volta che saranno tutti infranti, gli uomini potranno accedere ad Asgard e quando un uomo metterà piede nella terra degli Dèi, inizierà il Ragnarok.
Le notizie sono allarmanti. Chiedono come potranno affrontare quello stregone e l’uomo fa dono a Terzo di un bastone. Era appartenuto ad un sacerdote, che in modo pio stava cercando di portare la parola di Mitra in quelle terre. Era stato accolto benevolmente ed era in buoni rapporti con i locali, ma alcuni non erano dello stesso avviso e fu ucciso poco lontano. Nel bastone sono incastonate ben tre pietre di Mitra. Terzo è esterefatto. Un artefatto così importante e prezioso, donato nelle sue mani.
Chiede di poter vedere il sigillo, nella speranza di poter far qualcosa.
Venno quindi al sigillo. La strada è lunga, dopo i tortuosi corridoi, giungono ad un enorme voragine. Gli scalini sono ampi e scavati nella roccia e scendono a spirale lungo le pareti del pozzo. Impiegano parecchio tempo, anche qualche ora a giungere fino in fondo. Qui, una quarantina di grigi sta pregando per rinsaldare il sigillo.
Terzo chiede al custode se un rito mitraico posso interfereire negativamente, ma il capo dei Grigi, tiratolo in disparte, gli fa notare che più che della fede di mitra gli uomini hanno bisogno di trovare il loro coraggio. Terzo comprende.
Il sigillo è composto di un enorme pietra, su cui sono incise parecchie rune. Alcune di queste brillano debolmente, con una luce dello stesso colore della polvere dell’inquisitore, ma la maggior parte sono spente.
Terzo chiede ad Udo di unirsi ai custodi ed inizia il suo rito.
Udo controlla le rune e prova a leggerle: “perdono e ringraziamento”, prima di unirsi ai nord.
Terzo pianta il suo vecchio bastone a terra e fissa il suo fazzoletto. Uno dei corpi vicini, non ancora del tutto morto, si contrae disgustato. Mitra ha potere anche in quelle terre. Questo lo rincuora a comincia il suo rito.
La combinazione di entrambe i riti riesce a ricostruire lentamente il sigillo. Ci vuole più di un ora, ma i sigilli acquistano nuova luce e nuova forza. Quando anche l’ultimo sigillo sta per riaccendersi, una figura eterea, una donna bellissima, che però si deforma in un abominio quasi all’istante compare sopra il sigillo: “è solo questione di tempo”, li ammonisce la figura prima di svanire. Trattasi della regina del mondo sottorreaneo.
Al termine del rito, Terzo vuol fare il suo discorso ai grigi. Il discorso ha il suo effetto e molti sono rincuorati. Anche lo Skald, ripresosi, fa lo stesso con la sua musico.
Aran chiede poi a Terzo se il suo rito può funzionare anche con lui. “Non qui, troveremo un posto più adatto”.
Infine Terzo chiede se gli uomini possano aver bisogno di cure, ma il capo dei grigi rifiuta cortesemente. Vengon riaccompagnati ai piani alti, in una stanza luminosa tra le intricate torri di quel palazzo.
Terzo fa un esorcismo su Aran, che riesce solo in parte. La ferita pare riaprirsi e ne emerge un frammento della freccia, di un materiale del tutto sconosciuto, quasi puramente magico. Non riesce però a mantenere la concentrazione necessaria ed infine il frammento ritorna al suo posto e la ferita si richiude, lasciando comunque un segno evidente.
Lo Skald chiede a TErzo di fare altrettanto con lui.
Udo è contrariato, ma lo Skald lo avvisa che Udo riuscirebbe di certo a curarlo ad Azgaban, loro destinazione attuale, ma che lo Skald stesso potrebbe non riuscire a raggiungerla. A quel punto Udo si offre di aiutare Terzo, il quale prima spiega a grandi linee il rito, prima di acconsentire a farsi aiutare. Purtroppo il rito non ha effetto.
Un custode grigio è messo a guardia e tutti notano il corno che porta appresso: se ci saranno problemi, saranno di certo svegliati in tempo.
Tiposano tutti, tranne Aran che cerca di allentare le corde, fallendo miseramente e rimediando solo il rimprovero di Sez e Gyl.
Al mattino, Terzo decide di riprovare il rito con lo Skald. Riesce a vedere il male che lo ha colpito, ma al culmine del rito, una voce irrompe potente nella testa del sacerdote: “quest’uomo è mio”, causandogli un forte dolore.
Il gruppo, in particolare Argante, è preoccupato, ma Terzo cerca di rassicurarlo.
Fuori dalla porta il custode non c’è, ma trovano delle provviste per il viaggio e si mettono in marcia. Udo scruta il tempo ed avvisa che nel pomeriggio nevicherà. Forzano il passo fin da subito. Tutti sono sfiancati, in particole Terzo, ancora provato dai riti. Argante ed Aslan, invece, riescono ad avanzare e fanno da avanguardia.
Dopo una mezza giornata di viaggio incontrano un picollo gruppo di 5 figuri. Sono molto bassi, tutti con la loro pipa in marcia decidi. Inizialmente l’avanguardia del gruppo passa inosservata, ma Argante, convinto dell’amicizia con Flick, li saluta allegramente, si presente ed offre del vino. I nani sono piuttosto scettici sulla “sanità mentale” di Argante, ma accettano di buon grando, mostrandosi amichevoli. Il resto del gruppo li raggiunge. Argante chiama subito Sez, il quale, ancora scosso dall’ultimo incontro con Doin è inizilamente riluttante.
Scoprono così che i nani intendono abbattere il drago, portarne la testa al loro clan per convincerlo a recarsi tutti ad Ice Gate, abbattere il sigillo e riprendersi la loro città sotto Ice Gate.
Il gruppo vede delle possibilità, in particolare l’aiuto che i nani possono dare ai custodi grigi, ma anche il perciolo che la rottura del sigillo per l’accesso alla città sotto Ice Gate rappresenta per loro.
- Fine sessione -

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