Cronache di Hyboria

Guardiani

Prima parte.

Nel tardo pomeriggio, Olin si mette alla ricerca di Argante.
Intanto Terzo chiede a Sez di procurare dei corvi, per informare subito Aquisforte e Galparan. La ricerca è infruttuosa, mentre piovono copiose le imprecazioni di Sez.
Argante, raggiuto da Olin, scruta l’orizzonte e nota un filo di fumo provenire da Aquisforte. Olin torna ad avvisare tutti.
I nord per il momento si limitano a seguire in processione Sez.

Riunito il gruppo viene informato del fumo. Udo manda il suo falco in avanscoperta, ma al suo ritorno, l’animale appare scosso: è agitato e sembra che nel suo giro non abbia incontrato prede, nè si sia mai posato a terra.

Olin raggiunge di nuovo Argante il quale questa volta nota qualcosa volare sopra il castello. Sicuramente molto più grosso di un falco, altrimenti non sarebbe riuscito a vederlo da quella distanza, ma nulla più di un puntino.
Più tardi un soldato di Sez andrà a dargli il cambio.

Ricongiunto tutto il gruppo ed allineati sulle ultime informazioni, Olin ed Argante si dirigono alla taverna, dove scoprono che i soldati hanno già portato le provviste migliori nella casa del sacerdote. Si riuniscono così al gruppo.
La bimba si sveglia ed una volta rifocillata descrive quanto accaduto. Pare che Randaln Morn fosse agli ordini di Angus Magnus. E’ chiaro che non poteva trattarsi del Sommo Inquisitore, lasciato in catene a Tarantia e la cosa preoccupa non poco la parte Aquiloniana del gruppo. Vengono a sapere di un prigioniero, giunto poco molto dopo l’inizio degli scavi e poco tempo prima del grande disastro.

Terzo cerca di convincere Sez ad inviare qualcuno ad avvisare Galparan, portando così in salvo anche la piccola, ma Sez vuole i suoi uomoni con sè. Ne nasce una discussione, in cui Sez mette in guardia Terzo sul possibile destino della piccola. Terzo non si lascia convincere, non può abbandonare la piccola ed in modo perentorio comunica a Sez che se ne farà carico personalmente.

Il bardo nordico intona la usa canzone, risvegliando l’animo combattivo dei presenti, ad eccezione del sacerdote.

L’indomani il gruppo di dirige alla volta di Aquisforte. Argante ed Olin vengono mandati in avanscoperta da Sez, che li segue alla testa dei suoi uomini. I soldati sono in ottima forma e marciano di gran passo.

Olin ed Argante giungono ad Aquisforte. Qui trovano il ponte levatoio abbassato con una catena rotta, di modo che non sia possibile richiuderlo. nel cortile vedono solo cadavari sparsi un po’ ovunque. Olin avanza con cautela, cercando di esaminare i corpi, che mostrano evidenti segni di contusioni letali, mentre Argante cerca di seguirlo coprendogli le spalle.
D’un tratto, uno scricchiolio strano, nè metallico, nè ligneo, disturba la quiete. Olin se ne accorge e si mette in allerta, ma non riesce a capire la provenienza del suono. Di lì a poco, le statue del castello si animano ed attaccano i due. Olin schiva per suffio una delle crature e ripiegano nel primo portone che trovano aperto. All’entrata Argante è colpito da una di loro, ma entrambe riescono ad infilarsi e scendere le scale, ruzzolando fino in fondo. Mentre stanno per essere nuovamente attaccate da una delle creature, una mano li afferra e li porta al sicuro nella cappella del forte.

SEconda parte

Intanto Sez giunge alla testa dei suoi uomini nella radura sottostante aquisforte. Qui i nord sentono il forte scricchiolio di pietra. Udo si accorge che alcune delle statue non sono al loro posto. Terzo ricorda le statue nella miniera e racconta dei “protettori di pietra”, di cui però conosce solo poche storielle tramandata dagli Agostiniani.
Si dirigono al castello, dove trovano i cavalli di Oline ed Argante, ma dei due nessuna traccia.

Sez decide di entrare con cautela alla testa dei suoi uomini. I nord lo seguono a ruota. Solo Terzo, con la donna e la bambina, rimangono al sicuro, fuori dalle porte.
La scena si ripete. Sta volta i soldati Aquiloniani, grazie ai loro scudi, riescono a resistere agli attacchi delle statue volanti. Una di esse si infrange sullo scudo di Gyl. Lo scald trova le tracce di Oline ed Argante e si dirigono in quella direzione. Riescono tutti a ripiegare nella cappella e si ricongiungono con gli altri due ed il sacerdote del forte.

Lo scald decide di recuperare un pezzo della statua. Appena uscito dal mastio, una figura di pietra gli si piazza dietro e decide di correre verso l’uscita. Gyl, sentito il rumore, esce a controllare e vista la scena, scaglia la sua lancia verso la creatura. Lo Scald, intento a correre, si accorge che la statua è andata in frantumi, ne raccoglie la testa e ripiega nel mastio reincontrandosi con gli altri.
Con l’aiuto del sacerdote di Aquisforte e soprattutto delle conoscenze del nord, scoprono che ad animare le statue sono delle rune, piuttosto strane. Diverse dalle rune del nord, ma di certo più simili a quelle che al linguaggio aquiloniano. In particolare la runa della vita tiene in vita quelle creature.
Udo compie il suo rito, nello sconcerto del sacerdote che gli ricorda essere un luogo sacro a Mitra e si “immerge” nella testa della statua. Lo scald con poche parole liquida il sacerdote.

Terzo, nel frattempo, al sicuro fuori dalla porta, dopo essersi preso cura della donna e della bambine, svenute nel frattempo, studia le statue. Capisce che non è il movimento o il rumore ad attirarle, molto probabilmente è la vita stessa. Inoltre proteggono il forte: solo al suo interno sono in pericolo. Appena fuori dalle porte, sono al sicuro.

Udo, nel suo “viaggio”, giunge a quello che i nord sono convinti essere lo stregone bianco, mentre esorta il gruppo a dirigersi verso la Bocca di Imir.

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Bard81 Tato

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