Cronache di Hyboria

Caccia alla volpe

XXII giorno del mese del Ratto dell’anno del Serpente del 1411esimo anno dalla fondazione di Aquilonia nella gloria di Mitra nostro signore

All’arrivo di Sez, il gruppo discute sul da farsi.
Sez è intenzionato a proseguire. Non è la prima volta che Argante “scompare” per ricomparire al momento più opportuno. Anche Terzo lo sa bene e non può che dargli ragione, ma Aran non è dello stesso avviso e decide di tornare indietro a controllare, da solo.
Il gruppo intanto prosegue fino ad un boschetto, in cui sono costretti anche loro a scendere dalle slitte e proseguire a piedi. D’un tratto scorgono un accampamento.
Un uomo solitario, davanti ad un fuoco, con una corazza della rota, pare stia cucinando qualcosa.
Aslan si avvicina furtivo, nel tentativo di slegare i cani e controllare la situazione, mentre il gruppo cerca di organizzarsi.
Aslan nota una tenda, ma viene scorto. Con sua sorpresa è la voce di un nord a riprenderlo: non si tratta di Morn!
Decide di dileguarsi e tornare al gruppo e riferire.
Il gruppo si fa avanti e l’uomo li accoglie impugnando la sua ascia.
E’ Sez a farsi avanti, dichiarando di essere venuto in pace. Parlano con l’uomo e vengono a sapere che Morn, in cambio di una slitta di 4 cani, della sua armatura e della sua slitta, circa una ventina di minuti prima.
Sez dona una moneta d’oro all’uomo, davvero una giornata fortunata, per lui, solo per essersi accampato in una radura.
Intanto Aran segue delle nuove tracce che lo conducono nei pressi di una stalla di renne, dove il fattore dichiara d aver notato si degli uomini, ma nessuno con le fattezze di Argante. Visto l’approssimarsi del buio, Aran è costretto a ritornare sui suoi passi e a ricongiungersi col resto del gruppo, senza nessuna notizia del compagno scomparso.
Poco più tardi, raggiungono Morn.
Sez è più cauto e prova a parlargli. Quando Morn dice di essere guidato da Mitra, Terzo in cuor suo invoca il suo Dio per avere maggiori dettagli. Senza sapere come, si accorge che Morn sta dicendo il vero. Terzo rimane basito, ma si convinge ancor di più che Morn, al nord, sia stato in qualche modo traviato.
Intanto Sez attacca Morn, riuscendo a disarmarlo al primo colpo. Gil interviene al fianco di Sez, infilzando Morn con la sua lancia.
Sez le chiede di stare indietro e Gil si ritira.
Tutti assistono: il combattimento rivela subito l’inferiorità di Morn. Sez pare non voler colpire con troppa violenza, quasi volesse prolungare quello scontro, mentre Morn, dal canto suo, si rivela particolarmente coriaceo, resistendo il più possibile, fino al colpo fatale da parte di Sez, che rimane attonito a guardare il corpo ormai privo di vita.
Aslan è il primo a controllare il cadavere, da cui recupera il sacchetto con le monete, ma nessun documento.
Terzo, in po’ stranito, si avvicina e comincia a prendersi cura del corpo.
Gli altri decidono di far campo, mentre Terzo scava un piccola buca dove infila il cadavere, lo cosparge con l’olio della lanterna e gli da fuoco, mentre officia i riti canonici, pur ricordando Miranda ed altri potenziali innocenti, Aquisterra, Aquisforte, il pretino di Aquisforte, il villaggio dei nord e gli stessi nord attaccati che incontrarono tempo addietro.
Il giudizio spetterà a Mitra, che le sue azioni accompagnino Morn.
Intanto arriva anche Aran, il quale si prende la balestra di Morn, prima di piazzare qualche trappola ed occuparsi del campo.
A lui tocca il primo turno di guardia, seguito da Udo e da Terzo. La notte passa lenta e tranquilla. L’ultimo turno tocca ad Aslan.
Dopo circa un ora, senta dei lamenti lontani. Non di animali, ma non ne è sicuro. Forse è il vento, ma meglio essere cauti. Sveglia Terzo, poi Aslan, poi il resto del gruppo, ma è lo Skald a dare una risposta: antiche canzoni nord che non si sentono da tempo immemore. Distano una ventina di minuti, in un luogo dove pare ci siano altri tumuli.
Decidono di partire prima del previsto, senza affrontare gli stessi.
Dopo alcuni giorni riescono a tornare al villaggio da cui avevano preso le slitte.
Lo Skald si occupa di restituire slitte e cani che non servono al gruppo ed informarlo degli avvenimenti.
Il gruppo, intanto, discute degli eventi in taverna, quando una certa agitazione passa per l’intero villaggio. Pare che un uomo, apparentemente non un nord, stia chiedendo di poter entrare. Terzo pensa subito ad Argante e si precipita alle porte per verificare, altri lo seguono.
Un uomo, su una slitta di renne, con armatura della Rota è alle porte.
Non si tratta però del loro compagno, ma di un uomo della Rota.
In locanda, l’uomo si accontenta di chiedere cibo e si mette in disparte.
Sez e Terzo gli si avvicinano e cominciano a parlargli.
Vengono a sapere che Darius (il nome dell’uomo), conosce Argante. L’ultima volta stava bene, ma teme che per lui e che ormai non ci sia nulla da fare. L’ha incontrato che portava un uomo della rota, mentre lui fuggiva dal villaggio dello stregono. Gli ha parlato di loro e si scambiano informazioni su quando sta succedendo, della situazione del nord, dei non morti, dello stregone, ma anche di Tarantia e di tutto il trambusto ad Aquilonia.
Darius vorrebbe tornare a sud, ma gli eventi gli sono avversi. La situazione a Tarantia è instabile, la bocca di Imir chiusa, le terre di confine nel caos…
Sez e Terzo gli offrono di venire con loro e gli raccontano dei sigilli ed in Mitraico, Terzo gli racconta che stanno seguendo un gruppo di Nord che si orientano con dei sassi e li stanno conducendo in un disperso villaggio al nord da una Volna. Terzo non nasconde le sue perplessità, ma seppure con modi roccamboleschi, il fine pare giusto.
Darius decide di unirsi a loro.
Nel mentre Aran chiede il supporto di Aslan, per cercare il modo di scambiare la balestra di Morn con un buon arco. Aslan accetta, ma un mercante dice che tali armi son oappannaggio dei Thane. Chiedono quindi udienza allo stesso, ma è il suo tyrstein che si presenta in sua vece per contrattare con loro.
Grazie alle capacità di Aslan si accordano per un arco finemente lavorato, un arco normale e qualche freccia in cambio delle balestre e dei suoi dardi.
Riprendono il loro viaggio, ma mentre sono in viaggio, un rumore sinistro si accosta a loro.
I nervi sono tesi e tutti rimangono in assoluto silenzio. Una creatura mostruosa, alta più di 3 metri, dalle fattezze umane, ma ricoperta di sassi, licheni e muschi sfila al loro fianco.
Fortunatamente la creatura passa oltre.
Sez chiede che era quella cosa e lo skald parla di leggende e di Troll. Di certo qualcosa che è meglio lasciar andare per la sua strada.
Infine, dopo 18 giorni da quando hanno lasciato (22 dalla morte di Morn) il villaggio in cui hanno incontrato Darius, giungono in vista del villaggio dei nord.

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L'amico ritrovato

“Fermo dove sei uomo della Rota, ti tengo sotto tiro”
Il giovane spaurito finisce così prigioniero di Argante che decide di farsi condurre al loro accampamento dove si trova anche il Mistico.
Il viaggio si profila lungo e periglioso essendo appiedati e Argante comincia già a sentirsi solo, inizia così uno scambio di opinioni tra i due. Dapprima, forte di argomenti importanti, è Argante a condurre la discussione. Informa il soldato dell’incarcerazione di Magnus ed altre chicche, a volte gonfiando un poco nella speranza di portare il giovane dalla sua parte poichè lo vede confuso della stessa confusione vista nei nemediani mentre attaccavano aquilonia. Riesce anche ad ottenere informazioni sulla loro presenza alla Cripta vicino Aquisterra, apprende di come Anatolius vi sia sceso da viscido e riemerso da UOMO DI MITRA per poi condurli a nord alla ricerca delle prove di colpevolezza di MAgnus questa poi..! Mentre Argante cerca di fargli capire l’inganno il discorso vira dapprima su Morn quindi su Sez e su di lui il ragazzetto invita Frecciamarcata ad una riflessione che lo cruccia e fa morire la conversazione, è ora di decretare i turni di guardia per la notte.
Anche se in terra barbara entrambi si comportano civilmente e la scenetta prigioniero-carceriere termina ufficialmente con Argante che consegna un coltello da caccia al soldato in caso di assalto di fiere notturne..
E’ svegliato per il suo turno, mancano ancora diverse ore all’alba. Il ragazzo dorme e tutto tace nel bosco ma Argante non ci bada, tutta la sua attenzione è rivolta alla splendida donna avvicinatasi al focolare emergendo da un albero. Un’altro uomo si sarebbe lasciato andare al dolce ronzio che l’accompagnava ma Argante riconosce in lei la stirpe delle fate e le usa tutte le genuine cortesie di cui è capace. Salice la regina d’autunno rimane colpita, forse compiaciuta dal fatto che un aquiloniano riponga il proprio credo nei fatati e smette di ipnotizzarlo. Prima di ritirarsi decidere di fare un dono al devoto Argante, un monile con incastonate tre gemme. Egli ricambia con i dadi trovati nella cripta di Aquisterra, egli ne ignora il potere a ricorda bene che Nefertiri l’aveva dissuaso dall’usarli “essi contengono un antico potere e sembrano un ottimo dono”. Salice ne sembra soddisfatta, forse questo può allievare la sua noia. Ella se ne va allo stesso modo in cui è venuta e le prime luci trovano un Argante ancora sorridente come un beota.
Il secondo giorno di marcia ha come meta l’allevamento di renne di Drain che si trova tra loro ed il campo. L’allevamento consiste in una struttura isolata e Drain. il padrone, ha fornito tempo prima slitte e cani alla combriccola della rota. Qui Argante si dimostra nuovamente rispettoso dell’accoglienza e la ricambia raccontandogli chi erano in realtà gli uomini ed il loro capo con cui aveva fatto affari. I dettagli che fornisce a Drain sono convincenti e l’orgoglio nord si fa sentire : concederà ai due una slitta trainata da renne per poter riparare all’errore commesso e far apparire il suo nome come “colui che diede la slittà”. Inoltre Argante ascolta il predicare di Drain sul ragnarok e tutti i peli del suo corpo, dalle cosce alla nuca si rizzano ma non capisce se per paura o per eccitazione.. I segni già visti come drago ed eclisse possono anche essere fallaci ma entrambi ancora non sanno che un altro segno dell’imminente Guerra si manifesterà loro proprio quella notte.
Vengono svegliati da un tremore.. giusto il tempo di scendere dal soppalco che il tremore si trasforma in fragore e la terra si lacera, una porzione del pavimento della stalla è sparito!
“WYYYYYYRRRRRRRM!!!!!”
Drain pare conoscere quella bestia o la sua leggenda, salta su una renna e se la batte. Argante e il giovane cercano in tutta fretta di attrezzare il tiro per fuggire mentre una grossa renna viene afferrata tra le fauci di un gigantesco verme che la trascina nel sottosuolo.
La slitta è pronta e le alci galoppano a perdifiato, hanno lasciato il resto delle alci nel recinto per fare da esca e quell’assurda creatura pare molto affamata. Fortunatamente scivolano via veloci dai lamenti delle bestie, troppo veloci! Argante decide che è più prudente procedere a passo, la luce lunare può trarre in inganno e nascondere insidie, smezza uno stimolante col giovane per rimanere in berta e raggiungono la piana.
Non raggiungeranno l’accampamento prima dell’alba, in lontananza esso è già in vista ma qualcosa non quadra : anzichè luce di fuoco normale s’intravedono bagliori verdognoli. Assolutamente inquietante, Drain ha raccontato il vero su quel luogo.
Giungono infine baciati dal sole ai limitari della necropoli. Si trovano ancora su quello che in estate deve essere un lago quando gli si fa incontro dall’accampamento un figuro nord. E’ ancora troppo distante ma Argante ha già visto quell’andatura claudicante e scarta di lato, il giovane è dapprima anchegli dubbioso ma poi nel morto che cammina riconosce un’amico.
Argante sa che Anatolius è abile nell’arte dell’illusione e comincia a fare 1 + 1…
Il giovane conversa genuinamente con il non morto vedendo in lui chissà chi, Argante non ha il coraggio di proferir parola per non mettere il giovane in pericolo immediato e li segue a distanza. Il giovane s’infila nella necropoli ed Argante attende all’esterno con la slitta e le renne sorvegliato dal draugar.
Dopo poco lo raggiunge un’altro uomo della rota, sicuramente avvisato dal giovane : è Dario di Tanasul. Argante non lo ha mai visto ma grazie al giovane sa che anche Dario non è del tutto convinto di Morn e del Mistico.
Dario è sbrigativo “ Portami via di qua prima che mi uccidano”. Anche lui vede i nord morti per quello che sono! Si scambiano alcune info e saltano sulla slitta.
Mentre si allontanano Argante si volta a guardare la necropoli sapendo che lì si trova Anatolius… infila la mano sotto il mantello e tasta il sacchetto di ciocche di capelli dei suoi caduti..
“NO, ci sono troppo vicino per scappare, voglio vederlo costi quel che costi” – del senno del poi..
Nonostante gli avvertimenti di Dario abbandona la slitta non prima di averlo indirizzato a Sez e Terzo ed avergli augurato la benevolenza di Mitra e delle Fate del nord.
Ripercorre stealthy stealthy la strada verso la necropoli, vi gira attorno e vi penetra da un lato caratterizzato da tumuli e raggiunge la costruzione indicatagli da Dario. Argante si affaccia ad una finestrella e lo vede! Anatolius come preannunciatogli è li che studia delle carte ma il suo viso è però caratterizzato da strani tatuaggi simili alle iscrizioni della cripta ( Il ricordo della stanza buia piena di scritte prima dell’occhio tormenta ancora ogni tanto i sogni di Argante ) e i suoi occhi sono…
Ma Argante è deciso a scoprire la verità, si dirige al portone e lo apre con un calcio. Piazzatosi sull’uscio ed ottenuta l’attenzione di Anatolius esordisce spavaldo
“Salve amico, sono finalmente riuscito a trovarti”
ARGANTE SEI PROPRIO UN COGLIONE – nell’essere che gli risponde non c’è traccia di Anatolius, prova la stessa paura avuta vedendo uno dei figli di Set e si maledice mentre scappa gambe in spalla.
Corre fuori per la via dei tumuli evitando il lago ghiacciato e puntando alla boscaglia, è inseguito da una slitta!
Riesce ad organizzare una mezza imboscata, attira i due draugar nel bosco facendo loro abbandonare la slitta. Penzolando da un albero li attira verso di se, li vuole vicini per utilizzare le ceneri di Set recuperate a Pergona. Ricorda vagamente come venivano usate, ha già estratto l’ampolla dal suo imballaggio e la stringe in una mano pronta all’uso.
L’affanno è però grande e sul più bello, quando i non morti si trovano sotto di lui, scivola dall’albero dove si era arrampicato e vi cade in mezzo. Un attacco riesce a schivarlo ma mentre lancia la maledetta ampolla una potentissima asciata gli lacera l’armatura e le carni e lo fa ruzzolare. La vista comincia ad annebbiarsi e l’udito ad ovattarsi, mentre i draugar si contorcono ancora parzialmente infiammati Argante guadagna la slitta. Cerca di riprendere la direzione indicata a Dario, si fida del suo istinto e dei cani.. non che ci siano altre possibilità al momento.
Argante si è ingollato l’ultimo stimolante ed è riuscito a bendarsi abbastanza bene ma ha raggiunto lo stremo. Mentre la slitta sussulta lui comincia ad andarsene.. non sente dolore e la sensazione è quasi piacevole, con la mente scivola velocemente in un altro mondo dai vividi colori e dalle splendide genti…

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Scontro di Culture

Morn è andato ed ormai è sera. Inutile inseguirlo.
Terzo si stacca dal gruppo e si ritira in preghiera.
Aran vorrebbe cacciare, ma i nord gli sconsigliano di uscire. Decide così di provare ad insegnare a disarmare gli avversari in cambio di un ascia e di frecce e passa così la sua serata.
Intanto il resto del gruppo discute sul da farsi. Vengono lette le rune e decidono di partire l’indomani sul presto.
Il viaggio si rivela particolarmente tranquillo. I nord sono contrariati ma si limitano a dimostrarsi poco collaborativi. Riescono a seguire le tracce ed alla sera si accampano. Le discussioni continuano. I nord vorrebbero andare al più presto dalla Volna, ma questo fa intestardire ancor di più Sez ed alla fine decidono di proseguire.
Aslan ed Aran scorgono quello che sulle prime sembra essere un accampamento, ma che si rivela essere un villaggio, prima di piazzare alcune trappole.
L’indomani vanno verso il villaggio. Qui sono accolti da un gruppo di nord, che il scorta direttamente dallo Jarl. I nord si dimostrano ospitali, ma sulle prime c’è un po’ di tensione.
Terzo offre un po’ delle sue erbe in cambio di informazioni sugli uomini di Morm. Hanno solo un paio di ore di vantaggio.
Sez, dopo una lunga e sofferta trattativa, Sez non riesce ad ottenere gran che.
Sulle prime viene offerta una slitta di cani, al prezzo del peso in oro dei cani stessi.
Poi viene offerta la scacchiera in avorio di Sez, ma Sez non vuole liberarsene.
Solo l’intervento dello Skald sblocca la situazione ed il Thane offre tutte le slitte ed i cani necessari.
Udo, intanto, fa volare il suo falco per meglio individuare Morn: pare si sia diretto verso Lyrein. Cyric conosce il villaggio, ormai abbandonato, che però conta almeno una ventina di tumuli, forse qualcuno in più.
Partono per l’inseguimento e fortunatamente riescono a raggiungere Morn.
Terzo parla loro, chiedendo di arrendersi, che la rota è sciolta e Morn considerato un traditore.
Morn si offre per un singolar tenzone con Morn. Sez mal interpreta le parole dello Skald e si lancia in battaglia. Terzo rimane in disparte. Argante scaglia le sue frecce, Aslan cerca di aggirare i due della rota puntando su Morn. Aran, inizialmente, rimane bloccato dal rifiuto di Sez, mentre i nord rimangono a guardare.
Sez è aggredito dall’uomo della rota, ma riesce a chivare. La sua spada fiammeggia ed in un solo colpo abbatte lo sfortunato.
Intanto Morn cerca di scappare. Aslan lancia una freccia ed Aran il suo coltello, ma Morn scappa.
Sez salta su una slitta e parte all’inseguimento, Aslan salta al volo sulla stessa.
A breve distanza tutto il gruppo. Sez è il più lento ed il gruppo lo supera. Sez nota che sulla slitta Udo è solo: Argante non è con lui.
Dopo un paio d’ore si fermano. Terzo si informa sull’altro cavaliere della rota.
“Se ti riferisci al servo del vile l’ho quasi investito alla partenza. E’ rimasto li.” risponde pacato lo Skald.
Infine arriva anche Sez e solo allora si accorgono dell’assenza di Argante.

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Era solo un venerdì.

La battaglia è conclusa.
Nel gruppo molte botte, qualche ferita, alcune profonde.
Tra i nord, quattro hanno trovato la loro gloria in battaglia altri sei dovranno attentendere.
Gil chiede ad Udo il permesso per brindare e tutti si uniscono al brindisi. Tutti tranne Terzo, che passa in rassegna tutti gli Aquiloniani. Comincia da Argante. Gli deve la vita. Il ragazzo sa curarsi bene, ma non ha occhio per le ferite meno visibili. Ha una costola rotta. Terzo gli prepara un busto di foruna con delle assi.
Poi è il turno di Aran. Le sue ferite sono migliorate. Molto. Troppo. E troppo in fretta. Il sangue di drago. Terzo ne indaga gli effetti. Aran sembra stare bene, ora. Controlla anche Sez e si preoccupa di pulirgli le ferite. Aslan, invece, sta bene.
Udo e Sez parlano ai nord. Gli raccontano i fatti e li convincono ad andare dai Grigi.
Terzo ne approfitta per uscire. Fuori ci sono Aran ed Aslan, intenti a fumare la loro pipa.
TErzo controlla i caduti nord. Prega per loro. Prega per sè stesso e prega anche per i soldati della rota.
Sez lo nota e lo rimprovera. “Traditori, gente della rota”.
“Certo, come un tempo erano servitori di Mitra. Hanno avuto il giudizio terreno per mano di questi uomini. Lasica che sia Mitra a giudicare le loro anime”.
Uno dei nord, concorda con Terzo.
Terzo rientra, nel momento in cui Udo sta per dare il sengue di drago allo skald e gli consiglia di farlo prima rilassare. Udo ci riesce fin troppo bene e gli danno la pozione.
Dopo un breve momento, il corpo dello skald freme, primo di un lungo respiro, seguito dal silenzio. Il suo cuore cessa di battere. Terzo attende il dovuto e già si prepara a comunicare il triste fato, quando lo skald apre gli occhi. “Alla fine non avete seguito il mio consiglio” è il rimprovero dell’uomo. Terzo ed Udo sono sollevate, più del resto del gruppo, ignaro che lo Skald ha rischiato la vita.
Pianificano il da farsi ed i nord gli sconsigliano di andare ad est, dove giacciono tumili di battaglie antiche. Le mappe degli uomini della rota non sembrano essere molto d’aiuto.
Si preparano e l’indomani partono presto. Gli uomini del nord si dirigono ad ovest, verso i grigi, gli altri verso la città.
Il viaggio prosegue tranquillo. La slitta coi cani avuta dai nord li alleggerisce e rende il viaggio più snello.
Giungono in città. Una sorta di paese agli occhi degli aquiloniani, una delle città più grandi del nord.
Una palizzata la difende, ma nessuna guardia è alle porte.
Lasciano la slitta alle scuderie e si dirigono in città.
La città è ricca di merci di ogni tipo, alcune molto rare al nord.
Si trovano armi, vestiti, pellicce, avorio. Si trovano perfino verdure.
Aslan trova dei buoni coltelli da lancio che baratta per quello d’avorio e dell’oro.
Sez è incuriosito dalla lavorazione dell’avorio e decide di acquistare una scacchiera.
Da un armaiolo, trova un arma simile alla sua stella del vespro. Incuriosito ne parla con il mercante e viene a sapere che l’artefice è il fabbro più rinomato del nord, ma è difficile incontrarlo, in quanto vagabonda per il nord. Pare che il più grande tesoro del nord sia custodito in uno scrigno fatto dallo stesso fabbro e quelle spade siano la chiave per aprirlo.
Terzo, intanto, cerca una sartoria, in cui si fa fare un nuovo simbolo mitraico.
Aslan, poi, recupera un po’ di veleni in erboristeria.
D’un tratto, alcuni grossi orsi appaiono in città. Su di loro, i soldati del Thane, annunciano che tra mezz’ora il mercato sarà chiuso. Vengono così a conoscenza che il Thane ha l’abilità di parlare con gli orsi.
Finito il giro delle compere, vanno tutti assieme alla locanda.

La locanda è colma di gente. Nonostante questo, l’ambiente risulta piuttosto tranquillo.
Tra i presenti, un volto fra tanti, attira subito l’attenzione degli aquiloniani. Randaln Morn ed alcuni suoi uomi sono nella sala.
Sez si aggiunge verso di lui, ma Terzo riesce a fermarlo, ma Sez perde il controllo. Estra la spada ed inizia ad inveire. Tutti i nord si girano verso Sez. La tensione è alle stelle.
Sez tira porchi in locanda e grida il nome di Randal Morn estraendo una spada.. Randal si gira lo vede e pare un po’ interdetto … in effetti pare non sapere chi sia Sez. Nel frattempo le guardie della locanda si avvicinano a Sez mentre i nord cercano di trattenerlo. Ripresosi dallo shock Sez esce e le guardie lo seguono.
Terzo inizia un breve dialogo con Morn che pare essere “pacifico”. Terzo lo accusa di tradimento, Morn replica che Magnus è un traditore e che voleva uccidere il Sommo saerdote. Terzo gli spiega che la rota non esiste più e Morn gli spiega che non sono ad Aquilonia. Il dialogo è teso, Terzo chiede di Aquisforte, ma Morn non ricorda, se viaggiassero con civili e Morn nega, così incalza chiedendo di uno stregone e Morn replica lo minacciandolo di eresia. Questo convice Terzo della genuinità delle risposte ed infine ognuno torna al suo tavolo.
Intanto Sez alle guardie chiede di vedere il Thane della città e mostra loro la spada, e le guardie si allontanano dalla locanda per portare la richiesta, precisando che tale onore è dedicato solo a lui che porta una lama del fabbro noto come il Vecchio.
Per un qualche minuto rientra in locanda cercando di non incrociare lo sguardo con morn che si fa i beati affari suoi mangiando e bevendo. Qualche istante dopo un soldato della rota si avvicina e informa Sez che se vuole parlare da cavaliere a cavaliere con Morn il suo signore è disponibile a farlo. Sez lo manda a cagare e lo informa che vuole solo ucciderlo.
Finalmete le guardie tornano e informano Sez che il Thane è disposto ad accogliere lui e il suo gruppo, per cui tutti lasciano la locanda. Arrivati in cima al paese entrano e Sez parla col Thane della situazione, lo informa dei grigi e chiede un duello di onore al Thane. Il Thane lo accorda per il giorno dopo e da ordine di chiudere il recinto. Soddisfatti tornano alla locanda, ma nel frattempo apprendono che Morn ha lasciato il paese.
Sez si incazza come una bestia, ma le guardie attendendo gli ordini del thane stanno chudendo il recinto. Disperato si dirige alle scuderie ma i suoi compagni lo placcano e lo bloccano che uscire alla sera alla cazzo per il Nord non è una grande idea.
Un nord si avvicina a Terzo e racconta gli ultimi dettagli della discussione degli uomini della Rota
“Alla fine si è ricordato chi era il tuo amico.. " racconta l’uomo all’orecchio di terzo “Solo che a detta di quel cavaliere quello era il giorno della morte della donna del tuo amico, mentre per lui era un venerdì..”
Purtroppo il tizio ha una voce molto roca ed il bisbigliato viene udito da tutti.
Sez compreso.

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La vendetta dello stregone bianco

Il dialogo con i nani prosegue.
Vengono informati di quanto sta accadendo e viene chiesto loro se hanno la possibilità di far qualcosa per Aran e lo Skald.
I nani osservano i due ed affermano che sì, possono aiutare i due, ma gli servono ingredienti.
Tra questi il sangue di un drago.
Tutti si rendono conto di essere ad un bivio.
I nani decidono di consultarsi. Terzo chiede loro se possano essere d’aiuto contro il drago.
Il nano annuisce: “E’ di questo che vogliamo discutere”.
Gli aquiloniani non faticano a capire i discorsi dei nani.
Poco dopo i nani tornano ed offrono una boccetta di sangue di drago. Apparteneva a mio nonno, il suo contenuto dovrebbe bastare per entrambe.
Vogliono però una premessa: che si impegnino ad uccidere lo stregone, in cambio del sangue del drago e della promessa di non violare il sigillo finchè lo stregone non sarà morto. Se il patto sarà
Ognuno nel gruppo si ferma a riflettere. Terzo rompe il silenzio facendo un passo avanti ed accettando. Aran lo segue a ruota. I norn non si tirano indietro. Sez è titubante, ma accetta. Argante lo segue. Il sengue viene consegnato.
Riprendono il viaggio e comincia una tormenta. Il viaggio è lento, ma si avvicinano alla città finchè il clima diventa meno rigido e si accorgono di aver sbagliato strada. Poco distante da loro delle luci. Una casa. Argante ed Aslan, in avanguardia, trovano una testa mozzata. Porta un elmo aquiloniano, quello della rota. Avvisano il gruppo di fermarsi e mentre Argante porta il macabro cimelio al gruppo, Aslan ed Aran si avvicinano di soppiatto alla casa per controllare. Davanti un imponente nord è uscito a fumare la sua pipa, dietro la casa, il resto dei corpi della rota. Tornano a riferire. Terzo verifica le insegne: uno scudiero.
Cercano di capire cosa fare, quando il righiare di cani si fa sentire.
L’uomo li scorge. Mandano Udo a parlare con lui, ma si rivela ospitale, offrendo cibo e riparo, a patto che lascino fuori le loro armi. Tutti acconsentono, Terzo lascia solo il cortello mentre Aslan tiene un paio di coltelli con sè.
Entrano e gli viene offerto del cibo. Sul tavolo notano una serie di averi, quelli dei soldati della rota, disposti secondo il valore che i nord gli attribuiscono.
Il gruppo osserva gli oggetti.
Terzo li ringrazia dell’ospitalità e per aver sistemato i loro traditori. Infine li informa che se vogliono, lui sa leggere le pergamene presenti.
Il gruppo viene informato che qualche giorno prima gli uomini della rota sono giunti, con intenzioni ostili, pretendendo ospitalità e dando inizio ad una lotta, conluca con la morte degli uomini della rota.
Di contro, lo stregone avrebbe punito le loro azioni e stano in attesa di tale fato.
Il gruppo comincia a discutere sul da farsi, piazzare trappole, etc… ma rumori all’esterno li distolgono dai loro pensieri. Un gruppo di draugher sta arrivando. Sono 6. Quasi tutti escono e Terzo apre le lettere in cerca di informaizoni, trovando per il momento solo una mappa, prima di raggiungere gli altri fuori dalla casa.
Il gruppo comincia a tempestare di frecce gli attaccanti. Aslan nota che altri due stanno arrivando sull’altro lato e si apposta all’interno.
Gil è la prima ad attaccare, seguita a ruota da Sez. Terzo accende una delle sfere di Mitra, nella spranza che il riverbero della neve li accechi, ma sbaglia i tempi. Riesce a non accecare gli amici, ma l’effetto è attutito dai guerrieri che gli sono davanti. Uno però si dà alla fuga.
La battaglia infuria, Terzo, prima di desistere, prova nuovamente ed un’altro cambia direzione.
Argante ed Aran sono feriti gravemente. Argante riesce a rimanere coscente, tamponare le ferite ed entrambe ripiegano nella sala. Aran decide di provare il sangue di drago. L’effetto è immediato. Quasi sviene, ma parte delle sue ferite sono rimanginate.
Aslan, intanto, dall’ombra attacca con i coltelli uno dei draugher.
Udo non è abituato a queste cose, ma scopre che trattasi di eroi nord morti e prova a comunicare con loro. Un paio gli prestano attenzione ed uno di essi desiste.
La battaglia è feroce, ma il gruppo, infine riesce ad avere la meglio e tutto il gruppo riesce a salvarsi la pelle. Tra i nord, invece, ci sono molti caduti.

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Il segreto dei custodi

Ormai in salvo dal berserk, fuori dalla radura, il gruppo raggiunge velocemente e senza intoppi Ice Gate.
Un’imponente costruzione di ghiaggio si staglia dietro un piccolo villaggio, più un gruppo di case a dire il vero.
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Un uomo li accoglie, con il calore tipico di quelle zone, ma comunque in modo cordiale.
Dopo le presentazioni di rito, vengono ospitati in una casa del luogo, l’unica da cui esce fumo.
Nel villaggio si accorgono subito di una strana sostanza, densa e brunastra che chiazza la neve. Avvicinandosi ad essa, l’uomo, un custode grigio, li ammonisce di non toccarla.
Nel villaggio sono sparse molte pire, su cui sono stesi dei corpi.
Mentre si dirigono alla dimora, Terzo si sofferma ad osservare le pire ed i corpi che vi sono stati bruciati. Non ne evince molto, ma sono evidenti le deformità delle mani. Grottesche e più allungate rispetto a mani normali.
Anche Argante assieme ad Aran cercano di dare un occhiata nei dintorni. Controllano le tracce e scoprono, oltre ai segni di battaglia, impronte di uomini molto grandi, non eccessive per un uomo, ma altrettando inusuali.
Il guardiano giunge alla dimora con il resto del gruppo, un po’ contrariato dall’assenza degli altri.
I nord del gruppo, dal canto loro, sono insospettiti dal non essere ospitati alla fortezza, ma al villaggio lì fuori e chidono lumi al guardiano, il quale, un po’ scocciato, si limita a confermargli che avranno sopitalità, che l’indomani si potranno recare ad Ice Gate ed il giorno successivo potranno riprendere il loro viaggio.
Argante ed Aran si confrontano con Terzo, prima di rientare nella dimora assegnatagli.
Terzo cerca di prendersi cura dello Scald, che però pare solo riposare tranquillo.
Aran ed Argante rimangono fuori, nel tentativo di svicolare e controllare i dintorni, ma mentre stanno per entrare in una casa, il guardiano, rimessosi dove lo avevano trovato all’arrivo, li ammonisce che al nord, chi entra in case altrui senza permesso è considerato un ladro, per i quali le pene sono molto severe.
Torano a riunirsi al gruppo.
Aslan è legato e Sez lo controlla, controllato a sua volta da Gyl.
Discutono sulla situazione. Gli Aquiloniani concordano sul fare comunque turni di guardia, mentre i nord, Gyl in particolare, preferiscono affidarsi al guardiano e dormire sonni tranquilli.
Udo cerca di curare ulteriormente lo Skald, ma non pare avere grandi effetti.
Udo fa uso delle sue droghe: “pozzo, pozzo, pozzo, sigillo, sigillo, sigillo” sono le parole mormorate, prima di svegliarsi quasi al mattino.
Il risveglio di Udo è accompagnato da urla e rumori di battaglia provenienti da Ice Gate. Questo mette in allarme il gruppo e tutti si svegliano.
Fuori dalla casa, trovano il guardiano che si sta lavando accuratamente nell’acqua gelida: il corpo di uno di queli abomini giace a terra, divelto in due. Terzo si avvicina cautamente a controllare, ma il guardiano intima tutti di non toccarlo, poichè è contagioso.
Gli viene chiesto se loro siano in qualche modo protetti dal contagio, ma nemmeno loro sono immuni. Per quanto facciano il possibile, lavandosi e bruciando i vesti macchiati di quel sangue, alcuni degli abomini riescono ad infettarli. In quel caso, i guardiani si immolano nella lotta contro gli stessi.
Vengono quindi invitati a raggiungere ICeGate, non appena il sole faccia la sua comparsa. Pare infatti che il sole li infastidisca.

L’entrata di Ice Gate è preceduta da un ponde di ghiaccio. Qui uno dei guardiani è chino e di fronte a lui un suo compagno sta per decapitarlo. Tutti comprendono ed i nord spiegano che in questi casi, più gente assiste con gli occhi aperti, maggiori sono le probabilità che raggiungano il Valhalla. Il gruppo si ferma ed assiste all’esecuzione. Nel momento in cui la testa viene staccata, Aran ha un malore, come se la freccia nella grotta l’avesse colpito in quel momento e si accascia. Terzo va in suo aiuto, ma non trova alcun segno. Probabilmente una maledizione.
L’esecutore si mette in preghiera, prima di fare un cenno al gruppo di entrare. Tutti salutano con il massimo rispetto. “Perfino occhi aquiloniani hanno osserva”, si limita a dire qualcuno, in un tentativo di conforto.

Ice Gate è imponente, enorme. Sale immense li accolgono e radi braceri le illuminano. Si addentrano con reverenza e curiosità, pur facendo attenzione a non scivolare. Tutto pare essere fatto per lo più di ghiaccio.
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Giunti in fondo alla sala, scorgono un uomo, che li accoglie. Fatte nuovamente le presentazioni e spiegate le loro ragioni, anche in virtù dell’amicizia dello Skald con alcuni dei guardiani, vengono accompagnati dal loro capo.
Seguono l’uomo in mezzo ad enormi sale e lunghi corridoi in un intricato labirinto, nel quale non scorgono praticamente nessuno. In tutti i guardiani sono una cinquantina, in un luogo che ne potrebbe ospitare migliaia.
Giungono infine nella sala dove sta il loro capo. Vengono fatti accomodare e raccontano la loro storia, dando particolare enfasi all’eletto e chiedendo lumi su quanto sta accadendo.
Le poche parole del primo guardiano incontranto trovano riscontro e vengono approfondite. Nelle profondità di Ice Gate, in una sorta di pozzo, un sigillo chiude l’accesso a quella che fu la città dei nani, ora presa da questi abomini. Il sigillo è però debole e talvolta alcuni degli abomini escono. I grigi difendono il nord e tutte le terre dagli stessi. Si parla anche dello stregone. Pare che sia stato il suo potere ad indebolire il sigillo e non solo quello. Nel nord, infatti, esistono altri cinque sigilli. Una volta che saranno tutti infranti, gli uomini potranno accedere ad Asgard e quando un uomo metterà piede nella terra degli Dèi, inizierà il Ragnarok.
Le notizie sono allarmanti. Chiedono come potranno affrontare quello stregone e l’uomo fa dono a Terzo di un bastone. Era appartenuto ad un sacerdote, che in modo pio stava cercando di portare la parola di Mitra in quelle terre. Era stato accolto benevolmente ed era in buoni rapporti con i locali, ma alcuni non erano dello stesso avviso e fu ucciso poco lontano. Nel bastone sono incastonate ben tre pietre di Mitra. Terzo è esterefatto. Un artefatto così importante e prezioso, donato nelle sue mani.
Chiede di poter vedere il sigillo, nella speranza di poter far qualcosa.
Venno quindi al sigillo. La strada è lunga, dopo i tortuosi corridoi, giungono ad un enorme voragine. Gli scalini sono ampi e scavati nella roccia e scendono a spirale lungo le pareti del pozzo. Impiegano parecchio tempo, anche qualche ora a giungere fino in fondo. Qui, una quarantina di grigi sta pregando per rinsaldare il sigillo.
Terzo chiede al custode se un rito mitraico posso interfereire negativamente, ma il capo dei Grigi, tiratolo in disparte, gli fa notare che più che della fede di mitra gli uomini hanno bisogno di trovare il loro coraggio. Terzo comprende.
Il sigillo è composto di un enorme pietra, su cui sono incise parecchie rune. Alcune di queste brillano debolmente, con una luce dello stesso colore della polvere dell’inquisitore, ma la maggior parte sono spente.
Terzo chiede ad Udo di unirsi ai custodi ed inizia il suo rito.
Udo controlla le rune e prova a leggerle: “perdono e ringraziamento”, prima di unirsi ai nord.
Terzo pianta il suo vecchio bastone a terra e fissa il suo fazzoletto. Uno dei corpi vicini, non ancora del tutto morto, si contrae disgustato. Mitra ha potere anche in quelle terre. Questo lo rincuora a comincia il suo rito.
La combinazione di entrambe i riti riesce a ricostruire lentamente il sigillo. Ci vuole più di un ora, ma i sigilli acquistano nuova luce e nuova forza. Quando anche l’ultimo sigillo sta per riaccendersi, una figura eterea, una donna bellissima, che però si deforma in un abominio quasi all’istante compare sopra il sigillo: “è solo questione di tempo”, li ammonisce la figura prima di svanire. Trattasi della regina del mondo sottorreaneo.
Al termine del rito, Terzo vuol fare il suo discorso ai grigi. Il discorso ha il suo effetto e molti sono rincuorati. Anche lo Skald, ripresosi, fa lo stesso con la sua musico.
Aran chiede poi a Terzo se il suo rito può funzionare anche con lui. “Non qui, troveremo un posto più adatto”.
Infine Terzo chiede se gli uomini possano aver bisogno di cure, ma il capo dei grigi rifiuta cortesemente. Vengon riaccompagnati ai piani alti, in una stanza luminosa tra le intricate torri di quel palazzo.
Terzo fa un esorcismo su Aran, che riesce solo in parte. La ferita pare riaprirsi e ne emerge un frammento della freccia, di un materiale del tutto sconosciuto, quasi puramente magico. Non riesce però a mantenere la concentrazione necessaria ed infine il frammento ritorna al suo posto e la ferita si richiude, lasciando comunque un segno evidente.
Lo Skald chiede a TErzo di fare altrettanto con lui.
Udo è contrariato, ma lo Skald lo avvisa che Udo riuscirebbe di certo a curarlo ad Azgaban, loro destinazione attuale, ma che lo Skald stesso potrebbe non riuscire a raggiungerla. A quel punto Udo si offre di aiutare Terzo, il quale prima spiega a grandi linee il rito, prima di acconsentire a farsi aiutare. Purtroppo il rito non ha effetto.
Un custode grigio è messo a guardia e tutti notano il corno che porta appresso: se ci saranno problemi, saranno di certo svegliati in tempo.
Tiposano tutti, tranne Aran che cerca di allentare le corde, fallendo miseramente e rimediando solo il rimprovero di Sez e Gyl.
Al mattino, Terzo decide di riprovare il rito con lo Skald. Riesce a vedere il male che lo ha colpito, ma al culmine del rito, una voce irrompe potente nella testa del sacerdote: “quest’uomo è mio”, causandogli un forte dolore.
Il gruppo, in particolare Argante, è preoccupato, ma Terzo cerca di rassicurarlo.
Fuori dalla porta il custode non c’è, ma trovano delle provviste per il viaggio e si mettono in marcia. Udo scruta il tempo ed avvisa che nel pomeriggio nevicherà. Forzano il passo fin da subito. Tutti sono sfiancati, in particole Terzo, ancora provato dai riti. Argante ed Aslan, invece, riescono ad avanzare e fanno da avanguardia.
Dopo una mezza giornata di viaggio incontrano un picollo gruppo di 5 figuri. Sono molto bassi, tutti con la loro pipa in marcia decidi. Inizialmente l’avanguardia del gruppo passa inosservata, ma Argante, convinto dell’amicizia con Flick, li saluta allegramente, si presente ed offre del vino. I nani sono piuttosto scettici sulla “sanità mentale” di Argante, ma accettano di buon grando, mostrandosi amichevoli. Il resto del gruppo li raggiunge. Argante chiama subito Sez, il quale, ancora scosso dall’ultimo incontro con Doin è inizilamente riluttante.
Scoprono così che i nani intendono abbattere il drago, portarne la testa al loro clan per convincerlo a recarsi tutti ad Ice Gate, abbattere il sigillo e riprendersi la loro città sotto Ice Gate.
Il gruppo vede delle possibilità, in particolare l’aiuto che i nani possono dare ai custodi grigi, ma anche il perciolo che la rottura del sigillo per l’accesso alla città sotto Ice Gate rappresenta per loro.
- Fine sessione -

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La Foresta Bianca

Il gruppo riflette sul da farsi. Tutti sono stanchi ed hanno dormito poco, l’idea di un drago nelle vicinanze non ricuora di certo e nella foresta pare ci siano pericoli anche maggiori.
Dopo un breve confronto, decidono di cercare nei dintorni una radura che li possa ospitare, quantomeno al riparo dal drago.
Si accampano e decidono per dei turni di guardia.
Nel primo turno avvertono dei rumori che vengono interpretati per versi di lupi, ma Gyl non li sente e lasciano perdere.
Nel secondo turno è Argante a sentire i rumori al contrario di Terzo, ma vista la situaizone e la non abitudine del sacordote per questo genere di cose, decidono di avvisare Sez e tutti e tre scrutano l’oscurità.
Una bestia abnorme: un lupo dalle dimensioni di un cavallo ringhiando si avvicina lentamente. Il gruppo è messo in allerta: si tratta di warg, enormi lupi, demoni per i nord. Si preparano come meglio possono allo scontro, il quale inizia a suo di frecce.
Poi ingaggiano. Sez e il suo scudiero con Gyl si parano davanti, a difendere il resto del gruppo dall’assalto della bestia; ma qualcosa va storto, dal fianco spunta a sorpresa un’altra di quelle bestie che si getta su Borg, azzannandolo al collo e buttandolo a terra; Aslan estrae i coltelli e si getta contro il mostro in un disperato tentativo di salvare il compagno di avventura e ci riesce, attirando però su di sè l’ira della bestia. Aran corre in suo soccorso attaccando alle spalle la bestia, che però insiste su Aslan che riesce a resistere. Terzo si mette al riparo degli altri, pregando Mitra e controllando la situazione alle sue spalle.
Sez e Gyl, in corpo a corpo con l’altro warg riescono a ferirlo, mentre da dietro spunta un terzo warg che si getta su Aran alle spalle ferendolo. Udo, in un impeto selvaggio si stacca dal gruppo con la sua ascia alla volta del warg ingaggiato da Sez e Gyl.
Terzo riesce con tutto il suo talento a fermare l’emorragia del ranger, pensando poi di rimandarlo a meni nude nella foresta da solo, se ci avesse tenuto tanto a raggiungere i suoi dei. Lo scontro continua, i warg sono molto agguerriti, ma il gruppo, pur con qualche incertezza, riesce a tenergli testa. Gyl e Sez constrastano il baldo del “loro” warg, mentre gli altri ne hanno ferito per bene un’altro.
Nel momento in cui la battaglia si fa più cruenta, però, i warg abbandonano il campo e fuggono a gambe levate. Un vento gelido fa presagire il peggio e tutti decidono di scappare. Un’ondata di puro gelo li raggiunge, ma tutti riescono a schivarla, tranne Borr, il ranger dei nord. Era suo destino cadere in quella ferosta.
Gyl, Terzo ed Aran, presi dalla paura, si disperdono dal resto del gruppo. Gyl sale su un albero e raggiunge Terzo. Arang rischia di incrociare uno dei Warg, ma riesc a sfuggirgli inosservate e raggiungere Terzo e Gyl, prima di riunirsi al gruppo.
Tutti sono stanchi e provati, Terzo offre le prime cure ad Aran, mentre gli altri decidono il da farsi. Lo Skald afferma che dal punto in cui si trovano, converrebbe attraversare direttamente la foresta, risparmiando una settimana di viaggio. Un Sez sempre più scettico finisce per acconsentire.
Si dirigono quindi a nord, ma d’un tratto alcuni scorgono un gruppo di uomini con la testa d’orso. Aran è in preda alla paura e corre all’impazzata, finendo per scontrarsi proprio con loro. Si rivelano però essere uomini normali, vestiti di pelle con una testa d’orso come maschera.
Questi sono Asgardiani, tra i meno locuaci. Affermano che in situazioni normali avrebbero ucciso chiunque si fosse avventurato nelle terre di Xaltana, ma il risveglio del drago aveva cambiato le cose. Sez afferma che è stata quella presenza a spingerli così all’interno della foresta e che avrebbero preferito tenervsi al margine della stessa.
Xaltana, inoltre, stava ingaggiando gli uomini più validi del nord, control la nuova minaccia che metteva in discussione il suo primato su quelle terre e chiedono un pegno per l’attraversamente che dimostri il loro valore. Sez offre il dente dell’orso recuperato a fatica e con molta umiltà lo offre, senza soffermarsi sui dettagli. Gli Asgardiani accettano il dono e
si offrono di scortarli fin fuori dai confini, protetti dalla loro stessa presenza. Durante il viaggio, scoprono che il drago si è risvegliato da una decina di giorni, grazie ad un potente quanto antico manufatto: il bastone dei draghi, la scui storia viene narrata fin dall’alba dei tempi, ma si scopre che fino a poco prima era chiusa in un luogo inaccessibile alla magia ad Aquilonia. Terzo pensa ad alcuni luoghi, tra cui l’arcaneum, l’ex sede dei maghi e qualche altro e questo fa emergere l’ancor troppo remoto sospetto che il bastone dei draghi non sia altro che la verga dei serpenti trafugata da Nefertiti.
Il viaggio finalmente prende una piega un po’ più rilassata. I pericoli appaiono lontani e la via sicura, per quanto emerga che i loro compagni sono dei berserker, gente che è meglio non far alterare.
Intorno avvertono la presenza di altri uomini, ma il loro accompagnatore si rivela essere solo uno. Passano vicino ad alberi completamente congelati e chiedono se sia opera del drago. L’accompagnatore li avverte nuovamente di non toccarli e lancia un bastone verso tali alberi. Il potere di Xantana li avvolge ed il bastone a contatto con gli alberi si congela e finisce in frantumi.
Tutto è traquillo, finchè Aslan, attratto da alcune erbe velenose, decide di infrangere le sue promesse agli Asgardiani e raccoglierne di sfuggita qualcuna.
Una freccia gli trapassa una mano appena cerca di coglierle. Questo manda su tutte le furie il loro accompagnatore, il quale comincia a schiumare di rabbia, gli occhi persi nel vuoto, le vene pulsano ed i suoi misculi si gonfiano incredibilmente. Il gruppo, dopo un attimo di riflessione su quanti uomini ci siano nei dintorni, decide di darsi alla fuga. Terzo rimane ultimo, ma è Beowulf quello più indietro di tutti, che ne fa le spese. Il terribile Asgardiano lo scolpisce in testa con la sua ascia, rovinandolo a terra e continuando per un po’ ad infierire. Questo per lo meno da a tutto il gruppo, Terzo in primis, l’opportunità di scappare. Corrono finchè non escono nella taiga. Terzo, rivisto un barlume di sole, si accascia a terra e ringrazia Mitra.
Gyl e Sez, intanto, bloccano Aslan.
Sez lo redarguisce, poi Terzo decide di controllare la sua ferita.
“E’ da amputare.” Il suo tono è piatto e Sez, ancora furioso, sottolinea che in molti luoghi quella è la pena normale. Terzo vuole spaventare Asland e prepara i suoi ferri, nel tentativo di intimorirlo. Purtroppo un sorriso svela le sue reali intenizoni ed alla fine si limita a curarlo. Il gruppo riparte, con Aslan legato in mezzo al gruppo.

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Animali del nord

La notte prosegue tranquilla, ma all’indomani, prima di partire per il villaggio, Cyric, lo Skald si sente male.
Appare debole ed è evidente il suo stato febbrile. Non hanno possibilità di curarlo e decidono quindi di raggiungere il villaggio.
Durante il viaggio, però, incontrano un pericolo, nella valle pascola un branco di Mammuth. Gli aquiloniani, alla loro vista, sono impressionati. Se già gli elefanti a Pergona erano “enormi”, questi sono parecchie volte più grandi. Con le zanne altrettanto più grandi. Con i piedi altrettanto più grandi. E pelosi.
La scelta è se attraversarli di giorno, con maggiore visibilità e le tigri cacciano o la sera, oppure evitare la valle e fare il giro. Sez si informa su cosa significhi aggirare la valle attraverso le montagne, ma ne evince che equivale a perdersi.
Alla fine passano, piuttosto incolumi, finchè due maschi, a qualche centianio di metri da loro, cominciano una cruenta battaglia ed il resto del branco si avvicina a loro. Accelerando il passo, senza correre, riescono a defilarsi in tempo, ma appena si trovano in una zona tranquilla uno smilodonte appare da una collina e sta puntando un cucciolo alle loro spalle. Il branco corre in protezione rischiando di travolgere il gruppo. Fortunatamente la maggior parte riesce a sfuggire, salvo uno degli uomini del villaggio e lo scudiero di Sez. del primo non rimane che una poltiglia rossastra nella neve, il secondo se la cava con poche ferite, che Terzo cura, seppur redarguito dal cacciatore dei nord, che ha da ridire sul fatto che un nord si faccia curare, cosa che non piace molto a Terzo, ma la discussione ha vita breve.

Giunti al villaggio, trovano i cadaveri ancora sparsi per terra. Risulta evidente che le ferite sono state inflitte “a tradimento”. I nord avrebbero dato precedenza ai guerrieri, quasi ignorando donne e bambine, invece appare chiaro che non sia stata fatta distinzione. Molte delle case sono state date alle fiamme, ma dalla più grande, quella che più assomiglia ad una locanda agli occhi della gente del sud, sale del fumo e decidono di fermarsi lì. Entrano con circospezione, ma inizialmente non trovano nessuno.
Eppure il camino è acceso. Poco dopo, trovano un uomo nella casa.
Terzo fa mettere Cyric vicino al fuoco e si prende cura di lui, preparando un sorta di zuppa con delle erbe che aveva con se. Nel posare l’uomo e verificare le sue condizioni, sente un rumore metallico, come di monete, internamente alla cassapanca.
L’uomo nella casa si presenta come un mercante, fuggito da Atzel all’arrivo del Demone, tempo addietro, che persosi nelle terre del nord è stato preso dagli uomini del villaggio. Sez è diffidente nei confronti dell’uomo e non disdegna di mostrarlo apertamente.
Rinvengono anche una lettera, nella quale sono elencati dei nomi e dei numeri distinti tra “maschi e femmine”. Tra i nomi compare anche Pella e Terzo se lo appunta mentalmente. Verficano così il contenuto della cassapanca: monete. Diventa chiaro che i nord del villaggio siano in realtà schiavisti e loro confermano. Gli altri nord del gruppo sono contrariati e Sez più di ogni altro. La discussione con il capo degli uomini del villaggio si fa subito accesa e nasce uno scontro. Sez ha subito la meglio, schivato il colpo, infligge il suo con violenza, prima di bloccare l’uomo a terra. Gyl, alla vista del sangue si scatena e pianta la sua lancia come una furia fuori controllo nella testa dell’uomo, sparpagliandola per tutta la sala. Tutti a qual punto sono restano per un attimo immobili ed attoniti.
Sez è il primo a reagire, contrariato dall’azione di Gyl, la quale spiega semplciemente “nemico”! I nord del gruppo sembrano approvare il gesto di Gyl, gli aquiloniani sono disgustati e contrariati. Ma gli altri nord del villaggio sono i più risentiti e si rischia che il sangue scorra di nuovo. Fortunatamente gli animi si calmano e si praparano per la notte.
Il nuovo aquiloniano si scopre essere stato preso prigioniero degli schiavisti, ma liberato dagli stessi, dopo il passaggio del presunto Randaln Morn, abbandonandolo nuovamente a sè stesso.
Terzo, parlando con il nuovo Aquiloniano dei nord del gruppo, gli rivela che Udo fa uso di droghe. Detto questo Terzo ne chiede un po’ ad Udo, visto il suo interesse per le cose mediche ed Udo acconsente. Anche il nuovo aquiloniano fa lo stesso, ma senza successo. Decide così di rubarne un po’, riuscendoci senza che Udo se ne accorga.
Terzo, che orami aveva già fatto il possibile per lo skald, si mette a preparare un antidoto per le droghe di Udo, che infine consegna a Gyl, la quale, inizialmente riluttante, poichè la morte è volere di Odino e non è bene mettersi contro la volontà di Odino, accetta, giungendo alla conclusione che in fondo anche quell’antidoto puo’ essere volontà di Odino. Terzo avrebbe qualcosa da ridire, ma teme che Gyl receda la sua decisione e lasca perdere.
Borr, il ranger dei nord del gruppo, decide di prendere le rune, gettarle nel fuoco e posarle sullo Skald, con il solo risultato di ustionarlo. Udo lo redarguisce, prima di rieseguire l’operazione con maggior successo.
A seguire nasce una nuova discussione sulla direzione da prendere. L’altro Aquiloniano (ex-Olin) aveva cercato delle tracce, ma senza successo. Maggior fortuna ha avuto Argante, ritrovando la pista che potrebbe anche seguire per una decina di chilometri o due, sempre che la il vento della notte non la copra, ma affermando che il rischio di seguirla e perdersi fosse reale.
I nord vorrebbero andare direttamente dalla loro Volna, Sez è più deciso per Randaln Morn e pare non ci sia soluzione, visto che lo Skald, unico conoscitore della via, è al momento disabilitato. Decidono così, per intanto, di seguire la pista di Morn.
Successivamente Cyric si sveglia. Terzo controlla il suo stato, ma lo Skald vuole Udo. Terzo chiama Udo, riferendogli che Cyric pare migliorato. Lo skald fa chiamare Sez e riesce a convincerlo che la cosa migliore sia raggiungere la Volna.
Dopo una notte di riflessione, Sez acconsente, anche per via della promessa dello skald di 100 guerrieri del che batteranno palmo a palmo tutto il nord fino a trovare Randaln Morn.
Pur con riluttanza dei nord, lasciano indietro i pochi sopravvissuti del villaggio .
Si mettono in marcia, prevedendo 3 settimane per giungere a destinazione. La marcia è lenta.
Dopo una settimana di viaggio, giungono in prossimità del bosco, che devono costeggiare fino al villaggio della Volna.
Qui, quasi subito incontrano un cervo che scappa a gambe levate. Poco dietro di lui, una tigra lo segue, ma lo supera e scappa anche lei, evidentemente spaventata. Non fanno in tempo a chiedersi cosa possa essere successo, che un boato spaventoso, una sorta di ruggito, più potente di qualunque cosa abbiano mai sentito in natura, spaventa anche il gruppo dall’interno del bosco. Forzano la marcia, finchè, stremati, non decidono di accamparsi. Nessuno osa chiedersi a chi fosse appartenuto quel verso, ma il mercante Aquiloniano afferma essere lo stesso che aveva già detto di aver sentito prima delle partenza dal villaggio, ma molto più forte, molto più vicino.
Appena accampati, molti scorgono parecchi animali, tutti ammassati, troppo ammassati al limitare del bosco.
D’improvviso un vento gelido proviene dal bosco. Il suo impeto piega gli alberi ed un enorme sagoma scura si alza in volo sulle loro teste, prima di allontarsi. Sez, unico a non aver visto la sagoma è perplesso. Il gruppo inizia a riposarsi ed Udo decide di prendere le sue droghe, per una verifica sul drago.
Chi non era di guardia, riesce a riposare per un paio d’ore, prima che un rinvenuto Udo, agitato, cerchi di dare l’allarme sul ritorno dell’essere, molti temono un drago. Terzo, svegliato, cerca di capire quanto tempo hanno, ma non fa in tempo a chiedere se la visione fosse stata di giorno o di notte, che nuovamente l’urlo della creatura squarcia i cieli.
Il gruppo cerca riparo nella foresta. I due nuovi Aquiloniani si arrampicano su un albero nel tentativo di scorgere meglio, ma l’essere passa a filo degli alberi, staccandone la sommità e facendoli scuotere. Il mercante cade, l’altro riesce a vedere chiaramente la mole della bestia: sicuramente un drago!
Riunitosi il gruppo, i nord raccontano dei pericoli che si celano nel bosco, dalla strega figlia di Loki che partorisce lupi, ai nani fatati che custodiscono un tesoro incredibile. Nessuno che sia andato a vedere, però, è mai tornaro a raccontare la sua versione.

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Nella bocca di Ymir

Intrappolati nella cripta, dopo l’ennesimo viaggio di Udo, parlano con il sacerdote, che li informa di un libro in cui è raccontata la storia del forte.
Olin si offre di recuperarlo.
Con la grazia di un felino raggiunge abbastanza in fretta la biblioteca, due piani più sopra, venendo notato solo da Terzo, fuori dal castello. Olin individua il libro e cerca di ridiscendere le scale. In quel momento una delle statue appena fuori dalla finestra si anima. Terzo lo nota e cerca di distrarle, dando la possibilità ad Olin di tornare dagli altri.
Qui trovano che la fortificazione, prima dell’occupazione Aquiloniana era solitamente sguarnita, che solo i Gunderman conoscevano la parola d’ordine per entrare, finchè un gruppo di maghi in poco tempo hanno disattivato le statue. Stessa cosa puo’ aver fatto il mago per riattivarle.
Per primo prova sez, urlando “aquila” nella sua lingua, ma nulla cambia.
Poi è il turno dello Skald. Dopo aver letto la runa della vita sulla testa della statua, chiede ad Udo di pronunciare la runa “morte”. Udo ci prova e le statue si placano.
Ricongiunti con Terzo, Sez ha una lunga discussione con il capo della guarnigione, durante la quale si vorrebbe che i soldati di Sez rimanessero ad Aquisforte in sua difesa.
Terzo parla con il giovane sacerdote, il quale, ancora all’oscuro dei fatti di Tarantia, svenie. Ripresosi Terzo decide di non svelargli altro.
Intanto i nord si dilettano nelle loro tipiche cose, come la lettura delle rune ed abudo si erbe psicotrope: il destino è incerto e faranno un incontro.
Amigdala e la bimba rimangono al forte, mentre all’indomani il gruppo di dirige a nord, verso la bocca di Imir.
Il viaggio è tranquillo e giunti alla bocca, Olin entra appena per dare un occhiata, ma poi lascia il gruppo per tornare da Amigdala e dalla piccola, orami la sua nuova famiglia.
Gli altri si addentrano lentamente nella gelida bocca. I nord quasi elettrizzati nel sentire l’aria di casa, gli altri folgorati a morte dal gelo pungente, da cui cercano di difendersi alla meno peggio.
L’antro si rivela un enorme tunnel di ghiaccio limpido. Il riverbero di pochi bracieri illumina quasi tutta la grotta, ma Terzo accende comunque la sua lanterna per rischiarare maggiormente i tratti più bui ed in particolare le molte diramazioni laterali, da cui i nord li mettono in guardia. Pare infatti che tali cunicoli portino ai regni degli elfi oscuri.
Dopo un paio d’ore di tragitto, in lontananza scorgono un uomo, a cui si avvicinano con cautela.Li invita a scaldarsi vicino al fuoco. Terzo borbotta qualcosa e con un cenno del capo non si fa ripetere l’invito. Gli altri intanto cercano di fare la conoscenza dell’uomo, che afferma che gli animali a nord sono tutti impazziti.
D’un tratto una figura arriva di corsa in direzione opposta alla loro. Gyl si pone sulla strada e blocca l’uomo con lo scudo, il quale cade a terra. L’uomo è scosso e gli interventi di Terzo e di Udo non servono a fargli riprendere il senno o la parola. Sez interviene con un gancio, facendolo svenire.
Mentre Terzo ammonisce Sez, lo skald ammira l’azione e la fa notare a Gyl, la quale mal interpreta le parole dello skald, prendendole come “cosa da imparare e di cui tenere nota”.
Udo si droga e sviene. D’un tratto trasale “cervi mangiano cervi, lupi mangiano lupi, corvi mangiano corvi…” e sviene nuovamente, per riprendersi ignaro del sogno poco dopo.

Intanto anche l’uomo rinviene, sputando qualche dente. E’ ancora scosso, terrorizzato dagli incontri fatti. L’uomo è un mercante, diretto nelle paludi, ma che ha perso il suo carico ed un suo uomo in quel tunnel. Li avvisa di non addentrarsi, prima di fuggire nuovamente. Terzo raccoglie i denti e li porge a Sez con tono sarcastico “mettili sotto il cuscino, magari le fatine ti porteranno una moneta di ferro”.
Ripreso il viaggio con il nuovo compagni, la maggior parte è in allerta. Per tutto il tempo molti hanno la sensazione di essere seguiti, che ombre furtive stiano scortando i loro passi, finchè scorgono una figura in lontananza. E’ il nuovo compagno a dire che l’uomo è morto e più vicnini tutti si accorgono che ragione. Una lunga freccia nera in testa lo inchioda alla parete. La freccia è curiosa, l’impennaggio non è di piume, ma di scaglie che ricordano serpenti o basilischi, a Terzo i figli di Seth.
Argante ravana nel cadavare, ma viene redarguito dai nord e desiste.
Un bimbo interrompe le loro riflessioni. La tensione sale alle stelle, molti d’istinto mettono mano alle armi. Il bimbo appare tranquillo, al punto che pare rivolgere un sorriso di sfida al nuovo compagno che lo sta puntando con una freccia.
“Raggiungete l’uscite ed avvisate tutti a nord, che la via è chiusa”.
Terzo, annuendo con rispetto chiede “Da chi dovremo dire, viene questo avviso?”
“Dal re degli abissi. Egli si è destato dal suo sonno e non vuole che dei mortali camminino sopra la sua testa.”
Terzo fa un cenno ed il gruppo si avvia verso l’uscita.
“Se volete potete riprendervi il corpo”.
I nord declinano con gentilezza.
“Bene, allora ce lo mangieremo noi”.
A queste parole il nuovo arrivato decide di prendersi il corpo. I non lo redarguiscono: devono uscire il più in fretta possibile.
Infine decidono di far dare una benedizione a Terzo e lasciarlo lì. Il sacerdote, infreddolito: “In nomine Mitra, ego te absolvo, bla, bla, bla, dai che nen che l’è fret”. Mentre il gruppo sta per partire:
“Un ultima cosa. Non giratevi o morirete.”
Il gruppo si incammina, cercando di tenere un passo più sostenuto possibile, mentre alcuni lottano contro la curiosità per non girarsi, soprattutto quando dietro di loro cominciano a sentire enormi passi seguirli. Il ritmo dei passi accelera lentamente, mentre lo stesso gruppo cerca di mantenere il ritmo.
I rumori dietro di loro si fanno più insistenti, finchè lo Skald, d’istinto si gira e si blocca d’un tratto. Terzo cerca di forzare la sua marcia, spingendolo delicatamente in avanti. “I miei piedi sono congelati”. Lo Skald, infatti, vede i suoi piedi intrappolati nel ghiaccio. Terzo, che non vede nulla di strano ai piedi, crede siano semplicemente infreddoliti ed assieme ad Udo cercano di forzare la sua marcia. Intanto Gyl, preoccupata da quanto sta sentendo dietro di lei, cerca invano informazioni, finchè la volontà dello Skald ha la meglio e riesce a liberarsi.
Più avanti altri rumori alle loro spalle. Questa volta un boato investe il gruppo. Terzo ed Udo, i più in difficoltà vengono come schiacciati da dei passi enormi e si trovano proni, faccia a terra, immediatamente arrancano avanti rialzandosi e vedono di fronte a loro il nuovo arrivato a terra con una freccia conficcata. Terzo cerca di curarlo, ma il freddo e la fatica giocano a loro sfavore e rischia solo di peggiorare le cose. Con Udo lo prendono e lo trascinano verso il gruppo, dove Gyl si occupa di portarlo fuori.
Quasi all’uscita, Udo manda il suo falco, il quale sfreccia verso l’uscita. Il suono di un arpa si diffonde per le gallerie. Udo si tappa le orecchie, mentre lo Skald ne rimane estasiato e rallenta cercando di coglierne e memorizzarne le note. Gyl (lascia il nuovo del gruppo a Sez?) e camminando all’indietro raggiunge lo skald, lo afferra per un braccio e lo trascina avanti, ignorando le proteste del compagno. Più avanti riesce infine a liberarsi.
(Qualcun’altro guarda indietro, ma pare non abbia inizialmente effetto)
Infine tutti raggiungono l’uscita.

Terzo è stremato e si sistema sotto il primo albero. Argante, il ranger dei nord ed il nuovo arrivato si occupano di cercare legna e provviste, mentre continua la discussione tra lo Skald e Gyl, in cui tirano in ballo anche Sez, che riassume il tutto con:
“Siccome ha cercato di salvarti la vita, ora te la porti dietro fino al villaggio dove intendi ucciderla e Gyl, conscia che raggiunto il villaggio verrò giustiziata, acconsente a proteggerci lungo tutto il viaggio fino al villaggio stesso.” Sez è alquanto scettico sulla cosa.
Udo recupera il suo falco e viene mandato anche il falco di Gyl. Riescono a capire che alcuni uomini sono più avanti.
Udo si droga nuovamente: “neve insanguinata”.
Lo scald gioca coi suoi sassetti “sfuggirai alla morte”. Terzo commenta sarcastico ad Argante “non una novità, nell’ultimo anno…”.
Gli altri tornano con cibo e legna e preparano il campo, Terzo prepara un rudimentale cartello per avvisare che la strada è chiusa ed infine la musica dello Skald rasserena gli animi di tutto il gruppo, prima del meritato riposo.
Il giorno seguente (?) scorgono un gruppetto di uomini diregersi nella loro direzione, verso la strada per la bocca di Ymir(quella dietro).
Il loro accampamento è a circa 200m dalla bocca e Terzo, quando gli uomini sono vicini, li richiama. Gli uomini rispondono al loro saluto in modo un po’ diffidente, continuando la loro strada. Terzo si fa più insistente, finchè un uomo si stacca dal gruppo e si ferma ad una cerca distanza. Appoggia l’enorme ascia a terra e vi si appoggia sopra “solo uno”. E’ lo skald a farsi avanti ed interloquire. Viene a sapere che il vicino villaggio è stato massacrato da uomini del sud e comunica che il passaggio è chiuso, infestato da elfi e nani, infine gli offre di unirsi. L’uomo suggerisce di recarsi al villaggio massacrato, dove almeno potranno trovare riparo tra le case.

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Prima parte.

Nel tardo pomeriggio, Olin si mette alla ricerca di Argante.
Intanto Terzo chiede a Sez di procurare dei corvi, per informare subito Aquisforte e Galparan. La ricerca è infruttuosa, mentre piovono copiose le imprecazioni di Sez.
Argante, raggiuto da Olin, scruta l’orizzonte e nota un filo di fumo provenire da Aquisforte. Olin torna ad avvisare tutti.
I nord per il momento si limitano a seguire in processione Sez.

Riunito il gruppo viene informato del fumo. Udo manda il suo falco in avanscoperta, ma al suo ritorno, l’animale appare scosso: è agitato e sembra che nel suo giro non abbia incontrato prede, nè si sia mai posato a terra.

Olin raggiunge di nuovo Argante il quale questa volta nota qualcosa volare sopra il castello. Sicuramente molto più grosso di un falco, altrimenti non sarebbe riuscito a vederlo da quella distanza, ma nulla più di un puntino.
Più tardi un soldato di Sez andrà a dargli il cambio.

Ricongiunto tutto il gruppo ed allineati sulle ultime informazioni, Olin ed Argante si dirigono alla taverna, dove scoprono che i soldati hanno già portato le provviste migliori nella casa del sacerdote. Si riuniscono così al gruppo.
La bimba si sveglia ed una volta rifocillata descrive quanto accaduto. Pare che Randaln Morn fosse agli ordini di Angus Magnus. E’ chiaro che non poteva trattarsi del Sommo Inquisitore, lasciato in catene a Tarantia e la cosa preoccupa non poco la parte Aquiloniana del gruppo. Vengono a sapere di un prigioniero, giunto poco molto dopo l’inizio degli scavi e poco tempo prima del grande disastro.

Terzo cerca di convincere Sez ad inviare qualcuno ad avvisare Galparan, portando così in salvo anche la piccola, ma Sez vuole i suoi uomoni con sè. Ne nasce una discussione, in cui Sez mette in guardia Terzo sul possibile destino della piccola. Terzo non si lascia convincere, non può abbandonare la piccola ed in modo perentorio comunica a Sez che se ne farà carico personalmente.

Il bardo nordico intona la usa canzone, risvegliando l’animo combattivo dei presenti, ad eccezione del sacerdote.

L’indomani il gruppo di dirige alla volta di Aquisforte. Argante ed Olin vengono mandati in avanscoperta da Sez, che li segue alla testa dei suoi uomini. I soldati sono in ottima forma e marciano di gran passo.

Olin ed Argante giungono ad Aquisforte. Qui trovano il ponte levatoio abbassato con una catena rotta, di modo che non sia possibile richiuderlo. nel cortile vedono solo cadavari sparsi un po’ ovunque. Olin avanza con cautela, cercando di esaminare i corpi, che mostrano evidenti segni di contusioni letali, mentre Argante cerca di seguirlo coprendogli le spalle.
D’un tratto, uno scricchiolio strano, nè metallico, nè ligneo, disturba la quiete. Olin se ne accorge e si mette in allerta, ma non riesce a capire la provenienza del suono. Di lì a poco, le statue del castello si animano ed attaccano i due. Olin schiva per suffio una delle crature e ripiegano nel primo portone che trovano aperto. All’entrata Argante è colpito da una di loro, ma entrambe riescono ad infilarsi e scendere le scale, ruzzolando fino in fondo. Mentre stanno per essere nuovamente attaccate da una delle creature, una mano li afferra e li porta al sicuro nella cappella del forte.

SEconda parte

Intanto Sez giunge alla testa dei suoi uomini nella radura sottostante aquisforte. Qui i nord sentono il forte scricchiolio di pietra. Udo si accorge che alcune delle statue non sono al loro posto. Terzo ricorda le statue nella miniera e racconta dei “protettori di pietra”, di cui però conosce solo poche storielle tramandata dagli Agostiniani.
Si dirigono al castello, dove trovano i cavalli di Oline ed Argante, ma dei due nessuna traccia.

Sez decide di entrare con cautela alla testa dei suoi uomini. I nord lo seguono a ruota. Solo Terzo, con la donna e la bambina, rimangono al sicuro, fuori dalle porte.
La scena si ripete. Sta volta i soldati Aquiloniani, grazie ai loro scudi, riescono a resistere agli attacchi delle statue volanti. Una di esse si infrange sullo scudo di Gyl. Lo scald trova le tracce di Oline ed Argante e si dirigono in quella direzione. Riescono tutti a ripiegare nella cappella e si ricongiungono con gli altri due ed il sacerdote del forte.

Lo scald decide di recuperare un pezzo della statua. Appena uscito dal mastio, una figura di pietra gli si piazza dietro e decide di correre verso l’uscita. Gyl, sentito il rumore, esce a controllare e vista la scena, scaglia la sua lancia verso la creatura. Lo Scald, intento a correre, si accorge che la statua è andata in frantumi, ne raccoglie la testa e ripiega nel mastio reincontrandosi con gli altri.
Con l’aiuto del sacerdote di Aquisforte e soprattutto delle conoscenze del nord, scoprono che ad animare le statue sono delle rune, piuttosto strane. Diverse dalle rune del nord, ma di certo più simili a quelle che al linguaggio aquiloniano. In particolare la runa della vita tiene in vita quelle creature.
Udo compie il suo rito, nello sconcerto del sacerdote che gli ricorda essere un luogo sacro a Mitra e si “immerge” nella testa della statua. Lo scald con poche parole liquida il sacerdote.

Terzo, nel frattempo, al sicuro fuori dalla porta, dopo essersi preso cura della donna e della bambine, svenute nel frattempo, studia le statue. Capisce che non è il movimento o il rumore ad attirarle, molto probabilmente è la vita stessa. Inoltre proteggono il forte: solo al suo interno sono in pericolo. Appena fuori dalle porte, sono al sicuro.

Udo, nel suo “viaggio”, giunge a quello che i nord sono convinti essere lo stregone bianco, mentre esorta il gruppo a dirigersi verso la Bocca di Imir.

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